sabato 13 aprile 2019

FINALMENTE UN PO' RI REGOLE PER L'ALLATTAMENTO AL SENO :-)

FINALMENTE UN PO' RI REGOLE PER L'ALLATTAMENTO AL SENO :-)
Allattamento al seno: evento meraviglioso che fa ha fatto sopravvivere i mammiferi, e tra questi gli umani, e che soprattutto negli ultimi decenni ha subito una medicalizzazione. Sintetizzate qui sotto. Regole RIGIDISSIME per questa pratica che finalmente viene affrontata in modo scientifico:
- Anni 60 - 70: "Bottle is better": che stai ad allattare il latte artificiale è meglio
- Anni 70 - 80: Vuoi allattare?? Devi fare la doppia pesata :-(, stare a dieta (molto variabile a seconda delle mode e della scienza), devi far analizzare il latte. La maggior parte delle persone ti chiedono chi te lo fa fare e che i bambini con il latte in polvere crescono meglio
- Anni 80 -90: Puoi allattare forse forse è meglio il latte di mamma al latte artificiale ma il latte artificiale è più comodo
- Oggi: Se non allatti "ti spezzo in due".....anzi  visti i benefici del latte potresti allattare dino a quando mamma e bambino vogliono. Ma su questo punto vari gruppi di "donne che odiano le donne" ti riprenderanno molto e ti fanno stare male se non allatti ma anche se, e guai a te, se ti azzardi ad allattare dopo i 6 mesi di vita del bambino. Figurati dopo l'anno e oltre (cosa che è consigliata).
Comunque ora la scienza ci fornisce dei dati che rafforzano uno dei pochi concetti importanti
"LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE" (ovviamente ogni regola ha qualche eccezione:), GODETE ILMOMENTO E NON ASCOLTATE OPINIONI, PARERI E ANCORA MENO SUGGERIMENTI O CRITICHE: Guardate negli occhi il vostro bebè e godetevi questo momento unico (sia che allattiate al seno, sia con il biberon ):
NUMERI DELL'ALLATTAMENTO AL SENO TRATTE DALL'ULTIMO. NUMERO DI UPPA MAGAZINE (www.uppa.it):
- Frequenta delle poppate (nel 1 mese) da 6 a 18 (media 11)
- Durata di una poppata da 12 a 67 minuti
- Intervallo tra le poppate da 4 minuti a 11 ore
- Produzione media del latte circa 750 -. 800 ml (ad alcuni bambini bastano 550 ml
- Quantità media di latte per poppata da 54 a 234 ml)
- Frequente che un seno produca più latte
- 1/3 dei bambini si attacca solo ad un seno per poppata
- la quantità di latte non si modifica nei primi 6 mesi ma nel secondo trimestre basta lo stesso perché il bambino cresce di meno e ha bisogno di una minor quantità di calorie.
- 20-30% delle calorie vengono assunte di notte
- in media un bambino sotto ai 6 mesi si sveglia da 1 a 4 volte
- il 2% dorme tutta la notte
IN SINTESI OGNI BAMBINOI E OGNI RAPPORTI BAMBINO /MAMMA/FAMIGLIA HA IL SUO STILE
(Natalia Camarda, UPPA Magazine, Pediatra, consulente IBCLC)




martedì 9 aprile 2019

NON MI MANGIA: nutriamo la mente e non la "panza"

NON MI MANGIA:nutriamo la mente e non la "panza".
Frase sempre frequente applicata a dei poveri bambini che mangiano quello e quanto hanno bisogno e non quello e quanto vorrebbero i genitori.
Bambini normopeso o "magretti", vivacissimi e sottoposti a diete calate dall'alto (da genitori, nonni e anche da pediatri) che variano dalle iperproteiche alle ipoproteiche alle quantità rigide e, come se non bastasse, ridotti a diventare dipendenti da TV o filmati su IPAD o smartwatch per raggiungere l'obiettivo: ingozzarli.
Colpa anche nostra, di noi pediatri che anni e decenni fa focalizzavamo l'attenzione qu quanto dovevano mangiare in podo rigido: il bambini va nutrito.
Il nutrimento più importante, cari genitori,  non sono gli alimenti.
Dobbiamo nutrire anche la mente, l'intelletto, il cervello. Lasciare spazio all'inventiva e alla creatività.
Liberiamoci del concetto che il bambino "cicciotto" e che mangia è in salute e se non mangia...chissà. Liberiamoci dall'idea che il bambino non è altro che un tubo digerente da riempire a tutti i costi e basta che mangi...lo riempio di porcherie, (rumenta in genovese, garbage in inglese).
Come nutro la mente? In positivo con la lettura, la musica (le canzoncine e varie melodie), crescendo anche con la danza e sempre la lettura (vedete www.natiperleggere.it) , la danneggio con l'uso, soprattutto se eccessivo, di TV e strumenti digitali.
Tratto dal mio libro "Come nutrire mio figlio"  
COSA FARE SE  MIO FIGLIO NON “MI MANGIA”
 Dottore mio figlio “non mi mangia”. Questa è una frase usata da alcune mamme appena entrano in studio. Il pediatra guarda il bambino, un simpatico marmocchio che non sta fermo un momento e che, anche quando sta fermo per la visita muove le gambe o le braccia, insomma un concentrato di forza, di energia e di vitalità.
Il pediatra pesa e misura il bambino e, nella maggior parte dei casi, il peso e l’altezzarisultano nella norma per l’età. I genitori o la mamma e la nonna si guardano sbigottiti e dicono che non è possibile perché il bimbo non mangia niente, o quasi.
Questa è una situazione che capita abbastanza frequentemente nell’ambulatorio del pediatra. Bambini molto vivaci che a tavola “non danno soddisfazione” ai genitori. Anche il termine non “mi mangia” sta a significare non mangia “per me”, ma il bambino, cari genitori, non deve mangiare per voi, ma per se stesso. 
All’inizio dello svezzamento è piuttosto frequente che il bambino non voglia mangiare perché ha bisogno di conoscere le novità, provare a gustare i cibi.  Non bisogna preoccuparsi se il bambino è nervoso, non apre la bocca, gira la faccia dall’altra parte, rifiuta il cucchiaino. In queste situazioni che si presentano frequentemente lasciate stare, non insistete, non distraetelo con giochi. A volte può capitare che il bambino si tranquillizzi se gli viene offerto il seno o il biberon e prende la poppata consolatoria.
Ci possono essere anche dei motivi che sono alla base del rifiuto dl cibo quali, ad esempio:
·     E’ stanco, non ha voglia di mangiare, si strofina gli occhi e ha voglia  di dormire.
·     Non sta bene perché sta incubando qualche malattia.
·     Stanno arrivando i denti e ha le gengive infiammate e quindi è intollerante al caldo e al freddo.
·     L’arrivo di un fratellino o di una sorellina.
·     Un cambiamento nella routine quotidiana o la partenza per una vacanza, un trasferimento di città, ecc.
·     A volte l’ambiente non gli è confacente perché troppo rumoroso o carico di tensione.
·     In quel momento non ha fame.
·     La pappa non gli piace perché è troppo densa o troppo liquida e ha difficoltà ad ingurgitarla.
·     Hanno già assunto alimenti fuori pasto e a tavola non hanno più fame.
Ci sono bambini che mangiano in abbondanza e riescono a mantenere un peso nella norma, altri che tendono ad avere la “pancetta” già nei primi anni di vita ed altri (versione non “mi mangia”) che manifestano poco interesse per il cibo ma che, andando a vedere quanto cibo introducono, mangiano a sufficienza anche se in modo disordinato praticando diete scorrette.
Ci sono piccoli despoti i cui genitori, pur di vederli mangiare, instaurano una specie di “coprifuoco” in casa e vivono nell’ansia continua del cibo che diventa l’argomento di conversazione e di conflitto principale tra loro, tra loro e i nonni. 
I bambini, che in questo modello “non mi mangia” sono costituzionalmente di scarso appetito, ne approfittano per ridurre queste famiglie in totale schiavitù e per far mangiare il bambino adottano  diete improprie dove prevalgono cibi preconfezionati e fritti (anche 3-4 volte alla settimana patatine fritte o milanese). 
Alcuni di questi bambini si mettono a mangiare quando vanno all’asilo, altri, la maggior parte, non mangiano neanche all’asilo per cui le mamme richiedono diete “speciali” o chiedono al pediatra di inventare malattie inesistenti per fargli preparare quelle poche cose che il bambino mangia.
Queste famiglie fanno contenti i produttori di farmaci, vitamine, integratori, pappe reali, erbe ecc. che vengono somministrati in quantità. Anni fa ho visto in un albergo una mamma che somministrava religiosamente al figlio di 6-7  anni, magro e vivacissimo, a tavola, 5-6 tipi diversi di “prodotti”, il padre guardava con aria triste la moglie e il figlio e un giorno è uscito con la frase “con tutta sta roba che prende mio figlio dovrebbe essere come Schwarzenegger”.
Un equivalente al non mangiare è quello di passare ore ed ore a tavola “mangiando” (si fa per dire) davanti a un piatto di cibo. 
Un consiglio ai genitori è di parlare con il Pediatra di alimentazione ma non solo anche di altri problemi come i disturbi del sonno, la regolarità dell’intestino e i problemi comportamentali ma mai davanti al bambino.
Il pediatra vi darà dei consigli sui comportamenti da tenere e molte meno medicine (anzi spesso nessuna medicina) di quanto vogliate.
Nelle visite il Pediatra valuterà lo stato di salute del bambino e la curva dell’accrescimento. Per i problemi alimentari è opportuno non parlarne davanti al bambino mai, e  in una visita successiva stabilire, se non sono presenti problemi di salute, se il bambino mangia adeguatamente in base ad un  diario alimentare e  quale strategia adottare.

Prevenzione: corretti stili di vita si assumono fin dallo svezzamento. Rimando al capitolo per consigli utili validi anche per età successive

In passato, si somministrava ai bambini che non mangiavano dei farmaci. Decenni fa veniva usato addirittura un farmaco, l’isoniazide, utilizzato per la cura della Tubercolosi. Qualche anno fa era in auge un farmaco nato come antiallergico (ciproeptadina) i cui effetti collaterali erano sonnolenza ed aumento dell’appetito. A volte faccio fatica a convincere alcuni genitori che è innaturale dare un farmaco, tra l’altro poco sperimentato nel bambino, per sfruttare degli effetti collaterali (aumento dell’appetito e sonnolenza).

Quanto avviene era stato ben descritto da Brenneman (1932) e riportato dal pediatra inglese Illingworth nel  libro Il bambino normale (1991): 
“In numerosissime famiglie ha luogo una battaglia quotidiana. Da una parte, l’esercito avanza lusingando, scherzando, esortando, facendo moine, ingannando, raggirando, supplicando, svergognando, rimproverando, brontolando, minacciando, corrompendo, castigando, segnalando e dimostrando la bontà del cibo, piangendo o facendo finta di piangere, facendo lo stupido, cantando una canzone, raccontando una storia, mostrando un libro di disegni, accendendo la radio, suonando il tamburo ogni volta che il cibo entra nella bocca, nella speranza che continui a scendere invece di risalire, facendo anche ballare una tarantella alla nonna…….. (tutti procedimenti frequenti nella vita reale e osservati giornalmente)”. 

Due interpretazioni vengono subito alla mente:
-      Bambino vittima in quanto il bambino si difende come meglio può, prendendo tempo, serrando le labbra, raccogliendo tutto in bocca o vomitando”. 
-      Bambino tiranno che difende  la fortezza, negandosi alla resa o patteggiandola alle sue condizioni. Ricordate il bambino è sempre quello che soffre di più in questo conflitto.
Probabilmente sono due fasi successive: prima il bambino si difende e poi ottiene quello che vuole e diventa un tiranno. 

La frase “Mio figlio non mi mangia”, “Mio figlio mangia pochissimo”, “Non so come faccia a stare in piedi”: sono  spesso dette da mamme, papà e nonni. Quanta ansia viene alle mamme dei bambini di uno-tre anni che non vogliono mangiare! 
Al giorno d’oggi abbiamo due problemi emergenti che si manifestano in età pediatrica e tra questi non c’è il “problema” del bambino che non mangia:
-      Eccesso di peso e obesità
-      Disturbi del comportamenti alimentare. Tra queste l’anoressia nervosa che compare in età sempre più precoci , la bulimia nervosa e altri disturbi (vedi capitolo)

COSA NON FARE PER OBBLIGARLO A MANGIARE

1.   Non obbligare tuo figlio a mangiare. 
2.   Non fare l’aereoplanino con il cucchiaio
3.   Non usare inganni
4.   Non  fare paragoni con fratelli, sorelle o amici
5.   Non colpevolizzare (tipo “ci sono bambini nel mondo che muoiono di fame”)
6.   Non  distrarre il bambino con giochi, TV, smartphone e tablet 
7.   Non pregare (“ non fare questo alla mamma!”)
8.   Non Supplicare, promettere (“ se mangi tutto ti …….”),
9.   Non minacciare (una mamma mi aveva detto che aveva trovato il modo per far mangiare il bambino……dopo una sberla si metteva a mangiare).
10.Non dare il ciuccio dopo ogni cucchiaio o preparare dei biberon con, oltre al latte biscotti, omogeneizzati di carne o uovo. 

Cosa fare per farlo mangiare
1.   Dimostrare sempre serenità, non urlare tanto non serve a nulla.
2.   Spiegare al bambino quando è il momento di lasciare i giochi per venire a tavola.
3.   Non mettere fretta al bambino: il cibo per lui rappresenta una novità e quindi ha necessità di tempo per assaporare i gusti.
4.   Far rispettare gli orari dei pasti e, nel caso richiedesse qualcosa prima evitate di darglielo, ma cercate di distrarlo per farlo mangiare agli orari che sono stati decisi in precedenza.
5.   Dare il buon esempio a tavola. Il bambino ha come modello i suoi genitori.
6.   Cercare di prevenire eventuali crisi e dopo, quando ha finito, riproporre nuovamente il pasto.
7.   Ad alcuni bambini non piacciono  alcuni sapori. In questo caso proporre alimenti preparati in maniera diversa.
8.   Preparare piattini dove il bambino possa assaggiare con le mani il cibo.
9.   Cercare di coccolarlo anche a tavola con la vostra presenza.
10.Non imporre il cibo per forza, quando avrà fame sarà lui a chiedere.

Domande

Perché alcuni bambini rifiutano il cibo?

Il rifiuto del cibo spesso è legato a una fase della crescita del bimbo, soprattutto nella fase dell’età tra i 2 e i 3 anni. In questa fascia d'età, il bambino costruisce la sua identità e cerca di affermarsi in tutti i modi possibili, anche  attraverso l'opposizione. Bisogna comprenderlo e capire che ricerca autonomia e non forzare.

 Se non vuole provare un cibo nuovo cosa devo fare?
Non insistere ma poi riprovarci offrire vari tipi di cibo, invitando il piccolo a scoprire gusti diversi. “Se lui rifiuta e non ne vuole proprio sapere in quel momento, è bene accettarlo e non insistere”.
Ma attenzione, prima di decretare, per esempio, che non gli piace 'assolutamente' un cibo, occorre proporle almeno altre 10 e più volte nei pasti successivi”.

Cosa devono fare i genitori per il bambino?
Dare il buon esempio e sorridere. Il bimbo vi guarda e i genitori debbono dare l’esempio (non solo per l’alimentazione). 
Quindi, se il genitore sorride mentre mangia le verdure e mostra di apprezzarle, anche il figlio sarà più propenso ad assaggiarle. Insomma, non dimentichiamo che tutto è molto legato alla relazione adulto e bambino”.

Il coinvolgimento del papà è importante per la crescita del bambino?
E’ bene che il papà venga coinvolto nell’alimentazione per il ruolo di guida che ha man mano che il figlio cresce e anche perché  la mamma, per motivi di lavoro, può non essere sempre presente. 

E’ corretto destare curiosità nel bambino per invogliarlo a mangiare?
Si, bisogna destare curiosità e interesse. (a nulla serve dire che se mangia cresce o che la sorella mangia quel cibo o che i bambini poveri lo mangerebbero).

La bilancia va sempre usata regolarità?
Si consiglia di usare poco la bilancia: alcuni bambini crescono meno di altri che sembra che lievitino. Con l’allattamento al seno, in genere, l’accrescimento è meno “rigoglioso” che con il latte in polvere.

sono una mamma sufficientemente disperata, per parafrasare Winnicott. Ho un bambino di quasi 11 mesi che non mangia nulla. Come dice Piermarini, "ho fatto l'errore di ricadere nei vecchi schemi e rovinare tutto", visto che dopo mesi di "autosvezzamento" non mangiava quasi nulla. So che la responsabilità è mia e vivo di sensi di colpa, anche a causa delle mie due ultime settimane di tentativi fra il nervoso e il disperato, da mamma sola e senza una guida. Guardando indietro, forse qualche minimo passo in avanti lo stava facendo, ma non ho rispettato i suoi tempi. Adesso non ha fiducia in me e rifiuta subito il cibo. C'è modo di rimediare o avrà problemi col cibo per sempre?


Cara mamma sufficientemente disperata
Il primo problema da risolvere è liberarsi dal senso di colpa. Ci sono bambini che mangiano per sopravvivere e non è colpa di nessuno. Se mangia poco per lei ci sono due possibilità: ridurre le sue aspettative su quanto deve mangiare o insistere. Se insiste si crea un alterato rapporto con il cibo per cui la risposta giusta è la prima.
Se sua figlia sta bene, cresce, è vivace, il pediatra la trova in salute accetti la sua bimba per come è e riguardo al cibo aspetti che sia lei a richiedere e butti l'ansia e lo stress nella pattumiera di casa. Non può aver creato alcun danno ma non insista. Le tecniche che le consiglio sono "osservare senza reagire" : prepari da mangiare come consiglia Piermarini e lasci che decida lei senza forzare e anche se digiuna cerchi di ignorare e di sorridere. L'altra è la "congiura del silenzio": non si parla di cibo davanti alla bambina e neanche tra voi.
E ora buon ..digiuno e via  l'ansia e lo stress a tavola e anche fuori da tavola e usi , come vedi sa usare, un pò di ironia


DA RICORDARE:
I bambini piccoli, nel momento in cui non vengono   limitati nell’assunzione del cibo, introducono un quantità di calorie costante ogni giorno anche se con notevoli variazioni da poppata a poppata.
La responsabilità  principale dei genitori è quello di offrire una varietà di alimenti sani.  La responsabilità di scegliere tra gli alimenti offerti e la quantità degli stessi non spetta ai genitori ma al bambino.


Bibiografia e webgrafia
Fate la pappa  Mirella Cerato Edizione Mandragora 2008
Il mio bambino non mi mangia González, Carlos .: Consigli per prevenire e risolvere il problema: 12 (Educazione pre e perinatale). Bonomi Editore. Edizione del Kindle.
Come crescere mio figlio
Aiutare i genitori a crescere i figliNardone
Un Pediatra per amico. www.uppa.it
L’alimentazione complementare responsiva. Una Guida allo svezzamento per educatori e operatori sanitari dell’infanzia. Maurizio Iaia. Il Pensiero Scientifico Editore, 2016
Calvi, Silvia; Trapani, Gianfranco. La dieta dei primi 1000 giorni (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1239-1249). MONDADORI. 
Alberto Ferrando “Come crescere mio figlio”, LSWR, 2015










domenica 7 aprile 2019

UN ALTRO: BASTA QUESTE NOTIZIE: BAMBINO RISCHIA DI SOFFOCARE...E' GRAVE

UN ALTRO: BASTA QUESTE NOTIZIE: BAMBINO RISCHIA DI SOFFOCARE...E' GRAVE
06 Aprile 2019: Rischia soffocamento inalando del cibo, grave bimbo di 2 anni
Non abbiamo molte notizie. In genere se è grave è perchè nessuno è intervento facendo manovre adeguate o è intervenuto male ...o era una situazione particolare.
IMPARATE, VI PREGO, LA MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO E ATTENZIONE A DARE CIBO IN MODO ADEGUATO: tagliato a pezzetti e soprattutto mangiando in modo corretto evitando , mentre si mangia, di giocare, parlare, guardare TV o videogiochi.
Mercoledì 10, in occasione degli eventi  organizzati dalla Agenzia per la famiglia e il Comune di Genova alle 17,30, alla Biblioteca de Amici , farò corso e dimostrazione di come si fa (con videoproiezioni e manichini
Il bambino è stato prima portato al pronto soccorso locale, poi è stato trasferito al Meyer di Firenze con l’eliambulanza per soffocamento per una sospetta inalazione di materiale alimentare. Dopo le prime cure del personale ospedaliero di Pediatria, Anestesia e Rianimazione e dopo consulenza pediatrica e anestesiologica, viste le gravi condizioni del piccolo, si è deciso per il suo trasferimento urgente in eliambulanza del 118 di Fabriano all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.
https://tuttoggi.info/rischia-soffocamento-inalando-del-cibo-grave-bimbo-di-2-anni/508243/




MUORE A MILANO A 4 MESI PER SEPSI DA PNEUMOCOCCO: MAMMA CHIEDE

MUORE A MILANO A 4 MESI PER SEPSI DA PNEUMOCOCCO: AMMA CHIEDE
Ricevo questa notizia da una mamma che mi scrive:
“Buona sera Dottore. Lei fonte preziosa per noi mamme e papà. Può gentilmente dirci qualcosa di più su questa malattia? Il vaccino può aiutare oppure no? Questa bambina di 4 mesi sarà stata vaccinata... Grazie
La notizia: “Una bambina di quattro mesi è morta nella serata di ieri, venerdì 5 marzo, all'ospedale De Marchi di Milano. La piccola è deceduta pochi minuti dopo l'arrivo al nosocomio, dove era stata trasportata d'urgenza dall'ospedale di Busto Arsizio (Varese). È stata disposta l'autopsia, che si è conclusa poche ore fa. I risultati escludono una patologia da meningococco: il decesso è stato causato da sepsi da pneumococco”

RISPOSTA:
Purtroppo cara mamma le sepsi (infezioni così gravi, violente e improvvise) e le meningiti acute, fulminanti, possono insorgere ad ogni età e si sono drasticamente ridotte con l’uso dei vaccini ma…non abbiamo i vaccini per tutte le infezioni.
Si manifestano con febbre altissima, compromissione marcata dello stato generale e macchie cutanee tipo capillari rotti che non scompaiono con la pressione (con le dita o, come si vede bene nella foto ,comprimendo con un bicchiere, come succede in tutti gli altri tipi di macchie. Si chiamano petecchie 
Sono causate dai germi che più comunemente causano meningite. I germi in causa sono:
- pneumococco…veramente dovremmo dire i pneumococchi in quanto sono 90 i vari tipi è tra i germi che causano sepsi e meningiti prevenibili con le vaccinazioni.
- Hemophilus influenzae capsulato
- meningococchi

1) Per i pneumococchi abbiamo il vaccino deca (contro 10) o tredicivalente contro 10 o 13 dei 90 tipi di pneumococco. La vaccinazione si pratica dal 61 giorni di vita nella stessa seduta, ma in puntura separata, delle altre vaccinazioni raccomandate che sono il vaccino esavalente e quello (per bocca) contro il Rotavirus
2) L’hemophilus inflenza fa parte del vaccino esavalente (insieme a tetano, difterite, polio, epatite B e pertosse
3) Meningococchi: esiste un vaccino per il meningococco B e un altro per il ceppo detto C da solo o insieme ad altri 3 tipi detti A, Y, e W (quadrivalente, consigliato dal 13 mese di vita)
A 4 mesi la bambina ha fatto probabilmente solo un vaccino e la copertura non è ottimale (per questo motivo è importante vaccinare il maggior numero possibile di vaccini) che si ha dopo la seconda e la terza dose di richiamo.
Per il meningococco da tenere presente che con la vaccinazione riduciamo il rischio del 70-80% in quanto, come detto, non esiste, finora , il vaccino contro tutti i tipi di pneumococco.

Ricordo anche che In Caso di meningite NON da meningococco non si deve fare, come si sarebbe fatto in caso di meningite da meningococco, profilassi con antibiotico. NESSUNA profilassi

COME SI MANIFESTA UNA MENINGITE? La SEPSI E’ ANCORA PEGGIO
La meningite acuta può presentarsi con due quadri predominanti: una forma acuta con shock improvviso e alterazione dello stato di coscienza associata ad anomalie della coagulazione (che si manifestano sulla cute sotto forma di “petecchie” che sono delle piccole macchie di colore rosso intenso che non scompaiono con la pressione contrariamente a quanto avviene per tutti i tipi di macchie da malattie dei bambini o da allergia) che può avere un esito tragico, se non viene immediatamente intrapresa terapia antibiotica, entro 24 ore ed una forma più lenta preceduta da manifestazioni generali simil-influenzali con disturbi a carico dell’apparato respiratorio o intestinali.
I sintomi presenti più frequentemente oltre a quelli generali comuni a qualsiasi influenza o infezione virale come febbre, dolori muscolari, scarso appetito, tachicardia, dolori muscolari ed ossei sono:
• - macchie diffuse come petecchie o di altro tipo e
• - segni della infiammazione delle meningi (una specie di sacchetto che contiene il cervello) che si manifestano con “rigidità nucale” che si evidenzia con alcune semplici manovre: dolore alla estensione della gamba dopo aver flesso l’anca sul bacino (segno di Kernig) e flessione involontaria delle ginocchia e delle anche dopo aver sollevato il capo facendo stare il paziente in posizione supina (segno di Brudzinski).

Purtroppo nel bambino piccolo sotto i due anni questi segni possono essere assenti.
Altri segni e sintomi che possono indicare una meningite sono:
• - mal di testa (che è spesso presente anche solo in concomitanza della febbre ma che, in assenza di meningite si risolve dopo che la febbre è passata o la temperatura corporea si è ridotta),
• - vomito a digiuno (anche questo sintomo si presenta in occasione di febbre nei bambini piccoli o accompagna una infezione gastrointestinale quale quella che sta tenendo a casa molte famiglie liguri),
• - fontanella “bombata”, cioè sporgente in fuori, alterazione dello stato di coscienza con irritabilità o torpore.

- Può essere presente anche fotofobia (la luce dà fastidio) anche se ricordiamo che anche questo disturbo, come la febbre, la cefalea, il vomito, i dolori muscolari ecc. possono essere presenti in qualsiasi episodio febbrile del bambino.
Dopo aver letto queste poche righe probabilmente avrete un certo stato di agitazione e di ansia che, a dire il vero, viene anche ai medici quando leggono o scrivono, come il sottoscritto, di certe patologie. Cercate comunque di valutare non quanta febbre ha il bambino ma lo stato generale, l’umore ed il comportamento del bambino che sarà chiaramente alterato se la febbre è alta ma dovrebbe tornare normale, o quasi, quando la febbre scende.
Esistono situazioni, come la sesta malattia (detta anche febbre dei tre giorni), in cui la febbre è alta, sui 40° C, scende poco con l’antipiretico ma il bambino appare, tutto sommato, in discrete condizioni generali. Se il bambino appare, anche in assenza di febbre molto irritabile e lamentoso e molto diverso dal solito (e chi meglio di voi genitori conosce il proprio figlio) soprattutto se sono presenti disturbi particolari come fontanella tesa, strabismo acuto o convulsioni è giusto cercare immediatamente conforto nel medico. (Vedete anche articoli sulla febbre).
Un Caro Saluto
Alberto Ferrando
FONTE

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

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