sabato 26 gennaio 2019

DOTTORE MIO FIGLIO DI OLTRE 2 ANNI VUOLE ANCORA ATTACCARSI AL SENO

DOTTORE MIO FIGLIO DI OLTRE 2 ANNI VUOLE ANCORA ATTACCARSI AL SENO: vedo che ne ha proprio bisogno. A me fa piacere ma tutti mi riprendono e dicono di smetterla. Che danneggio mio figlio, che non gli permetto di cerscere.Lei cosa mi consiglia?

Cara mamma sull’allattamento al seno ne vedo, purtroppo, di tutti i colori. 
Sintetizzo cosa le consiglio: di fare quello che le dice il cuore e di non ascoltare chI spara consigli senza essere richiesto. Ne parli con suo marito e ne parli con il suo pediatra perché quello che si vuole è il bene del bambino e ogni bambino è diverso. A questa età è meglio aspettare che sia il bambino pian piano a staccarsi dal seno senza fare nulla di traumatizzante per lui e per tutti).
Per fortuna negli ultimi anni non si incentiva più l’alimentazione artificiale e si illustrano, a volte anche in modo eccessivo, i benefici dell’allattamento al seno. Perchè in modo eccessivo? Perché nelle situazioni in cui la mamma, per vari motivi non può allattare, viene ripresa e fatta sentire in colpa. Questo non deve avvenire perché nella maggior parte dei casi una mamma che non riesce ad allattare ha già, di per sé, dei sensi di colpa anche se il mancato allattamento non dipende da lei. Bisognerebbe che le persone che abbiamo intorno la smettessero di giudicare e di sparare sentenze e rispettassero di più la mamma che , dopo la gravidanza, potrebbe attraversare dei momenti di maggior debolezza e vulnerabilità. I soliti pontificatori poi, se una mamma allatta oltre al 6 mese, la criticano e spesso la si invita a smettere di allattare. Figuriamoci dopo l’età di 1 anno: molti si scatenano. Anche qui mancanza di rispetto degli altri e tendenza alla critica e al giudizio. E nelle età sucessive??? 
L'allattamento prolungato non presenta nessuna controindicazione e svolge una funzione importante nella relazione madre-figlio, come viene ben scritto nella Rivista UPPA (Un Pediatra per amico)
Per quanto tempo va allattato al seno un bambino?  L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce che i bambini vengano allattati esclusivamente al seno per i primi sei mesi e che poi l’allattamento materno prosegua, integrato con cibi solidi, almeno fino ai due anni, e comunque finché mamma e bambino lo desiderano
Dunque le risposte che cerchiamo risiedono proprio nella formula “finché mamma e bambino lo desiderano”: 
Il latte materno conserva le sue proprietà anche dopo il primo anno di vita del bambino: scarica l'infografica  di UPPA che lo dimostra Scarica il PDF
“I bambini messi nelle condizioni di avere a disposizione il seno quando lo desiderano (come si era soliti comportarsi anche in occidente fino a meno di un secolo fa) tendono ad abbandonare il seno spontaneamente intorno ai tre anni. Questa tappa evolutiva però, così come il parlare o il camminare, non è raggiunta nello stesso momento da tutti i bambini; il bimbo posto nella condizione di svezzarsi naturalmente dal seno può staccarsi prima o dopo, con una media intorno ai tre anni ma una variabilità molto ampia che può andare dall’anno ai quattro, cinque in rari casi. C’è chi ha correlato lo svezzamento naturale dal seno con la completa maturazione del sistema nervoso centrale, che avviene appunto intorno ai tre anni 
Con l’avvento dell’alimentazione industriale è completamente cambiato il nostro modo di valutare l’allattamento. Avendo a disposizione un degno sostituto, le mamme consigliate dagli operatori sanitari hanno iniziato a decidere se allattare al seno e fino a quando farlo e non sono più stati i bambini a smettere spontaneamente di succhiare dal seno quando fossero stati pronti. Quindi oggi troviamo le mamme divise in partiti (così come ci dimostra l’articolo del Time): pro contro l’allattamento, insieme alle fazioni moderate del “si, ma non troppo” e alle frange estreme del “fino alla maggiore età”.
Vantaggi dell’allattamento prolungato
-      riduce il rischio di patologie nella mamma come l’osteoporosi, il tumore al seno e all’ovaio e il livello di questa protezione è proporzionale alla durata complessiva degli allattamenti di quella donna. 
-      Per quanto riguarda il bambino, è sempre stato noto come il latte materno oltre a proteggere dalle infezioni, riduce il rischio di insorgenza di patologie immunomediate come la celiachia, il diabete, la sclerosi multipla, le allergie (anche se questo punto è ancora dibattuto).
In una cultura in cui l’accesso alle cure è garantito e facilitato, non sempre il rischio di malattia è però un buon argomento per convincere il partito degli scettici. Quante volte le mamme che allattano a lungo si sentono dire «il tuo latte è acqua», «così non si staccherà mai» oppure «allatti ancora?». In realtà l’apporto nutrizionale del latte materno anche nel bambino più grande continua ad essere importante, si stima che due o tre poppate dopo il primo anno di vita forniscano al bambino 1/3 delle calorie quotidiane.
Oltre ai vantaggi dal punto di vista strettamente medico, non dobbiamo dimenticare quelli di tipo emotivo e relazionale: il bimbo che ha bisogno di succhiare e di star vicino alla mamma si staccherà quando sarà pronto a farlo, portando con sé un bagaglio di esperienza e sicurezza impagabile. Con questo non voglio affermare che tutte le mamme, nel nostro paese e nella nostra epoca, con le difficoltà legate al lavoro, alla delega dell’accudimento e ai messaggi contrastanti di media ed operatori, debbano allattare i bambini fino a tre anni: per noi pediatri è già un enorme successo quando un bambino viene allattato esclusivamente fino a sei mesi e poi continua ad assumere latte materno fino all’anno.
È giusto che tutti i genitori abbiamo la possibilità di fare delle scelte consapevoli riguardo all’alimentazione dei loro piccoli e, una volta adeguatamente informati e supportati, intraprendano autonomamente il proprio cammino: ribadisco la raccomandazione dell’OMS che recita «finché mamma e bambino lo desiderano». Se l’equilibrio si spezza, se la madre veramente non lo desidera più, si cercano strategie per interrompere l’allattamento nel modo meno traumatico possibile.
I falsi miti
Innanzitutto l’allattamento prolungato non danneggia il bambino, anzi, come abbiamo detto, apporta numerosi guadagni di salute sia per il piccolo sia per la mamma. Inoltre il bambino allattato a lungo non sarà un mammone per sempre anzi, quando sarà pronto a staccarsi, avrà un bagaglio importante di sicurezza e autonomia. Il latte materno non perde sostanza con il passare dei mesi e degli anni, ma continua ad essere un importante apporto di liquidi e nutrienti. Non esiste un’età precisa in cui i bambini devono abbandonare il seno, lo fanno quando sono pronti o quando la mamma deciderà che è il momento, e lo fanno tutti. L’allattamento prolungato non deve essere necessariamente un allattamento “selvaggio”, si può allattare discretamente anche un bambino grande.


Autostima del bambino e sport: lasciateli giocare e divertirsi

AUTOSTIMA DEI BAMBINI E SPORT: LASCIATELI GIOCARE E DIVERTIRSI
Cari genitori
Non passa settimana che non riceva qualche segnalazione , purtroppo negativa, legata allo sport dei bambini . Più che per lo sport per il comportamento "esagerato" (a essere leggeri) di alcuni genitori e adulti che trattano male (ovvero maltrattano) i bambini con urla e epiteti.
La cosa non è nuova, è sempre, purtroppo, esistita ma ora sembra in aumento. Ricordo che avveniva nel calcio quando mio figlio era piccolo (e parlo di oltre 30 anni fa).
Ho conosciuto genitori (oltre 30 anni fa) che ritmavano la settimana e la vita della famiglia sul gioco dei bambini.
Ho assistito a scene quasi degne di "Gang of New York".
Ora vari mi chiedono altre spiegazioni che trovate in questo articolo e la sintesi è:
- La violenza (non solo fisica ma anche verbale e psicologica, è dannosa per lo sviluppo psico emotivo dei bambini
.- Assistere a violenze verbale fa male ai bambini anche se non sono l'oggetto diretto delle sgridate, epiteti o insulti
- I bambini debbono fare i bambini: giocare e divertirsi: se qualche adulto si vuole scaricare o ha bisogno di sfogarsi.....ci sono alternative come fare una bella corsa o cercare un hobby.
Cari genitori Godetevi i vostri figli, giocate con loro ma lasciateli giocare in pace tra loro senza interferire. Debbono Giocare, divertirsi, poi se qualcuno deve diventare un campione è più probabile che lo diventi se non viene stressato o trattato male (maltrattato).
Non esiste solo il calcio (anche se esagerazioni possono avvenire in tutti gli sport). Ci sono anche altri sport: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2014/08/quale-sport-non-solo-calcio-decalogo.html
Articolo qui:
https://ferrandoalberto.blogspot.com/2016/06/sport-stima-del-bambino-agonismo-gioia.html
Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza
Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unita

Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei.  
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione. 
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.

DECALOGO PER  GENITORI CON FIGLI CHE PRATICANO SPORT

•   Non imporre le tue aspirazioni a tuo figlio: ricorda che ogni bambino migliora e progredisce seguendo i suoi tempi, quindi non giudicare i progressi di tuo figlio confrontandolo con le prestazioni di altri atleti o con le tue aspettative.

•   Sii di supporto a tuo figlio: c’è solo una domanda che devi porre a tuo figlio a fine allenamento o a fine gara: “Ti sei divertito?”; poiché se non si diverte non sarà motivato a partecipare.

•   Non cercare di sostituirti all’allenatore: il tuo lavoro è quello di dare amore incondizionato e supporto. Dì a tuo figlio quanto sei fiero di lui e lascia la parte tecnica all’allenatore.

•   Stima l’allenatore di tuo figlio: il legame fra l’allenatore e l’atleta è speciale e contribuisce al successo e al divertimento del tuo bambino, quindi non criticare l’allenatore in sua presenza, perché lo ferirà.

•   Non criticare gli accompagnatori: se non sei interessato o non hai il tempo per aiutare lo staff come volontario, non criticare chi sta facendo tutto il possibile per dare una mano.

•   Dì solo cose positive durante le gare: devi essere incoraggiante e non criticare mai tuo figlio o il suo allenatore, perché entrambi sanno se e quando hanno commesso errori.

•   Riconosci e rispetta le paure di tuo figlio: la prima gara può essere una situazione molto stressante ed è normale che il tuo bambino sia spaventato. Non sgridarlo e non sminuire i suoi sentimenti, assicuralo che l’allenatore non lo avrebbe fatto partecipare, se non lo ritenesse in grado. Ricordati anche che la maggior parte delle sue paure sono quelle che tu gli trasmetti.

•   Sii leale e di supporto alla squadra: non è saggio continuare a spostare il bambino da una squadra all’altra, ogni team ha i suoi problemi, anche quelli in cui crescono campioni.

•   Tuo figlio non deve avere come unico obiettivo quello di vincere: i campioni sono quelli che hanno saputo concentrarsi sull’allenamento, più che sul risultato.

•   Non aspettarti che tuo figlio diventi un atleta olimpico: pensa a quanti atleti che praticano lo sport di tuo figlio ci sono in Italia, e a quanti posti sono disponibili ogni 4 anni: le possibilità reali che tuo figlio diventi un atleta olimpico sono lo 0,00…%. Fare sport è molto più delle Olimpiadi, aiuta a crescere persone oneste e civili, proprio come tu vorresti tuo figlio, quindi sii contento anche solo del fatto che voglia cimentarsi nello sport.

Carta dei diritti dei giovani che praticano sport"

• Diritto a praticare lo sport e a sceglierlo liberamente.

• Diritto ad essere rispettati come persone e come atleti.

• Diritto a vivere una valida esperienza educativa.

• Diritto ad esprimere la propria personalità e le proprie doti e

caratteristiche.

• Diritto ad un ambiente che tutela la salute fisica, psicologica e sociale.

• Diritto a comprendere e a partecipare al progetto di formazione sportiva.

• Diritto ad avere relazioni interpersonali positive.

• Diritto a divertirsi.

• Diritto a crescere e a migliorare le proprie prestazioni.


• Diritto a competere, a vincere, a perdere.

mercoledì 23 gennaio 2019

SEMPRE A PROPOSITO DI SPORT E BAMBINI.

SEMPRE A PROPOSITO DI SPORT E BAMBINI. 
NEI GIORNI SCORSI UN MIO POST RIGUARDANTE LO SPORT E' STATO MOLTO LETTO E COMMENTATO. Preciso solo, per evitare equivoci, che è stato un richiamo a post già pubblicati in precedenza e non si riferisce a casi particolari ma a situazioni che tanti genitori mi hanno segnalato in occasione di incontri.
A titolo esemplificativo  incollo qui quanto scritto da una mamma nel 2013. Articolo dal titolo: 
LO SPORT SERVE AI BAMBINI E NON PER LE AMBIZIONI DI ALCUNI GENITORI che trovate a questo link: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2013/08/lo-sport-serve-ai-bambini-e-non-per-le.html?fbclid=IwAR0QCPzk1kCUnNSHfSaT_bwDXnuVK2OKRQieWvAi7tbp0KG9f45gRImAc38 . 
Provate a leggere, anche se temo che lo leggeranno i genitori che già sanno e sono coscienti dei benefici e dei malefici dello sport, se mal gestito:
"Bisogna anche fare attenzione al fatto che altri interessi, oltre a quello di far fare movimento e attività fisica, prevalgano: soprattutto quello delle ambizioni, voglie ed aspettative di allenatori e società sportive e quelle dei genitori. Fortunatamente il livello di preparazione e formazione degli allenatori dei vari sport per bambini e ragazzi è notevolmente aumentato e, rispetto ad anni fa, si dà molta importanza agli aspetti educativi e pedagogici (almeno fino ad una certa età) dello sport e non ai risultati. Un fattore di più difficile contenimento è, a volte, quello delle ambizioni e delle aspettative dei genitori. Capita in alcuni casi che lo sport che dovrebbe servire a formare e a ridurre lo stress diventi esso stesso causa di stress. Alcuni bambini per “amore” e per accontentare i genitori praticano uno sport controvoglia, con ansia e possono manifestare segnali di sofferenza per cui vengono portati dal pediatra. Si tratta nella maggior parte dei casi di patologie dette “da somatizzazione” (mal di testa, mal di pancia, disturbi del sonno, difficoltà scolastiche ed altro. Frequente la “dispnea psicogena” che si manifesta con profonde inspirazioni a riposo). Un ragazzo ha aspettato il compimento dei 18 anni per comunicare ai genitori che non avrebbe più praticato tennis che fin da piccolo si sentiva obbligato di fare dai genitori. Alcuni ci riescono prima e altri non ci riescono affatto. Tra questi si trova addirittura Andre Agassi che ha scritto un libro che esce in Italia "Open". Nel libro l'ex tennista racconta come è diventato un campione, e come è arrivato a odiare il suo sport per colpa di un genitore da lui definito “violento, brutale, ossessivo”. Scrive "Io, condannato a vincere da un padre mostro".
Una raccomandazione a tutti i genitori: non spingete vostro figlio verso uno sport. Cercate di capire se la scelta di uno sport da praticare viene fatta per le vostre aspettative o per il desiderio di vostro figlio.
Inoltre se gioca male o non fa quel goal che sembra già fatto o non fa una parata facile sappiate che Vostro figlio sarà già triste per questo. Ha bisogno della Vostra comprensione e affetto e non delle vostre critiche. E’ meglio avere un figlio felice e sorridente, anche se non è il migliore della squadra, che un “campioncino” , che difficilmente diventerà campione.
Dedicate del tempo a stare con Vostro figlio, alla lettura, alla musica e al dialogo".
Il bisogno di vincerenon è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione.
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.


domenica 20 gennaio 2019

Consigli essenziali per l'educazione dei bambini.

Consigli essenziali per l'educazione dei bambini.
Alcune regole essenziali consigliate dal pedagogista Daniele Novara che condivido totalmente:
- Il passeggino finisce a 2 anni
- Anche il biberon (aggiunto da Ferrando)
- Fuori dal lettone al massimo a 3 anni (se ci dormiva in precedenza)
- Dai 3 anni far passare le prime notti fuori (nonni, zii)
- A 5 anni autonomi a vestirsi e a lavarsi (compresa igiene e pulizia intima)
- Dai 6 anni si addormentano da soli
- Niente smartphone, tablet ecc fino a 13-14 anni e mai di notte
- Paghetta a 11 anni (meglio se data dal padre)
- A scuola, se possibile, da soli
- Favorire, nella adolescenza, regole date dal padre
REGOLE CHIARE E CONDIVISE DAI GENITORI
I Genitori coraggiosi non sono quelli "appiccicati" ai figli ma quelli che costruiscono le condizioni per la sua libertà


Duro fare i genitori: 2 domande: Mangia poco e Genitori maggiordomi

Duro fare i genitori: 2 domande: Mangia poco e Genitori maggiordomi.
Oggi su Il Secolo XIX.
Ricordo oggi alle 16 a Palazzo Ducale: "Università dei genitori". Trovate sul sito Mondo in Pace e sul mio blog


Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...