sabato 6 luglio 2013

Manovra salvavita il 11 luglio alle 12,45 ll'Ordine dei Medci

Giovedì 11 per imparare la manovra salvavita: Accesso libero e gratuito (Palazzo di Piazza della Vittoria sopra a Trony. Utile anche come ripasso e per ...vederci di persona
Vi aspetto
Alberto Ferrando


mercoledì 3 luglio 2013

Pedoni investiti: è una giungla. STATE ATTENTI E INSEGNATE AI BAMBINI AD ATTRAVERSARE LA STRADA

Leggo ora sul Secolo XIX on line  questa drammatica notizia:
Tragico ‎#incidente a metà pomeriggio a Cavi di ‎#Lavagna, dove un'auto ha investito sulle strisce pedonali due fratelli di 16 e 19 anni.
http://bcove.me/zxk329oj

Speriamo in bene per il ragazzo e cerchiamo tutti di stare attenti sia chi guida che chi è a piedi o in moto o in bici. In questa situazione il sole avrebbe impedito divedere bene e la segnaletica era cancellata. Nel video qui sotto un attraversamento sulle strisce dietro ad un mezzo. Anche se uno ha ragione la salute e la "pelle" sono nostre.
Leggete queste semplice ed utili istruzioni per insegnare ai bambini la sicurezza stradale: http://www.bfu.ch/PDFLib/1199_42.pdf . Un sintesi qui sotto dopo il filmato. I consigli principali:

il bambino, finché riesce a farlo da solo.
I 3 consigli principali
  • Insegna a tuo figlio a comportarsi in modo sicuro nella circolazione stradale fin dai 2 anni.
  • Ripeti gli esercizi regolarmente e per un periodo prolungato.
  • Vesti il bambino con abiti dai colori chiari e vivi, se possibile con materiale riflettente. 



L’esercizio è un buon maestro
I bambini tra 0 e 6 anni figurano tra gli utenti più esposti ai pericoli della strada,. In questa fase del loro sviluppo i piccoli hanno generalmente una perce­zione molto limitata dei pericoli e non sono in grado di valutare le varie situazioni di traffico. È quindi fondamentale il ruolo dei genitori che devono insegnare loro a comportarsi in modo corretto e sicuro.
Consigli di sicurezza
  • Scegli una zona che conosci bene ed evita i punti potenzialmente pericolosi (ad esempio all’uscita di una curva).
  • Abbassati all’altezza degli occhi del bam­bino, spiegagli la situazione con parole semplici, fagli ripetere quanto hai detto e lodalo alla fine dell’esercizio.
  • Attieniti alla sequenza «mostrare – fare insieme – lasciar fare il bambino da solo – osservare».
  • Aumenta gradualmente la difficoltà degli esercizi e ripetili regolarmente su un arco di tempo prolungato.
  • I genitori sono i primi maestri di educa­ zione stradale e in quanto tali devono comportarsi correttamente nel traffico.
L’età consigliata per i singoli esercizi è pura­ mente indicativa, visto che ogni bambino ha un proprio ritmo di sviluppo. Il programma che ti proponiamo inizia con esercizi che insegnano ai più piccini a spostarsi nel traffi­ co longitudinale, ad esempio su un mar­ ciapiede. Seguono gli esercizi per i più gran­ dicelli, che devono imparare a muoversi nel traffico trasversale e ad attraversare una strada con o senza strisce pedonali.
I bambini devono rispettare le regole di comportamento anche quando utilizzano mezzi simili a veicoli (monopattini, skate­ board, pattini inline ecc.). Per maggiori informazioni: opuscolo 3.025 Mezzi simili a veicoli al link www.upi.ch.


Il tuo ruolo di genitore è accompagnare e guidare tuo figlio sulla strada dell’indipendenza.
Esercizi per bambini tra i 2 e i 6 anni
Traffico longitudinale, dai 2 anni Camminare sul marciapiede
Spiega al bambino che il lato più sicuro del marciapiede è quello interno, più vicino alle case e ai giardini. Per avere la stessa prospettiva di tuo figlio, abbassati alla sua altezza durante le spiegazioni.

Delimita la metà interna del marciapiede con una corda colorata, un fazzoletto o una borsa.
Mostra a tuo figlio che deve camminare sempre sul lato interno del marciapiede, quello più lontano dalla strada.
Fagli fare l’esercizio da solo.
Ripeti l’esercizio più volte a brevi intervalli.

Se dopo qualche tempo il bambino cammina spontaneamente sul lato sicuro del marciapiede, hai raggiunto un primo traguardo.
Traffico longitudinale, dai 3 anni Fermarsi sul bordo del marciapiede
Per questo esercizio scegli una strada poco trafficata. Spiega al bambino la differenza tra la zona riservata ai pedoni e la carreggiata.

Disponi una corda colorata, un fazzoletto o una borsa sul bordo del marciapiede e spiega al bambino che non deve mai supe­ rare questa demarcazione.
Quando mostri l’esercizio, vai fino alla demarcazione e di’ ad alta voce: «Stop, qui devo sempre fermarmi».
Fai fare l’esercizio al bambino.
Chiedigli di spiegare all’orsacchiotto, alla bambola o ad un altro pupazzetto fin dove è permesso andare.
Osserva tuo figlio: si ferma spontanea­mente al bordo del marciapiede? Si ferma anche se viene distratto?

Traffico trasversale, dai 4 anni Attraversare la strada
Attraversare la strada da soli è difficile. Questo esercizio può anche essere fatto con un bambino di tre anni, ma su una strada poco trafficata e con un’ottima visuale.

Procedi in base alla regola «fermati, guarda, ascolta e attraversa»: mostra al bambino come ti fermi al bordo del marciapiede, guardi in entrambe le direzioni e ascolti. Quando la strada è libera, puoi attraver­sarla con lui. È importante camminare spediti scegliendo la via più breve. Spiega a tuo figlio che non deve mai correre in strada.
Fagli attraversare la strada da solo.
Chiedigli di spiegare a voce alta quel che fa.
Fai attenzione a non ostacolare la sua visuale laterale.

Traffico trasversale, dai 5 anni Passaggio pedonale
Per quanto possibile, i bambini dovrebbero sempre attraversare la strada sulle strisce pedonali che, pur non offrendo una sicu­rezza assoluta, danno la precedenza ai pedoni. Ricorda che i bambini hanno più facilità ad attraversare una strada con un’i­sola salvagente centrale.

Mostra come si attraversa la strada. Commenta ogni tua azione a voce alta.
Assicurati che, benché abbia la precedenza, il bambino aspetti finché la strada è libera o finché un automobilista si ferma. Insisti affinché attraversi solo quando il veicolo è fermo e dopo aver controllato che la via è libera anche nell’altra direzione.
Spiegagli che dopo aver fatto alcuni passi deve guardare di nuovo per assicurarsi che nessun veicolo stia sorpassando quello fermo. Benché questa manovra sia vietata, la si osserva spesso sulle nostre strade.

Traffico trasversale, dai 5 anni
Al semaforo
Il semaforo permette al bambino di attraver­sare la strada con relativa sicurezza.

Scegli un semaforo semplice per spiegare al bambino che verde significa «passare» e rosso «aspettare».
Spiegagli che deve comunque sempre controllare prima di attraversare, anche quando il semaforo è verde.
Quando mostri al bambino come fare, esagera i movimenti della testa, in partico­lare quando segui con lo sguardo un veicolo che si immette sulla carreggiata da attraversare.
Fai fare l’esercizio al bambino che deve mostrare di saper aspettare facendo attenzione al traffico, prima di attraversare.
Traffico longitudinale
e trasversale, dai 5 anni
Da soli in strada
In base a quanto hai osservato finora, sei in grado di valutare il comportamento di tuo figlio. Se in un determinato punto si comporta sempre allo stesso modo a orari diversi e nell’arco di più giorni, vuol dire che rispetta le regole. Se invece il bambino è incostante, non puoi prevedere come si comporterà in situazioni identiche o analoghe.

Accompagna il bambino lungo tutto il percorso spiegandogli la scelta dell’itinera­rio (ad es. perché attraversate la strada in un dato punto).

Successivamente fagli fare un pezzo di strada da solo.
Le prime volte che lo lasci andare da solo, osserva il suo comportamento da una certa distanza.
Traffico longitudinale
e trasversale, dai 5 anni
Percorso casa-scuola dell’infanzia
Se il tuo bambino ha assimilato gli esercizi proposti finora, avrà più facilità a familiariz­zarsi con il percorso da compiere per andare alla scuola dell’infanzia.

In un primo tempo accompagna sempre tuo figlio.
Lascia a poco a poco che il bambino compia il percorso da solo, sempre che la situazione viaria lo permetta. Continua comunque a osservarlo, magari da una certa distanza, per assicurarti che non prenda delle scorciatoie e che continui a comportarsi in modo sicuro.
Traffico trasversale, dai 6 anni Visuale ostacolata da auto in sosta
Per un bambino è molto difficile attraversa­ re la strada accedendo alla carreggiata dallo spazio lasciato tra due auto in sosta. È quin­ di importante prepararlo particolarmente bene e in modo mirato.

Per questo esercizio abbassati ripetuta­ mente all’altezza degli occhi di tuo figlio. In questo modo ti renderai conto di quanto è difficile per lui avere una buona visuale tra i veicoli in sosta.
Avanza lentamente fino a quando puoi vedere un lungo tratto di strada in entram­ be le direzioni (senza oltrepassare il bordo esterno degli specchietti delle auto), assicurandoti che gli automobilisti possano vedervi per tempo. Se lo ritieni opportuno, disponi una corda colorata o un fazzoletto su questa linea immaginaria.
Di’ al bambino: «Ci fermiamo qui, guar­ diamo più volte in entrambe le direzioni finché la strada è libera, poi attraversiamo».
Ripeti l’esercizio tenendo per mano il bambino, finché riesce a farlo da solo.
I 3 consigli principali
  • Insegna a tuo figlio a comportarsi in modo sicuro nella circolazione stradale fin dai 2 anni.
  • Ripeti gli esercizi regolarmente e per un periodo prolungato.
  • Vesti il bambino con abiti dai colori chiari e vivi, se possibile con materiale riflettente.

I pieghevoli e le pubblicazioni elencati possono essere richiesti gratuitamente o scaricati in formato PDF: www.upi.ch.
© upi 2011, riproduzione gradita con indicazione della fonte; stampato su carta certificata FSC

martedì 2 luglio 2013

4 LUGLIO ORE 19 BAGNI SAN GIULIANO Manovre di disostruzione delle Vie respiratorie e emergenze al mare e in genere. INGRESSO LIBERO E GRATUITO.


4 LUGLIO ORE 19 BAGNI SAN GIULIANO Manovre di disostruzione delle Vie respiratorie  e emergenze al mare e in  genere. INGRESSO LIBERO E GRATUITO.

Cari Genitori e Colleghi
Segnalo che il 4 luglio ai Bagni San Giuliano alle ore 19 parlerò, coadiuvato da Monica Musso e Paola Santagata di manovre di disostruzione delle Vie respiratorie  e emergenze al mare e in  genere. INGRESSO LIBERO E GRATUITO.
Un Caro Saluto
Alberto Ferrando
  

lunedì 1 luglio 2013

VOSTRO FIGLIO VI PARLA: IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI NEONATI


VOSTRO FIGLIO VI PARLA
Vi ho già citato e consigliato il libro di Tracy Hogg: “Il Linguaggio segreto dei neonati”.
Per chi non ha tempo o voglia di leggerlo, ogni tanto, Vi citerò alcune parti utili da ricordare partendo dall’aforisma di Oscar Wilde: “Il modo migliore per far sì che i bambini siano buoni è renderli felici”.
Lo so che non è facile, non esiste una regola universale, ogni bambino, ogni famiglia è “unica” ma ricordate che “ogni bambino è una PERSONA con un linguaggio, dei sentimenti e una personalità unici, e per questo merita rispetto”. A partire dal rispetto di sé e di Non usare la violenza fisica e neanche qualla psicologica, disistima , scherno o colpevolizzazione.
LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE RICORDATE????
COME ESSERE BUONI GENITORI? Cerchiamo di essere noi stessi e non il genitore idealizzato, finto. Un luogo comune per la madrea ???: “Per essere una buona madre si deve allattare il bambino al seno”!!!!  (vedete qui sotto un articolo di una Rivista: EVITATE LE ESAGERAZIONI) UN BUON GENITORE NON SI GIUDICA DAL FATTO SE ALLATTA O MENO, né da come partorisce , né da altro….Si diventa bravi genitori con il tempo, a volte anni man mano che imparate a conoscervi e rispettate questi punti (Hogg):
-       Rispettate il vostro bambino (GRAN COSA IL RISPETTO)
-       Siate consapevoli che è un individuo unico(NON è come  l’idealizzato figlio della vostra amica o come altri bambini: è il VOSTRO figlio)
-       Parlate CON lui e NON a LUI (la comunicazione è bidirezionale)
-       Ascoltate e, se necessario, soddisfate i suoi bisogni (sia detti a parole che in altri modi. Non vuol dire che dovete soddisfare TUTTO quello che chiede)
-       ………..
AVERE UN FIGLIO E’ L’EVENTO CHE PIU’ CAMBIERA’ LE VOSTRE VITE

A breve iniziamo con il primo capitolo
Alberto Ferrando





domenica 30 giugno 2013

Vorrei parlare di vacanze ma..oggi parliamo di....qualcosa che riguarda, prima o poi tutti

Vorrei parlare di vacanze ma..oggi parliamo di....qualcosa che riguarda, prima o poi .......tutti
Un tema molto poco affrontato e di fronte a cui ci si sente impreparati sempre è quello della comunicazione della cattive notizie, e, in particolare oggi parlo della comunicazione del lutto. Comunicare male fa più male del lutto stesso. Non passa mese che non mi venga richiesto come comportarsi. Alcuni mi dicono che non hanno detto niente....ma cari tutti i bambini hanno già capito. Bisogna spiegare e parlare chiaramente. Ovviamente ogni situazione è differente ma alcune cose comun i da dire ci sono: una su tutte : va detto e non vanno dette pietose storie o bugie. Consiglio la lettura di questo articolo di UPPA (Un pediatra per amico) e poi di parlarne con il Vostro pediatra (e può essere il caso anche di uno psicologo o altre figure professionali.

Ho adottato quanto consigliato sulla Rivista UPPA e che incollo qui sotto e che trovate al link: 
Un silenzio che fa male al cuore
di Paolo Roccato 
Gli adulti elaborano il luttoQualcuno muore in famiglia. Gli adulti trovano ovvio parlare dell’accaduto, esprimere dolore, angoscia, rimpianto, nostalgia, disperazione; confrontare le proprie emozioni dolorose e i propri ricordi belli, tristI o nostalgici con quelli degli altri; cercare insieme di capire la successione degli eventi che hanno portato alla morte; pensare con rammarico o rabbia a come si sarebbe potuto evitare l’infausto evento; individuare se vi siano colpe, soprattutto proprie; consolarsi gli uni con gli altri, piangendo insieme e bonificando il senso di colpa per essere ancora vivi… E poi: andar a vedere per l’ultima volta il corpo del defunto; accompagnarlo alla tomba coi riti opportuni per poter sapere dov’è finito e poterlo pensare e ricordare vivo e morto e potersene distaccare… È in questo modo che gli adulti innescano il processo di elaborazione del lutto, aiutandosi attivamente gli uni con gli altri. E trovano tutto ciò normale, sano, necessario, perfino doveroso.

I bambini vanno aiutati a capire. Se in famiglia c’è un bambino, troppo spesso gli adulti, tutti presi dal loro dolore, dimenticano l’assoluta necessità anche per il bambino di elaborare il proprio lutto e di essere aiutato in questo lungo e impegnativo compito. O, per proteggerlo da dolore e angoscia, cercano attivamente di tenerlo all’oscuro, a volte perfino d’ingannarlo su ciò che realmente è accaduto (“Papà è andato in Germania a lavorare”). Questi atteggiamenti sono deleteri e non d’aiuto per il bambino. Se gli vengono nascosti i dati informativi sugli eventi reali che riguardano anche lui, non potrà farsene un’idea adeguata. Se non gli si dice la verità, percepirà più o meno confusamente d’essere stato imbrogliato e imparerà a non fidarsi dei grandi e a non mostrare il proprio vero sentire; segretamente, costruirà teorie bizzarre sulla vita e la morte, altamente patogene.

Tacere e censurare la morte fa male. Il bambino (anche se è piccolo) percepisce il dolore negli adulti. Ma spesso gli si impedisce di capire il senso di quel dolore; vede che il famigliare morto non c’è più, ma non gli viene spiegato come mai, né dove sia andato, né perché, né per quanto tempo. Si trova a vivere - direttamente e indirettamente - le emozioni per la perdita, ma sarà costretto a viverle come insensate, giacché attivamente gli si impedisce di riconoscerle, di farsene una ragione, di condividere il dolore, di trovare conforto e consolazione. Gli s’impedisce di pensare all’esperienza di perdita che sta vivendo e di attivare le risorse personali e relazionali a sua disposizione per affrontarla e gestirla. Gli s’impedisce cioè l’elaborazione del lutto, che, per il benessere psichico, è un’assoluta necessità.

Bisogna rassicurare e condividere. Al contrario, il bambino dev’essere aiutato nell’elaborazione del suo lutto. Col linguaggio appropriato all’età, gli si deve dire che la persona cara è morta, spiegandogli che cosa vuol dire morire. Anche accompagnarlo a vedere la salma e farlo partecipare al funerale sono azioni utili a questo fine. Bisogna lasciargli lo spazio per capire, per esprimere ogni emozione (stupore, curiosità, dolore, angoscia, paura, rabbia, senso di colpa, sgomento, senso d’impotenza…), per ogni domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, correggendo le idee errate e confermando la sensatezza delle emozioni. Talvolta si potrà scoprire che pensa d’esser lui il colpevole: bisogna allora rassicurarlo, parlandogli dell’inevitabilità della morte. Rassicurarlo che non verrà abbandonato, che si farà di tutto per non morire anche noi, perché la vita è bella, anche se ora il dolore è grande. I momenti in cui ci si trova in famiglia a elaborare un lutto comune sono preziosi per tutti i partecipanti, proprio per la loro forza integrativa nella mente di ognuno. Rimangono nella memoria come momenti tristi, ma, paradossalmente, anche “felici”.
ELABORAZIONE DEL LUTTO. È un lavoro mentale lungo (minimo due anni, ma per certe perdite è normale che duri tutta la vita) in cui cerchiamo di capire bene, anche emotivamente, che cosa ci è capitato, cosa abbiamo perduto, quali aspetti di noi non potranno più realizzarsi e quali dovranno modificarsi; quali prospettive si chiudono e quali rimangono o si aprono.

TRAUMATICA è un’esperienza per qualunque motivo non pensabile. Parlarne con qualcuno la rende più pensabile, cioè ne diminuisce la traumaticità.

LA MANCATA ELABORAZIONE DEL LUTTO comporta malessere psichico duraturo.Ha conseguenze pesanti sulla salute mentale del soggetto e dei suoi discendenti, figli e nipoti, come risulta dalla ricerca e dalle psicoterapie. Favorire l’elaborazione del lutto è fare prevenzione primaria. Anche il bambino, per quanto piccolo, ha necessità di conoscere e condividere le proprie emozioni, specialmente quelle dolorose.

VEDERE CHE ANCHE I GRANDI PIANGONO può dar sollievo al bambino: vuol dire che anche il suo dolore è legittimo e degno di rispetto.

GLI ADULTI DOBREBBERO EVITARE di appoggiarsi al bambino per farsi consolare:sarebbe per lui un compito eccessivo.

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...