sabato 10 febbraio 2018

CONSIGLI PER LO SVILUPPO DELL’ AUTONOMIA DEL BAMBINO da 0 a 6 anni

SVILUPPO DELLE AUTONOMIE DEL BAMBINO E CONSIGLI DI BASE PER L’EDUCAZIONE
A partire dalla nanna, allo svezzamento e al non uso del ciuccio e del biberon dai......(vedi sotto)
Insegnare a un bambino a fare da solo (ad esempio a  vestirsi e spogliarsi, a svolgere piccoli compiti domestici ecc. ) non solo significa renderlo più sicuro di sé e aumentare la sua autostima, ma anche contribuisce a sviluppare le sue intelligenze e a porre le basi per dei buoni risultati scolastici e del suo futuro lavorativo.
Non solo: si aiuta a sviluppare la manualità oltre a far crescere l'immagine di sé e l'autostima.
I genitori invece spesso si sostituiscono al proprio figlio perché non c'è tempo, si corre sempre! Ma i bambini hanno bisogno di sentirsi in grado di fare le cose in autonomia per sviluppare abilità di pensiero efficaci ed autonome. In questo modo si svilupperanno in futuro abilità di sopravvivenza e di problem-solving, capacità di trovare le più diverse alternative per gestire e non subire le situazioni.
Importante un buon  equilibrio di coppia e è necessario cercare, fin dai primi mesi di vita del bambino, di ritagliare dei tempi per la vita coppia come uscire da soli qualche volta al mese

-       NON accorrere immediatamente al primo pianto: a volte un neonato viene preso in braccio immediatamente appena fa un pianto. Bisogna interpretare il  pianto ma se ha mangiato, se è andato di corpo regolarmente …aspettiamo qualche minuto
-       Mangiare da solo: La prima autonomia che va insegnata a un bambino è quella di mangiare da solo. Si parte durante lo svezzamento mettendogli piccoli pezzi di cibo nel piattino, in modo che se li porti da solo alla bocca. Appena più grandicello si passa all'uso del cucchiaino e della forchetta, fino al coltello. In parallelo bisogna insegnargli a portare il bicchiere alla bocca e a pulirsi da solo con il tovagliolo.
-       Dormire da solo: Variabile a seconda delle culture. In camera con i genitori si...nel lettone è un tema oggetto di discussioni ma andrebbe evitato soprattutto in situazioni, note, di rischio quali fumo, obesità, uso di droghe o alcol da parte dei genitori. (Tema su cui tornerò )
-       Dormire nella cameretta: variabile, dipende da varie situazioni. Comunque non prima dei 6-12 mesi
-       Non usare il biberon dai 18-24 mesi
-       Non usare il ciuccio dai 2 anni e mezzo – tre
-       Togliere il pannolino: variabile da bambino a bambino dai 18 ai 36 mesi.
-       Gestire la rabbia: cestino o scatola della rabbia o barattoli della calma: variabile dai 2-3 anni
-       Vestirsi da solo: Tra i 3 e i 4 anni il bambino è pronto ad effettuare i primi esperimenti con i vestiti e già prima dei 5 anni un bimbo può vestirsi completamente da solo.
-       Aiutare nelle faccende domestiche (apparecchiare, fare la spesa, cucinare)*
-       Igiene intima da soli dai 5-6 anni: gradualmente spiegare ai maschietti la pulizia del pene facendo scorrere la pelle dl prepuzio sul glande  e alle bambine di aprire le grandi labbra per lavare anche dentro.
-       Riordinare i propri giochi: abituarlo all'ordine è il prerequisito dell'ordine logico, cioè la capacità di mettere ordine fra le conoscenze. Se si vorrà facilitare la capacità di studiare con ordine logico, sarà quindi indispensabile abituare precocemente all'ordine pratico.
-       Esprimere i propri sentimenti e sviluppare l'autocontrollo: va fatta dai 5-6 anni. Il genitore deve educare il bambino ad esprimere a parole le proprie emozioni: gioia, entusiasmo, ma soprattutto paura, collera e tristezza. Soprattutto verbalizzando le emozioni negative il bambino saprà contenere i comportamenti violenti e impulsivi.
-       Fare i compiti da solo: si corre il rischio di impigrirlo, inoltre si rischia che il bambino pensi di essere incapace di lavorare da solo, diminuendo così la sua autostima. Non significa che i genitori si debbono disinteressare dei compiti, debbono verificare al termine ed essere disponibili in caso di difficoltà.
-       Paghetta,  da dare al lunedì per consentirgli di acquisire la gestione dei soldi da dare al lunedì. Base di partenza 30 centesimi per anno di vita. Dai 5/6 anni.

*Aiutare nelle faccende domestiche 
* 1.    BAMBINI DI 2-3 ANNI. rimettere i giochi nelle scatole, gettare i rifiuti nella spazzatura, apparecchiare la tavola, mettere a posto le riviste e i libri
2.    BAMBINI DI 4-5 ANNI. dar da mangiare agli animali domestici, apparecchiare la tavola (ma con piatti e bicchieri non fragili), appaiare i calzini, innaffiare le piante... I bambini di età prescolare amano dimostrare di essere capaci e indipendenti. Concentratevi non tanto sul risultato, ma sull'impegno.
3.    BAMBINI DI 6-7 ANNI. aiutare a preparare il pranzo, fare i letti, aiutare a mettere via la spesa, buttare la spazzatura.
4.    BAMBINI DI 8-9 ANNI. cucinare piatti semplici, apparecchiare e sparecchiare, caricare e svuotare la lavastoviglie, piegare e mettere via i vestiti, sostituire la carta igienica, passare l'aspirapolvere o rastrellare.
5.    BAMBINI DI 10-12 ANNI. A questa età possono: lavare piatti e pentole, passare la scopa, lavare il bagno, aiutare a portare la spesa.
6.    DAI 13 ANNI IN SU. A questa età possono: fare da babysitter ai fratellini, aiutarli con i compiti, cucinare la cena una volta alla settimana, portare fuori il cane... E' importante che un figlio adolescente impari a cavarsela da solo in quasi tutte le faccende domestiche. Attenzione però che gli insegnamenti non rispecchino stereotipi di genere: i maschi devono imparare a cucinare, a stirare, a fare il bucato e le femmine a maneggiare un trapano, cambiare l'olio della macchina e fare giardinaggio.​

I LAVORETTI VANNO PAGATI? è importante che i bambini eseguano dei lavoretti all'interno della famiglia per imparare il senso di responsabilità. Questi lavori dovrebbero essere separati dalla paghetta settimanale, che serve per insegnargli il valore dei soldi.

venerdì 9 febbraio 2018

Doping, ragazzi e, ahimè, genitori

SPORT E DOPING a ragazzi e adolescenti. Ruolo dei genitori:
Notizia di questi giorni: ragazzi del ciclismo dopati da Società e con genitori consenzientiL. Riportata partecipazione attiva: “Doping tra ciclisti dilettanti (anche bambini): la nonna faceva la spesa di carne, frutta, insulina e ormoni”.
Lo sport deve essere divertimento e attività fisica e relax. Leggi anche qui: https://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=doping
Alcuni decenni fa’ l’uso di sostanze dopanti era prerogativa degli atleti professionistici, poi questa pratica si è progressivamente diffusa nel mondo sportivo dilettantistico e amatoriale e, per motivi diversi anche in altri strati di popolazione, basti pensare al doping cosmetico ovvero l’uso di farmaci per migliorare l’aspetto fisico. Nel corso di questi anni si sono conosciuti i vari effetti collaterali a breve e lungo termine legati all’assunzione di sostanze dopanti. La letteratura scientifica di questi ultimi anni ha messo in evidenza che l’uso abuso di sostanze dopanti comincia già in età adolescenziale con gravi ripercussioni sulla salute costituendo così non solo un esempio di illecito sportivo ma anche un problema di sanità pubblica e di educazione “malata”.
Lo sport viene considerato importante perché rappresenta non solo un mezzo con cui socializzare e divertirsi ma anche un momento educativo per i ragazzi. Infatti esso dovrebbe insegnare il rispetto delle regole, a fronteggiare e superare gli ostacoli, a mettersi in discussione con gli altri, a riconoscere i propri limiti e in ultimo acquisire fiducia in se stessi. Un’altra analisi riguarda le figure che accompagnano i ragazzi  nelle loro pratiche sportive: i compagni, l’allenatore e gli stessi genitori. I compagni sono coloro con cui si segue un percorso e ci si confronta agonisticamente. La socializzazione, soprattutto negli sport di squadra, è qui un aspetto fondamentale. Nei giochi di squadra tutti danno il proprio contributo per raggiungere un risultato, i compagni sono coloro con cui condividere vittorie e sconfitte; si viene a creare uno spirito di gruppo e la vittoria o la sconfitta è della squadra e non del singolo. Anche gli allenatori vengono considerati importanti per il loro ruolo di aggregazione dei giovani ed educatori della cultura sportiva. I genitori, pur sottolineando i vantaggi della pratica sportiva, si considerano ovviamente importanti non tanto nel ruolo di educatori ma per coloro che danno un sostegno economico, per incoraggiare e aiutare nei momenti critici e infine per dare un giusto valore allo sport. Qualche genitore ha però sottolineato come sia radicalmente cambiato il mondo dello sport in questi ultimi anni diventando molto competitivo ed evidenziando tutte le conseguenze negative, dai falsi miti al doping. Dai dati ottenuti risulta che questo fenomeno è un tema poco trattato in famiglia e tra i coetanei e solo superficialmente se ne parla a scuola o con gli allenatori. Le maggiori informazioni sul fenomeno si hanno dai mass media in occasione di scandali che coinvolgono personaggi famosi o per fare audience sorvolando a volte sulla realtà del fenomeno. Gli stessi genitori ammettono di  saper poco o nulla del doping e la loro conoscenza sul doping è soprattutto fonte di notizie riportate dalla cronaca. Il timore che i ragazzi possano assumere sostanze è presente nei genitori, d’altro canto li considerano troppo piccoli per doparsi. Unanime è invece la convinzione che i farmaci devono essere usati solo per scopi terapeutici e se prescritti dai medici.
Importante illustrare e spiegare ai ragazzi il doping, i pericoli ad esso connessi e i danni derivanti dal cattivo uso dei  farmaci. Un  ruolo importante viene svolto dalla scuola dove i ragazzi passano la maggior parte del tempo, ruolo privilegiato per educare i ragazzi ad un sano stile di vita.






domenica 4 febbraio 2018

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...