sabato 22 dicembre 2012

LE BASI DI UNA EDUCAZIONE SUFFICIENTEMENTE BUONA - 6 E ULTIMA PUNTATA: L'ADOLESCENZA

Cari Genitori

Con questo articolo sulle regole pedagogiche si conclude, arrivati alla adolescenza, il ciclo di consigli tratti dal Pedagogista Daniele Novara. Trovate i consigli per le altre età nei post precedenti.
Si conclude anche l'invio di mail informative da parte mia anche se le mailing rimarranno in funzione ma esclusivamente per comunicazioni di servizio attinenti orari e funzionamento e iniziative dello studio.
Potrete comunque trovare notizie sul blog ferrandoalberto.blogspot.com e sul sito www.ferrandoalberto.eu


BUON NATALE E BUONE FESTE a tutti e ne approfitto per inviare una caro ringraziamento ai tanti  che hanno dimostrato riconoscenza alla attività svolta, oltre che dal sottoscritto, dal personale di studio.

Alberto Ferrando


Notate come l'adolescenza è un periodo lungo. Novara parla di 24/25 anni ma penso che il periodo si stia allungando, soprattutto per noi maschi :-)


L’ADOLESCENZA: L’importanza dei riti
Secondo le teorie tradizionali l’adolescenza si concludeva biologicamente attorno ai 19 anni. Adesso nuove teorie, sulla base delle scoperte delle neuroscienze che hanno osservato l’aumento della massa cerebrale fino ai 24/25 anni, tendono a posticiparla anche dal punto di vista biologico.
Culturalmente noi viviamo in una società dell’adolescenza. Le tendenza narcisistiche ci trattengono nell’adolescenza, il mondo adulto non ha solo paura di invecchiare ma pare non voler proprio crescere. Spesso i genitori si comportano come i figli, condividono attività e interessi. Gli stessi insegnanti si vestono come i loro alunni.
Una volta l’età dei ragazzi e delle ragazze era quella dei “pantaloni corti”, poi si cresceva e si diventava adulti. Oggi i riti di passaggio, come l’acquisizione di un nuovo abbigliamento, non esistono più: sono scomparse le iniziazioni all’età adulta. Forse solo il fatto di prendere la patente segna il passaggio alla maggiore età.
In una società come la nostra, l’adolescenza ha una valenza così importante perché è quella fase della vita in cui hai ancora tutte le possibilità aperte davanti a te, mentre nell’età adulta hai preso le tue strade e hai fatto le tue scelte. Se la logica narcisistica vuole farci credere che tutto sia possibile, è chiaro che diventare adulti appare come una bella fregatura!
Dal punto di vista evolutivo l’adolescenza è una conseguenza dell’infanzia, anche se presenta caratteri diversi. È quindi necessario mantenere una posizione di fermezza educativa se si vuole evitare di perdere il controllo dei figli. Lo stile però che deve caratterizzare questa fase, come la precedente, è quello della negoziazione, senza preoccuparsi troppo se i ragazzi e le ragazze si confidano o meno coi genitori.
Ecco un esempio di negoziazione riferita all’ora di rientro: “Torno a mezzanotte”, “No, è troppo tardi”, “Allora torno prima, va bene alle undici?”, “Si alle undici va bene”.
Non è importante che il genitore raccolga le confidenze del figlio quanto piuttosto che si instauri un rapporto di fiducia e rispetto reciproco che possa favorire la progressiva acquisizione di autonomia e responsabilità.
È molto importante mantenere i riti familiari: la cena assieme, le feste, le ricorrenze, qualche giorno di vacanza assieme. Si tratta di rituali semplici ma indispensabili per sostenere il rapporto e poi rafforzarlo nel passaggio all’età adulta.


venerdì 21 dicembre 2012

3 ORE DI ATTIVITA' FISICA AL GIORNO ...toglie il medico di torno???

CARI genitori
In questa settimana ho visitato vari bambini un pò "cicciotti" (e anche alcuni sottopeso e pochi normopeso). Vincono i "cicciotti" a cui ovviamente non ho detto nulla , soprattutto sotto Natale.
Molti genitori sono convinti che facendo qualche volta alla settimana un pò di sport vada tutto a posto. Molti genitori chedono diete spreando così di risolvere il problemaCosì NON è!!!! Magari d'estate quando si muovono di più dimagriscono ma non se fanno ginnastica o nuoto o qualsiasi altra cosa 1-2 anche tre volte alla settimana.
Se leggete qui sotto vedrete che bisogna fare 3 (TRE) ore al giorno. Direte come?? Camminando, dacendo le scale. Andando a piedi a scuolae fare la spesa. C'è gente che gira in auto e poi va in palestra....pensiamoci. Camminare è ecologico, fa bene al fisico e alle tasche, non inquina,mantiene in forma. Lo stesso dicasi in bici.
Ne abbiamo già parlato (pedibus, ciclibus ecc.). Proviamo a farlo per i nostri figli.
MAGARI SE LA SCUOLA CI AIUTA FACENDO FARE PIù ATTIVITA' FISICA.........

Su Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine un commento di Russell Pate e Jennifer O’Neill (University of South Carolina) segnala tre recenti linee guida provenienti da Canada, Stati Uniti e Australia.

Anche se le raccomandazioni sono formulate in modo diverso, tutti e tre i documenti consigliano un totale di 3 ore di attività fisica quotidiana.

Secondo il Commonwealth of Australia Department of Health and Ageing in età prescolare bisognerebbe fare attività fisica "almeno 3 ore, distribuite nell’arco della giornata". L’Institute of Medicine statunitense consiglia "15 minuti ogni ora", che corrispondono a circa 3 ore. Sul documento britannico "Start active, stay active" si legge che "bambine e bambini in età prescolare in grado di camminare da soli dovrebbero essere fisicamente attivi per almeno 180 minuti (3 ore) distribuiti nell’arco della giornata".

Il messaggio chiave è: prima si inizia, a promuovere uno stile di vita attivo, più possibilità ci saranno di arginare l’epidemia di obesità infantile. Come ci ricorda la Società Italiana di Pediatria "L’Italia conta oltre un milione di bambini in sovrappeso (di cui 400 mila obesi) quindi a rischio di andare incontro in età adulta a diabete, malattie cardiovascolari e addirittura tumori". 

Invertire la tendenza è possibile: un recente articolo del NYT annuncia che in alcune grandi città americane, finalmente, l’obesità infantile è in diminuzione, anche se di poco (tra il 3% e il 6%). "Ogni lunga marcia inizia con un piccolo passo"... meglio se veloce.


Fonte
Pate RR; O’Neill JR. Physical Activity Guidelines for Young ChildrenAn Emerging Consensus. Arch Pediatr Adolesc Med 2012; 166: 1095-6. doi:10.1001/archpediatrics.2012.1458.

Le linee guida
Department of Health and Ageing. National Physical Activity Guidelines for Australians: Physical Activity Recommendations for 0-5 Year Olds. Canberra, Australia: Commonwealth of Australia; 2010
Institute of Medicine. Early Childhood Obesity Prevention Policies. Washington, DC: The National Academies Press; 2011
Department of Health, Physical Activity, Health Improvement and Protection. Start Active, Stay Active: A Report on Physical Activity for Health from the Four Home Countries' Chief Medical Officers. London, England: Department of Health, Physical Activity, Health Improvement and Protection; 2011.

giovedì 20 dicembre 2012

I VACCINI


Qualche "richiamo sui vaccini" che trovate anche sul blog: 
Alberto Ferrando
I Vaccini

I VACCINI SONO UN'OPPORTUNITA'DI SALUTE PER TUO FIGLIO, CHE TU GENITORE PUOI DECIDERE DI DARE, O MENO, DOPO UN'INFORMAZIONE DA PARTE DEL TUO PEDIATRA, FACENDO UNA SCELTA CONSAPEVOLE. RAPPRESENTANO UN DIRITTO E NON UN DOVERE

Le vaccinazioni rappresentano il modo più naturale, sicuro ed efficace per ottenere la protezione da molte malattie infettive. Nei nostri giorni è difficile capirlo perché moltissime malattie, proprio grazie alle vaccinazioni, sembrano scomparse e non fanno più paura, ma, se non si continua a vaccinare, possono ripresentarsi.
I vaccini sono oggi molto sicuri, ma esistono ancora immotivate paure sui possibili effetti collaterali, alimentate non solo dai ricordi degli effetti delle vecchie vaccinazioni, ma anche da notizie scientificamente infondate che stranamente hanno ampia diffusione.
E’̀ bene ricordare che un medico ha l'obbligo di segnalare qualsiasi reazione sospetta ad un vaccino (anche se lieve) e che le attuali vaccinazioni non provocano mai la malattia dalla quale devono proteggere. Il pediatra è tenuto, altresì, a spiegare i vantaggi possibili a fronte dei pericoli o degli effetti collaterali che può provocare, il famoso rapporto rischio/beneficio
Gli effetti collaterali gravi,che possono essere dovuti ad una vaccinazione, sono eccezionali, molto più rari di avere una complicazione in seguito alla malattia naturale. In altre parole, è̀ molto meno rischioso vaccinarsi che contrarre la malattia vera.
Tra le complicazioni gravi anche se rarissime, vanno ricordate le 
reazioni di natura allergica (shock anafilattico), meno frequenti di una reazione allergica alla somministrazione di antibiotici e che si manifestano quasi immediatamente, dopo la somministrazione del vaccino. Per questo è bene aspettare 15-20 minuti, prima di allontanarsi dallo Studio. LE VACCINAZIONI VANNO FATTE IN UNO STUDIO ATTREZZATO E NON NEL DOMICILIO DELLA FAMIGLIA.
Eccezionali sono oggi con i nuovi vaccini lecomplicazioni a carico del Sistema Nervoso, peraltro difficili da mettere in relazione diretta con la attuali vaccinazioni.
Si possono avere, meno raramente, degli effetti collaterali lievi, legati alla vaccinazione:
• 
febbre, che può comparire entro poche ore dall'iniezione (o dopo 5-10 giorni nel caso della vaccinazione antimorbillosa);
• 
gonfiore e dolore nella sede di somministrazione, che può essere dovuta al vaccino
(come spesso accade nei richiami dell'antitetanica e antidifterica) oppure ad una reazione agli eccipienti del vaccino (conservanti, stabilizzanti, adiuvanti); in entrambi i casi tutto scompare dopo qualche giorno, senza necessità di alcuna terapia;
• pianto persistente, che può comparire a distanza varia dalla vaccinazione e avere una durata anche di 3-4 ore, con difficoltà del bambino ad alimentarsi e a dormire.
Non c'è da preoccuparsi se nel punto di iniezione si forma un piccolo nodulo non dolente: in genere si risolve spontaneamente entro qualche settimana.

Dopo l'iniezione cosa fare se il bambino non sta bene:
Se la febbre supera i 38°(38,5° rettali) è̀ opportuno utilizzare un antifebbrile (paracetamolo: in gocce: 4 gocce/kg di peso/dose; o in sciroppo 0,5 ml/kg/dose (il peso del bambino diviso 2 = quanti ml somministrare) da ripetere, se necessario, ogni 4-6 ore) o, nel bambino dopo i 6 mesi il ibuprofene
Tali farmaci sono indicati anche nei casi di pianto persistente dopo la vaccinazione. Infatti hanno azione antipiretica (abbassano la febbre) e antidolorifica per cui si possono usare anche se non è presente la febbre ma solamente dolore.
Consulta il pediatra se il tuo bambino ha:
- una temperatura superiore a 39°;
- piange da oltre 3 ore e non riesci a calmarlo; ….se siete preoccupati.
Ricordate di segnalare al pediatra qualsiasi effetto che pensiate possa essere legato ad una vaccinazione

CALENDARIO DELLE VACCINAZIONI
Quali malattie si possono prevenire con le vaccinazioni?
1. La difterite è una grave infezione della gola che può̀ interessare l’intero organismo e portare a morte. In Europa sono stati segnalati migliaia di casi
2. Il tetano è̀ provocato da un bacillo che entra attraverso le ferite, produce una tossina che paralizza i muscoli.
3. La pertosse è̀ una malattia dei bronchi che dura molte settimane e può essere mortale nei bambini molto piccoli.
4. La poliomielite è causata da un virus che penetra dall’intestino e blocca i nervi che escono dalla spina dorsale; può dare una paralisi permanente.
5. L’epatite è una delle malattie che colpiscono il fegato; si prende con contatti attraverso il sangue (per esempio siringhe infette). Può provocare la cirrosi.
6. La meningite da emofilo, germe che può causare anche una gravissima infezione della gola (epiglottite).
(QUESTI 6 VACCINI SONO MESSI NELLA STESSA INIEZIONE DETTA, APPUNTO, ESAVALENTE CHE VIENE FATTA NELLA COSCIA)
7. La meningite da pneumococco, batterio responsabile anche di gravi infezioni del sangue nei bambini piccoli, di polmoniti e di otiti.
8. La meningite da meningococco tipo C, che colpisce in particolare i bambini piccoli e egli adolescenti e può essere causa di una gravissima sepsi.
9. Il morbillo è una malattia con febbre alta, tosse e macchioline; a volte può causare conseguenze gravi (per esempio encefalite) e la morte.
10.La parotite (orecchioni) è̀ una malattia dovuta ad un virus che provoca gonfiore dietro alle orecchie, dolore, febbre; a volte dà complicazioni al pancreas e sordità.
11. La rosolia non è̀ una malattia pericolosa, ma se viene presa in gravidanza può dare gravissimi danni al bambino che deve nascere. Inoltre nell’adulto può essere grave.
12. La varicella dà bollicine, prurito, febbre; è̀ molto contagiosa e frequente, di solito ha un decorso benigno ma fastidioso e anche se le complicazioni sono rare, data la frequenza della malattia si possono avere in un numero considerevole.
13. L’influenza è̀ una malattia con febbre alta, mal di gola, tosse che dura circa una settimana e di solito guarisce spontaneamente. Può essere grave in situazioni particolari (malattie croniche) e nei bambini sotto i due anni, in particolare se frequentano le comunità.
14. L’epatite è una malattia che colpisce il fegato. Si prende mangiando alimenti infetti e dal contatto con i malati. Bisogna vaccinarsi quando ci sono epidemie o se si desidera fare un viaggio in zone a rischio.
15. La gastroenterite da Rotavirus che è̀ la causa più frequente della diarrea acuta grave, spesso determina disidratazione e può portare alla necessità di ricoveri, specialmente nei bambini più piccoli. VA FATTA NEI PRIMI MESI DI VITA E SI SOMMINISTRA PER BOCCA
16. I Papillomavirus sono la causa frequente di infezioni dell’apparato genitale, alcuni tipi (16-18) possono dar luogo al cancro della cervice uterina.
Altri tipi (6-11) possono essere responsabili di lesioni dei genitali esterni a tipo condilomi. ATTUALMENTE VIENE OFFERTA ALLE RAGAZZE DAL 11 ANNO DI VITA


mercoledì 19 dicembre 2012

CAMMINARE E BICICLETTA: ALLUNGALA VITA E FA RISPARMIARE


Dal Centro Regionale per la documentazione sanitaria della Regione Piemonte (DORS)
Camminare e andare in bicicletta: un bene per la salute, l'ambiente...e il portafoglio
Marina Penasso, Alessandra Suglia - DoRS
L'andare a piedi o in bicicletta è uno dei comportamenti più semplici per fare attività fisica a ogni età, tutti i giorni e a costi quasi nulli. Questi due modi di spostarsi per necessità o per svago hanno un ritorno positivo sulla salute e sull'ambiente.Chi si muove a piedi e in bicicletta contribuisce a ridurre la congestione del traffico, l'inquinamento atmosferico e le emissioni di gas a effetto serra.È ampiamente dimostrato che l'attività fisica regolare è essenziale per la salute umana. Aiuta a mantenere un peso corporeo equilibrato, previene o ritarda le malattie cardiache, il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro. Inoltre le persone si sentono meglio e vi sono prove rispetto all'aumento della speranza di vita.
Attività fisica e mortalità
Un'ampia analisi di coorte (Moore, 2012) ha concluso che l'esercizio regolare allunga la sopravvivenza sia tra le persone in linea sia tra le persone in sovrappeso.Lo studio, che comprende più di 100 studi epidemiologici, ha esaminato l'associazione tra attività fisica e rischio di mortalità. Questi studi suggeriscono che l'attività fisica ha una relazione forte con il rischio di mortalità, con una riduzione del 30% tra le persone attive durante un determinato periodo. In passato, pochi studi hanno quantificato gli anni di vita guadagnati attraverso distinti livelli di attività fisica. In questo studio le stime variano tra i 2 e i 4 anni di vita in più ottenuti a seconda del livello di attività fisica praticato.La revisione ha esaminato i diversi livelli di attività fisica nel tempo libero, con intensità da moderata a vigorosa, mettendoli in relazione con il rischio di mortalità e di aspettativa di vita attraverso l'analisi aggregata di sei studi prospettici di coorte (cinque americani e uno svedese). Questi studi comprendevano in tutto 654.827 individui di età compresa tra i 21 e i 90 anni. L'associazione è stata esaminata attraverso un follow up, a cura del National Cancer Institute Cohort Consortium.I ricercatori, mettendo a confronto persone più o meno attive nel tempo libero, hanno dimostrato che un individuo attivo, anche se in leggero sovrappeso, vive in media 3,1 anni in più rispetto a un individuo magro ma sedentario. Dallo studio si evince che camminare per almeno 75 minuti alla settimana a passo svelto può far aumentare l'aspettativa di vita di 1,8 anni.Se si aumenta l'attività fisica fino a 450 minuti praticata nell'arco di sette giorni (poco più di un'ora al giorno) si possono regalare 4 anni e mezzo in più alla nostra vita.I risultati suggeriscono anche che l'attività fisica svolta secondo i livelli raccomandati o a livelli superiori, può aumentare la longevità, mentre la mancanza di attività fisica nel tempo libero può marcatamente ridurre l'aspettativa di vita soprattutto se associata all'obesità.Nonostante l'accuratezza e la generalizzabilità di questi risultati, la revisione presenta dei limiti legati ad alcuni aspetti della progettazione dello studio (per esempio, alcuni partecipanti allo studio potrebbero avere sopravvalutato la loro attività fisica nel tempo libero). I risultati comunque rafforzano il messaggio di salute pubblica che avere uno stile di vita attivo e un peso corporeo normale è importante per aumentare la longevità delle persone.
Le linee guida del National Institute for Health and Clinical Exellence
Di fatto molte persone sono sedute tutto il giorno dietro a una scrivania, vanno al lavoro in auto e dedicano poche ore all'attività fisica nel tempo libero.I determinanti che incoraggiano, o potrebbero scoraggiare, i singoli dall'andare a piedi e in bicicletta sono molti e sono fattori legati all'individuo e alla comunità (politiche locali,
risorse, pianificazione urbanistica, sicurezza stradale,…).Quali azioni si possono mettere in campo per facilitare l'adozione di questi comportamenti virtuosi? Quali soggetti possono farsi carico di realizzarle? Quali risorse occorrono?Il National Institute for Health and Clinical Exellence (NICE) ha reso disponibili nel mese di novembre 2012 le linee guida che provano a rispondere a questi quesiti. Il documento si rivolge principalmente ai decisori locali e agli operatori coinvolti nella promozione della attività fisica e che operano nei settori della mobilità, dei trasporti e dell'ambiente, ma è stato anche scritto per il privato e per il terzo settore e per coloro che si occupano di pianificazione urbanistica e di sostenibilità ambientale.Le linee guida, oltre alle raccomandazioni, contengono un glossario di termini che guidano il lettore nella lettura e una capitolo che riassume le prove di efficacia disponibili e che si riferiscono sostanzialmente al contesto urbano.
Le 10 raccomandazioni
Un gruppo di esperti - composto da operatori di sanità pubblica, clinici, funzionari degli enti locali, insegnanti, operatori socio-assistenziali, rappresentanti dei cittadini, del mondo accademico e tecnici - raccomanda dieci azioni, con un buon rapporto tra costo ed efficacia, a partire dalle migliori prove di efficacia disponibili in letteratura.
1 La Sanità pubblica dovrebbe essere capofila delle azioni strategiche di promozione del cammino e dell'andare in bicicletta. È necessario assicurare un supporto di alto livello, coordinato da una figura di riferimento dedicata a queste tematiche affinché queste siano una priorità nei piani di prevenzione, sostenute da alleanze interne ed esterne al sistema sanitario, da risorse e di finanziamenti.
2 La promozione del cammino e dell'andare in bicicletta dovrebbe essere una priorità di tutti i piani e le politiche locali (sanità, ambiente, trasporti,…).
3 La scrittura di programmi intersettoriali per la promozione del cammino e dell'andare in bicicletta dovrebbe tener conto dei reali bisogni della popolazione e dei suoi sottogruppi.Ci sono prove che gli interventi progettati a partire dai reali bisogni della popolazione e rivolti o ai gruppi più sedentari - o a chi è più motivato a cambiare - sono efficaci nell'incoraggiare le persone a camminare di più.
4 La proposta di piani di spostamento attivo personalizzati permetterebbe di rispondere alle esigenze/difficoltà di sottogruppi di popolazione (come, per esempio, le famiglie con bambini piccoli).
5 La progettazione di programmi che incoraggino l'uso della bicicletta e che prevedano interventi ambientali, formativi e di motivazione al cambiamento individuale sono auspicabili.
6 La realizzazione di programmi di comunità aumenta, pur con dati modesti, il numero di chi utilizza la bicicletta. Gli studi disponibili segnalano un costante effetto positivo sulla scelta di spostarsi in bicicletta. Tuttavia, occorrono disegni di studio più robusti per formulare delle prove e delle raccomandazioni sulla sostenibilità degli interventi e sulla loro attuazione con sottogruppi di popolazione, come i giovani.
7 Il contapassi è uno strumento utile. È uno strumento economico, efficace e di facile utilizzo. È importante non farne un uso competitivo. Un altro strumento di supporto potrebbero essere gli smart phone ovvero i cellulari di nuova generazione, ma occorrono prove di efficacia a sostegno.
8, 9, 10 Scuola, ambiente di lavoro e sistema sanitario si confermano i setting privilegiati per attuare gli interventi di promozione del cammino e dell'uso della bicicletta.
Riferimenti
National Institute for Health and Clinical Excellence, Walking and cycling: local measures to promote walking and cycling as forms of travel or recreation, november 2012. In: http://publications.nice.org.uk/walking-and-cycling-local-measures-to-promote-walking-and-cycling-as-forms-of-travel-or-recreation-ph41
Moore SC, Patel AV, Matthews CE, Berrington de Gonzalez A, Park Y, et al. (2012) Leisure Time Physical Activity of Moderate to Vigorous Intensity and Mortality: A Large Pooled Cohort Analysis. PLoS Med 9(11): e1001335.

LE BASI DI UNA EDUCAZIONE SUFFICIENTEMENTE BUONA - 5 PUNTATA: LA PREADOLESCENZA


CARI Genitori
Penultimo capito di consigli pedagogici (vedete nei post precedenti).
DURA EH?? Fare i genitori (ma anche i figli e i nonni) non è facile. E nessuno ci dà qualche regola ovvero ne abbiamo tante SPESSO inutili. 
La conoscenza delle tappe a seconda dell'età è importante per adattare l'educazione all'età ( e non solo alla costituzione del bambino e della famiglia). Dobbiamo ritrovare un modello di società (e di famiglia) educativa e sostenitrice, tornare indietro da una impostazione narcisistica e improntare tutto su una società eco- SOSTENIBILE ED educativa
ALBERTO FERRANDO.
Sul blog trovate le puntate precedente (fini a 1 anno, da 2 a 4 anni da 4 a 11 anni).
Dello stesso autore è stato presentato il libro (L'Essenziale per crescere). (Il pedagogista  Daniele Novara direttore del CPP Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti di Piacenza)TROVATE A QUESTO LINK ALTRE NOTIZIE: http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=ESSENZIALE 

Buona lettura
Alberto Ferrando

A BREVE ULTIMA PUNTATA : L'ADOLESCENZA



LA PREADOLESCENZA (DAGLI 11 ANNI): Allontanarsi dai genitori
È un’età incerta, di grandi trasformazioni e di passaggio. Oggi è l’età più complicata in assoluto, sottoposta a tutte le tentazioni e in cui si vivono anche le situazioni più critiche: è un groviglio senza grandi aiuti, e spesso il genitore fatica, stenta a capire che il figlio è in un’altra fase rispetto all’infanzia.
I ragazzini acquisiscono il pensiero logico-astratto, si allontanano dai genitori, sono interessati ai coetanei. Non hanno più bisogno di accudimento ma di un confine preciso, di incanalamento, di chiarezza.
Questa è l’età che segue quella della latenza: se allora con i comandi, che pur abbiamo visto non avrebbero dovuto esserci, si otteneva qualcosa ora non si ottiene più nulla. Passare dal comandare al negoziare le regole è difficilissimo.
Molti problemi nascono proprio in questo periodo; le cosiddette malattie dell’educazione: l’insonnia, i disturbi della concentrazione o dell’apprendimento, i distordini alimentari (all’ospedale Niguarda di Milano il 10% dei disturbi alimentari riguarda bambine di 9 anni).
La regola allora deve essere chiara. Non si può dire a un ragazzo: “Mangia sano”. Cosa vuol dire mangiare sano? Anche le definizioni diventano importanti. Altro esempio: non ha senso dire al nostro figlio preadolescente: “Non stare tutta la sera davanti al computer”, senza individuare un orario preciso in cui spegnere lo schermo. Solitamente accade che il ragazzo stia incollato al monitor fino a mezzanotte, perdendo così ore di sonno.
Le regole vanno negoziate per cercare insieme un accordo che soddisfi entrambe le parti e ovviamente sanzionate nel momento in cui non sono rispettate. Questo problema non si pone alle elementari: se i genitori erano coesi tra loro i bambini tendevano naturalmente a rispettare le regole che erano state poste. Ma durante la preadolescenza, la coesione e la coerenza genitoriale possono non bastare più.
In genere le famiglie italiane per sanzionare una regola non rispettata utilizzano il sistema dei sanzionamenti restrittivi. Il problema è che il sanzionamento restrittivo, oggi come oggi è diventato un arcaismo: di cosa si può privare un bambino o un ragazzo che ha di tutto di più? Quale può essere la sanzione restrittiva per qualcuno che è abituato a ottenere, prima o poi, quasi tutto quello che vuole? I genitori finiscono così per proibire o limitare l’utilizzo ad esempio della televisione o dei videogiochi, contribuendo così però a trasmettere messaggi confusivi quasi che la tv o il videogioco siano da considerarsi un “premio” o un oggetto del desiderio piuttosto che strumenti che occorre insegnare a utilizzare correttamente.
Le sanzioni restrittive sono spesso inefficaci o fuorvianti, anche perché facilmente poi i genitori faticano a rispettare con coerenza ciò che hanno imposto. Ai nostri giorni occorrerebbe piuttosto provare a servirsi della sanzione affettiva.
Viviamo infatti in una società narcisistica: adulti e bambini sono sottoposti a logiche di immagine, di centratura sul Sé, che producono seri danni in ambito educativo.
Una volta il narcisismo non era la dimensione sociale prevalente. Predominava una cultura sociale oblativa, che impostava la vita in funzione di una missione: si viveva per il lavoro, o per i figli; c’era un’idea, un obiettivo centrale che motivava le azioni anche più faticose o meno piacevoli. Oggi invece viviamo in una società in cui la dimensione prevalente è la ricerca del successo, della realizzazione personale che si tende a far coincidere con l’assenza di difficoltà e di contrasti.
A partire dagli anni Settanta e Ottanta poi, accade che i genitori comincino a cercare di instaurare un rapporto privilegiato con il figlio o con ciascuno dei figli, un rapporto che prescinda dal coniuge, e questa dinamica si osserva non solo nel caso dei genitori separati ma anche in quelli che vivono sotto lo stesso tetto.
Capita a volte che i genitori separati abbiano più coesione educativa di quelli che vivono insieme. Si tratta magari di una questione di sopravvivenza, perché già la separazione è un’esperienza difficile e dolorosa, e se non ci si mette d’accordo su alcune minime regole educative da consegnare ai figli diventa ancora più complicato. I genitori invece che vivono sotto lo stesso tetto tendono a sottovalutare questo aspetto e la coesione si sfilaccia in iniziative educative individuali e individualistiche nella presunzione che uno possa far meglio dell’altro. E così le regole attinenti all’igiene, alla nutrizione, ai vestiti, all’ordine in casa, agli orari, alla scuola non sono consegnate al figlio o alla figlia congiuntamente e, non ci si appella all’altro coniuge in funzione di esse. In preadolescenza questa modalità non ottiene risultati e la situazione tende a degenerare (con urla, sanzioni inutili, bugie, esasperazioni reciproche) in maniera quasi irreversibile.
La coesione è alla base di qualsiasi azione educativa.
I genitori devono imparare a prendete tempo e a consultarsi tra loro. È importante dedicare del tempo alla condivisione delle idee e delle decisioni in merito all’educazione dei figli. Quando succede qualcosa di importante, consiglio di non intervenire da soli, c’è il rischio di apparire fragili e isolati nei confronti dei figli, specialmente durante la preadolescenza che oggi è l’età in assoluto più difficile.
La nostra società deve recuperare la dimensione educativa della coesione: fare squadra è la cosa più importante. E per fare squadra occorre uscire dall’isolamento, confrontarsi e cercare di costruire una responsabilità comune. Anche quando ci si trova a dover comunicare ai figli da soli, occorre pensarsi come coppia genitoriale educativa.



martedì 18 dicembre 2012

I VACCINI FANNO MALE??

Cari Genitori
Volutamente ho scelto una frase ad effetto perchè al giorno d'oggi si legge soprattutto, se non solo, quello che fa notizia, e più fa notizia in negativo e meglio è. Purtroppo è così. Non si segnala quanti stanno bene per un intervento ma solo se avviene qualcosa di negativo. A volte si dà un rapporto di causalità (causa/effetto) a fatti assolutamente casuali. I latini dicevano "post hoc sed not propte hoc" e cioè "è avvenuto dopo un intervento ma non per colpa dell'intervento"
Segnalo che sul Corriere della Sera edizione elettronica a questo indirizzo:
http://bambini.corriere.it/2012/12/13/i-vaccini-somministrati-ai-bambini-sono-sicuri/
trovate un bell' articolo del Collega Antonio Clavenna dell'Istituto Mario Negri dal titolo:

I vaccini somministrati ai bambini sono sicuri?

Nelle risposte compaiono tante posizioni di antivaccinatori. Quello che Vi prego di leggere è quanto incollo qui sotto a spiegazione e premessa ad alcune domande e risposte. Mi permetto di evidenziare alcuni punti.
Alberto Ferrando

Il rischio zero, purtroppo, non esiste, né per i vaccini, né per i farmaci, come nemmeno per le attività che compiamo tutti i giorni. Se dovessimo rispondere alla domanda “uscire di casa è sicuro?”, quale sarebbe la nostra riposta?
La percezione del rischio che ciascuno di noi ha può essere diversa, ed è comprensibile che alcune persone possano considerare come importanti rischi che per altri appaiono irrilevanti.
Per potere decidere in maniera consapevole riguardo le vaccinazioni, credo sia importante, però, distinguere i rischi, più o meno gravi, per cui il legame con il vaccino è provato (p.es. convulsioni febbrili, reazioni anafilattiche), dai rischi presunti, per cui questo legame non è, invece, mai stato documentato da prove scientifiche adeguate.
Osservare un evento dopo una vaccinazione non significa necessariamente che questo evento sia stato causato dal vaccino.
Solo se questo evento compare con una frequenza maggiore nei bambini che hanno ricevuto il vaccino rispetto a loro coetanei non vaccinati (simili per caratteristiche sociodemografiche, familiarità e storia clinica), si può ipotizzare che la vaccinazione sia associata all’evento.
Recentemente un gruppo di ricercatori danesi (Rasmussen TA et al British Medical Journal 2012;345:e5823) ha stimato, sulla base della frequenza delle patologie nella popolazione,
quanti casi di malattia potrebbero essere comparire in modo del tutto fortuito e casuale in un gruppo di 1 milione di bambini nei giorni successivi alla somministrazione di un vaccino, indipendentemente dall’associazione con quest’ultimo. Per fare solo un esempio, nei 7 giorni successivi al vaccino a 3 bambini potrebbe essere fatta una diagnosi diabete di tipo 1. Nell’arco delle 6 settimane successive i bambini con una diagnosi di diabete potrebbero essere 20.
Non ci sono prove scientifiche adeguate (per qualità metodologica e attendibilità dei dati raccolti) che documentino un nesso di tipo causa-effetto tra i vaccini e il rischio di autismo. Al contrario, numerosi studi epidemiologici non hanno osservato alcun legame.
Chi volesse approfondire questo argomento, può trovare informazioni su molti siti di istituzioni pubbliche (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità) nazionali e internazionali. Segnalo, ad esempio, che sul sito dei Centers for Disease Control (CDC), l’ente governativo americano che si occupa del controllo delle malattie infettive, è disponibile un elenco degli studi da loro finanziati (finanziamento pubblico) che hanno valutato il legame tra autismo e vaccino morbillo-parotite-rosolia.
Una revisione sistematica degli studi disponibili nella letteratura scientifica fatta da un gruppo di ricercatori italiani della Cochrane Collaboration, ente internazionale no-profit che ha lo scopo di valutare criticamente e diffondere le informazioni sull’efficacia degli interventi sanitari, conclude che non esiste un’associazione tra vaccino morbillo-parotite-rosolia e una serie di patologie, tra cui l’autismo e il diabete di tipo 1 (“We could assess no significant association between MMR immunisation and the following conditions: autism, asthma, leukaemia, hay fever, type 1 diabetes, gait disturbance, Crohn’s disease, demyelinating diseases, or bacterial or viral infections”).
A conclusioni simili giunge l’organizzazione americana indipendente e no-profit Institute of Medicine nel suo rapporto sulla valutazione delle reazioni avverse da vaccini, dopo avere valutato gli studi scientifici disponibili (Adverse Effects of Vaccines: Evidence and Causality).
Non è nemmeno scientificamente documentato, come sostenuto da un lettore che i vaccini provochino mutazioni genetiche del sistema immunitario. I vaccini stimolano il sistema immunitario a produrre delle proteine chiamate anticorpi, e a rispondere in caso di infezione da parte del virus o del batterio contenuto nel vaccino. La stessa cosa avviene quando ci si ammala. Il sistema immunitario dei bambini, soprattutto quelli più piccoli, è esposto quotidianamente e naturalmente a numerosi stimoli, e le vaccinazioni rappresentano solo una piccola parte di questi stimoli. Il paragone con l’abuso di antibiotici non è pertinente: un utilizzo improprio di questi farmaci può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche. E’ il batterio che diventa resistente agli antibiotici, non è il nostro sistema immunitario ad essere mutato e a diventare meno efficace nel combattere le infezioni.
Purtroppo di morbillo (giusto per fare un esempio) si continua a morire ancora oggi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in più di 139.000 il numero di morti per morbillo nel mondo nel 2010, circa 380 al giorno.
In Italia è diventato poco probabile ammalarsi di morbillo grazie alla vaccinazione e perché i bambini vaccinati proteggono anche quelli non vaccinati (la cosiddetta immunità di gregge). Perché tutta la comunità sia protetta occorre, però, che in quella specifica area più del 90% dei bambini sia vaccinato. Se il tasso di vaccinati scende, la probabilità di ammalarsi aumenta. Siamo così certi che se la maggior parte dei genitori dovesse decidere di non vaccinare il proprio bambino contro il morbillo potremmo continuare a considerare trascurabile il rischio di morire o di avere disabilità a causa di questa malattia?
In Italia nel 2002, quando circa il 75% dei bambini italiani era comunque stato vaccinato contro il morbillo, un’epidemia ha colpito almeno 40.000 bambini, causando 6 morti (dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità). I casi e i morti si sono concentrati prevalentemente in aree geografiche dove la percentuale di vaccinati era minore (p.es. Campania). Nel 2011 in Europa sono stati segnalati più di 30.000 casi di morbillo, di questi 15.000 in Francia e 5.000 in Italia (fonte: Centro Europeo di Controllo delle Malattie Infettive, ECDC).
Essere a favore o contro le vaccinazioni “a priori” mi sembra un po’ troppo semplicistico. I benefici per il singolo individuo e per la comunità sono differenti a seconda del vaccino. Alcuni vaccini sono prioritari in termini di salute pubblica, altri lo sono meno. Considerare i benefici e i rischi del singolo vaccino mi sembra un approccio più razionale.
Comprendo che non sia facile per un genitore valutare in modo consapevole e approfondito i benefici e i rischi delle vaccinazioni. Credo che leggere i libri (o cercare informazioni su internet) non sia di per sé sufficiente, bisognerebbe poter valutare criticamente le informazioni e andare a controllare anche le fonti originali (studi), per verificare che cosa riportano, tenendo presente che i “conflitti di interesse” possono riguardare sia chi sostiene l’importanza dei vaccini, sia chi li ritiene inutili e pericolosi.
Il pediatra o il proprio medico curante sono i riferimenti a cui esporre serenamente i propri dubbi e chiedere spiegazioni sui possibili benefici e rischi delle vaccinazioni.
Nel frattempo è importante che prosegua la ricerca per avere vaccini il più possibile sicuri e efficaci.

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