venerdì 30 agosto 2013

PRIMO SOCCORSO A SCUOLA: A SCUOLA DI PRONTO SOCCORSO


-  Progetto REgionale di Prevenzione a scuola CON MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO. PRESENTAZIONE IL 17 SETTEMBRE AL TEATRO DELLA GIOVENTU' A GENOVA.
Questo progetto prevede una collaborazione tra operatori sanitari per educare i ragazzi delle scuole al comportamento corretto da tenere nelle emergenze, all'uso corretto dei servizi dell'emergenza. Inizia adesso, a titolo gratuito da parte dei professionisti, e si potrebbe integrare con le manovre da saper fare in caso di emergenza (RCP e defibrillatore). 
- IL 2 OTTOBRE AL MATTINO DIMOSTRAZIONE PUBBLICA, IN OCCASIONE DI EVENTO UNICEF, IN VIA CESAREA DELLA MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO. ALLE 17 ALLA SCUOLA FERMI LEZIONE SULLE MANOVRE ANTISOFFOCAMENTO ALLA SCUOLA FERMI


Progetto di Prevenzione a scuola CON MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO



lunedì 26 agosto 2013

FARMACO SALVAVITA: ADRENALINA E ANAFILASSI. Come usare e quando usarla


Cari Genitori
In questi giorni abbiamo letto la tragedia dell’uomo punto da calabrone e deceduto. Altri casi, fortunatamente non mortali sono stati descritti. Ovviamente la preoccupazione è cresciuta e molti chiedono cosa fare in questi casi. Qui sotto un articolo sul tema e due poster elaborati per le scuole del Comune di Genova sull’uso dell’adrenalina a scuola.
RACCOMANDO a tutti di chiedere al proprio pediatra curante e, se storia di shock anafilattico un inquadramento allergologico (possibile a Genova al Gaslini, Al S. Martino e a Villa Scassi).
In caso di necessità di allertare sempre il 118 e, se fatta l’adrenalina, di recarsi in ogni modo in un Pronto Soccorso (a volte lo chock anafilattico si può ripresentare finito l’effetto rapido , ma di breve durata, dell’adrenalina.
Alberto Ferrando
ANAFILASSI E ADRENALINA (DAL BLOG:      http://verna.blog.tiscali.it/2008/08/09/anafilassi_e_shock_anafilattico_1918938-shtml/?doing_wp_cron
Con il termine anafilassi (dal greco ana + phylaxis = iper-protezione) si intende una reazione allergica grave a rapida evoluzione in cui si manifestano importanti segni e sintomi cutanei e sistemici (che interessano, cioè, l’intero organismo) con esito potenzialmente fatale. La sindrome nella piena espressione comprende orticaria (pomfi) e/o angioedema con ipotensione (drammatico abbassamento della pressione del sangue) e broncospasmo fino all’arresto cardio/respiratorio (shock anafilattico).
L’anafilassi prevede una fase asintomatica di “sensibilizzazione” nei confronti di un allergene ed una successiva fase sintomatica scatenata alla riesposizione allo stesso allergene.
L’anafilassi può avvenire in individui dopo l’esposizione ad una sostanza cui essi sono allergici. Tale sostanza può anche essere stata tollerata in passato. Le sostanze che più comunemente possono scatenare una anafilassi sono gli alimenti, i farmaci e le punture di insetti.
Si stima che fino al 15% della popolazione sia rischio di anafilassi. I dati epidemiologici suggeriscono che l’anafilassi, attualmente, accada con maggiore probabilità nei posti di frequente aggregazione umana (mense, ristoranti, scuole, posti di lavoro, etc.) piuttosto che in ambiente sanitario. La maggior parte dei casi avviene tra i bambini e gli adolescenti. Fino ai 15 anni di età sembra esserci una maggiore predilezione per il sesso maschile, dopo i 15 anni per quello femminile.
Perchè è necessario consultare l’Allergologo ed Immunologo Clinico dopo una reazione anafilattica?
Qualora ci sia stato un ricovero in Pronto Soccorso per anafilassi o ci sia un qualsiasi dubbio sul fatto che si sia avuta una reazione anafilattica, è necessario richiedere un consulto dello specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica per i seguenti scopi:
1. Confermare o smentire la diagnosi di anafilassi;
2. Identificare l’agente scatenante attraverso il racconto dell’accaduto, i test cutanei ed i test in vitro;
3. Ricevere una adeguata educazione sulla prevenzione e sull’iniziale trattamento di possibili episodi futuri;
4. Iniziare un trattamento immunoterapico specifico quando sia disponibile ed indicato.
Sulla base del racconto del paziente (anamnesi), l’Allergologo può decidere di effettuare test cutanei, consigliare l’esecuzione di test su sangue e, qualche volta, dei test di provocazione per confermare la causa dell’anafilassi.
Cause di anafilassi
Malgrado tutti gli alimenti possano scatenare una reazione anafilattica, alcuni di essi sono più spesso responsabili di tali reazioni (leggi articoli sulle “Allergie Alimentari” e “Convivere con l’Allergia Alimentare: evitare gli allergeni nella vita di tutti i giorni“). Tra gli alimenti più spesso coinvolti nell’anafilassi troviamo le arachidi, le nocciole, i molluschi, il latte e le uova. Una forma particolare di anafilassi è quella indotta dall’esercizio fisico in cui oltre all’assunzione di particolari alimenti è sempre presente l’attività fisica.
Come per gli alimenti, anche tutti i farmaci possono provocare delle reazioni allergiche. Quelli più comunemente coinvolti in reazioni allergiche sono gli antibiotici seguiti dai farmaci antiepilettici, i vaccini, antipertensivi, i mezzi di contrasto radiografici, gli antidolorifici etc. (leggi anche l’articolo “Allergie e reazioni avverse a farmaci“).
Le punture di alcuni insetti come le vespe, le api e calabroni possono provocare reazioni allergiche fatali (leggi anche l’articolo “Allergia al veleno di Imenotteri“). E’ fondamentale sapere che per tali veleni è possibile sottoporsi ad immunoterapia specifica iposensibilizzante dotata di straordinaria efficacia nella prevenzione di future reazioni in caso di ripuntura.
Il lattice delle gomma è sempre più spesso coinvolto in reazioni allergich. Nei soggetti allergici a tale sostanza è fondamentale una politica di evitamento sia in ambiente sanitario (molti strumenti medici sono fatti in lattice) che in ambiente domestico (leggi anche l’articolo “Allergia al lattice della gomma“).
Cosa fare in caso di nuova reazione. In generale possiamo dire che in caso di insorgenza di sintomi premonitori (prurito, calore diffuso, disfonia, etc.) verrà consigliata la somministrazione di antistaminici ed, eventualmente, cortisonici. In caso di grave reazione sistemica con coinvolgimento respiratorio e/o cardiovascolare e nell’impossibilità di raggiungere rapidamente un Pronto Soccorso, verrà consigliato l’utilizzo di adrenalina autoiniettabile o “normale” diluita adeguatamente (vedi dopo). La somministrazione tempestiva di tale farmaco nelle prime fasi dell’anafilassi severa migliora le possibilità di sopravvivenza e di rapido recupero grazie alla sua azione rapida e potente.
Come utilizzare correttamente l’adrenalina autoiniettabile: vedi filmato: http://www.youtube.com/watch?v=Wvk1KibTs_4
In confezione pronta all’uso (costo circa 80 euro) è ottenibile gratuitamente da parte del paziente con diagnosi di anafilassi dietro prescrizione in fascia H da parte di uno specialista ospedaliero in Allergologia ed Immunologia Clinica. 

Esiste un altro tipo di adrenalina, di basso costo che presenta alcuni inconvenienti:
-       Deve essere conservata in frigorifero (può resisterà all'ambiente ma va cambiata con una certa regolarità)
-       Sensibile alla luce
-       Soprattutto va diluita per cui nel momento del bisogno è necessario diluire in soluzione fisiologica (VEDI DOPO)
-       
-   ADRENALINA “normale”. Costo: 1,29 – 3,81 euro per 5 fialeDEVE ESSERE DILUITA CON SOLUZIONE FISIOLOGICA IN QUESTO MODO: Dobbiamo avere, insieme alla adrenalina delle siringhe da 10 ml e delle fiale di soluzione fisiologica di 10 ml:
Si diluisce l'adrenalina in fiale da 1 ml con 9 ml di fisiologica.SE ne somministra 1 ml per ogni 10 Kg di peso  L'Adrenalina può essere conservata a temperatura ambiente, magari rinnovando spesso l'acquisto visto il prezzo decisamente basso.








domenica 25 agosto 2013

BAMBINI MAL-EDUCATI: TIRANO SASSI A UN ANATRA E I GENITORI LI DIFENDONO

Cari Genitori
Prendo lo spunto da questo avvilente articolo apparso oggi sul Il Secolo XIX" incollato qui sotto dal titolo: "Sassi contro il germano,papà li difende" che riferisce di un episodio avvenuto a Spotorno. Sotto all' intervista al dott Bianchi di Castelbianco ripresento un post che avevo inviato tempo fa sulla educazione dei bambini e la recensione di un libro (Neonati maleducati).
Che dire? Ricordo solo l'importanza, e la difficoltà, di dare una (buona)educazione e la responsabilità che abbiamo tutti a ben educare i bambini: genitori, insegnanti, pediatri, pedagogisti. Con l'esempio: i bambini imparano quello che vedono e anche con il cosìdetto rinforzo negativo: Sapere dire dei no. Sapere riprendere se fanno qualcosa che non va  bene (tirare i sassi ad una anatra e non riprenderli?? Non ho parole, anzi difenderli sembrerebbe a quanto scritto sul giornale....spero che arrivino smentite e che i fatti non  siano andati così). Qui sotto articolo e considerazioni sulla educazione. Consiglio, per chi resiste anche la lettura dell'articolo Genitori elicottero e bambini tiranni a questo link: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2012/08/genitori-elicottero-e-bambini-tiranni.html












SBERLE E EDUCAZIONE DEI BAMBINI


Ricevo da un genitore questa risposta a cui rispondo. Non sarò breve per cui leggete con calma:
"Subject: RE: [Il dottor Ferrando] EVITATE LA VIOLENZA DIRETTA, PSICOLOGICA E ASSISTITA
"Qualche schiaffo non ha mai ucciso nessuno.
Le generazioni precedenti sono cresciute con metodi più rigidi e sicuramente sono migliori di quella attuale.
Le madri che intavolano un'educazione sul dialogo con bambini di 2/3 anni si trovano in casa adolescenti che comandano e insultano.
Dovreste insegnare alle madri ad essere più autoritarie anzichè dire che gli schiaffi aumentano la depressione.
Saluti".

Questa lettera si presta a più spunti. Un punto che intendo riprendere è quello della autorità che i genitori debbono avere. Qui sotto metto una mia recensione ad un libro scritto da un pediatra (recensione pubblicata sul sito www.ferrandoalberto.eu) che risponde in parte.
Un'altra cosa da aggiungere è la necessità di come dire le cose e il cosìdetto "linguaggio del corpo". A nulla serve, se è mai servita, una sberla o un rimprovero se non sorretto da un tono di voce e un comportamento adeguato. A volte si dicono dei no con un tono di voce "carezzevole" che contraddice la negazione del no. Oppure si chiede scusa al bambino di averlo sgridato. Nella comunicazione sappiate che si comunica con la voce, con le tonalità della stessa e con il linguaggio del corpo in proporzioni diverse: con la voce trasmettiamo solo il 7% , sul come parliamo (tonalità e atteggiamento) comunichiamo il 38%, con il linguaggio del corpo (atteggiamento positivo o negativo, sgurado ecc,) comunichiamo il 55%.
A nulla serve un NO detto con il sorriso e il buffetto sulla guancia e ancora di meno una sberla. Su come insegnare alle mamme..... Bè lì siamo in gioco tutti. Io parto dal principio che "La mamma ha sempre ragione" e va aiutata, accompagnata, ascoltata e non come spesso succede sempre ripresa o criticata o osteggiata. E in questo serve "anche" il pediatra ma serve la famiglia, i vicini e la società.
Un Caro Saluto
Alberto Ferrando


NEONATI MALEDUCATI DI PAOLO SARNI
Nella prefazione uno psicologo (Giuseppe Sparnacci) racconta di una domanda di una mamma che chiede cosa fare di suo figlio di 3 anni che alla sera esige il telecomando e fa vedere a tutti il programma che vuole lui. Il “piccolino” , a un certo punto, spegne la TV e dice “tutti a nanna”. La risposta data dallo psicologo è stata “lo chiami papà”!!! Genitori succubi dei desideri e voglie del bambino perché non hanno la forza di educare, cioè di dare regole e frustrazioni.
Regole, momenti di noia (che stimolano creatività e fantasia) desideri non realizzati frustrazione e anche dolore hanno un valore educativo, servono a crescere a formare individui per il futuro ad avere adolescenti temprati e pronti a reagire alle frustrazioni della vita.
Spesso i genitori cercano invece di evitare dolori e frustrazioni, a partire dai “no” che bisogna dare. Pensando di proteggere invece si danneggiano i bambini. Stiamo osservando sempre più che i bambini sono fragili, insicuri, poco dotati di autonomia e poco muniti di quelle fondamentali doti che rendono gli individui forti, liberi, capaci e sociali: la tolleranza e l’adattabilità.
I ritmi della nostra società, sempre più veloci e competitivi, creano stress e ansia e alcuni genitori trasferiscono, inconsciamente, questo sui figli con conseguenti paure e medicalizzazione da cui derivano vari problemi come un eccesso di consumo di farmaci oltre a  creare nei bambini uno stato di ansia.
L’autore non si vergogna di ammettere che potrebbe risultare antipatico in quanto nel testo sarà duro, impietoso, ripetitivo e magari esagerato. Infatti anche il pediatra, come un genitore, che non può essere un amico o un compagno del figlio, che deve educare anche suscitando reazioni ostili o odio nel bambino quando è il caso, deve sostenere con determinazione, nei confronti dei genitori, una genitorialità e delle regole e non solo accontentare tutte le richieste.
E’ più facile per un genitore dire di si che negare qualcosa e così anche per un pediatra è più facile accontentare un genitore facendo quanto richiede: farmaci o esami in eccesso invece di cercare di capire “il perché” un bambino presenti alcuni disturbi. Sono sempre più frequenti in ambulatorio i bambini con disturbi ansiosi o depressivi che si manifestano con vari tipi di sintomi: mal di testa, mal di pancia, nausea, mancanza di appetito, disturbi del sonno, agitazione, disturbi del comportamento, scarso rendimento scolastico, disturbi dell’intestino ecc. o con altri quadri clinici. In questi casi è più facile e tranquillizzante dire che non è niente e che con una terapia di vitamine o integratori o blandi sedativi o erbe o medicine alternative o facendo un po’ di esami andrà tutto a posto, e a volte è così perché intanto il bambino può aver risolto la sua situazione ma certe situazioni non richiedono nulla di tutto questo ma considerazione del sintomo e del bambino e cercare di capire “il perché” o “che cosa” può essere successo. Un percorso che pediatra e genitore debbono affrontare insieme con fiducia e reciproca comprensione senza nascondersi, spesso tutti e due, dietro la negazione, la tranquillizzazione, il “passerà crescendo” o la somministrazione di farmaci o solo la somministrazione di farmaci . E’ più facile curare una patologia acuta anche importante come una broncopolmonite, e di maggior soddisfazione, che affrontare questi temi soprattutto quando il genitore vuole una rapida soluzione con qualche medicina (nota di Ferrando)


Carattere e personalità sono già presenti alla nascita (e probabilmente anche prima, nella pancia della mamma): questo non vuol dire rinunciare al dovere del genitore di dare una guida, esempio e formazione, insomma una educazione.
Il genitore deve tenere conto delle preferenze del piccolo ma è altrettanto giusto che non diventino una griglia stretta e immodificabile e anche un alibi per non fare alcune cose fatte “per il suo bene”: seggiolino in auto anche se piange, assumere farmaci se necessari, fare il bagnetto se non vuole, offrire vari cibi anche se ne vuole solo pochi.
I genitori dicono spesso “poverino perché farlo soffrire?”: l’educazione di un bambino non vuol dire accontentarlo in tutto se piange ma abituarlo a cose che non vuole fare (dormire, mangiare ecc. soprattutto se “mal”educato).
(Il significato della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Si intende il processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito. Può essere anche definita come l'atto, l'effetto dell'educare o come buona creanza, modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali).
Nel libro si trovano varie considerazioni sul prolungamento dell’adolescenza, sul ritardo della scelta dell’età del matrimonio e dell’età a cui avere un figlio  e poi vari utili  capitoli su puricultura, febbre ecc. ecc.

Il libro è scritto in maniera semplice e comprensibile con consigli di tipo educativo (vedi capitolo “Poverino perché deve soffrire” e “Le Nutelle della vita”) e pratico.

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...