sabato 27 luglio 2019

FAMIGLIA NON VUOLE PIU' IL FIGLIO AUTISTICO: E GLI AIUTI ALLE FAMIGLIE?. LETTERA DI MAMMA

FAMIGLIA NON VUOLE PIU' IL FIGLIO AUTISTICO: E GLI AIUTI ALLE FAMIGLIE?. SEGUE LETTERA DI MAMMA
In questi giorni gira questa notizia riportata dai vari media con , al solito, titoli scandalistici.
Nessuno che analizzi il perchè e faccia presente come mancano gli AIUTI ALLE FAMIGLIE, SOPRATTUTTO QUANDO CI SONO DEI PROBLEMI.
NON SI INVESTE NULLA SULLA FAMIGLIA (preciso laicamente intesa).
Quante famiglie che conosco che si debbono rivolgere al privato, non per scelta ma perchè il pubblico non è in grado di offrire servizi, per carenza di personale dovuti ai mancati investimenti in salute. Per non dire dei nulli, o quasi, gli interventi in prevenzione (quando si parla di prevenzione si parla solo di vaccini ma la prevenzione è tanto altro).
E se i genitori non possono permettersi il ricorso al privato?? Non fanno niente e pensate a che danno per il bambino, la famiglia e la società. O si arriva a situazioni come queste che indicano che: "Le istituzioni hanno fallito, la società ha fallito. È mancato il supporto delle istituzioni, dei servizi, l’aiuto necessario a che un bambino e i suoi genitori possano affrontare la drammaticità di una disabilità dura, a volte durissima: è venuto meno il patto di aiuto ai più deboli. Se una famiglia si arrende le istituzioni hanno fallito», denunciano gli operatori di Casa Sebastiano.  che aggiungono: "la solitudine totale delle famiglie di fronte a una patologia che riguarda un bambino ogni 52 nati. Numeri importanti, ignorati dalle istituzioni. «Manca totalmente il supporto. Una diagnosi di autismo è un dramma per la famiglia. Mancano i servizi e gli operatori. La formazione degli operatori è affidata alle strutture private: noi in dieci anni abbiamo formato 800 operatori. Tutti chiacchierano ma, passata l’emergenza, non succede niente: qualcuno ricorda il caso di quella mamma che ha affogato i due figlioletti?».

Qui una lettera di mamma di qualche tempo fa: 
In qualità di genitori di uno splendido bambino di due anni e mezzo affetto da disturbo dello spettro autistico, stiamo riscontrando parecchie difficoltà nel potergli garantire le cure necessarie.
Nostro figlio ha manifestato i primi segnali ai 9 mesi di età cominciando a rifiutare il contatto con la mamma, arrivato ai 14 mesi la situazione continuava a peggiorare e i segnali che qualcosa non “andasse bene” nel nostro bambino per noi erano ben evidenti.
Sbatteva violentemente la testa su muri, pavimenti, oggetti o qualunque superficie con lo scopo di farsi del male;
Era regredito nella parola, nei movimenti, non si girava quando veniva chiamato, non sorrideva e il suo sguardo diventava ogni giorno sempre più assente.
Aveva crisi di pianto improvvise e immotivate che duravano a lungo, durante le quali era impossibile calmarlo o avvicinarsi a lui.
Manifestava atteggiamenti violenti nei confronti di chi lo circondava, specialmente nei confronti della mamma e dei fratelli per cui la vita in casa era diventata molto difficile da gestire.
Era molto selettivo nel mangiare, terrorizzato dai rumori forti e da chiunque non conoscesse o non vedesse ogni giorno, non amava stare in mezzo alle persone, pertanto anche la vita sociale era diventata impossibile.
Presentava stereotipie e aveva molte difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti ed ad andare in posti nuovi.
Vedendo che la situazione peggiorava, ai 14 mesi di nostro figlio facciamo una visita neuropsichiatrica.
Ai 18 mesi del bambino viene effettuata la visita neuropsichiatrica dove viene diagnosticata un' immaturità psicomotoria associata ad atipie comportamentali e relazionali, la dottoressa ci inserisce in lista per un day hospital e ci indirizza al consultorio per iniziare subito dei trattamenti riabilitativi di psicomotricità.
Al consultorio, invece, ci viene solamente compilato il modello A da portare nei centri convenzionati che a Genova, sono solamente 4 con liste di attesa di 2 anni, MA.... pagando 500 EURO per 10 sedute, gli stessi centri avrebbero posto il giorno seguente.
Dovendo iniziare queste terapie, ma non potendo spendere una cifra così alta, in quanto abbiamo una famiglia numerosa dove lavora solo il papà e dove si fa molta fatica ad arrivare a fine mese, cerchiamo e troviamo PRIVATAMENTE una pedagogista clinica che venisse incontro alla nostra difficoltà economica, così iniziamo i trattamenti con lei.
Ai 22 mesi di nostro figlio veniamo contattati per il day hospital durante il quale ci viene somministrato il questionario ADI in via “non ufficiale” in quanto il bambino non aveva ancora 2 anni. Nonostante il risultato del questionario indicasse che il bambino rientrava nello spettro dell' autismo, non è stato possibile confermare la diagnosi perchè non aveva compiuto i 24 mesi di età. Viene quindi confermata un' immaturità psicomotoria associata ad atipie comportamentali e relazionali, ci viene data l' indicazione di continuare le terapie di psicomotricità (che continuiamo privatamente 2 volte a settimana) nell' attesa di essere ricontattati per finire delle visite inerenti al day hospital.
Due mesi dopo, al compimento dei 2 anni di nostro figlio, veniamo ricontattati dall' ospedale per terminare le visite, ci viene nuovamente somministrato il questionario ADI e viene fatta la diagnosi di disturbo dello spettro autistico, ci viene indicata la globale presa in carico neuropsichiatrica presso le strutture territoriali, ma ciò a distanza di un anno dall' inserimento di nostro figlio nelle liste d' attesa, non è ancora avvenuto e nel frattempo dobbiamo continuare a pagare delle terapie per le quali nostro figlio avrebbe diritto gratuitamente e in tempi brevi.
Troviamo assurdo il fatto di dover attendere i due anni di età (con segnali evidenti) per poter confermare una diagnosi di autismo senza la quale non si possono richiedere agevolazioni come l' invalidità e il sostegno scolastico di cui il bambino ha diritto. (tutta burocrazia)
Troviamo vergognose le liste di attesa con tempi di due anni in situazioni dove prima si interviene e più possibilità di recupero ci sono,
fa tristezza sapere che gli stessi centri avrebbero posto il giorno seguente privatamente con tariffe decisamente elevate ed è ancora più triste vedere la carenza di personale nelle strutture ospedaliere e consultoriali che possa prendere in carico i bambini in attesa che vengano chiamati dai centri riabilitativi, costringendo così famiglie in difficoltà economica a doversi rivolgere privatamente (magari pregando la terapista di fare qualche seduta in meno per la mancanza di soldi) o addirittura a non poterli fare seguire fino alla chiamata del centro riabilitativo convenzionato con conseguenti maggiori difficoltà nel recupero perchè molti comportamenti sono già radicalizzati nel bambino.
Inoltre pensiamo sia da prendere in considerazione un supporto per le famiglie che sono sottoposte a grande impegno, sforzo e stress psico- fisico e devono far fronte alle tante difficoltà che si incontrano ogni giorno con un bambino autistico.
Troviamo altresì assurdo che a un bambino di due anni e mezzo con una diagnosi di autismo  (NON autosufficiente e che necessita di assistenza continua 24 ore su 24) venga riconosciuta un' invalidità e legge 104 con articolo 3 comma 3 SENZA ACCOMPAGNAMENTO, ma solo con indennità di frequenza con la quale non viene coperto nemmeno l' intero costo delle terapie che continuiamo privatamente.
Concludendo troviamo che oltre al presente si debba pensare anche al futuro dei bambini. Cosa succederà quando nostro figlio avrà 18 anni? Dal momento che al compimento della maggiore età non sarà più affetto da autismo infantile e perderà ogni tutela da parte dello stato e che tutti gli interventi riabilitativi sono riservati agli autistici ovvero ai minorenni e non ci saranno specialisti che si occuperanno di lui. …....
una mamma e un papà

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venerdì 26 luglio 2019

DROGA: IN RETE PER PREVENIRE -sostegni alle famiglie

DROGA: IN RETE PER PREVENIRE - sostegni alle famiglie
Ieri, a Genova, si è svolto un incontro sul "Consumo di sostanze stupefacenti sul territorio metropolitano: Dalla conoscenza del fenomeno a nuove prassi di intervento"a Palazzo Ducale.
Presenti figure di spicco e rilevanza sul territorio ligure (vedi in fondo).
Ho apprezzato molto gli interventi dell'Arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco e del Procuratore della Repubblica Francesco Cozzi (apprezzata anche la sua presenza fino al termine del Convegno: un esempio che altri dovrebbero seguire).
In considerazione del preoccupante aumento del consumo di droghe in età pediatrica (sotto ai 18 anni) mi hanno invitato alla Tavola Rotonda ove ho esposto il punto di vista del pediatra e sottolineato la assoluta importanza di interventi ben coordinati di politica sanitaria (che non segua solo i cicli elettorali e le promesse, spesso disattese, preelettorali).
Servono interventi non solo a breve ma, soprattutto a medio e lungo termine che superano di gran lunga un "ciclo elettorale" nazionale, regionale, comunale.
Si deve intervenire su due fasce di bambini trascurate: il periodo della vita nel grembo materno e l'adolescenza. Nella presentazione che trovate QUI CLICCARE  ho illustrato iniziative proposte dalla Organizzazione Mondiale della Sanità sui "PRIMI 1000 GIORNI DI VITA" e sull'aiuto e sostegno ai genitori, il progetto "Genitori più" che la Regione Liguria dopo aver aderito non ha rinnovato la convenzione (vedi www.genitoripiu.it) che investe sulla "genitorialità".
Sono necessari anche interventi nelle comunità. Interventi ce ne sono tanti ma non coordinati, nè curricolari, spesso a spot.
Soprattutto per evitare disagi, consumo di sostanze, a partire da alcol e fumo e non solo di droghe "illecite" si deve investire sui bambini e sulle famiglie investendo e fornendo aiuti anche economici. Soldi che si possono ricavare da una buona prevenzione e valutando quanto costa, non solo in termini economici ma soprattutto biologici, una dipendenza, una malattia, una morte, un infanticidio, una cattova salute mentale. Non solo quanto costano i bambini "affidati" al comune come potete rilevare dalla diapositiva, tratta da dati di alcuni anni fa,: quasi 7500 bambini su 84000 sono a carico del Comune di Genova.



ore 16.00  Saluti delle Autorità
Fiamma Spena Prefetto di Genova  
Sonia Viale Vicepresidente della Regione Liguria - Assessore alla Sanità, Politiche Sociali e Sicurezza 
Ilaria Cavo Assessore alla Comunicazione, Politiche Giovanili e Culturali della Regione Liguria
Marco Bucci Sindaco di Genova 
Francesco Cozzi Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova 
Angelo Bagnasco Arcivescovo di Genova
Ore 16.30  Presentazione del Report  Consumatoridi sostanze stupefacenti e attività del Nucleo Operativo per le Tossicodipendenze  della Prefettura di Genova
Maria Laura AnnaloroFunzionario Assistente Sociale del NOT Prefettura di Genova 
Sonia Salvini Funzionario Area Socio Sanitaria S.C. Salute Mentale e Dipendenze di Alisa 
Ore 16.50 Introduce i lavori e modera il dibattito 
Eva Perasso  Giornalista di Telenord
Tavola rotonda 
Walter Locatelli Commissario straordinario di Alisa 
Enrica Orsi Direttore sociosanitario di Alisa 
Marco Vaggi  DirettoreDipartimento Salute Mentale e Dipendenze ASL3
Monica Arcellaschi Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze ASL4
Luca VillaPresidente del Tribunale per i Minorenni di Genova
Tiziana Paolillo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Genova
Simonetta SaveriAgenzia Comunale per la Famiglia  - Comune di Genova
Alberto FerrandoPediatra e Presidente della Associazione Pediatri Liguri
Alessandro ClavarinoDirigente Ufficio Scolastico Regionale della Liguria
StagiLuisa DocenteDISFOR Università degli Studi di Genova
Ore 18.15  
Sottoscrizione del Protocollo per lo studio, il monitoraggio e l’analisi del consumo di sostanze stupefacenti sul territorio metropolitano di Genova























DEPRESSIONE POST PARTUM del papà

DEPRESSIONE POST PARTUM del papà
E’ nota la depressione materna mentre meno nota è la depressione del papà.
Qui un articolo sulla depressione post partum della mamma: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2019/01/depressione-post-partum.html
Ricordiamo che il 50-80%, a seconda delle casistiche, delle donne, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano sintomi leggeri di depressione, un mix di malinconia e ansia definiti in inglese Blues Syndrome (anche conosciuta come Maternity Blues). Ma altre arrivano a vere e proprie depressioni. Le maternity blues si manifestano con un decorso transitorio e reversibile, determinato dalla brusca caduta dei livelli ormonali, e tendono a risolversi spontaneamente in una settimana/ 10 giorni.
Nelle donne affette da maternity blues rispetto a quelle non affette è stato riscontrato un rischio di sviluppare depressione postpartum fino a 4 volte maggiore (così come a sviluppare una patologia dello spettro dei disturbi d’ansia).
Depressione post partum: quando a soffrirne è il papà
Completamente trascurata fino a una ventina d'anni fa, oggi la depressione post partum dei papà è un fatto noto e riconosciuto in ambito scientifico: questo disturbo può colpire dal 5 al 10% dei papà, in tutto il mondo
L’esordio avviene nel primo anno di vita del bambino, soprattutto tra i tre e i sei mesi, mentre sembra meno a rischio l'immediato post partum.
I sintomi sono quelli classici della depressione: malinconia, tristezza, insonnia o altri disturbi del sonno, desiderio di isolamento, difficoltà a concentrarsi e a lavorare in modo efficiente. A questi si aggiungono il senso di inadeguatezza rispetto al rapporto con la compagna e con il figlio.
Esistono dei fattori di rischio quali:
-       depressione materna
-       episodi precedenti di depressione o disturbi d’ansia 
-       relazioni difficili con i propri genitori
-       precarietà economica 
-       problemi di coppia
-       sentirsi esclusi dal rapporto mamma-bambino 
-       carenza di sonno 
Il passaggio dall'essere uomo e donna a diventare genitori è un momento di transizione delicato. Si deve ricostruire una nuova identità. 
Rispetto alla depressione materna favorita da brusche alterazioni ormonali negli uomini prevalgono fattori culturali in quanto si sono sovvertiti i modelli di riferimento tradizionale su come deve essere un padre e cosa deve fare per i figli, così i nuovi papà sono stati costretti a reinventarsi ex novo una nuova figura genitoriale in linea con i cambiamenti della società. 
Inoltre più spesso, nell’uomo, si nega e non si vuole affrontare la situazione ritenuta una debolezza. Si negano e non si rivelano i propri sentimenti, le proprie emozioni anche se Il papà ha bisogno dell'aiuto della moglie o compagna perché spesso si sente solo perché non è più al centro dell'attenzione della partner, soprattutto se la mamma dedica totalmente l’attenzione solamente al figlio


Per la depressione materna esiste un test di screening: QUESTIONARIO DI EDIMBURGO È l’unico test di screening attualmente riconosciuto a livello internazionale. 
Si può compilare il questionario anche online ove verrà valutato il proprio rischio di depressione a questo indirizzo: https://www.psicologionline.net/test-psicologici-psicologia/test-depressione-post-partum
N.B.: E’ un test di screening e non costituisce un metodo per porre una diagnosi. Si deve rispondere alle domande e sommare il punteggio. 
Individua esclusivamente un rischio in quella fase che potenzialmente può evolvere in una condizione di maggiore o minore gravità.
Rivolgersi al proprio medico o a una figura di riferimento se il risultato totale è pari o superiore a 9.
Se il test è negativo ma la mamma si “sente giù” non deve trascurare questa sensazione e si deve sforzare di parlarne in famiglia e con il medico ugualmente. Si deve sapere che  la depressione è una malattia che può colpire tutti e che, come tutte le malattie, va curata. Non pensate di potercela fare da sole senza alcun aiuto.
In genere si esegue dopo due settimane dalla nascita del bambino.


Fonti
Alterazioni del sonno nella depressione post-partum. Dott.ssa Virginia Quaranta
Un bambino su quattro soffre di disturbi del sonno. Le 10 regole d’oro per far dormire i piccoli, i più grandi (e anche mamma e papà)
Forgotten Fathers: Postpartum Depression in Men
Brandon Eddy, Von Poll, Jason Whiting, Marcia Clevesy
Journal of Family Issues, First Published 27 Feb 2019.
Dads Can Get Depression During and After Pregnancy, Too
Domande e risposte - FAQ - Depressione post partum




mercoledì 24 luglio 2019

LA SCOMPARSA DEL MEDICO. SERVONO DAVVERO PIÙ SPECIALISTI??

LA SCOMPARSA DEL MEDICO. SERVONO DAVVERO PIÙ SPECIALISTI??
Da tempo si parla dell’”imbuto” per cui non tutti i laureati in medicina riescono ad entrare in specialità e così avranno poche possibilità di lavorare!!!
Partono proposte di “allineare il numero delle lauree a quello dei posti nelle Scuole di specialità” ma, e so che vado controcorrente, è la soluzione giusta?
Non è che stiamo seguendo il mercato e l’autoprescrizione da parte delle persone?
Non passa giorno che non mi venga richiesto il nominativo di uno specialista da parte di persone di cui seguo i figli a causa di qualche disturbo. Solo oggi mi hanno richiesto un gastroenterologo per mal di stomaco, un bravo neurologo per il mal di testa.
La mia risposta è sempre la stessa: si rivolga il “suo” medico curante perché lo specialista sa tanto della sua specialità ma spesso non ha la visione di insieme. Un mal di stomaco, un mal di testa possono essere espressione di problemi che partono da lontano (ansia, disagio, stress, stile di vita ecc.) e l’approccio del medico, almeno come avevamo una volta, deve essere “olistico” sulla persona e non sul sintomo.
Abbiamo bisogno di tanti bravi medici generalisti, secondo me, e non di tanti specialisti che servono se coordinati dal medico attento alla “care” della persona (prendersi cura). Altrimenti aumenteranno le visite, gli approcci ai singoli organi mentre servono, e tanto, dei medici “curanti” e che abbiano cura delle persone e che non debbono per forza essere specialisti in qualcosa.
Riflettiamo poi sulla laurea di medicina: 6 anni + 6-12 mesi per l’esame di Stato: Non sono sufficienti per formare dei bravi medici pronti ad entrare subito nel mondo del lavoro?
So che molti di voi diranno che il medico ha tante cose da fare, tanta burocrazia, tanti pazienti e altro. Cambiamo allora queste cose. Riduciamo la burocrazia che sta togliendo tempo al “tempo di cura” per compilare scartoffie e report ecc. E prepariamo un Corso di laurea adeguato ai temoi e alle necessità attuali delle persone. Con particolare attenzione alla prevenzione e alla comunicazione.
Quando uno ha qualche disturbo cosa c’è di meglio di parlare con il medico che ti conosce da tanti anni e che può capire l’origine del disturbo e poi, e se è il caso, inviare anche dallo specialista o da più specialisti ma coordinando gli esami prescritti e le varie terapie prescritte. Terapie che possono causare dei problemi se assunte insieme ad altre prescritte da altri specialisti.
Avere tanti posti di specialità determinerebbe la fine del medico che cura la persona e l’apoteosi di una medicina centrata sulla malattia, sui singoli organi ed apparati. E non faremmo un buon servizio alla medicina e soprattutto alle persone.
Firmato:
Pediatra generalista


martedì 23 luglio 2019

Invito a incontro: DROGA A GENOVA: I DATI DELLA PREFETTURA

Invito a incontro: DROGA A GENOVA: I DATI DELLA PREFETTURA PRESENTAZIONE DEI dati dei Consumatori di sostanze stupefacenti e attività del Nucleo Operativo per le Tossicodipendenze della Prefettura di Genova, Report 2016 - 2018
Genova 25 luglio 2019 ore 16
Palazzo Ducale - Sala del Minor Consiglio 
In rete per prevenire
Consumo di sostanze stupefacenti sul territorio metropolitano
Dalla conoscenza del fenomeno a nuove prassi di intervento

 La Liguria è fra le regioni con il più alto tasso di persone segnalate ex art 75.
 In costante aumento il numero di minori che utilizza sostanze illecite

PROGRAMMA
ore 16.00  Saluti delle Autorità
Fiamma SpenaPrefetto di Genova  
Sonia Viale Vicepresidente della Regione Liguria - Assessore alla Sanità, Politiche Sociali e Sicurezza 
Ilaria Cavo Assessore alla Comunicazione, Politiche Giovanili e Culturali della Regione Liguria
Marco Bucci Sindaco di Genova 
Francesco Cozzi Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova 
Angelo Bagnasco Arcivescovo di Genova
Ore 16.3In costante aumento 0  Presentazione del Report  Consumatoridi sostanze stupefacenti e attività del Nucleo Operativo per le Tossicodipendenze  della Prefettura di Genova
Maria Laura AnnaloroFunzionario Assistente Sociale del NOT Prefettura di Genova 
Sonia Salvini Funzionario Area Socio Sanitaria S.C. Salute Mentale e Dipendenze di Alisa 
Ore 16.50 Introduce i lavori e modera il dibattito 
Eva Perasso  Giornalista di Telenord
Tavola rotonda 
Walter Locatelli Commissario straordinario di Alisa 
Enrica Orsi Direttore sociosanitario di Alisa 
Marco Vaggi  DirettoreDipartimento Salute Mentale e Dipendenze ASL3
Monica Arcellaschi Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze ASL4
Luca VillaPresidente del Tribunale per i Minorenni di Genova
Tiziana Paolillo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Genova
Simonetta SaveriAgenzia Comunale per la Famiglia  - Comune di Genova
Alberto FerrandoPediatra e Presidente della Associazione Pediatri Liguri
Alessandro ClavarinoDirigente Ufficio Scolastico Regionale della Liguria
StagiLuisa DocenteDISFOR Università degli Studi di Genova
Ore 18.15  
Sottoscrizione del Protocollo per lo studio, il monitoraggio e l’analisi del consumo di sostanze stupefacenti sul territorio metropolitano di Genova


domenica 21 luglio 2019

Aiuto economico della Regione Liguria per pagare l'asilo Nido

  • Aiuto economico della Regione Liguria per pagare l'asilo Nido:
  • La tua famiglia si trova in una situazione di disagio economico? Se l’Isee non supera i 20mila euro puoi chiedere il voucher nido!
  • Sei una mamma che lavora, che frequenta un tirocinio/esperienza di lavoro o un corso di formazione professionale o di istruzione? Se la tua famiglia ha un Isee non superiore a 50mila euro puoi chiedere il voucher nido!
Valore del voucher: 100 euro per le famiglie con Isee tra 10mila e 50mila euro; 200 euro mensili per le famiglie con Isee fino a 10mila euro.


Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...