giovedì 30 aprile 2020

La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa ed il futuro del paese
DOCUMENTO INTEGRALE
30. 04. 2020

La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa ed il futuro del paese

È importante ricordarci in questo momento complesso che il sistema educativo italiano risponde innanzitutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso a risorse adeguate al fine di assicurare il pieno sviluppo delle proprie capacità fin dai primi anni di vita e di contrastare le disuguaglianze di partenza. Esso è anche importante e fondamentale per aiutare a risolvere i problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori. 
Come ha riconosciuto anche il Presidente della Repubblica, la chiusura delle scuole (inclusi nidi e scuole dell’infanzia) è una ferita per tutti, ma soprattutto per i bambini e ragazzi. Il tema è stato sottolineato anche da vari organismi internazionali, che stanno sollevando serie preoccupazioni circa le conseguenze sui bambini e ragazzi dell'isolamento sociale e della chiusura degli spazi educativi, preoccupazioni che sono state espresse anche in Italia da un folto numero di pediatri e neuropsichiatri infantili. Tra queste preoccupazioni vi è anche quella dell’ulteriore aumento della già elevata incidenza della povertà di bambini e ragazzi, con un peggioramento anche della povertà educativa. 
In questo contesto, è certamente cruciale che il reddito delle famiglie sia sostenuto e che i genitori siano messi in condizione di poter lavorare. Appare tuttavia altrettanto necessario portare al centro del dibattito il ruolo del sistema educativo e dell’istruzione, sia per assicurare una crescita adeguata ai bambini e ai ragazzi che per sostenere i genitori lavoratori

In questa prospettiva, condividiamo l’importanza di rafforzare nell’immediato gli interventi di conciliazione in atto (congedo parentale straordinario, lavoro a distanza laddove possibile, voucher babysitter). Segnaliamo tuttavia che essi coprono solo in maniera limitata il bisogno dei lavoratori/lavoratrici che vi hanno accesso. Sono, inoltre, difficilmente fruibili di principio o di fatto dalla maggior parte delle lavoratrici/lavoratori autonome. In ogni caso, non affrontano e tanto meno mettono al centro i bisogni educativi di bambini e ragazzi. 

Nel procedere nella fase 2 (e 3) dell’emergenza COVID 19, con la progressiva riapertura delle attività produttive occorre, quindi, affrontare contestualmente;
-       i bisogni educativi e di socialità dei bambini e ragazzi;
-       i problemi di conciliazione famiglia lavoro per i genitori di figli minori, in particolare sotto i 14 anni;
-       il rischio di impoverimento dell’offerta di servizi educativi per la prima infanzia.

I bisogni educativi: la fase 2 e 3 dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi

La riapertura dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi in condizioni di sicurezza sanitaria pone senza dubbio complessi problemi organizzativi, di utilizzo dello spazio e di personale, così come di attività effettuabili. Non si capisce tuttavia perché la loro soluzione venga rimandata in toto a settembre e, per la prima infanzia anche oltre, invece di cominciare ad affrontarla già da ora, come avviene per altri settori ed in altri paesi, definendo un Protocollo di salute e sicurezza nazionale specifico per questi comparti attraverso una cabina di regia che coinvolga Istituzioni e parti sociali, e cogliendo l’emergenza sanitaria come uno stimolo per ripensare organizzazioni spaziali e modalità didattiche.
Tutti noi siamo preoccupati di evitare una ripresa della epidemia. Riteniamo, tuttavia, che talune preoccupazioni che spingono a ritardare l’apertura dei servizi per l’infanzia e le scuole - a differenza di quanto avviene in altri paesi dove addirittura si sta ripartendo proprio dai più piccoli: 
a)     non tengono in conto i rischi per la salute fisica e psichica di bambini e ragazzi derivanti dalla perdurante assenza di apporti educativi e supporti psicosociali (questi ampiamente documentati sia a livello internazionale che italiano), e questo in particolare per bambini e ragazzi già in condizioni di vulnerabilità biologica e/o sociale 
b)    non tengono in conto che la chiusura di servizi educativi, scuole e servizi socio-educativi non preserva affatto da occasioni di contagio, visto che le famiglie, soprattutto ora che le attività lavorative riprendono, dovranno comunque trovare soluzioni per i loro bambini e quindi si attiveranno forme di socializzazione, con parenti, amici e conoscenti mettendo i bambini e ragazzi assieme, che lasciano intatti se non aumentano i rischi di contagio senza peraltro fornire nessun apporto educativo
c)     non considerano le alternative costituite da forme nuove, per spazi e tempistica e controllate (testing di insegnanti ed educatori, anamnesi familiare per i bambini, sanificazione ambienti, ecc.). Le valutazioni del rischio appaiono invece legate ad una concezione della scuola organizzata per grandi gruppi in spazi ristretti che andrebbe superata e che già non è operante nei nidi, ove il rapporto bambini-educatori è di 5 a 1 per i più piccoli, per salire ad 8 per i più grandi. Ridurre i gruppi consentirebbe di monitorare meglio sia i bambini sia i genitori. Dalla scuola primaria in su, il solo ridimensionamento della numerosità delle classi e il conseguente e necessario potenziamento degli organici consentirebbero anche quel distanziamento fisico impossibile da ottenere dai più piccoli.

Ciò che è urgente fare nelle prossime settimane
1.     Nell’ottica di un rafforzamento delle opportunità educative e di socializzazione per bambini e ragazzi già durante l’estate, è necessaria una riprogettazione dei servizi comunali a gestione diretta o indiretta (tramite appalti, e/o convenzioni), che coinvolga tutti i principali soggetti presenti in ogni territorio (enti locali, scuole, servizi sanitari, sindacati, terzo settore). Tutte le energie disponibili sul territorio vanno convogliate nella direzione di una risposta quanto più possibile coordinata al fine di promuovere opportunità educative e di socializzazione diffuse e di prossimità (per evitare spostamenti) sul territorio, in micro-gruppi, svolti all’aperto o in spazi chiusi che consentano il rispetto dei requisiti di distanziamento fisico, con chiari protocolli sanitari.
2.     Per i bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo e superiore occorre fare una ricognizione di coloro che non sono stati ancora raggiunti dalla didattica a distanza, per mancanza di accesso agli strumenti telematici o per abbandono, in modo da canalizzare le risorse messe a disposizione a questo fine dal governo e mettere a punto iniziative specifiche di sostegno e recupero durante l’estate.
3.     Per i bambini e ragazzi con disabilità o in condizione di grave disagio familiare riprendere e rafforzare, pur con i requisiti richiesti dalla nuova situazione, le iniziative a loro sostegno sospese o fortemente ridotte durante la Fase 1





Tali azioni a nostro avviso dovrebbero partire da una mappatura, territorio per territorio:

-       degli spazi aperti e apribili a bambini e ragazzi, privilegiando quelli verdi e attrezzati e le sedi scolastiche, che potrebbero essere utilizzate per la fornitura di servizi;
-       dei soggetti che operano in ambito educativo, culturale, ricreativo e sportivo, al fine di valutare il coinvolgimento di tutti gli attori disponibili in un piano inclusivo di servizi che valorizzi le risorse, le esperienze e le professionalità già presenti sul territorio, utilizzando anche i giovani già selezionati per il servizio civile.
Ci sembra questa la linea su cui sta muovendosi l’ANCI nell’interlocuzione con la Ministra della famiglia. Se il coinvolgimento dei Comuni, Province (per l’edilizia scolastica) e Regioni è indispensabile nella progettazione della fase 2 (e 3), occorre tuttavia  formulare chiare linee guida nazionali per evitare che ciascun Comune o Regione si muova totalmente per conto suo, o non faccia nulla, lasciando le famiglie e i bambini e ragazzi esclusivamente  alle proprie risorse e accentuando le disuguaglianze, oltre che possibili rischi di iniziative fuori controllo dal punto di vista sanitario, oltre che educativo.
La disponibilità a discuterne mostrata dal Presidente del Consiglio negli ultimi giorni è un segnale positivo, ma deve diventare impegno concreto perché le famiglie già vivono in condizione di grande incertezza ed hanno bisogno di risposte.

Nel medio-lungo periodo
Contestualmente, senza aumentare la numerosità delle commissioni operanti nell’ambito della risposta pubblica alla pandemia, ma per focalizzarne meglio le competenze in un quadro integrato, è necessario che ai tavoli e commissioni che stanno lavorando alle condizioni necessarie per la riapertura dei servizi per la prima infanzia e le scuole partecipino maggiormente i soggetti che in questi servizi operano e di questi servizi sono responsabili: ANCI, Conferenza Stato-Regioni, insegnanti, educatori, sindacati,  enti di terzo settore e di associazionismo civico.
Ciò consentirà di affrontare in modo integrato i problemi della sicurezza sanitaria, dell’organizzazione spaziale e temporale, della qualità e forma della didattica, per i vari ordini di scuola e servizi educativi.

La questione della conciliazione 

Accanto ad una progressiva riapertura dei servizi e della scuola, per favorire la conciliazione ci sembrano necessari i seguenti strumenti:
·      utilizzo del lavoro a distanza ovunque sia possibile, ma con possibilità di negoziare gli orari (inclusa la possibilità di fruire di part time) e con equilibrio tra i sessi e lungo la filiera gerarchica, auspicabilmente regolato attraverso percorsi partecipati dalle rappresentanze dei lavoratori. Nel rispetto delle tutele previste dalla legge e della contrattazione, la priorità dovrebbe essere data ai genitori con figli minori di 14 anni
·      previsione della facoltà di andare in part time lungo straordinario se espressamente richiesto da genitori con figli minori di 14 anni, assicurando il pieno diritto alla reversibilità su richiesta del lavoratore e della lavoratrice, sia per i padri sia per le madri (anche per favorire l’alternanza tra i due)
·      prolungamento del congedo genitoriale straordinario, con la possibilità di fruirne part time (analogamente al congedo ordinario), con una maggiore copertura contributiva e con un premio di giorni aggiuntivi se condiviso a turno da entrambi i genitori.

Va considerato che tutti questi strumenti: a) hanno dei costi economici per i lavoratori e le lavoratrici, b) non possono essere adottati con la stessa facilità in tutte le aziende, c) non sono sempre fruibili da parte di tutte le categorie di lavoratori, in particolare autonomi, liberi professionisti, lavoratori dello spettacolo, colf e badanti; d) presentano elevati rischi di svantaggiare ulteriormente le madri sul mercato del lavoro.
Segnaliamo, inoltre, come anche il lavoro a distanza, seppur uno strumento da valorizzare in futuro, rappresenti nelle circostanze attuali - se non combinato con un adeguato set di congedi e permessi e in assenza di servizi educativi e scuola - una soluzione solo parzialmente adeguata, sovrapponendosi alla presenza dei figli 24 ore su 24 e ai compiti aggiuntivi di home schooling di fatto prodotti dalla didattica a distanza, specie per i più piccoli. Il tutto, spesso, in condizioni di affollamento abitativo e mancanza di strumenti e competenze tecnologiche adeguate.

Rischi di chiusura dei servizi e di perdita di lavoro del personale

Segnaliamo, infine, che la prolungata chiusura dei nidi, delle scuole e dei servizi integrativi per l'infanzia, nonché dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, costituisce un rischio, già in atto, per la stessa esistenza di questi servizi e l’occupazione di chi vi lavora. Vi è già una situazione di forte sofferenza soprattutto nei servizi privati, che costituiscono quasi la metà dei, già scarsi, nidi di infanzia, ma anche in quelli pubblici e nelle scuole dell’infanzia, così come tra gli educatori che lavorano con le scuole con i bambini e ragazzi disabili. Se non si provvede a sostenerli economicamente per affrontare la transizione (inclusi i costi dei necessari adeguamenti strutturali e organizzativi) il rischio è che alla ripresa molti non ci saranno più, accentuando ulteriormente la scarsità di questi servizi che colloca l’Italia tra i paesi europei meno generosi e meno universalistici in questo settore così cruciale per lo sviluppo e le pari opportunità tra bambini. 
Il nostro paese ha già una dotazione relativamente limitata di servizi per la prima infanzia (in particolare per la fascia di età sotto i tre anni): sarebbe tragico se nei prossimi mesi, invece di procedere per un ampliamento di tale rete, così come il governo si era impegnato a fare fino a pochi mesi fa, ci dovessimo ritrovare con un drammatico ridimensionamentodella stessa in conseguenza della chiusura di molte esperienze.


ALLEANZA PER L’INFANZIA
Una rete nazionale di organizzazioni, associazioni e studiosi impegnate nella promozione e tutela dei diritti dei bambini e ragazzi e dei loro genitori, al fine di sensibilizzare Parlamento e Governo perché operino le riforme e le iniziative necessarie e di sollecitare e sostenere le imprese e le comunità locali perché costruiscano ambienti più favorevoli ai bambini/e, ai ragazzi/e e ai loro genitori.

Per informazioni
Barbara Vatta: 335 626277
info@alleanzainfanzia.it

mercoledì 29 aprile 2020

MASCHERINE AI BAMBINI. QUANDO, A QUALE ETA' E QUALE TIPO

MASCHERINE AI BAMBINI. QUANDO, A QUALE ETA' E QUALE TIPO
Scusi dottore. Nel nuovo Decreto (DPCM) del 26 aprile è stato scritto che le mascherine nei bambini di età inferiore ai 6 anni non sono obbligatorie. Quindi non servono?

Cara mamma: sono indicate dai 2 anni (o quando il bambino riesce a tenerla). Il fatto che non siano obbligatorie non significa che non servano a proteggere le persone a contatto.
Le indicazioni della Associazione Culturale di Pediatria (ACP) che riprende quelle della Associazione Americana di pediatria (AAP) e dei Center for disease Control (CDC) (bibliografia qui sotto insieme a un filmato) sono le seguenti:
RICORDA CHE NESSUNA MASCHERINA E' EFFICACE COME 
- IL DISTANZIAMENTO SOCIALE DI ALMENO 2 METRI -
- IL LAVAGGIO ACCURATO DELLE MANI
- EVITARE ASSEMBRAMENTI IN. LUOGHI CHIUSI
- RICORDA DI COPRIRE BOCCA ENASO, IN CASO DI TOSSE O STERNUTI, CON UN FAZZOLETTO MONOUSO O USANDO L'INCAVO DEL BRACCIO (vedi foto qui sotto)
"lo scopo delle mascherine rimarrà quello di proteggere la comunità*. 
Come e quando dotare i bambini, e da che età?I bambini con più di 2 anni possono indossare la mascherina. 
Per essere protettiva e sicura, la mascherina deve coprire bene naso e bocca e raccordarsi all’orecchio. Prima di indossare la mascherina bisogna lavarsi bene le mani, per almeno 20 secondi. 
Non vanno indossate quando si mangia o si beve. 
Vanno tolte rimuovendo prima il raccordo dietro le orecchie e poi sul davanti.
In casa, se non ci sono malati, le mascherine non sono necessarie, così se un bambino è all’aria aperta a giocare e riesce a mantenere una distanza di almeno 2 metri dagli altri, evitando di toccare superfici toccate dagli altri: in questo caso il bimbo può evitare di indossare la mascherina. 
La mascherina va indossata invece in luoghi in cui i bambini potrebbero avere difficoltà a rispettare una distanza di sicurezza, come in farmacia, nei negozi o dal dottore.
Quando i bambini non devono indossarleLe mascherine non vanno indossate nei bambini con meno di 2 anni, se un bambino ha difficoltà respiratorie, se è incapace di rimuovere da solo la mascherina.
Occhio alle dimensioniPer gli adulti le dimensioni di una mascherina sono circa 15cmx 30 cm; per un bambino 12×25 cm in media, considerando l’età e il fatto che la mascherina deve aderire bene al volto del bambino e coprire in sicurezza bocca e naso. 

*Anche se non esistono trial clinici randomizzati e control- lati che dimostrano l’efficacia delle mascherine a livello di popolazione per rallentare il contagio e non tutte le evidenze scientifiche disponibili ne supportino l’utilizzo, la maggior parte vanno in questa direzione con una con- clusione molto netta: tieni per te le tue droplet e usa la mascherina!
Tenendo conto anche delle difficoltà di approvvigionamento e distribuzione, se non si trovano mascherine adatte e certificate, per un uso NON sanitario è possibile costruirne una a casa, da una maglietta, un fazzoletto, un tovagliolo di carta o puoi anche solo indossare una sciarpa o una bandana sulla bocca (vedi bibliografia e istruzioni su CDC). 
Tutti saranno felici che tu abbia indossato una mascherina, perché potresti essere infetto senza saperlo.


Bibliografia:












martedì 28 aprile 2020

FILMATI DI PRIMO SOCCORSO. ULTIMO Stitichezza: TUTTO QUELLO CHE I GENITORI, NONNI ED EDUCATORI DOVREBBERO SAPERE.

FILMATI DI PRIMO SOCCORSO:
ANAFILASSI E ALLERGIA GRAVE
COME SOMMINISTRARE FARMACI PER ASMA E COME SI USA L'ADRENALINA

QUI TUTTE LE PUNTATE PRECEDENTI
PRIMO SOCCORSO:
1 Puntata: la febbre
2 Puntata: LE CONVULSIONI
3 Puntata: Il dolore (male alle orecchie, mal di denti, mal di testa)
4 Puntata: Dolori di crescita, male ai muscoli, alle articolazioni, dolore toracico, dolore alla schiena, mal di pancia
5 Puntata: Dolore addominale: appendicite, invalidazione
6 Puntata: Stitichezza, dolore ai genitali
7 Puntata: Vomito e diarrea
8 Puntata: Anafilassi e allergia grave
9 Puntata Come somministrare l'adrenalina e come dare farmaci per l'asma con il distanziatore

Anafilassi e allergia grave

Come somministrare l'adrenalina e come dare farmaci per l'asma con il distanziatore
Vomito e diarrea 

Stitichezza, dolore ai genitali

Dolore addominale: appendicite, invaginazione ecc.

Dolori di crescita, male ai muscoli, alle articolazioni, dolore toracico, dolore alla schiena, mal di pancia
DOLORE: generale, mal d'orecchie, mal di denti, mal di testa

CONVULSIONI FEBBRILI E NON
LA FEBBRE

Malattia di Kawasaki e coronavirus SARS-Cov-2: fatti e non panico

Malattia di Kawasaki e coronavirus SARS-Cov-2: fatti e non panico
Cari genitori
Oggi ho ricevuto varie telefonate di genitori allarmati per un lancio di stampa che segnala malattie infiammatorie e m. di Kawasaki (link qui sotto) dove trovate anche una descrizione della malattia di Kawasaki.
Malattia di cui non si conosce l'origine anche se esiste una ipotesi che la farebbe ricondurre (almeno alcuni casi) a forme virali.
Tra i virus, fin dal 2005, era stata descritta la possibilità di coronavirus. Ora con la pandemia da coronavirus Sars-Cov-2 sono stati descritto dei casi ma non in numero tale da destare, almeno per ora, allerte. 
Da segnalare e controllare certo si.
Il numero di casi sembra piccolo.
Comunque utile saperlo e rammento che, come ogni virus colpisce tutti, anche i bambini,  anche se la mortalità aumenta con aumentare dell'età* (vedi sotto dopo Malattia di Kawasaki). 
Poi avremo i dati epidemiologici ma intanto abbiamo qualche dato per riflettere e segnalare e ATTUARE LE MISURE PIU' IMPORTANTI: DISTANZA SOCIALE E LAVAGGIO DELLE MANI E, SE LA DISTANZA NON E' POSSIBILE, LA MASCHERINA.
Ciao
Alberto Ferrando

La malattia di Kawasaki e’ una malattia che determina una infiammazione dei vasi sanguigni  e si presenta seguenti sintomi: 
- febbre, 
- rash (macchie sul corpo),
- edema delle mani e dei piedi, 
- irritazione ed arrossamento degli occhi , 
- irritazione ed infiammazione delle membrane mucose della bocca , labbra, e della gola ed 
- aumento dei linfonodi del collo. 
Si manifesta esclusivamente nei i bambini, soprattutto al di sotto dei 5 anni di eta’. 
Le cause sono tuttora sconosciute , i maschi acquisiscono la malattia almeno due volte piu’ frequentemente delle femmine.
La malattia prende il nome dal pediatra giapponese che descrisse questa malattia  nel 1967. 
Colpisce piu’ di 10 su 100000 bambini con meno di 5 anni di eta’. 
La causa della malattia di Kawasaki non e’ nota . Molti esperti pensano ad una causa infettiva , come un virus od un batterio , sebbene una tendenza ereditaria potrebbe spiegare perche’ la malattia si presenta piu’ frequentemente fra le popolazioni di origine giapponese . Al momento non ci sono evidenze che la malattia sia contagiosa.
Segni e sintomi:
• febbre da più di 5 giorni; 
• iperemia congiuntivale bilaterale; 
• alterazioni delle labbra e della cavità orale; 
• Macchie: esantema polimorfo; 
• alterazioni delle estremità; 
• linfadenopatia cervicale 

Febbre ed irritabilita’ spesso si presentano per primi per primi. La febbre ha un rapido inizio e fluttua. I linfonodi del collo possono essere edematosi.
Un rash (macchie) appare spesso precocemente nella malattia; alcuni pazienti possono sviluppare un rash accentuato nell’inguine . Spesso rosso intenso all’apparenza , il rash e’ composto sia da pochi definiti puntini di varia taglia che da larghe masse di puntini uniti. Allo scomparire della febbre, normalmente regrediscono anche il rash, gli occhi rossi ed i linfonodi ingranditi. La pelle inizia a desquamarsi intorno alle unghie . La febbre continua a salire e quindi scende a volte anche dopo piu’ di tre settimane. L’infiammazione oculare
( congiuntivite) , usualmente senza essudato, si sviluppa nella prima settimana di malattia.
La lingua del bambino puo’ essere rossa e sembrare piccola con le papille sollevate; questa condizione e’ chiamata lingua a fragola perche’ le papille dilatate assomigliano ai semi della superficie della fragola. Le labbra diventano secche e fissurate e possono prendere un vivace colore rosso . Le membrane mucose diventano piu’ rosse della norma. I palmi delle mani e dei piedi spesso diventano intensamente rossi. Le mani e i piedi possono diventare edematosi. Allo scomparire della febbre , il rash, i linfonodi edematosi spesso scompaiono e la pelle inizia a desquamarsi intorno alle unghie dei piedi e delle mani, all’inizio delle terza settimana, la pelle delle mani e dei piedi puo’ staccarsi in grandi pezzi o spesso in un singolo pezzo (come la pelle di un serpente); le ginocchia, i fianchi e le caviglie possono diventare infiammate e dolenti.
Ulteriori informazioni qui: http://sip.it/wp-content/uploads/2012/11/10-SIP-Kawasaki-266-2831.pdf


*Nei bambini, secondo i rapporti OMS e i principali studi ad oggi pubblicati, l’infezione da SARS nCoV-2/2019 avrebbe nella gran parte dei casi decorso benigno, anche se i bambini avrebbero un rischio di infezione simile alla popolazione generale e potrebbero essere fonte persistente di contagio.

 Una recente revisione di 72.314 casi da parte del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha mostrato che meno dell'1% dei casi riguardava bambini di età inferiore ai 10 anni (3). Il 18 marzo, NEJM ha pubblicato i dati di una ricerca condotta presso l'ospedale pediatrico di Wuhan (4). Dei 1391 bambini valutati e testati tra il 28 gennaio e il 26 febbraio 2020, un totale di 171 (12,3%) è risultato infetto. L'età media dei bambini infettati era di 6,7 anni. La febbre era presente nel 41,5% dei bambini in qualsiasi momento durante la malattia. 27 (15,8%) non presentavano alcun sintomo d’infezione. La linfopenia (a differenza che negli adulti, dove è sintomo frequente) era presente solo in 6 bambini (3,5%).
Il reperto radiologico più comune è stato l'opacità bilaterale “a vetro smerigliato” (32,7%). 12 bambini hanno avuto polmoniti radiologiche senza sintomi di infezione. Le infezioni asintomatiche non erano rare. Solo 3 bambini hanno richiesto supporto di terapia intensiva e ventilazione meccanica invasiva, ma avevano condizioni patologiche gravi preesistenti (idronefrosi, leucemia e intussuscezione). Solo il bimbo con intussuscezione è deceduto.
Non meno importante appare il preprint comparso online sulla pagina di Pediatrics e concernente un’analisi abbastanza dettagliata di 2143 casi di età pediatrica in Cina: 731 (34,1%) casi confermati in laboratorio e 1412 (65,9%) casi sospetti (5) . Purtroppo non si è adeguatamente indagato circa il periodo di incubazione (limite dello studio segnalato dagli stessi autori). L'età media di tutti i pazienti era di 7 anni (intervallo interquartile: 2-13) e 1213 casi (56,6%) erano maschi. Oltre il 90% di tutti i pazienti erano casi asintomatici, lievi o moderati. Il tempo mediano dall'esordio della malattia alle diagnosi è stato di 2 giorni (intervallo: da 0 a 42 giorni). In questo caso il quadro appare meno rassicurante e i bambini più piccoli, in particolare i neonati, appaiono i più vulnerabili all'infezione e la percentuale di casi gravi e critici sarebbe rispettivamente del 10,6%, 7,3%, 4,2%, 4,1% e 3,0% per le fasce di età <1, 1-5, 6-10, 11-15 e ≥16 anni. Nei casi gravi la malattia di solito dura una settimana e sono possibili dispnea e cianosi centrale; nei casi critici, ARDS, shock cardiocircolatorio, encefalopatia, miocarditi e insufficienza cardiaca, disfunzioni della coagulazione e danni renali. Anche in questo caso l’unico decesso riguarda un ragazzo di 14 anni. Questi dati, pur confermando che i casi gravi e critici sono in numero molto minore (5,9%) rispetto a quelli registrati tra i pazienti adulti (18,5%), suggeriscono maggior prudenza e attenzione.


dallarticolo: https://www.adnkronos.com/salute/medicina/2020/04/27/alert-medici-grave-sindrome-infiammatoria-bimbi-legata-covid_PNhkV4mSmJa0110krvdx7J.html

: ".....Non solo febbre, polmonite e difficoltà respiratoria. Nel Regno Unito sembrerebbe emergere una grave sindrome correlata al coronavirus nei bambini. A darne notizia è la rivista specializzata 'Health Service Journal', che ha visionato l'allarme urgente inviato ai medici di medicina generale. Nelle "ultime 3 settimane - riferisce l'alart - c'è stato un evidente aumento del numero di bambini di tutte le età che presentano uno stato infiammatorio multisistemico che richiede cure intensive in tutta Londra e anche in altre regioni del Regno Unito".
Inoltre "vi è una crescente preoccupazione - aggiunge l'alert - che una sindrome infiammatoria correlata" a Covid-19 "stia emergendo nei bambini nel Regno Unito, o che possa esserci un altro patogeno infettivo, non ancora identificato, associato a questi casi". Finora non si sa molto di questo problema, né di quanto sia stato diffuso, ma "si ritiene - riferisce Hsj - che il numero assoluto di bambini colpiti sia molto piccolo, secondo fonti pediatriche". La sindrome "ha le caratteristiche di Covid-19 grave, ma per il resto ci sono stati relativamente pochi casi di effetti gravi o decessi per coronavirus nei bambini. Alcuni dei bambini sono risultati positivi per Covid-19, e alcuni sembrano aver avuto il virus in passato, ma altri no", ​" I casi "hanno in comune caratteristiche sovrapposte di sindrome da shock tossico e malattia atipica di Kawasaki con parametri ematici coerenti con grave Covid-19 nei bambini​"


lunedì 27 aprile 2020

CORSO ON LINE IN VIDEO DI PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO

CORSO ON LINE IN VIDEO DI PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO: domani le convulsioni
Oggi Corso sulla febbre: cosa fare e cosa non fare, dove va misurata, quando preoccuparsi, quando dare l'antipiretico e quale.

domenica 26 aprile 2020

EVENTI DA NON PERDERE OGGI E DOMANI - Filmati

EVENTI DA NON PERDERE OGGI E DOMANI - Filmati
Cari genitori
Vi segnalo 2 eventi da non perdere oggi e 2 domani
Oggi Domenica 26 aprile
- Ore 17 Diretta facebook sulla Pagina della Agenzia della Famiglia con lo psicologo Ezio Aceti e il pediatra Giancarlo Ottonello 
- Ore 18: Diretta sulla pagina di Matteo Rosso con il Presidente dell'Ordine dei Medici Alessandro Bonsignore

Domani Lunedì 27 aprile
- Ore 17 con la Presidente della Associazione dei Nidi Provati della Liguria
- Ore 18,30 diretta sulla mia Pagina Facebook della Prima puntata su "PRimo Soccorso pediatrico"

FILMATO: RITORNO A SCUOLA DALLA TRASMISSIONE "Petrolio"

Filmati preparati e non andati in onda con il mio pensiero sul ritorno a scuola. Sul tema stiamo lavorando come pediatri
DOMANDE IN CERCA DI RISPOSTE:
- Cosa sappiamo sul ruolo dei bambini e la diffusione del Covid-19? Sono stati definiti sin dall'inizio dell'epidemia "untori", ma i dati finora raccolti sollevano qualche dubbio... 
- C'è molta paura a riaprire le scuole e probabilmente in Italia si riaprirà a settembre, mentre in altri paesi europei la fase2 prevede anche la riapertura delle scuole. Se davvero i bambini fossero poco contagiosi, questa misura così cautelativa potrebbe essere ripensata?
- Se anche si tornerà a settembre, quali misure di sicurezza sarebbe opportuno adottare? Potrebbe essere un'occasione per migliorare gli ambienti scolastici, ridurre il numero dei bambini per classe, insomma persino migliorare la scuola?
- il diritto alla salute qui sembra scontrarsi con il diritto dei bambini di giocare, socializzare, interagire, e ovviamente il diritto all'istruzione. Quale impatto può avere sullo sviluppo dei più piccoli questa riduzione di stimoli educativi, culturali e sociali?

QUALCHE RISPOSTA

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...