sabato 2 gennaio 2016

NANNA DEL NINNINO: quanto, dove. E se cambia il giorno per la notte?

NANNA DEL NINNINO: quanto, dove. E se cambia il giorno per la notte?
Quanto deve dormire un bambino? Dove deve dormire? 
Tratto dal libro: "Come crescere mio figlio" http://www.amazon.it/crescere-figlio-genitori-risposte-pediatra/dp/886895107X/ref=zg_bs_5329313031_2
A questo link consigli per una nanna sicura: decalogo: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2014/06/nanna-sicura-e-consigli-su-lettino.html
A seconda dell’età e del temperamento ci sono delle variazioni sulle ore di sonno. Nei primi 2-3 mesi può dormire dalle 12 alle 20 ore, in media 16-17 ore al giorno. Nel periodo della crescita le ore si ridurranno fino ad arrivare a una media di 12-14 ore a 1 anno, 12 ore tra i 2 e i 3 anni, 11 ore dai 5 anni in poi. 
Queste non sono regole precise: possono anche presentarsi variazioni individuali notevoli. Inoltre, bisogna sapere che il sonno evolve con il crescere del bambino, infatti nei primi mesi il bambino non distingue il giorno dalla notte; il suo ritmo è di 3-4 ore ed è legato al ciclo della pappa: si sveglia, mangia, viene pulito dorme e così via. 
Bisogna ricordare bene che ogni volta che il bambino si sveglia deve mangiare (come pure ogni volta che piange!) se è passato un tempo adeguato dalla poppata precedente (almeno 1 ora e mezza-2). 
Ci sono bambini meno dormiglioni che vogliono, già nei primi mesi, guardarsi intorno, avere un po’di coccole. Altre volte il loro sonno è stato disturbato dal freddo o dal caldo o sono infastiditi perché sono tutti bagnati e vogliono essere cambiati. Quindi bisogna capire il motivo del pianto del bambino e non bisogna essere subito pronti a offrire da mangiare quando il bambino si sveglia, perché si rischia di avere un bambino che ha una reazione di negazione del cibo. 
Non occorre che arrivi a dire (o pensare): “Ma è mai possibile che ogni volta che apro gli occhi mi infilano in bocca un biberon o un capezzolo?”. A volte si sente la frase: “Ha invertito il giorno per la notte”. Nei primi mesi non c’è il concetto di giorno e notte, tale concetto si sviluppa con il tempo e sta ai genitori farlo sviluppare e aiutare il piccolo a distinguerli. In che modo? Durante il giorno non bisogna farlo dormire al buio mentre di notte va lasciato al buio. Non usate lucine di vario tipo in quanto deve imparare a dormire subito al buio e, durante il giorno, non è necessario fare il coprifuoco spegnendo radio, televisore, staccare il telefono e parlare a gesti: il bambino deve dormire con i normali rumori quotidiani, al contrario di quanto avviene di notte. 
Non deve dormire nel lettone, anche se si può comprendere che per la mamma, specie nei primi mesi di vita, è comodo per cambiarlo e nutrirlo. Questa necessità, oltre a essere una cattiva abitudine difficile da eliminare nel corso della crescita del bambino, rappresenta un fattore di rischio della SIDS (morte in culla). Questo perché già nelle prime settimane il bambino si abitua e togliere le abitudini nelle età successive non è molto agevole. Un’alternativa più consona è quella di sistemarlo in una culla vicino al lettone per i primi mesi ma il discorso della nanna non è generalizzabile per cui il consiglio principale è quello di consultarsi con il proprio pediatra. Dove debba dormire il lattante è un tema molto controverso che dipende anche da abitudini famigliari, culturali ed etniche. 

venerdì 1 gennaio 2016

HA LA FEBBRE QUANDO MI DEBBO PREOCCUPARE?

HA LA FEBBRE QUANDO MI DEBBO PREOCCUPARE?
Trovate qui una sintesi di quanto pubblicato nel libro “Come crescere mio figlio” e che trovate anche sul blog www.ferrandoalberto.blogspot.it: “Il criterio che avete sotto gli occhi  e PRINCIPALE è uno: “Come sta il bambino?”. Ricordatevi che vostro figlio lo conoscete più voi di chiunque altro, medico compreso. ….. È utile disporre di alcuni elementi che ci facciano capire se dobbiamo preoccuparci o meno, in quanto i bambini si possono ammalare anche quando siete in viaggio o in vacanza, nei giorni festivi quando è più difficile reperire il proprio pediatra.
In linea di massima state (o almeno cercate di stare) tranquilli se il bambino, anche se ha febbre, “sta bene”(gioca, salta, “mangiucchia”, è attivo e risponde agli stimoli ambientali); viceversa iniziate a preoccuparvi se il bambino è “mogio”, sofferente o abbattuto anche quando la febbre scende dopo aver somministrato un antipiretico. Preoccupatevi se inizia a muoversi poco o a non rispondere agli stimoli, anche dopo che la temperatura è scesa. Altro criterio di preoccupazione, anche in assenza di febbre, è l’alterata respirazione come una frequenza superiore ai 40-50 atti al minuto o una difficoltà a respirare.
………….. Ricordatevi che, spesso, la causa della febbre non è evidenziabile a una visita effettuata precocemente: L’intervallo di tempo tra la comparsa della febbre e i segni della malattia che ha provocato la febbre (per esempio localizzazione dell’infezione) può essere di 24 ore e oltre (come è il caso di molte bronchiti o “piccole”broncopolmoniti che compaiono in fase di risoluzione della febbre). Quindi una visita precoce può non essere in grado di far porre la diagnosi che diverrà chiara dopo qualche giorno.

Esempio paradigmatico è una “banale” malattia virale chiamata “sesta malattia”. Questa è una malattia esantematica (esantema significa “fioritura”e qui vuol dire malattia con eruzione sulla pelle) caratterizzata da presenza di febbre elevata (anche 39-40 ° C), senza altri sintomi evidenti; dopo circa 3 giorni di febbre il bambino si sfebbra spontaneamente e, dopo la febbre, sulla pelle compaiono delle “macchie”. Non possiamo, comunque, in poche righe, ma neanche scrivendo un libro, essere chiari ed esaustivi su cosa fare quando il bambino ha la febbre in quanto le componenti sono tante e varie: il bambino, la malattia, i genitori, i nonni, i parenti, e perfino il pediatra, per cui vi consigliamo di discutere del problema con il vostro pediatra che è l’unico in grado di valutare, a seconda dell’età del bambino e dei disturbi presenti, il comportamento da tenere per vostro figlio. Ricordatevi sempre che la febbre è una risposta del nostro organismo a varie cause ma può anche succedere che il bambino non abbia febbre ma abbia qualche problema serio. Purtroppo capita di vedere in ambulatorio dei bambini veramente ammalati (bronchite, broncopolmonite e altro) e la famiglia non si è preoccupata in quanto mancava la famigerata febbre. Al contrario, a volte, ci si preoccupa di un rialzo febbrile che magari dopo poche ore si è già risolto o che accompagna una “piccola”infezione virale. Preoccupatevi di più se il bambino appare diverso, sofferente senza febbre che di una puntata di febbre con il bambino che magari gira e saltella per la casa. Cosa fare e cosa non fare in caso di febbre…CONTINUA….
http://www.amazon.it/crescere-figlio-genitori-risposte-pediatra/dp/886895107X/ref=zg_bs_5329313031_2

giovedì 31 dicembre 2015

BUON CAPODANNO

Buon Capodanno
In molti Comuni, tra cui Genova, sono proibiti i botti...ma siamo in un paese dove la proibizione o le leggi non sono sempre recepite per cui nell'augurarvi un Buon Fine ann e un Buon inizio di anno nuovo approfitto per ricordare alcune cose, oltre ai botti che, nonostante i divieti appariranno, temo.
ATTENZIONE  ALLA GUIDA. ATTENZIONE ALL'ALCOL (ANCHE DEGLI ALTRI!!)
Capodanno è un momento per festeggiare insieme. Ma ogni anno avvengono purtroppo incidenti causati dai botti E DAL'ALCOL che possono provocare ...............
Consigli:
Non acquistare botti illegali
2.   Allontanare i bambini
3.   Non utilizzare i botti in locali interni              
4.   Non accendere botti inesplosi                     
5.   Non toccare i botti inesplosi                        
6.   Non usare armi              
7.   Riparare gli animali: gli animali domestici si spaventano per le esplosioni dei botti ed è necessario metterli al riparo in casa o tenerli stretti al guinzaglio. Prestare attenzione affinché non si avvicinino ai botti inesplosi.
In caso di incidente chiamare immediatamente il numero 118avendo cura di descrivere la dinamica dell'infortunio al fine di veder arrivare il mezzo più adeguato per l'incidente avvenuto.
Il 118 è un numero gratuito contattabile anche da telefono senza credito. Ricordarsi di non riattaccare mai: il primo a farlo, a conclusione della telefonata, deve essere l'operatore che ha risposto e lo farà solo al termine dell'acquisizione degli elementi necessari per attivare un adeguato mezzo di soccorso. 


martedì 29 dicembre 2015

DAL 31 DICEMBRE 2015 LASCIO IL SSN (MA CONTINUO A FARE IL PEDIATRA): PRECISAZIONI PRATICHE E ORGANIZZATIVE:

DAL 31 DICEMBRE 2015 LASCIO IL SSN (MA CONTINUO A FARE IL PEDIATRA, qui sotto sede del nuovo studio): 
PRECISAZIONI PRATICHE E ORGANIZZATIVE:
Cari Tutti
Invio nuovamente questa mail  IN QUANTO A TUTTO NON RISULTA ESSERE ARRIVATA LA LETTERA DELLA ASL CHE DEVE INDICARE IL NOMINATIVO, GLI ORARI E IL TELEFONO DEL NUOVO PEDIATRA (VEDETE SOTTO) con alcune importanti precisazioni pratiche.:
- NON SI DEVE CORRERE ALLA RICERCA DI UN PEDIATRA IN quanto al 31 dicembre arriverà unA pediatra : 
dottoressa Silvia Pederzoli  che farà studio in viale Pio VII numero 161, 
VISITA SU APPUNTAMENTO DA PRENDERE AL  3442906320
Gli orari di studio sono:
lunedì - martedì - giovedì: 15-17
mercoledì - venerdì: 10 -13
- RIPRECISO che CONTINUERO'  a fare il pediatra come trovate scritto qui sotto. PER APPUNTAMENTI TELEFONATE AL MIO CELLULARE 3388687583. LO studio è in Corso Torino 14/3
- Rimarrà attivo il mio cellulare, la mail, il sito, il blog e il gruppo e la pagina Facebook e le mailing list che ricevete
.

LASCIO IL SSN MA CONTINUO A FARE IL PEDIATRA
Cari genitori questa volta non ho consigli da darvi ma solo una comunicazione per tutti  coloro che avranno la pazienza di leggermi.
DAL 31 DICEMBRE LASCIO LA CONVENZIONE CON IL SSN E REGIONALE E FARO’ IL PEDIATRA NON PIU’ DI LIBERA SCELTA MA DI SCELTA LIBERA –
Come la maggior parte di voi è a conoscenza sono medico chirurgo dal 1975  e specialista pediatra dal 1978.  Sin da giovanissimo ho scelto di fare il medico perché sentivo che avrei potuto aiutare la gente e, in particolare i bambini. E’ ancora oggi quello che amo di più del mio lavoro è stabilire un legame, professionale ma partecipe, con le famiglie e assistere i miei piccoli pazienti utilizzando tutto il mio sapere scientifico  anche se con il tempo sono sempre più convinto che  “il medico può guarire qualche volta, alleviare il dolore spesso, consolare sempre”. 
In questi 40 anni di professione la figura del medico è cambiata, il rapporto con il paziente pure. Oggi noi assistiamo ad una medicina sempre più tecnologica, con  farmaci all’avanguardia e metodiche diagnostiche nuove. E in questo scenario penso che sia doveroso chiedersi quale ruolo resterà al medico se trascurerà la parte “umanistica” e relazionale della medicina.
In questi ultimi anni ho assistito non solo all’avvento di nuove tecnologie scientifiche ma, purtroppo, anche a un aumento spropositato di atti burocratici che tolgono tempo alla cura. Infatti,  da tempo si è innescato un processo per cui il medico passa la maggior parte della giornata a redigere certificati (la maggior parte inutili),  oppure a fare una ricetta, a battagliare con il software, a controllare i codici esenzione,  a stare attento a non prescrivere farmaci che il SSN dispensa gratuitamente solo in casi particolari e  per alcune patologie limitate nel tempo.
Debbo dire che tutte queste continue “battaglie burocratiche” che sottraggono tempo utile alla visita o a un colloquio con i genitori su problematiche che, sempre più frequentemente investono l’ambiente famigliare mi hanno convinto a interrompere a fine anno il mio rapporto con servizio sanitario nazionale.
Forse sono un medico all’antica, che pensa ancora che i medici debbano tornare alla qualità umana del loro mestiere e  che debbono usare la medicina ma senza farsi usare.
Il nostro SSN è uno dei migliori al mondo ma in questi anni non si è fatto nulla per preservarlo e per migliorare la qualità di lavoro dei suoi operatori, se non quella di avviare una politica continua di tagli  a carico dei cittadini e di aggravi burocratici  per i medici che devono sottostare a rigidi controlli, in una ottica di programmazione basata sul risparmio a breve termine e di una assenza di programmazione a lungo termine, MORTIFICANDO SPESSO GLI OPERATORI SANITARI E SOCIO SANITARI.
Mi spiace per il bellissimo rapporto che ho con voi  e Vi ringrazio per la fiducia che in questi anni mi avete accordato e dimostrato in tanti momenti. Ma..ci sarò sempre al telefono (invariato 3388687583), via mail, facebook e altro e continuerete a ricevere i miei aggiornamenti se gradirete.
Da medico “vecchia maniera” continuerò a svolgere questa bellissima professione perché credo che la cosa più importante e che nessuno potrà mai togliermi è la voglia e la gioia di far crescere un bambino in una famiglia che possa essere sempre aiutata e supportata nelle difficoltà  della vita con l’ascolto, con i consigli, con la prevenzione, poi con la visita e poi, quando è il caso anche con esami o farmaci.

Un grazie di cuore a tutti voi.

Alberto Ferrando

PS: Da un punto di vista organizzativo, che non dipende da me, dal 1 gennaio 2016 verrà nominato un pediatra in zona in base alle graduatorie. Speriamo che sia quello definitivo. MI trovate comunque sempre al mio telefono cellulare (3388687583), su Internet (mail: alberto.ferrando1@gmail.com, Facebook e whatsup). Riceverete, se gradite informazioni dal blog e farò visite in nuovo studio che sto attrezzando.

Un caro Saluto
Il Vostro Pediatra
Alberto Ferrando

Dentizione e febbre e disturbi da denti. Cosa c'è di vero?

Dentizione e febbre e disturbi da denti. Cosa c'è di vero?
Nel periodo in cui spuntano i denti (periodo molto lungo che va dai 6 mesi ai 2 anni e mezzo) le febbri sono frequenti e si sente spesso parlare di febbre da denti... ma esiste la febbre da denti? Una revisione di studi recenti dimostra che la dentizione può associarsi a disturbi “locali”(dolore alle gengive) o generali (come l’irritabilità) ma non è associata a febbre. Nel 2007 una metanalisi pubblicata su una autorevole rivista internazionale (Tighe M, et al. Arch Dis Child 2007; 92: 266-28) concluse che non ci sono evidenze che la dentizione procuri febbre, non si può nemmeno dire che esistano con certezza sintomi specifici della dentizione (in uno degli studi prospettici presi in considerazione l’ipersalivazione, l’arrossamento gengivale, l’irritabilità o l’alvo irregolare mancano del tutto in più del 35% delle eruzioni) e quindi non bisogna mai accettare una diagnosi di comodo di “febbre da denti”senza aver prima escluso altre cause. Se la febbre è alta e dura più giorni è da escludere a priori che possa trattarsi di dentizione e la causa va cercata altrove. Nella pratica quotidiana, che pur non avendo il rigore di una pubblicazione scientifica ha pur sempre il suo valore, capita di osservare che alcuni bambini presentino qualche disturbo in concomitanza con l’eruzione dentaria mentre la maggior parte dei bambini non presenta alcun disturbo. Tra questi disturbi, che si ripetono in alcuni bambini, si possono riferire irritabilità, disturbi del sonno, calo dell’appetito, alterazioni dell’alvo (diarrea o stipsi) e in alcuni di questi compare una febbricola.


Tratto dal libro "Crescere mio figlio":http://www.amazon.it/crescere-figlio-genitori-risposte-pediatra/dp/886895107X/ref=zg_bs_5329313031_22


domenica 27 dicembre 2015

SIDS (Sudden Infant Death Syndrome). 3 mesi morto in cullai giorno di Natale :-(

SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) 3 mesi morto in cullai giorno di Natale :-(
Cari genitori
Non ho voluto dare questa notizia in anteprima ma oggi è su Il Secolo XIX e trovate anche intervista telefonica che i è stata fatta. La tragedia è avvenuta il giorno di Natale e fa parte di quelle cose che non si vorrebbe avvenissero ma uniamoci in un abbraccio virtuale ai genitori.
Qui sotto trovate cosa è (e cosa non è: NON E' CAUSATA DA RIGURGITO) e gli articoli a stampa. In Liguria abbiamo un Centro Regionale su questa patologia (Centro SIDS Alte) con sede al Gallini e diretto dalla Dott.ssa Antonella Palmieri.
Alberto Ferrando

Per la comunità scientifica che la studia è una sigla: Sids o “Sudden Infant Death Syndrome”, sindrome dell’improvvisa morte neonatale, cioè quando il neonato, improvvisamente, durante il sonno e senza apparente motivo, muore. 
Per la diagnosi sono necessari tre criteri:
1) Morte improvvisa e inaspettata di un bambino di età da 1 a mese a 1 anno in precedenza sano
2) Una autopsia fatta in modo appropriato (criteri internazionali)
3) Analisi della scena ove è venuta la tragedia
Può accadere entro il primo anno di vita e finora la scienza non riesce a dare una spiegazione univoca.





La SIDS rappresenta la prima causa di mortalità nella fascia di età da 1 a 12 mesi di vita. La SIDS è più frequente tra i due e i quattro mesi e dei bambini che muoiono circa il 60% sono maschietti.

La diagnosi di SIDS è una diagnosi di esclusione ed è necessario escludere altre cause note (cardiopatie, mal. Infettive, maltrattamento) di mortalità per cui è necessario eseguire una adeguata autopsia ed una adeguata valutazione della "scena della morte".

L'incidenza della SIDS varia da casistica a casistica da un minimo di 0,5 per 1000 nati vivi ad un massimo di 3,5 per mille. In Italia nascono ogni anno 500.000 bambini circa e da 250 a 3500 possono essere le morti dovute a SIDS. Sono stati identificati dei precisi fattori di rischio e, tra questi, il principale è quello di mettere il bambino a dormire in posizione prona (a pancia in giù). Altri fattori di rischio sono: caldo eccessivo, fumo della madre in gravidanza, fumo passivo, infezioni delle vie respiratorie, prematurità e familiarità. L’allattamento al seno è stato dimostrato un fattore protettivo in varie pubblicazioni scientifiche.

Il semplice consiglio di mettere il bambino a dormire supino (a pancia in su) ha determinato una riduzione della mortalità del 50 ed oltre per cento. Anche la posizione sul fianco è sbagliata in quanto raddoppia il rischio di SIDS.

In un recente articolo scientifico intitolato: "SIDS: mai e poi mai posizione laterale" a commento del caso agghiacciante descritto su Arch Dis Child 1998;78:481 della morte di un bambino, in un "Centro per la SIDS", con il passaggio dalla posizione laterale a quella prona, viene affermato: "nessuna terapia può prevedere oggi l'uso della posizione laterale nel lattante. La posizione laterale deve essere fortemente combattuta, almeno quanto la posizione prona".

Un recente lavoro norvegese pubblicato nel 1998 sulla rivista Journal of Pediatrics ha dimostrato una riduzione della mortalità per SIDS, in Norvegia, dal 3,5 per mille degli anni 1987-1989 allo 0,3 per mille negli anni 1993-1995. In questo periodo, grazie alle campagne di educazione sanitaria l'abitudine di mettere i lattanti a dormire in posizione prona (a pancia in giù) è passata dal 64% al 3,4%. Inoltre più dell'80% dei bambini deceduti per SIDS sono stati trovati proni in culla al momento del decesso.

Dovremmo prendere esempio, almeno in questa situazione, dagli Stati Uniti dove sui pannoloni per bambini, su pressione della Associazioni scientifiche dei Pediatri, non sono solo stampate figure di orsacchiotti, barchette o bamboline ma campeggia una scritta ben evidente: "BACK IS THE BEST!" (SULLA SCHIENA È MEGLIO!) che ricorda anche alla mamma più distratta una norma di sicurezza essenziale.
Alberto Ferrando

DANNI DA "SPINELLO" NEI GIOVANI. BENEFICI DI USCIRE ALL'APERTO: ARIATERAPIA

DANNI DA "SPINELLO" NEI GIOVANI. BENEFICI DI USCIRE ALL'APERTO: ARIATERAPIA
Cari genitori
Due articoli in risposta ai quesiti dei genitori su Il Secolo XIX di oggi. Uno sui DANNI ORMAI NOTI DA SPINELLO, CANNABIS, MARIJUANA, ECC. E L'ALTRO SUI BENEFICI DI USCIRE ALL'ARIA APERTA (ARIATERAPIA). Nello stesso numero un articolo a tutta pagina sulla Cannabis per uso medico. Sottolineo quel uso medico: non vuol dire che se viene usata in certe situazioni sia legittimo usarla in assenza di problemi. Come prendere antibiotico o farmaci quando uno tra bene
Alberto Ferrando



Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...