venerdì 16 aprile 2021

Svezzamento (alimentazione complementare) del bambino: è educazione del bambino e non solo alimentazione

Svezzamento (alimentazione complementare) del bambino: è educazione del bambino e non solo alimentazione
In questi giorni su un noto quotidiano si forniscono consigli sullo svezzamento aggiornati a....... qualche decennio fa :-(.
Secondo l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), “Si tratta di suggerimenti ampiamente superati...Nel video e nell’articolo in questione, si illustrano nozioni che risalgono alla metà del secolo scorso, quando ancora si pensava che i bambini dovessero essere svezzati a una determinata età, decisa magari dal pediatra, in cui si iniziava a fare il brodo con tre verdure, al quale veniva poi aggiunta una polvere liofilizzata di cereali, anche estranei alla nostra cultura alimentare, come la tapioca”.
Dobbiamo superare concetti del passato e considerare lo svezzamento (alimentazione complementare) come grande opportunità non solo in fatto di nutrizione ma anche di educazione del bambino (e di alcuni adulti). È la migliore occasione per riflettere sulla propria dieta, per ragionare su come ci si alimenta: perché sarà quel che poi il bambino mangerà per tutta la vita”.

Consiglio? Parlate con il vostro pediatra e poi dipende da tanti fattori: temperamento del bambino, aspettative dei genitori, abitudini famigliari e culturali.

Trovate rispote a dubbi e consigli sulla alimentazione a partire dalla gravidanza fino alla adolescenza nel libro “Come Nutrire mio figlio”, ed. LSWR in cartaceo e in formato elettronico.

L’alimentazione del bambino è un tema che pone tanti dubbi, domande e quesiti ai genitori e ai nonni. 

L’alimentazione è la base della salute del bambino e, già nei primi 1000 giorni di vita, periodo che va dal concepimento al compimento del secondo anno di vita (9 mesi di gravidanza = 270 giorni + 1° anno = 365 giorni e 2° anno = 365 giorni pari a 1000 giorni), iniziano a determinarsi le preferenze e le abitudini alimentari che formeranno lo stile alimentare in età adulta. 

Affinché questo avvenga in maniera corretta è importante osservare, nell’alimentazione del bambino, A PARTIRE DALLO SVEZZAMENTO, non solo:  

-       cosa mangia (la qualità), 

-       quanto mangia (la quantità), 

-       dove mangia (seduto a tavola fin dallo svezzamento con i genitori) 

ma anche 

- come mangia 

- l’atmosfera in cui mangia. 

Bisogna, inoltre, tenere conto che, dalla fase dello svezzamento in poi, le corrette abitudini alimentari devono essere coltivate da parte di tutti i componenti della famiglia, perché un bambino mangerà “bene” se in famiglia si mangia bene.

Infatti, il bambino assaggia, da una certa età, molti degli alimenti consumati dai genitori e apprende da loro il modello alimentare e se la famiglia ha abitudini alimentari corrette e relazioni interpersonali positive, si svilupperanno stili e comportamenti alimentari corretti attraverso il buon esempio. 

Da tenere presente è anche lo stile alimentare assunto dalla mamma durante la gravidanza e l’allattamento, che si riflette sullo sviluppo del nascituro e sulla sua crescita.

Il bambino, soprattutto nei primi mesi e anni di vita, fa le sue prime esperienze sensoriali e gustative, ed è in grado di autoregolarsi, per cui mangia la quantità di cui ha bisogno. Questa è una competenza che va rispettata.

Educare il bambino fin dalla nascita a una sana alimentazione è il miglior investimento per la sua salute futura. 

Infatti, per un lattante o un bambino piccolo, nulla ha forse più importanza del cibo, su cui si addensa una miriade di significati simbolici. E com’è naturale, i consigli di esperti, mamme e nonni, si sprecano.

Dallo svezzamento in poi, è bene abituarsi a mangiare con il bambino e fare il più possibile i pasti in famiglia, sedendosi intorno a un tavolo.

Importante stabilire delle regole fondamentali per una corretta alimentazione dei bambini, e nostre:

·       Stabilire un orario per i pasti.

·       Abituare il bambino agli alimenti che assume il resto della famiglia, chiaramente adattandoli alle età del bambino e alle capacità di masticazione e deglutizione.

·       Nelle varie fasi della crescita non offrire al bambino solamente i suoi cibi preferiti ma dargli più volte e ripetutamente anche gli alimenti che non gli sono piaciuti, dopo aver fatto passare qualche giorno.

·       Preparare porzioni ridotte. Qualora avesse ancora fame richiederà lui stesso del cibo.

·       Fare in modo che il pasto sia un momento di unione della famiglia, di riposo, in un’atmosfera tranquilla. Questo vale per tutte le età della vita e si è dimostrato molto utile anche nel periodo dell’adolescenza.

·       Variare il menù.

·       Evitare di sovralimentare il bambino.

·       Alimentare il bambino in base agli stimoli fisiologici e non indurlo a finire il cibo nel piatto se è sazio. Verificare la qualità del cibo e utilizzare, se e quando possibile, alimenti biologici.

·       Alimentare il bambino in base agli stimoli fisiologici e non indurlo a finire il cibo nel piatto se è sazio. Verificare la qualità del cibo e utilizzare, se e quando possibile, alimenti biologici.

 

Alimentazione corretta è anche educazione

Dallo svezzamento (ma anche prima con “assaggi” in utero o durante l’allattamento) si pongono le basi della alimentazione, sia da un punto di vista qualitativo sia metabolico e una dieta salutare è importante, perché le preferenze alimentari si formano molto precocemente e tendono a non modificarsi nel corso della vita. 

Le abitudini alimentari, gli orari, la qualità e quantità del cibo si formano a tavola e ai genitori spetta l’educazione alimentare, che non si limita solo a questo periodo, ma prosegue fino all’età in cui il bambino inizierà a decidere da solo. E deciderà in base a come è stato educato.

L’educazione alimentare si fa inizialmente, al gusto.e poi alla qualità e al “come” si mangia.

Non ci si deve solo concentrare sul quanto mangia (spesso si dice “mi” mangia” e quanti etti prende alla settimana).

Per quanto riguarda il gusto esistono fattori individuali: bisogna distinguere bambini che as- saggiano e mangiano tutto e altri bambini più schizzinosi, che non assaggiano quasi nulla, o bimbi “poco mangioni”, che richiedono un po’ di pazienza per educarli

Fin dalla vita in utero il feto assapora gusti diversi e qui entrano già in gioco vari fattori: costi- tuzionali e legati al comportamento degli adulti e alle “pressioni” della pubblicità.

I gusti sono cinque:

·       amaro;

·       dolce;

·       acido;

·       salato;

·       umami (capacità di “riconoscere” il glutammato monosodico, una sostanza presente negli alimenti ricchi di proteine, come carni e formaggi stagionati). 

I bambini sono ben disposti per il dolce, il salato e l’umami, meno per gli altri gusti, che saranno accettati nel tempo. È, infatti, possibile fare una “formazione” al gusto e l’introduzione precoce, e ripetuta, può diventare una “scuola del gusto” per educare il bambino. 

Contatti già nell’utero, durante l’allattamento e lo svezzamento con i vari sapori “forti” come aglio e cipolla, contribuiscono ad abituare il gusto del bambino, per cui è importante che la futura mamma curi molto la sua alimentazione, poiché le scelte precoci di alimentazione, sia durante la gravidanza sia durante lo svezzamento, influenzeranno le abitudini alimentari del bambino in positivo (mangiare frutta e verdura e assaggiare i vari cibi) e in negativo, se il bambino viene abituato ad alimenti con zuccheri o sale. Per questo motivo la dieta della mamma durante la gravidanza e, poi, del bambino e di tutta la famiglia, durante e dopo lo svezzamento, deve essere varia e con tutti i tipi di alimenti.

 

Quando si parla dell’importanza della qualità dei cibi e di come si mangia, bisogna innanzitutto tener conto che la cucina rappresenta il “cuore” della casa, ove ogni giorno la famiglia si incontra per nutrirsi e condividere momenti piacevoli. 

Il momento dell’alimentazione complementare (svezzamento) di un bambino, richiede una valutazione da parte di tutta la famiglia della qualità, quantità di cibo e di “come” si mangia. 

I primi 1.000 giorni di vita del bambino sono importantissimi per costruire le modalità e gli stili di vita alimentari.

I genitori rappresentano un modello di comportamento alimentare per il bambino e devono essere d’esempio, rendendo i pasti momenti piacevoli da trascorrere in famiglia ed eliminando fonti di distrazione diseducative, come la TV, smatphone o Tablet. Meglio, anzi, obbligatorio, per esempio, spegnere la televisione durante i pasti.

Ma, la cosa più importante è pensare che se investiamo nei primi anni di vita sulla nostra alimenta- zione ed educhiamo il bambino avremo fatto un buon investimento. 

Importante oltre a fornire una alimentazione corretta da un punto di vista qualitativo (dieta mediterranea) creare un buon clima e un buon rapporto con il cibo. Sovente non si valuta appieno l’importanza di questo fattore e del ruolo che deve avere il genitore, e si lascia la gestione e le scelte al bambino: delegare le scelte al bambino compromette non solo l’alimentazione, ma il ruolo stesso del genitore. 

Altra cosa da evitare è quella di soddisfare i desideri e assecondare i capricci dei figli per evitare conflitti oppure assumere atteggiamenti negativi attribuire al cibo aspetti “morali” come avvine, ad esempio, quando si dicono alcune  frasi come: “Sei cattivo se non mangi”, “Fai arrabbiare tua mamma”, “Non mi vuoi bene se non mangi” ecc. 



martedì 13 aprile 2021

Suicidio in adolescenza: si può prevenire? Covid 19 fattore aggravante

Suicidio in adolescenza: si può prevenire? Covid 19 fattore aggravante

Leggo della tragedia di 2 ragazze morte a Genova nella notte. Che tragedia!!!! Povere ragazze e poveri genitori, amici e conoscenti di queste ragazze.

Il suicidio è un tema di cui si parla poco, così come la sofferenza, il dolore e il lutto ma esiste, è frequente e, in alcuni casi, forse, si può limitare.

Dobbiamo, innanzitutto, sapere  che in Italia i suicidi rappresentano il 12% delle morti delle persone tra i 15 e i 29 anni e molti suicidi sono preceduti da segnali di allerta, sia verbali che comportamentali che è importante conoscere, capire e riconoscere anche se suicidi possono avvenire senza preavviso,

 

Innanzitutto esistono dei fattori di rischio: 

- disturbi dell’umore quali  depressione o disturbo bipolare, 

- uso di sostanze stupefacenti e di alcool, 

- comportamenti autolesionistici (procurarsi tagli e ferite sul corpo), 

- suicidio di un familiare,

- tentativi precedenti di suicidio,

- disagi familiari o traumi: violenza fisica, sessuale o emotiva, maltrattamenti, violenza familiare,

- divorzio conflittuale dei genitori, 

- assistenza istituzionale o sociale, (rischio molto più elevato di suicidio), 

- bullismo, cyberbullismo o gesti di discriminazione.

- a questi fattori dobbiamo associare altri causati dalla pandemia in corso:

-       distanziamento sociale (che può aver aumentato l’isolamento e la solitudine, annullato i “contatti non intenzionali”, esacerbato problemi di salute mentale)

-       consumo di alcol (che può essere aumentato durante il lockdown nei consumatori “a rischio” e che è documentato aumentare nei periodi di crisi)

-       violenza domestica (che può essere aumentata durante il confinamento in casa e in seguito per l’insorgere/esacerbarsi dei problemi economici)

-       restrizione delle libertà personali

-       paura del contagio (paura di essere contagiati e/o di essere veicolo di contagio per gli altri)

-       stress e burnout per medici e operatori sanitari

-       ruolo della comunicazione (che può aver esacerbato paura e ansia)

-       riduzione dei servizi dedicati alla prevenzione e cura del disagio mentale e del suicidio o riduzione del personale ad essi dedicato

-       crisi economica con il conseguente aumento della disoccupazione e della precarietà e riduzione del reddito.

 

Che cosa poter fare? 

Fondamentale dare una disponibilità ad ascoltare e parlare con i ragazzi SENZA atteggiamenti giudicanti. Parlare con persona di fiducia per consigli per i genitori e che possa dialogare con i ragazzi, se disponibili.

·       Bisogna arlare con i ragazzi non appena si notano comportamenti o atteggiamenti diversi dal comportamento abituale come mutismo, depressione, frasi prive di speranza e cariche si dolore e senso di fallimento, isolamento dai coetanei, aumento delle ore passate su internet o su videogiochi a scapito della vita reale.

·        E’ importante chiedere cosa stia accadendo, con un atteggiamento aperto e non giudicante. Talora  dietro ad un cambiamento improvviso si nascono episodi di bullismo, che meritano di essere scoperti. I ragazzi, anche se si mostrano duri, hanno bisogno di sapere che ci preoccupiamo per loro.

·       Se i ragazzi accennano a pensieri suicidi o mostrano condotte di autolesionismo (tagli, ferite e bruciature sugli arti e sul corpo), è importante approfondire partendo da domande generiche. Poi, è bene chiedere più precisamente quello che pensano, l’intenzione e / o la pianificazione di comportamenti lesivi o suicidari. 

·       Il solo pensiero non è, per definizione, pericoloso. Scoprire se esistono questi pensieri è però un importante segnale di avvertimento che non va sottovalutato. Se questi pensieri sono combinati con l’intento, dovrebbe scattare l’allarme!

·       E’ fondamentale considerare tutti i fattori di stress significativi nella vita del ragazzo. Esperienze prolungate di stress emotivo in famiglia, un lutto familiare, una malattia, problemi di apprendimento cronici, possono far precipitare la depressione e pensieri suicidi. 

·       Gli insegnanti possono avere un ruolo cruciale in questo, specialmente quando la situazione familiare è compromessa.

·       Prestare attenzione alle abitudini del ragazzo. L’abuso di sostanze è accompagnato da comportamenti di evitamento rispetto agli adulti, diminuzione delle ore di sonno, calo del rendimento scolastico, peggioramento dell’aspetto fisico e del volto, frequentazione di luoghi a rischio. Sottovalutare questi elementi può essere molto rischioso. Le sostanze stupefacenti, inoltre, possono diminuire l’inibizione che normalmente previene l’autolesionismo e aumentano i comportamenti impulsivi e le condotte a rischio.

·       Se c’è una storia familiare di disturbo dell’umore, di suicidio, o disturbi da uso di sostanze è bene avere uno sguardo ancora più attento per cogliere subito i segni di disagio.

·       Non isolarsi. Una volta scoperto che un ragazzo è in difficoltà è importante chiedere aiuto a familiari o conoscenti di fiducia. Se siete preoccupati o avete dei sospetti cercate informazioni tra il gruppo dei pari o tra i genitori del gruppo dei pari. Molto spesso l’utilizzo di alcool o droghe, per esempio, può essere scoperto in questo modo.

·       Se siete veramente preoccupati non esitare a chiamare un professionista della salute mentale: il vostro pediatra, uno psicoterapeuta, uno psichiatra, o un centro di salute mentale sul territorio. Il disagio mentale e la sofferenza psicologica non sono qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere. Prima si affrontano, meglio è per il ragazzo.

Tratto da:

www.centromoses.it/psicologia-clinica/articoli/la-prevenzione-del-suicidio-uno-sguardo-sulladolescenza/

www.epicentro.iss.it/mentale/giornata-suicidi-2020-fenomeno-suicidario-italia

www.dors.it/page.php?idarticolo=3489



 

 

 

domenica 11 aprile 2021

Il bambino morde cosa fare? - Incontrare il pediatra prima della nascita

 Il bambino morde - Il pediatra prima della nascita

Per quanto riguarda il morso  si sa che i bambini conoscono tutto attraverso la bocca e quando hanno i dentini mordono i giochi ma alcuni iniziano a mordere anche i genitori o la sorellina o il fratellino.

Magari all’inizio viene da sorridere ma bisogna cercare da subito di bloccare questa iniziativa del bambino riprendendolo in modo deciso e secco. Se sorridiamo e diciamo dei no poco convincenti il bambino potrebbe pensare che sta facendo una cosa divertente e, spesso,  morde sorridendo e non pensa di poter fare del male.

Cosa fare? BLOCCARE IMMEDIATAMENTE quando morde una persona bisogna parlargli con un tono di voce deciso e un no secco.

Se il bambino è grande dirgli che è sbagliato mordere, non può fare così, non sta bene mordere gli altri. Guardandolo diritto negli occhi, mettendosi al suo livello.

Se il bambino ha preso questa abitudine è necessario essere inflessibili e ogni volta che il bambino morde, il genitore deve ripetergli che è sbagliato. Sempre in modo deciso e secco.

Ripetere, decisamente e convintamente (da parte di tutti gli adulti della famiglia) è necessario per far apprendere un comportamento corretto (non mordere).

SE invece il genitore o i genitori non hanno un comportamento fermo,  deciso e coerente ( o addirittura sorride) il bambino non smetterà, probabilmente, di mordere.

Ripeto serve: coerenza, decisione e perseveranza da parte di tutti gli adulti.

In comunità (asilo nido) si trovano bambini  “morsicatori”.

Dopo l’anno di età il morso viene anche utilizzato in caso di  disagio, insoddisfazione o frustrazione. 

Dopo i 2-3 anni potrebbe  esprimere, in modo deliberato, emozioni, come la rabbia, e può essere utilizzato per intimidire i coetanei ma potrebbe anche essere il il campanello d’allarme che qualcosa non funziona. Richiede approfondimenti. Potrebbe essere il segnale di un disagio quale la nascita di un fratellino o sorellina,  un trasloco, stress la separazione dei genitori, un lutto in famiglia.

Oppure potrebbe dipendere  da un comportamento genitoriale eccessivamente rigido, o eccessivamente autoritario o da una richiesta di essere sempre felice e all’altezza delle situazioni.

Cosa è meglio non fare?

-       Usare patte o altre  forme di violenza fisica.

-       Sgridare serve a molto poco se non a nulla, anzi mette il bambino nella condizione di non capire che cosa stia succedendo. 

-       Restituire il morso (alcuni lo fanno)

-       Lasciarsi mordere

-       Mordicchiare il bambino: a volte i cosciotti paffuti o le braccine rosate fanno venire il desiderio di “mangiarsi il bimbo” e così le mamme, i papà, talvolta anche le educatrici danno piccoli morsetti al bambino. Può diventare una modalità di relazione che il bambino può apprendere e poi utilizzare nei confronti di altre persone

-       Mettere in castigo un bambino perché ha dato un morso: il castigo non ha alcun effetto se utilizzato durante la prima e seconda infanzia, quando il bambino non ha la possibilità di capire, ma suscita esclusivamente sensi di colpa che sarebbe bene evitare.


 


 

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