Alberto Ferrando Pediatra di Genova. Blog dedicato alle famiglie, ai bambini, ai genitori ai nonni e tutti coloro che operano a contatto con i bambini.
sabato 6 luglio 2013
giovedì 4 luglio 2013
mercoledì 3 luglio 2013
Pedoni investiti: è una giungla. STATE ATTENTI E INSEGNATE AI BAMBINI AD ATTRAVERSARE LA STRADA
Leggo ora sul Secolo XIX on line questa drammatica notizia:
http://bcove.me/zxk329oj
Speriamo in bene per il ragazzo e cerchiamo tutti di stare attenti sia chi guida che chi è a piedi o in moto o in bici. In questa situazione il sole avrebbe impedito divedere bene e la segnaletica era cancellata. Nel video qui sotto un attraversamento sulle strisce dietro ad un mezzo. Anche se uno ha ragione la salute e la "pelle" sono nostre.
Leggete queste semplice ed utili istruzioni per insegnare ai bambini la sicurezza stradale: http://www.bfu.ch/PDFLib/1199_42.pdf . Un sintesi qui sotto dopo il filmato. I consigli principali:
Tragico #incidente a metà pomeriggio a Cavi di #Lavagna, dove un'auto ha investito sulle strisce pedonali due fratelli di 16 e 19 anni.
Speriamo in bene per il ragazzo e cerchiamo tutti di stare attenti sia chi guida che chi è a piedi o in moto o in bici. In questa situazione il sole avrebbe impedito divedere bene e la segnaletica era cancellata. Nel video qui sotto un attraversamento sulle strisce dietro ad un mezzo. Anche se uno ha ragione la salute e la "pelle" sono nostre.
Leggete queste semplice ed utili istruzioni per insegnare ai bambini la sicurezza stradale: http://www.bfu.ch/PDFLib/1199_42.pdf . Un sintesi qui sotto dopo il filmato. I consigli principali:
il bambino,
finché riesce a farlo da solo.
I 3 consigli principali
- Insegna a tuo figlio a comportarsi in modo sicuro nella circolazione
stradale fin dai 2 anni.
- Ripeti gli esercizi regolarmente e per un periodo prolungato.
- Vesti il bambino con abiti dai colori chiari e vivi, se possibile con
materiale riflettente.
L’esercizio
è un buon maestro
I bambini tra 0
e 6 anni figurano tra gli utenti più esposti ai pericoli della strada,. In
questa fase del loro sviluppo i piccoli hanno generalmente una percezione
molto limitata dei pericoli e non sono in grado di valutare le varie situazioni
di traffico. È quindi fondamentale il ruolo dei genitori che devono insegnare
loro a comportarsi in modo corretto e sicuro.
Consigli
di sicurezza
- Scegli una zona che conosci bene ed evita i punti
potenzialmente pericolosi (ad esempio all’uscita di una curva).
- Abbassati all’altezza degli occhi del bambino,
spiegagli la situazione con parole semplici, fagli ripetere quanto hai
detto e lodalo alla fine dell’esercizio.
- Attieniti alla sequenza «mostrare – fare insieme
– lasciar fare il bambino da solo – osservare».
- Aumenta gradualmente la difficoltà degli
esercizi e ripetili regolarmente su un arco di tempo prolungato.
- I genitori sono i primi maestri di educa zione
stradale e in quanto tali devono comportarsi correttamente nel traffico.
L’età
consigliata per i singoli esercizi è pura mente indicativa, visto che ogni
bambino ha un proprio ritmo di sviluppo. Il programma che ti proponiamo inizia
con esercizi che insegnano ai più piccini a spostarsi nel traffi co
longitudinale, ad esempio su un mar ciapiede. Seguono gli esercizi per i più
gran dicelli, che devono imparare a muoversi nel traffico
trasversale e ad attraversare una strada con o senza strisce pedonali.
I bambini devono rispettare le regole di comportamento anche quando utilizzano
mezzi simili a veicoli (monopattini, skate board, pattini inline ecc.). Per
maggiori informazioni: opuscolo 3.025 Mezzi simili a veicoli al link www.upi.ch.
|
Il tuo ruolo di genitore è accompagnare
e guidare tuo figlio sulla strada dell’indipendenza.
|
Esercizi
per bambini tra i 2 e i 6 anni
Traffico
longitudinale, dai 2 anni Camminare sul marciapiede
Spiega al bambino che il lato più
sicuro del marciapiede è quello interno, più vicino alle case e ai giardini.
Per avere la stessa prospettiva di tuo figlio, abbassati alla sua altezza
durante le spiegazioni.
• Delimita la metà interna del marciapiede con una corda colorata, un
fazzoletto o una borsa.
• Mostra a tuo figlio che deve camminare sempre sul lato interno del
marciapiede, quello più lontano dalla strada.
• Fagli fare l’esercizio da solo.
• Ripeti l’esercizio più volte a
brevi intervalli.
Se dopo qualche
tempo il bambino cammina spontaneamente sul lato sicuro del marciapiede, hai
raggiunto un primo traguardo.
Traffico
longitudinale, dai 3 anni Fermarsi sul bordo del marciapiede
Per questo esercizio scegli una strada
poco trafficata. Spiega al bambino la differenza tra la zona riservata ai
pedoni e la carreggiata.
• Disponi una corda colorata, un fazzoletto o una borsa sul bordo del
marciapiede e spiega al bambino che non deve mai supe rare questa
demarcazione.
• Quando mostri l’esercizio, vai fino alla demarcazione e di’ ad alta voce:
«Stop, qui devo sempre fermarmi».
• Fai fare l’esercizio al bambino.
• Chiedigli di spiegare
all’orsacchiotto, alla bambola o ad un altro pupazzetto fin dove è permesso
andare.
• Osserva tuo figlio: si ferma
spontaneamente al bordo del marciapiede? Si ferma anche se viene distratto?
Traffico
trasversale, dai 4 anni Attraversare
la strada
Attraversare la strada da soli è
difficile. Questo esercizio può anche essere fatto con un bambino di tre anni,
ma su una strada poco trafficata e con un’ottima visuale.
• Procedi in base alla regola «fermati, guarda, ascolta e attraversa»: mostra
al bambino come ti fermi al bordo del marciapiede, guardi in entrambe le
direzioni e ascolti. Quando la strada è libera, puoi attraversarla con lui.
È importante camminare spediti scegliendo la via più breve. Spiega a tuo
figlio che non deve mai correre in strada.
• Fagli attraversare la strada da
solo.
• Chiedigli di spiegare a voce alta quel
che fa.
• Fai attenzione a non ostacolare la
sua visuale laterale.
Traffico
trasversale, dai 5 anni Passaggio
pedonale
Per quanto possibile, i bambini
dovrebbero sempre attraversare la strada sulle strisce pedonali che, pur non
offrendo una sicurezza assoluta, danno la precedenza ai pedoni. Ricorda che i
bambini hanno più facilità ad attraversare una strada con un’isola
salvagente centrale.
• Mostra come si attraversa la strada. Commenta ogni tua azione a voce alta.
• Assicurati che, benché abbia la precedenza, il bambino aspetti finché la
strada è libera o finché un automobilista si ferma. Insisti affinché
attraversi solo quando il veicolo è fermo e dopo aver controllato che la via è
libera anche nell’altra direzione.
• Spiegagli che dopo aver fatto alcuni
passi deve guardare di nuovo per assicurarsi che nessun veicolo stia
sorpassando quello fermo. Benché questa manovra sia vietata, la si osserva
spesso sulle nostre strade.
Traffico
trasversale, dai 5 anni
Al semaforo
Il semaforo permette al bambino di
attraversare la strada con relativa sicurezza.
• Scegli un semaforo semplice per spiegare al bambino che verde significa
«passare» e rosso «aspettare».
• Spiegagli che deve comunque sempre controllare prima di attraversare, anche
quando il semaforo è verde.
• Quando mostri al bambino come fare, esagera i movimenti della testa, in
particolare quando segui con lo sguardo un veicolo che si immette sulla
carreggiata da attraversare.
• Fai fare l’esercizio al bambino che deve mostrare di saper aspettare
facendo attenzione al traffico, prima di attraversare.
Traffico
longitudinale
e trasversale, dai 5 anni
Da soli in
strada
In base a quanto hai osservato
finora, sei in grado di valutare il comportamento di tuo figlio. Se in un determinato
punto si comporta sempre allo stesso modo a orari diversi e nell’arco di più giorni,
vuol dire che rispetta le regole. Se invece il bambino è incostante, non puoi
prevedere come si comporterà in situazioni identiche o analoghe.
• Accompagna il bambino lungo tutto il percorso spiegandogli la scelta
dell’itinerario (ad es. perché attraversate la strada in un dato punto).
• Successivamente fagli fare un pezzo di strada da solo.
• Le prime volte che lo lasci andare da solo, osserva il suo comportamento da
una certa distanza.
Traffico
longitudinale
e trasversale, dai 5 anni
Percorso
casa-scuola dell’infanzia
Se il tuo bambino ha assimilato gli
esercizi proposti finora, avrà più facilità a familiarizzarsi con il
percorso da compiere per andare alla scuola dell’infanzia.
• In un primo tempo accompagna sempre tuo figlio.
• Lascia a poco a poco che il bambino compia il percorso da solo, sempre che
la situazione viaria lo permetta. Continua comunque a osservarlo, magari da una
certa distanza, per assicurarti che non prenda delle scorciatoie e che continui
a comportarsi in modo sicuro.
Traffico
trasversale, dai 6 anni Visuale
ostacolata da auto in sosta
Per un bambino è molto difficile
attraversa re la strada accedendo alla carreggiata dallo spazio lasciato tra
due auto in sosta. È quin di importante prepararlo particolarmente bene e in
modo mirato.
• Per questo esercizio abbassati ripetuta mente all’altezza degli occhi di
tuo figlio. In questo modo ti renderai conto di quanto è difficile per lui
avere una buona visuale tra i veicoli in sosta.
• Avanza lentamente fino a quando puoi vedere un lungo tratto di strada in
entram be le direzioni (senza oltrepassare il bordo esterno degli specchietti
delle auto), assicurandoti che gli automobilisti possano vedervi per tempo. Se
lo ritieni opportuno, disponi una corda colorata o un fazzoletto su questa
linea immaginaria.
• Di’ al bambino: «Ci fermiamo qui, guar diamo più volte in entrambe le
direzioni finché la strada è libera, poi attraversiamo».
• Ripeti l’esercizio tenendo per mano il bambino, finché riesce a farlo da
solo.
I 3 consigli principali
- Insegna a tuo figlio a comportarsi in modo sicuro nella circolazione
stradale fin dai 2 anni.
- Ripeti gli esercizi regolarmente e per un periodo prolungato.
- Vesti il bambino con abiti dai colori chiari e vivi, se possibile con
materiale riflettente.
I
pieghevoli e le pubblicazioni elencati possono essere richiesti gratuitamente o
scaricati in formato PDF: www.upi.ch.
© upi 2011,
riproduzione gradita con indicazione della fonte; stampato su carta certificata
FSC
martedì 2 luglio 2013
4 LUGLIO ORE 19 BAGNI SAN GIULIANO Manovre di disostruzione delle Vie respiratorie e emergenze al mare e in genere. INGRESSO LIBERO E GRATUITO.
4 LUGLIO ORE 19 BAGNI SAN GIULIANO Manovre di disostruzione delle Vie respiratorie e emergenze al mare e in genere. INGRESSO LIBERO E GRATUITO.
lunedì 1 luglio 2013
VOSTRO FIGLIO VI PARLA: IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI NEONATI
VOSTRO FIGLIO VI PARLA
Vi ho già citato e consigliato il libro di Tracy Hogg: “Il
Linguaggio segreto dei neonati”.
Per chi non ha tempo o voglia di leggerlo, ogni tanto, Vi
citerò alcune parti utili da ricordare partendo dall’aforisma di Oscar Wilde: “Il
modo migliore per far sì che i bambini siano buoni è renderli felici”.
Lo so che non è facile, non esiste una regola universale,
ogni bambino, ogni famiglia è “unica” ma ricordate che “ogni bambino è una
PERSONA con un linguaggio, dei sentimenti e una personalità unici, e per questo
merita rispetto”. A partire dal rispetto di sé e di Non usare la violenza
fisica e neanche qualla psicologica, disistima , scherno o colpevolizzazione.
LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE RICORDATE????
COME ESSERE BUONI GENITORI? Cerchiamo di essere noi stessi e
non il genitore idealizzato, finto. Un luogo comune per la madrea ???: “Per essere una buona madre si deve
allattare il bambino al seno”!!!! (vedete qui sotto un articolo di una Rivista: EVITATE LE ESAGERAZIONI) UN BUON GENITORE NON SI GIUDICA DAL FATTO
SE ALLATTA O MENO, né da come partorisce , né da altro….Si diventa bravi
genitori con il tempo, a volte anni man mano che imparate a conoscervi e
rispettate questi punti (Hogg):
- Rispettate
il vostro bambino (GRAN COSA IL RISPETTO)
- Siate
consapevoli che è un individuo unico(NON è come l’idealizzato figlio della vostra amica o come altri bambini:
è il VOSTRO figlio)
- Parlate
CON lui e NON a LUI (la comunicazione è bidirezionale)
- Ascoltate
e, se necessario, soddisfate i suoi bisogni (sia detti a parole che in altri
modi. Non vuol dire che dovete soddisfare TUTTO quello che chiede)
- ………..
AVERE UN FIGLIO E’ L’EVENTO CHE PIU’ CAMBIERA’ LE VOSTRE
VITE
A breve iniziamo con il primo capitolo
Alberto Ferrando
domenica 30 giugno 2013
Vorrei parlare di vacanze ma..oggi parliamo di....qualcosa che riguarda, prima o poi tutti
Vorrei parlare di vacanze ma..oggi parliamo di....qualcosa che riguarda, prima o poi .......tutti
Un tema molto poco affrontato e di fronte a cui ci si sente impreparati sempre è quello della comunicazione della cattive notizie, e, in particolare oggi parlo della comunicazione del lutto. Comunicare male fa più male del lutto stesso. Non passa mese che non mi venga richiesto come comportarsi. Alcuni mi dicono che non hanno detto niente....ma cari tutti i bambini hanno già capito. Bisogna spiegare e parlare chiaramente. Ovviamente ogni situazione è differente ma alcune cose comun i da dire ci sono: una su tutte : va detto e non vanno dette pietose storie o bugie. Consiglio la lettura di questo articolo di UPPA (Un pediatra per amico) e poi di parlarne con il Vostro pediatra (e può essere il caso anche di uno psicologo o altre figure professionali.
Un tema molto poco affrontato e di fronte a cui ci si sente impreparati sempre è quello della comunicazione della cattive notizie, e, in particolare oggi parlo della comunicazione del lutto. Comunicare male fa più male del lutto stesso. Non passa mese che non mi venga richiesto come comportarsi. Alcuni mi dicono che non hanno detto niente....ma cari tutti i bambini hanno già capito. Bisogna spiegare e parlare chiaramente. Ovviamente ogni situazione è differente ma alcune cose comun i da dire ci sono: una su tutte : va detto e non vanno dette pietose storie o bugie. Consiglio la lettura di questo articolo di UPPA (Un pediatra per amico) e poi di parlarne con il Vostro pediatra (e può essere il caso anche di uno psicologo o altre figure professionali.
Ho adottato quanto consigliato sulla Rivista UPPA e che incollo qui sotto e che trovate al link:http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=480&idr=31& idb=50 Alberto Ferrando
Un silenzio che fa male al cuore
di Paolo Roccato Gli adulti elaborano il lutto. Qualcuno muore in famiglia. Gli adulti trovano ovvio parlare dell’accaduto, esprimere dolore, angoscia, rimpianto, nostalgia, disperazione; confrontare le proprie emozioni dolorose e i propri ricordi belli, tristI o nostalgici con quelli degli altri; cercare insieme di capire la successione degli eventi che hanno portato alla morte; pensare con rammarico o rabbia a come si sarebbe potuto evitare l’infausto evento; individuare se vi siano colpe, soprattutto proprie; consolarsi gli uni con gli altri, piangendo insieme e bonificando il senso di colpa per essere ancora vivi… E poi: andar a vedere per l’ultima volta il corpo del defunto; accompagnarlo alla tomba coi riti opportuni per poter sapere dov’è finito e poterlo pensare e ricordare vivo e morto e potersene distaccare… È in questo modo che gli adulti innescano il processo di elaborazione del lutto, aiutandosi attivamente gli uni con gli altri. E trovano tutto ciò normale, sano, necessario, perfino doveroso.
I bambini vanno aiutati a capire. Se in famiglia c’è un bambino, troppo spesso gli adulti, tutti presi dal loro dolore, dimenticano l’assoluta necessità anche per il bambino di elaborare il proprio lutto e di essere aiutato in questo lungo e impegnativo compito. O, per proteggerlo da dolore e angoscia, cercano attivamente di tenerlo all’oscuro, a volte perfino d’ingannarlo su ciò che realmente è accaduto (“Papà è andato in Germania a lavorare”). Questi atteggiamenti sono deleteri e non d’aiuto per il bambino. Se gli vengono nascosti i dati informativi sugli eventi reali che riguardano anche lui, non potrà farsene un’idea adeguata. Se non gli si dice la verità, percepirà più o meno confusamente d’essere stato imbrogliato e imparerà a non fidarsi dei grandi e a non mostrare il proprio vero sentire; segretamente, costruirà teorie bizzarre sulla vita e la morte, altamente patogene.
Tacere e censurare la morte fa male. Il bambino (anche se è piccolo) percepisce il dolore negli adulti. Ma spesso gli si impedisce di capire il senso di quel dolore; vede che il famigliare morto non c’è più, ma non gli viene spiegato come mai, né dove sia andato, né perché, né per quanto tempo. Si trova a vivere - direttamente e indirettamente - le emozioni per la perdita, ma sarà costretto a viverle come insensate, giacché attivamente gli si impedisce di riconoscerle, di farsene una ragione, di condividere il dolore, di trovare conforto e consolazione. Gli s’impedisce di pensare all’esperienza di perdita che sta vivendo e di attivare le risorse personali e relazionali a sua disposizione per affrontarla e gestirla. Gli s’impedisce cioè l’elaborazione del lutto, che, per il benessere psichico, è un’assoluta necessità.
Bisogna rassicurare e condividere. Al contrario, il bambino dev’essere aiutato nell’elaborazione del suo lutto. Col linguaggio appropriato all’età, gli si deve dire che la persona cara è morta, spiegandogli che cosa vuol dire morire. Anche accompagnarlo a vedere la salma e farlo partecipare al funerale sono azioni utili a questo fine. Bisogna lasciargli lo spazio per capire, per esprimere ogni emozione (stupore, curiosità, dolore, angoscia, paura, rabbia, senso di colpa, sgomento, senso d’impotenza…), per ogni domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, correggendo le idee errate e confermando la sensatezza delle emozioni. Talvolta si potrà scoprire che pensa d’esser lui il colpevole: bisogna allora rassicurarlo, parlandogli dell’inevitabilità della morte. Rassicurarlo che non verrà abbandonato, che si farà di tutto per non morire anche noi, perché la vita è bella, anche se ora il dolore è grande. I momenti in cui ci si trova in famiglia a elaborare un lutto comune sono preziosi per tutti i partecipanti, proprio per la loro forza integrativa nella mente di ognuno. Rimangono nella memoria come momenti tristi, ma, paradossalmente, anche “felici”.
ELABORAZIONE DEL LUTTO. È un lavoro mentale lungo (minimo due anni, ma per certe perdite è normale che duri tutta la vita) in cui cerchiamo di capire bene, anche emotivamente, che cosa ci è capitato, cosa abbiamo perduto, quali aspetti di noi non potranno più realizzarsi e quali dovranno modificarsi; quali prospettive si chiudono e quali rimangono o si aprono.
TRAUMATICA è un’esperienza per qualunque motivo non pensabile. Parlarne con qualcuno la rende più pensabile, cioè ne diminuisce la traumaticità.
LA MANCATA ELABORAZIONE DEL LUTTO comporta malessere psichico duraturo.Ha conseguenze pesanti sulla salute mentale del soggetto e dei suoi discendenti, figli e nipoti, come risulta dalla ricerca e dalle psicoterapie. Favorire l’elaborazione del lutto è fare prevenzione primaria. Anche il bambino, per quanto piccolo, ha necessità di conoscere e condividere le proprie emozioni, specialmente quelle dolorose.
VEDERE CHE ANCHE I GRANDI PIANGONO può dar sollievo al bambino: vuol dire che anche il suo dolore è legittimo e degno di rispetto.
GLI ADULTI DOBREBBERO EVITARE di appoggiarsi al bambino per farsi consolare:sarebbe per lui un compito eccessivo.
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