sabato 3 giugno 2017

COME FAR MANGIARE VOSTRO FIGLIO

COME FAR MANGIARE VOSTRO FIGLIO
Consigli  SINTETICI DALLO SVEZZAMENTO IN POI

MAI LASCIARLO MAI DA SOLO  QUANDO MANGIA
NON DARE CIBO DI DIMENSIONI “PERICOLOSE” (rischio soffocamento: acini d’uva, ciliegie, olive e qualsiasi cibo non tagliato a piccoli pezzi)

1)    Mai forzare a mangiare se non gradisce un alimento (riprovare più volte, anche 10 volte, a distanza di tempo)
2)    Non focalizzare l’attenzione su quanto mangia il bambino ma su cosa (la qualità del cibo) e “come” mangia
3)    I genitori servono come esempio di come si mangia (seduti a tavola senza TV, e giochi,per gli adulti senza telefonino e TV). L’esempio si fornisce anche mangiando tutti i tipi di cibo
4)    Se ha fame mangia, se non mangia non ha fame
5)    I bambini mangiano in modo adeguato ai loro bisogni e non hanno idee preconcette sul cibo.
6)    Il cibo è solo nutrimento e non affetto, amore. Se non mangia non vuol dire che rifiuta affetto o che non vi voglia bene
7)    L’Inappetenza deriva da un mancato equilibrio tra quanto un bambino mangia e quanto in famigli si pensa che debba mangiare. Si risolve riducendo le aspettative della famiglia e non facendo mangiare di più il bambino
8)    Non è colpa della mamma (o di altri) se il bambino mangia poco
9)    Nelle “lotte” (inutili) per mangiare tutti stanno male. Chi soffre di più è il bambino
10)  Le “Buone Maniere” a tavola si insegnano da subito

IL BAMBINO VA EDUCATO A MANGIARE. L’ALIMENTAZIONE E’ EDUCAZIONE:
-       Dare regole su come si mangia, dove si mangia e orari dei pasti e intervalli tra i pasti (non si mangia ovunque e in continuazione)
-       Offrire da mangiare tutti i tipi di cibo (e mangiate anche voi tutti i tipi di cibo)
-       Proporre 5 pasti al dì: a metà mattinata basta frutta (e non succo di frutta) o uno yoghurt (yoghurt naturale e non prodotti con yoghurt e conservanti e coloranti). Le merende debbono essere leggere per evitare che non abbia fame a pranzo o a cena
-       Dare e far accettare dei “no”
-       Sapere attendere (mamma dammi qualcosa subito da mangiare, ad esempio)
-       Quando si mangia…si mangia (non si gioca, non si guarda la TV, non si fanno “teatrini)
-       Se il bambino non è un mangione offrire porzioni ridotte
-       SE avete dubbi che mangi poco segnate su un quaderno da sottoporre al pediatra
-        
DOVE SI MANGIA:
-       In cucina, sulla sdraietta o sul seggiolone (non in braccio)
COME SI MANGIA:
-       BIBERON fino a 1 anno, massimo 2 anni
-       MANI: dallo svezzamento fino ai 2 anni (eccetto che per gli alimenti che si mangiano normalmente con le mani

-       POSATE: dal 8 mese di vita in poi


venerdì 2 giugno 2017

BLUE WHALE E SUICIDI: CONSIGLIO DI ALBERTO PELLAI

BASTA PARLARE SOLO DEL BLUE WHALE COME IL MOSTRO che fa suicidare. Può in alcuni casi far precipitare la situazione in chi ha già qualche problema. La le cause di suicidio e il malessere che lo precede hanno ben altre cause. Seguiamo quanto dice Pellai. Il suicidio come potete vedere nella tabella allegata, riferita a dati USA del 2015, è la seconda causa di morte da 15 a 34 anni e la terza causa di morte nell'età tra 10 e 14 anni...senza nessun "Blue Whale"e Ne ho già parlato in un altro post https://ferrandoalberto.blogspot.it/2017/06/blue-whale-e-sucidi-consiglio-di.html
A questo punto bisognerebbe ritirare anche l'ultimo libro di Stephen King*? "Fine Turno" ove descrive una app fatta apposta per istigare i suicidi nei ragazzi e scrive: "Per non essere esclusi dal gregge, gli adolescenti maschi tendono a indossare gli stessi pantaloncini extralarge e coltivare la stessa peluria sulle guance. Le femmine adottano lo stesso tipo di vestiti e impazziscono per gli stessi gruppi musicali. ................ Le mode si diffondono tra i ragazzi come un’epidemia di morbillo e, di tanto in tanto, una di queste mode è il suicidio. Nel Galles meridionale, decine di adolescenti si impiccarono tra il 2007 e il 2009, con i post sui social network ad alimentare questa mania. Persino i messaggi di addio si adeguarono al gergo delle chat: VVB e CS VEDE. :-)
*King, Stephen. Fine turno (posizioni nel Kindle 3564-3569). SPERLING & KUPFER.
Alberto Ferrando
Pediatra


giovedì 1 giugno 2017

Cari genitori: ATTENTI AI COTTON FIOC PER LA PULIZIA DELLE ORECCHIE DEI BAMBINI

Cari genitori: ATTENTI AI COTTON FIOC PER LA PULIZIA DELLE ORECCHIE DEI BAMBINI:
MAI USARLI PER LA PULIZIA DELLE ORECCHIE DEI BAMBINI E ATTENTI A DOVE LI LASCIATE (i bambini li trovano e possono causare lesioni da sé stessi)
I rischi sono danni all’orecchio ma il loro uso causa anche  i tappi di cerume.
Trovate qualche consiglio qui (libro “Primo Soccorso Pediatrico)
Lo abbiamo sempre saputo ma la notizia viene confermata in una pubblicazione recente dell’aprile 2017:  (J Pediatr. 2017 Apr 25. Pediatric Cotton-Tip Applicator-Related Ear Injury Treated in United States Emergency Departments, 1990-2010).
Sono state raccolti i casi di le lesioni alle orecchie  dal 1990 al 2010 (National Electronic Injury Surveillance System….che organizzazione invidiabile) giunti ai Pronto Soccorso.
In questo periodo sono state segnalate lesioni in   263 338 bambini (età <18  anni) da cotton fioc!!!
Le lesioni erano più frequenti per età inferiore a 3 anni  (32.2 casi per 100 000 bambini di tale età). Nel 73,2% la lesione è avvenuta durante la pulizia delle orecchie. I motivi di accesso più frequenti al pronto Soccorso sono stati sensazione di corpo estraneo 839.2%) e sanguinamento (34.8%).
Una perforazione timpanica è stata riscontrata nel 25% dei casi (25.3%).
Cosa fare per pulire le orecchie??? NIENTE!!! le orecchie sono in grado di autopulirsi.  Tenete conto che il cerume ha la funzione di dare protezione e  pulizia condotto uditivo esterni e, pian piano esce da solo. Se spingiamo con il cotton fioc ecco che si formerà il tappo di cerume.
 Si può pulire la parte esterna delle orecchie con acqua tiepida senza “entrare” nel condotto uditivo.  





martedì 30 maggio 2017

COME CREARE UNA PATOLOGIA A UN BAMBINO (EFFETTO PIGMALIONE AL CONTRARIO) OVVERO “LA PROFEZIA CHE SI REALIZZA”

COME CREARE UNA PATOLOGIA A UN BAMBINO (EFFETTO PIGMALIONE ) OVVERO “LA PROFEZIA CHE SI REALIZZA” (Da Nardone e collaboratori: “Aiutare i genitori ad aiutare i figli”)
Cari genitori
Ho già fatto un articolo allertandovi sui rischi di visite e screening,  spesso offerti gratuitamente (https://ferrandoalberto.blogspot.fr/2017/05/caccia-al-bambino-sano-ci-risiamo.html) non concordati con il pediatra curante. I danni che possono derivare da una etichetta, o anche da un dubbio di patologia (viene definito “etichettamento patologivo” )possono avere conseguenze devastanti sulla sviluppo e sul concetto di se del bambino e sull’equilibri della famiglia.
Quando un bambino viene etichettato con un disturbo come “non si concentra” , “è distratto”, “vive nel suo modno” ecc.  chi è a contatto con lui modifica il proprio atteggiamento, a partire dai  genitori.  “Effetto Pigmalione” (vedi dopo).  
E a volte le profezie prendono vita e si realizzano.
Dal libro di Nardone: Etichette patologizzanti: bambini «disturbati», bambini «incapaci», bambini «indifesi».  La prima delle «realtà terribili» è quella dei bambini inizialmente etichettati come «impossibili», «pestiferi», «iperattivi». Sono bambini molto difficili da gestire perché presentano un mix di comportamenti disturbanti e dirompenti sia a casa con i genitori che a scuola con insegnanti e coetanei.  In genere la carriera di un bambino identificato come un «Pierino la peste» segue un percorso tipico. Intorno ai cinque o sei anni, all’inizio della scuola primaria, iniziano le prime difficoltà di genitori e insegnanti nel «contenere» il comportamento del bambino. I comportamenti problematici possono variare da un’estrema irrequietezza, agitazione psicomotoria, estrema vivacità, impedendo al bambino di seguire le lezioni secondo i ritmi dettati dalle maestre, sino a manifestazioni di aperta «ostilità», atteggiamenti provocatori e oppositivi, vere e proprie aggressioni verbali e non nei confronti degli adulti, o più tipicamente dei coetanei.  A complicare questa varietà di comportamenti problematici si aggiungono spesso condotte stereotipate, azioni ripetitive – in tutto e per tutto simili ai rituali ossessivo-compulsivi degli adulti – ma anche espressioni opposte: silenzi ostinati, apparenti «isolamenti» nel proprio mondo interiore fatto di fantasie e giochi incomprensibili all’adulto”.  Questi comportamenti mettono a dura prova i genitori che mettono in atto provvedimenti che possono peggiorare la situazione:
-       Punizioni,
-       Consulenze  «diagnostiche» e specialistiche rivolgendosi a medici, specialisti, neuropsichiatri, psicologi, psicoterapeuti, medicine alternative, logopedisti, osteopati per citarne solo alcuni.
Le diagnosi più frequenti sono:
a) disturbo oppositivo-provocatorio;
b) disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività;
c) varianti di ritardo mentale, come l’autismo e la sindrome di Asperger, o un disturbo di personalità, in genere dello spettro ossessivo-compulsivo o d’evitamento.
Nardone sostiene una di queste diagnosi, anche se correttamente formulata, non dà alcuna garanzia di soluzione. Anzi, per certi versi è vero il contrario. Infatti, quando una diagnosi non è seguita parallelamente da un intervento terapeutico efficace, in genere ha effetti patogeni.
Chi ha una “etichetta” , una diagnosi  sviluppa percezioni e comportamenti consoni con ciò che ci si aspetta da lui (La profezia che si avvera).
Formulata la diagnosi e creato il caso il comportamento del bambino viene sempre più rinforzato dagli atteggiamenti di genitori, degli insegnanti, dei parenti.
Il bambino vivace diventa così un bambino con disturbo oppositivo-provocatorio,
Il bambino vivace e distratto rischia la diagnosi di ADHD
il bambino distratto si trasforma in un  deficit attentivo.
Il disturbatore viene infine trasformato in un bambino «disturbato».
Il bambino con una etichetta (diagnosi) porta ad un circolo vizioso di peggioramento (effetto Pigmalione al contrario): non si stimola il bambino  che “entra nella parte”.
Che fare direte?  Parlare con il proprio pediatra che valuterà cosa fare e a quale specialista, con cui resterà in contatto, affidarsi. Da evitare approcci specialisti non coordinati dal pediatra curante. Il rischio? Un approccio parziale, una etichettizzazione con le conseguenze appena descritte.

Robert Rosenthal alla fine degli anni Sessanta in una scuola americana fece un esperimento (che fu chiamato «effetto Pigmalione» dimostrando come potesse influenzare, in meglio,  il rendimento scolastico di un bambino. Comunicò  agli insegnanti dicendo che aveva identificato dei bambini che avevano un quoziente di intelligenza superiore. Alla fine dell’anno scolastico quei bambini avevano il rendimento scolastico. Però…..: i bambini segnalati, e che avevano dato i risultati migliori erano stati scelti a caso, e non sulla base dei  risultati al test. Era dunque stata l’aspettativa indotta negli insegnanti di avere a che fare con bambini particolarmente intelligenti a determinare il miglioramento nel rendimento scolastico.
Il “Fenomeno Pigmalione” funziona in questo modo:
1) l’insegnante costruisce la credenza di avere a che fare con un bambino intelligente;
2) in accordo con la sua aspettativa, inizia a modificare, incosapevolmente, la sua interazione nei confronti del bambino
3) i cambiamenti di atteggiamento riguardano la maggiore frequenza con cui si rivolge al bambino, i maggiori stimoli d’interazione che gli offre (ad esempio dandogli maggiori opportunità di porre domande), sollecitandolo e coinvolgendolo attivamente durante le lezioni;
4) se protratto a lungo, gli effetti di questo «trattamento differenziale» si traducono nel bambino in una performance scolastica migliore rispetto ai coetanei. 
Si tratta del fenomeno più generale della «profezia che si autorealizza» (: le aspettative del genitore (o dell’insegnante) prendono forma lentamente nei comportamenti costruendo una realtà che in precedenza era solo immaginata.
Tratto da Nardone, Giorgio. Aiutare i genitori ad aiutare i figli (Ponte alle Grazie Terapia in tempi brevi) (Italian Edition)





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