venerdì 4 marzo 2022

Mangiare correttamente e prevenzione dell'obesità: 7 indicazioni per bambini e adolescenti da parte della Soc. Italiana di Pediatria

Mangiare correttamente e prevenzione dell'obesità: 7 indicazioni per bambini e adolescenti da parte della Soc. Italiana di Pediatria

Durante la pandemia i bambini e gli adolescenti hanno diminuito i livelli di attività fisica, hanno aumentato il tempo passato davanti agli schermi, e in molti casi è peggiorata la qualità dell’alimentazione con una maggiore assunzione di bevande zuccherate, di snack ad elevata densità energetica, di alimenti ricchi di grassi e zuccheri. Ancor di più oggi è importante ricordare ai genitori quali sono regole per una corretta alimentazione, a partire dalle recenti raccomandazioni ESPGHAN. La Dieta Mediterranea è un modello alimentare ricco di alimenti di origine vegetale (verdure frutta, cereali integrali, legumi, semi), caratterizzato dall’impiego di olio di oliva come principale fonte di grassi aggiunti e da un consumo moderato di pesce, uova pollame e prodotti caseari abbinato ad un ridotto consumo di carne rossa. Diversi studi su bambini e adolescenti hanno dimostrato che minore è l’aderenza al modello mediterraneo, sopra descritto, e maggiore è la prevalenza di sovrappeso e obesità, identificando quindi la Dieta Mediterranea come un pattern alimentare da promuovere per mantenere un buono stato di salute.

– È importante consumare 5 pasti giornalieri, fino ai 12 anni, poiché è stato dimostrato che tale numero di pasti al giorno riduce il rischio di obesità. Infatti, gli studi suggeriscono un possibile effetto nella riduzione del senso di fame garantito da regolari frequenze alimentari. Oltre ai 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena), si raccomanda dunque di consumare 2 spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio con l’intenzione di ridurre la fame fino al pasto successivo.

– Non saltare la prima colazione. Consumare cibo nella fascia oraria compresa tra le 6 e le 9 del mattino riduce il rischio di sviluppare obesità in età pediatrica. Al contrario se la prima colazione viene saltata si verifica un consumo di alimenti eccessivo e sproporzionato nelle ore successive, che incide negativamente sull’introito (o intake) energetico giornaliero.

– I pasti consumati in famiglia sono momenti importanti per la giornata del bambino e gli studi rivelano che queste occasioni di consumo aiutano a mantenere una dieta più ricca e varia, tanto che risultano avere un lieve effetto protettivo contro lo sviluppo di sovrappeso e obesità nei bambini. Si consiglia quindi di consumare almeno 5 pasti alla settimana in famiglia, per promuovere sani comportamenti alimentari.

– Anche la composizione del pasto gioca un ruolo fondamentale nel prevenire il rischio di obesità. Numerosi studi dimostrano, ad esempio, l’impatto negativo del consumo di cibi da fast food nel bambino. Inoltre, alcuni studi confermano che il rischio aumenta con l’aumentare dell’età, ovvero maggiore è l’autonomia nella scelta dei cibi da parte dei ragazzi, maggiore è la volontà di consumare alimenti da fast food. Altrettanto importanti risultano le scelte degli snack da consumare nell’arco della giornata. Si consiglia infatti di limitare al meno possibile snack con elevato contenuto energetico, ricchi in grassi saturi, zuccheri raffinati e sale al fine di migliorare l’alimentazione e l’outcome sulla salute.

– No alle bevande zuccherate: sono drink o bevande arricchite con dolcificanti calorici il cui consumo elevato causa un’elevata introduzione di zuccheri liberi sia in bambini che adulti. In particolare, un recente studio ha dimostrato l’associazione tra il consumo di bevande zuccherate e l’aumento di obesità o di indice di massa corporea (IMC) nei bambini. Quindi, si raccomanda di proporre ai bambini un consumo quotidiano di acqua evitando le bevande zuccherate.

– Non meno importante è il ruolo delle porzioni degli alimenti, è stato infatti evidenziato in numerosi studi che il consumo alimentare giornaliero dei bambini a partire dai 4 anni sia ampiamente influenzato dalla dimensione della porzione che gli viene servita, da qui l’importanza di educare i genitori a stimare porzioni corrette per i propri figli.

– Secondo le raccomandazioni dell’OMS per mantenere un ottimale status di salute è opportuno incoraggiare un’attività fisica giornaliera di intensità moderata-vigorosa per almeno 60 minuti in tutti i soggetti di età compresa tra 3 e 17 anni. Al contrario l’inattività fisica e la sedentarietà sono comportamenti scorretti che non devono essere adottati poiché sono associati ad un aumento nell’indice di massa corporea e vengono considerati come fattore di rischio per lo sviluppo di obesità in età pediatrica. Si stima infatti che per ogni ora in più di televisione guardata quotidianamente il rischio nel bambino aumenta del 13%; di conseguenza risulta importante limitare il tempo speso davanti agli schermi specialmente durante i pasti. Considerando la complessità dello sviluppo dell’obesità nei bambini e negli adolescenti, oggigiorno è necessario un approccio integrato multifattoriale per la sua prevenzione che prenda in considerazione numerosi aspetti dello stile di vita del bambino, inclusi anche i comportamenti alimentari dei genitori e di tutti i caregivers del bambino.



martedì 1 marzo 2022

NO AI BAMBINI “NO LIMITS”: Risposta ai genitori su "Il Secolo XIX"

NO AI BAMBINI “NO LIMITS”: Risposta ai genitori su "Il Secolo XIX"

 

Anche se è più facile dire “si “ai bambini anziché “no”e acconsentire alle loro richieste, ricordiamoci che è importante dare regole e limiti ai nostri figli, e iniziare molto precocemente.

I bambini hanno bisogno che gli adulti diano

limiti: che non possono e non devono essere superati (anche per la tutela della salute, ad esempio non mettere le dita nella presa, non bere sostanze tossiche)

regole su ciò che si deve fare in un determinato caso o in una particolare attività. Ad esempio, lavare i denti prima di andare a nanna, lavare le mani prima di mangiare) 

Ricordiamoci che non è educativo urlare o “dare una bella patta”, come dicono alcuni genitori perché, oltre a non servire a nulla, offre un cattivo esempio che poi il bambino può adottare con altri.

Molti genitori mi dicono: “dottore ma come faccio??…. mio figlio di 2 anni non accetta i limiti, si arrabbia, urla e finché non gli faccio fare quello che vuole è intrattabile “.

Alcuni genitori vanno addirittura nel panico all’idea di affrontare un bambino arrabbiato o soffrono all’idea di farlo soffrire. Ma i limiti sono una fase fondamentale per lo sviluppo di un bambino ed è compito dei genitori iniziare a stabilirli e a farli rispettare ed interiorizzare e, nel tempo, farli propri e non cedere sempre e subito alle loro richieste.

COME FARE PER FAR RISPETTARE I LIMITI AI BAMBINI SENZA FAR SCATENARE UNA TEMPESTA SE NON UN URAGANO?

Dobbiamo innanzitutto sapere che porre limiti ai bambini è molto importante per il loro sviluppo, e non solo per prevenire e limitare comportamenti pericolosi, ma anche per educarli a essere responsabili delle loro azioni e del loro comportamento, a saper tollerare la frustrazione, la noia e a rispettare  gli altri.  

Ponendo dei limiti abbiamo la possibilità di evitare che nel cervello dei bambini si stabiliscano connessioni negative e allo stesso tempo li indirizziamo verso il comportamento desiderato.

A quale età si possono iniziare a porre dei limiti e in quali momenti?

Fin dai primi mesi di vita quando il bambino inizia ad avere una certa autonomia motoria.  Importante una precocità dell’intervento appena si notano comportamenti non appropriati o ancora meglio, se si riesce a cogliere dei segnali anticipatori, prima che avvenga un fatto indesiderato. 

Introdurre regole e limiti, e mantenerle in modo fermo, coerente, tranquillo, li farà sentire più tranquilli e saranno anche più motivati a seguirli perché sapranno che non è facile farci cambiare idea. 

Non bisogna allentare il livello di attenzione e coerenza nostro e di tutti i famigliari. I bambini, infatti, hanno bisogno dei limiti e delle regole ma, cosa fondamentale devono essere poche e molto chiare.

I bambini tendono a riprovare e a vedere se riescono a “evadere” ai limiti posti: bisogna mantenere, anche se siamo stanchi, quanto stabilito e agire con coerenza e costanza.

Indispensabile anche che i genitori siano d’accordo sulle regole importanti per la crescita dei bambini. Se, ad esempio , la mamma non fa vedere i cartoni animati appena si arriva a casa mentre il papà, o i nonni, li concedono il risultato può essere che i bambini si sentano confusi e crederanno meno a questo limite.

E’ importante che i genitori condividano la proposizione delle regole e i relativi comportamenti e che le regole non vengano invalidate dal genitore che non li condivide. Altro elemento fondamentale è il rispetto dei ruoli : i genitori rappresentano per il bambino un punto di riferimento per cui i figli non devono essere trattati come pari, amici perché si finirà per renderli insicuri.

Teniamo sempre presente che urlare non serve a nulla e il suggerimento per porre limiti è quello di mantenere un clima di tranquillità ed evitare di innervosirci per non creare un clima di ansia, tensione e malessere reciproco. Quando urliamo infatti nel cervello dei bambini si attiva un’area che non controlla la zona della corteccia cerebrale prefrontale deputata alla gestione dei limiti.  Si deve quindi comunicare parlando con tranquillità, con un tono di voce adeguato, ma essere fermamente  decisi e convinti  su ciò che diciamo e che abbiamo ben chiaro ciò che possono e non possono fare. Importante far sentire ai bambini che siamo vicini a loro, non solo, fisicamente ma soprattutto con affetto. Questo vale anche quando poniamo dei limiti: dire le cose con affetto e non dare un ordine o minacciare. 

In sintesi i limiti sono importanti e una prova di amore e bisogna applicarli:

-   Presto: importante una precocità dell’intervento appena si notano comportamenti non appropriati o ancora meglio, se si riesce a cogliere dei segnali anticipatore. Se possibile intervenire

-          Prima che avvenga un fatto non desiderato.

-       Sempre: i bambini tendono a riprovare e a vedere se riescono a “evadere” ai limiti posti: bisogna mantenere, anche se siamo stanchi, quanto stabilito e agire con: 

-       Con coerenza mantenendo quanto stabilito e che i genitori siano d’accordo sulle regole importanti per la crescita dei bambini. 

-       Con tranquillità: i limiti non sono ordini e vanno posti in un clima di tranquillità e bisogna evitare di innervosirci per non creare un clima di ansia tensione e malessere reciproco. 

-       Con fermezza: si deve far vedere, come detto sopra, con tranquillità che siamo decisi e senza dubbi su quanto diciamo e che abbiamo ben chiaro ciò che possono e non possono fare. 

-       Con affetto: sempre importante far sentire ai bambini che siamo vicini a loro. Quando poniamo dei limiti dobbiamo porci con affetto ed empatia e non essere minacciosi, “direttivi” o ostili. I bambini accetteranno così regole e senza sentirsi attaccati. 






domenica 27 febbraio 2022

QUANDO E COME INIZIARE LO SVEZZAMENTO (ACR)E QUALI ALIMENTI DARE? ANCHE NEGLI ANNI SUCCESSIVI?

QUANDO E COME INIZIARE LO SVEZZAMENTO (ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE RESPONSIVA) E QUALI ALIMENTI DARE? ANCHE NEGLI ANNI SUCCESSIVI?

Care e cari Genitori e nonni (in quanto dico cose diverse rispetto a quanto dicevo decenni fa...ma lei cose cambiano in base all'evolvere delle conoscenze).

Invio un ricordo per lo svezzamento (alimentazione complementare responsiva).

Diversi studi condotti nell’ultimo decennio hanno rafforzato l’evidenza che uno svezzamento ritardato e in particolare una ritardata esposizione a uova, latte, cereali e altri cibi solidi (compresa la frutta secca) non siano associati a una riduzione di malattie allergiche, bensì possano portare a un aumentato rischio di eczema e sensibilizzazione allergica. Stesso discorso vale per il glutine.

– Se il bambino è allattato artificialmente ed è “pronto”*, non aspettare i 6 mesi di vita per iniziare lo svezzamento.

– Se il bambino è allattato al seno, non interrompere l’allattamento durante lo svezzamento, che inizierà a 6 mesi, in genere, poiché migliora la tolleranza.

– Non applicare differenze di svezzamento tra bambino atopico e non atopico.

– Attenzione a non ritardare lo svezzamento oltre i 6 mesi di vita: potrebbe aumentare il rischio di atopia e di celiachia.

* E' interessato al cibo, sta in posizione seduta e mantiene la testa ritta, coordina gli occhi, le mani, affer- ra il cibo e lo mette in bocca ed è in grado di deglutirlo (ha perso il riflesso di estrusione).

Trovate ampie spiegazioni qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=svezzamento . Una documentazione scientifica qui: https://acp.it/assets/media/Quaderni-acp-2014_211_27-30.pdf.






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