sabato 10 ottobre 2015

Quali scarpe per i bambini? Poesia di Pablo Neruda

Quali scarpe per i bambini?
Poesia  di Pablo Neruda:

Al piede dal suo bambino

Il piede del bimbo non sa ancora di essere piede,
e vuole essere farfalla o mela.
Ma presto i vetri e le pietre,
le strade, le scale,
e i cammini della dura terra
insegnano al piede che non può volare,
che non può essere frutto rotondo sul ramo.
Il piede del bimbo allora
è stato sconfitto, è caduto
in battaglia,
è stato fatto prigioniero,
condannato a vivere in una scarpa.

Nei primi mesi di vita il piede del lattante si comporta come un organo di senso infatti il bambino  esplora l'ambiente circostante e riceve informazioni di tipo termico, tattile e dolorifico. Dal 5-6 mese di vita esplora l’ambiente circostante con i piedi che si osserva e si porta alla bocca. 
Pertanto, sotto i 9-10 mesi di vita, non bisogna sottrarre al piede la sua sensibilità e le scarpe servono  come mero ornamento o come protezione dal freddo in quanto il lattante non è  grado di produrre il passo e quindi l'andatura, 
Dopo tale età la scarpa deve possedere determinati requisiti anche se dobbiamo ricordare  che la funzione principale della scarpa è quella di proteggere il piede dallo sporco, dalle asperità del terreno e dal freddo e di rispettare l’anatomia del piede come spieghiamo qui sotto. 
Appare fondamentale scegliere la scarpa della misura giusta: con il bambino in piedi, premendo sulla punta della scarpa deve rimanere circa 1-1,5 cm oltre l’alluce (equivalente di circa 1 dito messo di traverso).
Ricordate che il piede del bambino cresce rapidamente soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, quasi ½ cm al mese per cui le scarpe vanno cambiate ogni 2-3 mesi. Cercate quindi di comprare delle “buone scarpe” ma senza spendere troppo e non fatevi ingannare da chi vi sostiene che la scarpa più cara è quella che farà camminare meglio il bambino.
E’ assolutamente sconsigliato comprare scarpe troppo grandi in quanto il piede sarebbe poco sostenuto ed avrebbe meno stabilità. Inoltre, se il piede “sfrega” nella scarpa  troppo larga si possono formare delle “vesciche” dolorose.
Quando la scarpa è piccola il bambino, oltre a camminare male, a punte in dentro, può subire dei danni alle unghie, e intorno alle stesse.
Non vanno neanche bene le scarpe usate, e spesso “sformate” del fratellino più grande.
E’ assolutamente da evitare l’uso, senza indicazione da parte del pediatra o dell’ortopedico, di scarpe correttive o preventive in quanto il piede “normale” non ha bisogno di essere corretto nella sua evoluzione.
La scarpa correttiva deve essere utilizzata solo in presenza di una patologia in atto e dopo una accurata valutazione ortopedica in quanto non può essere standardizzata ed ogni anomalia ha bisogno della “sua” correzione.
Le scarpe debbono avere un certo sostegno posteriore al calcagno, non dovra' essere ne' troppo rigida ne' eccessivamente morbida, dovra' avere una certa copertura posteriore, una tomaia confortevole ma pesante e protettiva in inverno , logicamente leggera in estate e che permetta  la normale traspirazione.  
La rigidita'della scarpa deve permettere un modesto piegamento della punta (e' da escludere quella che  si piega completamente) così si potra'  aiutare il bambino nei suoi iniziali tentativi di portarsi in piedi da solo e a produrre i primi passi autonomamente.
Cio' potra' avvenire tra i 9 e i 12 mesi,oppure (e spesso c'e' anche una familiarita') tra i 13 e 15 mesi, attenzione pero' che un ritardo di questo limite puo' essere anche dovuto a una situazione patologica e i genitori debbono comunicarlo al pediatra che, durante il “bilancio di salute” , escludera' con tranquillita' eventali patologie sottostanti.
Il piede del bimbo da uno a tre anni e' un piede  piuttosto lasso (cioe' morbido),con una volta plantare che va a formarsi nel tempo, e' quindi spesso "fisiologicamente" piatto.
E'  noto che  nei mesi caldi  fa bene camminare scalzi in spiagge sia sabbiose che ghiaio-pietrose per favorire il rinforzo  della muscolatura intrinseca del piede, non e'molto salutare invece camminare senza scarpe su pavimenti lisci,come quelli delle  case di oggi soprattutto in presenza di  familiarita' per piattismo del piede.
In questo caso e' utile  segnarla al pediatra che esaminera' ,eventualmente con certi ausili ( per es. podoscopio) l'impronta plantare ,tempo ideale e'  sui 3 anni di  età.
Sotto i 3 anni di età ci si deve preoccupare solamente di gravi forme di piattismo, spesso associato ad altre anomalie.
Ricordiamo che, fino a 3 - 4  anni, circa l’80% dei bambini ha i piedi piatti, dai 3 ai 6 anni la percentuale scende al 50%. La maggior parte di bambini si normalizzerà spontaneamente mentre una minoranza manterrà il piattismo che è presente circa nel  15% degli adolescenti e nel 5% degli adulti.
Il trattamento del piede piatto dipende dalla gravità del piattismo che viene distinto in tre gradi. Nelle forme più lievi, di primo grado, si può aspettare l’evoluzione spontanea programmando periodici controlli, nelle forme più accentuate si può ricorrere ad una correzione ortopedica (plantare)  per tentare di offrire un sostegno al piede. Dobbiamo comunque ricordare che nessun rimedio con scarpe o plantari può correggere un piede piatto per una “iperlassità legamentosa” (cioè per legamenti troppo morbi ed elastici) che è la causa principale della persistenza del piattismo.
Dopo i 6 anni le correzioni ortopediche servono a poco e sono più utili interventi di “potenziamento attivo dei muscoli” che si possono ottenere con sport come karatè, calcio, danza, atletica leggera oppure con ginnastica “specifica” in palestra, se il bambino è pigro e non vuole fare sport.
Dopo gli 8 anni può essere indicato, dopo attenta valutazione ortopedica, in presenza di piattismo di una certa entità (2-3 grado), un intervento di correzione chirurgica che va effettuato entro 1 12 anni in quanto successivamente si perde la capacità di risposta elastica del piede.

Il consiglio cosi' riassuntivo e' che la scarpa del bimbo va sempre scelta con cura , se poi sara' bella gli dara' una soddifazione  in piu,ma prima scegliamola buona, ma senza “svenarsi” perché va cambiata frequentemente!!!

venerdì 9 ottobre 2015

Dubbi sulla crescita di tuo figlio?

Dubbi sulla crescita di tuo figlio?
Recensione del libro “Come crescere mio figlio” dal sito “consumatrici.it”

I dubbi dei genitori sulla crescita dei propri figli sono, da sempre, numerosissimi. Il libro Come crescere mio figlio (pagg. 336, prezzo euro 19,90, edizioni LSWR) (acquistabile in tutte le librerie e anche su Internet e in occasione di presentazioni come il giorno 21 Ottobre presso sede Unicef Genova) prepara mamme e papà al difficile compito di genitori: in particolare, da prima ancora che lo diventino fino ai 6 anni di vita dei figli. Abbiamo chiesto quattro consigli su diverse problematiche al suo autore, il dott. Alberto Ferrando, specialista in Clinica Pediatrica e Professore a Contratto in Pediatria ambulatoriale al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Genova.

Dottor Ferrando, quali sono gli errori più comuni commessi dai genitori nella crescita dei loro figli e come possono essere evitati?
«Non parlerei di errori, ma di mancanza di conoscenza delle situazioni. La conoscenza è la miglior medicina. I genitori tendono a dare importanza soprattutto ad alcuni aspetti, come l’alimentazione nel primo anno di vita. Temono febbre e malattie varie, mentre purtroppo altri aspetti più critici vengono sottovalutati. La colpa di tutto questo è anche degli operatori sanitari. Per questo, ho sentito l’esigenza di trattare, nel mio libro, anche la prevenzione degli incidenti; tenuto conto che la prima causa di mortalità e di ricovero nelle persone da 1 a 44 anni sono, appunto, questi ultimi e non le malattie. E di questi, gli “incidenti da traffico” e l’annegamento costituiscono la prima causa di morte da 1 a 4 anni. C’è ancora poca consapevolezza e conoscenza della pericolosità del soffocamento da corpi estranei. I genitori possono prevenire questo problema offrendo ai figli un’alimentazione adeguata all’età; ma quante morti – o danni irreversibili – si eviterebbero effettuando una manovra semplicissima che spesso è sconosciuta. I nostri bambini trascorrono troppe ore a scuola perché gli operatori scolastici non siano istruiti in merito. In più, negli ultimi anni la società si è profondamente modificata e i bambini vengono allevati con grandi sensi di colpa da parte dei genitori. Questi ultimi dovrebbero abituarsi a dire dei NO ai propri bambini, per abituarli alla vita reale. I figli hanno bisogno di poche cose: affetto, compagnia e qualche “no” in più.».
Febbri improvvise, pianti disperati di chi non può ancora esprimersi a parole. Come si può distinguere un’emergenza da una problematica di routine?
«Pur con qualche eccezioni, l’istinto materno non sbaglia. È infatti la mamma che, più di ogni altra persona, conosce il figlio; avendo instaurato con lui un rapporto prima ancora di farlo nascere. Un buon pediatra dovrebbe promuovere la cultura dell’IO MATERNO. Eppure – in Italia e forse anche oltre – si tende a colpevolizzare la mamma e, in generale, la famiglia. È invece fondamentale che la crescita di un figlio venga affrontata il più serenamente possibile, con una preparazione adeguata, di cui spiego nel mio libro. Spesso, l’affannosa ricerca di informazioni – soprattutto sulla rete – crea confusione e insicurezza. Premesso questo, sono i comportamenti inusuali del figlio che devono allertare i genitori. Le malattie, infatti, non si manifestano sempre con la febbre. Occorre quindi porre attenzione, indipendentemente dalla piressia, a svariati aspetti: un cambio repentino del comportamento o del ritmo sonno-veglia; una respirazione differente; uno sguardo spento o supplichevole. In questo, la famiglia va aiutata a rinforzare le proprie responsabilità e a crescere. La nostra società è invece molto deresponsabilizzante e spesso chiama il 118 inutilmente: ma in caso di soffocamento, di shock anafilattico o di arresto cardiaco, spesso si interviene troppo tardi. Per queste tipologie specifiche, non si può delegare soltanto l’apparato medico: è la famiglia che, per prima, deve intervenire.».

In che modo devono essere preparati i bambini ai cambiamenti sostanziali in famiglia, come l’arrivo di un fratellino o di una sorellina, un lutto o una separazione?
«Dicendo loro la verità, bella o brutta che sia. Per non vedere soffrire i figli, spesso i genitori adottano strategie sbagliate: per esempio, ritardano la comunicazione di un lutto giustificando, per esempio, l’assenza della persona per una lunga vacanza. Ma se il bambino viene a conoscenza della verità da altre persone perderà per sempre la fiducia nel genitore. Stiamo purtroppo vivendo in una società – fondata più sull’estetica che sull’etica – in cui gli aspetti fondamentali vengono sottovalutati. Ogni distacco (dal latte materno tramite lo svezzamento, dal nido domestico in età scolare, ecc.) comporta un dolore che però aiuta a crescere. I pediatri possono consigliare i genitori su come spiegare ai bambini determinati eventi drammatici. Possono farlo stabilendo, per esempio, una relazione umana con mamma e papà; i soli interlocutori, almeno nei primi 5 anni di vita del bambino, che fungono da tramite tra i medici e i figli.».

Quanto lo stile di vita dei genitori, soprattutto quello della madre, incide sullo sviluppo del bambino, e ancora prima del feto?

«Come ho specificato nella parte iniziale del mio libro, fumo, alcool e droghe possono incidere marcatamente perfino sul feto. Consigliando i futuri genitori, propongo loro una frase di Papa Giovanni Paolo II: “Riappropriati della tua vita e fanne un capolavoro”. Programmare l’arrivo di un figlio è anche un momento di analisi dell’esistenza dei genitori fino a quel momento. È quindi un’occasione per migliorare lo stile di vita: poiché sarà il medesimo adottato dal figlio. Non soltanto riguardo al comportamento e all’aggressività, ma anche in tema di alimentazione. Dopo il primo anno di vita, contrassegnato da grande attenzione dei genitori verso i cibi da somministrare, nella fascia di età 2-4 anni, spesso si consumano già alimenti nutrizionalmente non equilibrati. Non bisogna dimenticare che nel primo anno e mezzo di vita, nel rispetto dello svezzamento, il bambino dovrebbe essere abituato a mangiare di tutto. Successivamente, infatti, il piccolo sviluppa la “neo-fobia”, rifiutando i cibi che non sono di suo gradimento. In questo, devono essere i genitori a dare il buon esempio: suggerisco loro, fra l’altro, almeno nel fine settimana, di tornare a essere una famiglia tradizionale: seduti tutti insieme a tavola, con i cellulari spenti.».

mercoledì 7 ottobre 2015

SINDROME DEL BAMBINO STOCCAFISSO!!! FATE FARE GINNASTICA AI BAMBINI A CASA.

SINDROME DEL BAMBINO STOCCAFISSO!!! FATE FARE GINNASTICA AI BAMBINI A CASA. 

APPELLO A GENITORI E INSEGNANTI: I RAGAZZI SI STANNO ANCHILOSANDO. IN FUTURO RIGIDI COME STOCCAFISSI? fate fare ginnastica libera

Cari genitori e personale scolastico
VISTO CHE A SCUOLA FANNO POCA GINNASTICA, NELLE ATTIVITA' SPORTIVE POCA...DEDICATE  UN PO' DI TEMPO A CASA A FARE GINNASTICA DEL CORPO AI BAMBINI CHE FA BENE ANCHE A VOI: Flessioni, toccare le punte dei piedi ecc... Magari qualche insegnate ci manda qualche esercizio da fare a casa??
Da anni sto osservando un fenomeno preoccupante: la maggior parte di ragazzi e ragazze (eccetto coloro che fanno danza, ginnastica artistica, alcune arti marziali) non riescono più a toccarsi la punta dei piedi con la punta delle dita tenero le ginocchia estese. Genitori e nonni dai 30 -40 anni su, attoniti e stupiti, fanno vedere che loro riescono a farlo e i figli dai 5-6 anni in su no!!! Magari fanno sport a livello agonistico, o 3 sport ma le punta delle dita dei piedi ..le vedono am non le toccano. La soluzione è semplice: un po' di ginnastica a case, senza o con WII (utilizzata con la pedana) e magari a scuola invece di studiare storia dello sport fare un poco di ginnastica a corpo libero?? Siamo il paese ove viene fatta meno attività fisica :-(. Pensiamoci un pochino tutti: entrano a scuola alle 8 ed escono alle 16,30-17. Un tutte queste ore un po' di moto??? Oppure a casa?? Non costa nulla fare ginnastica e farla insieme agli amici o ai genitori non sarebbe carino? Non è una forma di abuso per omissione non fare in modo che facciamo movimento??? Guardate i post precedenti ove risultiamo il secondo paese più cicciotto e il primo per meno attività fisica :-(
Qui sotto alcuni filmati e foto


martedì 6 ottobre 2015

Bambini meno vaccinati situazione a rischio (MA NON SOLO VACCINAZIONI)

Bambini meno vaccinati situazione a rischio (MA NON SOLO VACCINAZIONI)

Sul Secolo XIX di oggi , on line di ieri, la segnalazione del calo delle vaccinazioni IN ITALIA  (http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2015/10/06/ARiyIxCG-drammatico_nazionale_vaccinazioni.shtml ). Su FB leggerete di tutto e raccomando ancora una volta precauzione e di prendere con "le pinze" quanto alcuni affermano. la scelta di vaccinare o non vaccinare (spero di no) deve essere una scelta CONSAPEVOLE di voi genitori fatta dopo aver ottenuto una informazione adeguata da parte del pediatra e non solo su quanto si legge e he gira incontrollato sulla rete..
Purtroppo fa più notizia e paura la cattiva notizia e chi rema contro e purtroppo , nel campo delle vaccinazioni, iniziamo a raccogliere i risultati, negativi, della non vaccinazione.
Troverete scritto di tutto e di più, troverete frasi e descrizioni allarmanti e il vero e il contrario di tutto.
Da parte mia posso solo consigliarvi un colloquio sul tema con il vostro pediatra che vi saprà consigliare e guidare nella scelta e nel "mare" delle vaccinazioni (qui sotto trovate il calendario vaccinale).
Ricordo che i vaccini sono stati una delle principali  scoperte della medicina e che hanno cambiato la storia di molte malattie. Ce ne sono altre  cose di cui si parla poco:gli incidenti, la maggior parte prevedibili e prevenibili.
ESSERE GENITORI vuol dire ragionare a 360 gradi. ESISTE POI UN VACCINO Più IMPORTANTE DI TUTTI. Non in punture ma si debbono fare vari richiami: L'EDUCAZIONE DEL FIGLIO: esistono studi che documentano come educazione e quindi regole (e non comandi) migliorano il sistema nervoso del bambino.
Vi ho già segnalato e vi segnalerò letture utili ma non fossilizziamoci su una cosa importante, come i vaccini che sono assolutamente consigliati, trascurando altre cose. Vorrei che tutta l'animosità, la pignoleria che alcuni mettono polemicamente sui vaccini potesse diventare energia riciclabile per cose più utili.
Gli interessi???   Il grande complotto???  (Sul tema non entro ma ne hanno anche chi va contro) Cerchiamo di essere seri e di leggere cose affidabili consigliate dal vostro pediatra dopo  magari un colloquio dedicato di  persona .
Qui, comunque, il mio Manifesto di trasparenza e nel blog  www.ferrandoalberto.blogspot.it trovate vari articoli anche sui vaccini: verità, bufale, bufaline e bufalette :-) che girano in rete e sui libri.
Tratto il tema vaccini e NON solo sul mio libro "Come crescere mio figlio"
Preavviso che il 21 Ottobre sarò disponibile pubblicamente in sede UNICE per parlare di Manovra antisoffocamento e non solo...Ma vi invierà locandina che troverete anche sul blog
Buona giornata
Alberto Ferrando

VACCINI CONTRO LA MENINGITE E CALENDARIO VACCINALE


VACCINI CONTRO LA MENINGITE E CALENDARIO VACCINALE
Esistono vaccini per vari tipi di meningiti. Provo a fare un po’ di chiarezza anche alla luce del “nuovo” vaccino per la meningite di tipo “B” e alle innumerevoli richieste di voi genitori. \Ricordo che non tutte le meningiti sono prevenibili con gli i vaccini  in quanto esistono vari germi che possono causare la meningite. Ma con i vaccini attuali “copriamo” e preveniamo la maggior parte di meningiti in età pediatrica
I più frequenti e prevenibili nel bambino sono:
  1. Hemophilus infuenzae: si fa dal 61 giorno di vita insieme ad altri nella stessa siringa (esavalente: polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse e appunto hemophilus)
  2. Pneumococco: di fa dal 61 giorno nella stessa seduta vaccinale dell'esavalente (riduce il rischio del 75%: i pneumococchi sono 90 e noi abbiamo il vaccino tredicivalente contro tredici dei 90: i più frequenti)
  3. Meningococco C: si fa dal 13 mese di vita (si può fare anche prima) in concomitanza con il vaccino contro morbillo, rosolia e parotite. Si raccomanda un richiamo al 15 anno in quanto è una meningite frequente negli adolescenti (si può fare, su richiesta e con copagamento in Liguria,   il vaccino contro altri tipi di meningococco: A, W135 e Y, insieme al C , vaccino quadrivalente).
  4.  Meningococco B: Da poco è disponibile vaccino contro il meningococco B offerto in Liguria gratuitamente ai nati nel 2015  e disponibile in co-pagamento per altre età (65 euro a dose). Richiede, purtroppo, più sedute vaccinao e lo schema, che trovate qui sotto è:
  • - Età da 2 a 5 mesi: tre dosi a distanza di almeno 1 mese. Richiamo tra i 12 e i 15 mesi
  • - Età da 6 a 11 mesi: DUE dosi a distanza di almeno 2 mesi. RICHIAMO nel secondo anno
  • - Età da 12 a 23 mesi: DUE dosi a distanza di almeno 2 mesi. RICHIAMO a distanza di 12-23 mesi
  • - Età da 2 a 10 anni: DUE dosi a distanza di almeno 2 mesi. RICHIAMO: allo stato attuale non stabilito
  • - Da 11 anni all’adulto: DUE dosi a distanza di almeno 2 mesi. RICHIAMO: allo stato attuale non stabilito
Qui L'ULTIMO calendario vaccinale raccomandato (suscettibile di modifiche  anche a livello regionale)pubblicato recentemente dalle Soc. Scientifiche di Pediatria e di Igiene

lunedì 5 ottobre 2015

Abbassare la febbre rallenta la guarigione e aiuta i virus influenzali a diffondersi meglio


Abbassare la febbre rallenta la guarigione e aiuta i virus influenzali a diffondersi meglio
Abbassare la febbre appare spesso un obiettivo prioritario. Il bambino ha la febbre ma salta e gioca e ..zac supposte, sciroppi ecc. Pensiamo sempre che la febbre faccia male e che abbassarla rappresenti un vantaggio. NON E’ COSI’.
Sappiamo da anni che abbassare la febbre sia per i bambini che per gli adulti per andare prima all’asilo ,a scuola o a lavorare è una scelta antifisiologica che allunga i tempi di guarigione.
La febbre è infatti un meccanismo difensivo potente e aiuta i processi di guarigione. Non solo andando all’asilo o a scuola o al lavoro ammalatisi fanno ammalare gli altri!!!!
Uno studio medico recente (Earn DJ et al, Proc Biol Sci. 2014 Jan 22;281(1778):20132570. doi: 10.1098/rspb.2013.2570. Print 2014) ha dimostrato che abbassando la febbre si riduce l'azione difensiva dell'organismo, concedendo così al virus la possibilità di proseguire nella sua opera di diffusione e di trasmissione agli altri esseri viventi. In pratica, durante una stagione influenzale, abbassando la febbre in modo chimico si facilita la progressione dell'epidemia.
L’antipiretico blocca semplicemente un sintomo (la febbre) in modo chimico. Ma allora quando dare l’antipiretico?? Ne abbiamo già parlato in altri post: quando la febbre,di per sé, “abbatte” molto l’organismo e causa malessere (a me a 37,2°). Evitiamo quindi di dare farmaci per la febbre se anche supera i 38-39 e uno la sopporta bene ma siamo pronti a darli se la febbre fa “stare male”. Rispettiamo inoltre una cosa che sta scomparendo: “la convalescenza”: stare a casa a riposo per qualche giorno prima di riprendere l’attività normale


http://www.eurosalus.com/malattie-cura/abbassare-la-febbre-diffonde-virus-influenzali

Articoli su "Il secolo XIX" di oggi: antibiotici e infezioni al Nido

Articoli su "Il secolo XIX" di oggi: antibiotici e infezioni al Nido
Alberto Ferrando



domenica 4 ottobre 2015

MAMMA SALVA FIGLIO DA SOFFOCAMENTO DA COMPRESSA MEDICA PER PREVENZIONE DELLE INFEZIONI

MAMMA SALVA FIGLIO DA SOFFOCAMENTO DA COMPRESSA MEDICA PER PREVENZIONE DELLE INFEZIONI
Ricevo stamane da una mamma questa notizia: bella perché la manovra antisoffocamento, di cui mi ringrazia,  ha risolto il soffocamento causato dall’inalazione nelle vie respiratorie della compressa del prodotto. Un prodotto per aumentare le difese immunitarie, soprattutto tonsilliti recidivanti, che va assunto alla sera facendo sciogliere la compressa in bocca senza masticare.
“XXXXXXXXX (prodotto a base di “Streptococcus Salivarius K12) !!!ECCO, mio figlio stava soffocando!!! ma si puo' dare un compressa (tipo caramella)da sciogliere lentamente ad un bambino di soli tre anni????=-OVVIAMENTE, non sapeva farlo e zacccc MANOVRA PER NOI!!! grazie dott . Alberto Ferrando: Foto della compressa qui
Ne approfitto per ricordare che le reazioni avverse ai farmaci vanno segnalate alla Agenzia del Farmaco (AIFA) compilando il modulo che si trova a questo link: http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/bif050292.pdf


Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...