sabato 23 marzo 2019

LA PERTOSSE: DIAGNOSI, TERAPIA E PREVENZIONE

LA PERTOSSE: DIAGNOSI, TERAPIA E PREVENZIONE
(e se avete dubbi guardate il filmato :-()
La pertosse è una malattia che fa preoccupare molto le mamme e noi pediatri. E’ una  malattia infettiva e contagiosa che si sta diffondendo sempre più nel nostro paese. Colpisce tutte le età ma è molto pericolosa per i bambini, soprattutto per i piccoli fino all’anno di età. È vero che esiste il vaccino, obbligatorio per tutti i nati dal 2001, ma è necessario fare sempre il richiamo, anche da adulti, ogni dieci anni ma spesso ciò non avviene. La malattia può colpire anche gli adulti che non sono stati vaccinati in precedenza e che possono trasmettere la malattia ai più piccoli».
Che cos’è la pertosse?
È una malattia infettiva di origine batterica altamente contagiosa. È provocata dal batterio Bordetella pertussis scoperto nel 1906 dai ricercatori immunologi belgi Jules Bordet, premio Nobel per la medicina nel 1919, e Octave Gengou. Questo batterio colpisce prevalentemente l’apparato respiratorio.
Come si trasmette la pertosse?
Per via aerea, attraverso le goccioline di saliva diffuse nell’aria per esempio quando una persona malata starnutisce o tossisce, proprio come capita per altre malattie contagiose a cominciare dall’influenza.
C’è una fascia di età maggiormente a rischio?
Particolarmente a rischio sono i bambini nei primi mesi di vita, troppo piccoli per essere protetti dalla  vaccinazione che richiede più richiami (Il vaccino richiede tre richiami nel primo anno di vita). Sono a rischio anche gli adolescenti e gli adulti che non hanno fatto la vaccinazione o il richiamo.
Quali i sintomi fanno pensare alle pertosse?
Non sempre è facile diagnosticare la malattia. Quando compare nei primi mesi di vita la pertosse si può presentare anche senza tosse, con disturbi neurologici (come perdita di coscienza). Con l’aumentare dell’età la pertosse si manifesta in tre fasi. 
1)     Nella prima fase è presente tosse secca che, in due o tre settimane, peggiora. 
2)     Nella seconda fase il bambino ha crisi di tosse irrefrenabile che lo fanno diventare cianotico e che gli fanno emettere un rantolo quando finalmente riesce a respirare ed entra l’aria nei polmoni simile al ragliare dell’asino (da qui il nome di tosse asinina). In questa fase, che può durare trenta o quaranta giorni, generalmente la tosse è associata anche al vomito. 
3)     La terza fase è quella della convalescenza e porta in un paio di settimane a un progressivo miglioramento dei sintomi».
Come è diagnosticata con certezza la malattia?
La diagnosi è clinica. Quando possibile si può fare il tampone nasofaringeo, inserendo un tampone sterile nella gola e nel naso, per individuare la presenza del batterio che provoca la pertosseo fare un prelievo di sangue per determinare la presenza di anticorpi specifici prodotti dal sistema immunitario per combattere il batterio.
Come si cura la pertosse?
Necessaria la terapia antibiotica molto utile soprattutto nella prima fase della malattia, appena il bambino comincia a tossire. Il pediatra deciderà se è il caso di abbinare farmaci broncodilatatori e/o sedativi per placare la tosse che può persistere anche per mesi».
Per quanto tempo la pertosse è contagiosa?
Per quattro settimane è altamente contagiosa, soprattutto nel periodo iniziale, prima dell’insorgenza degli attacchi di tosse incontrollabili. Nei pazienti trattati con antibiotico il periodo di contagio è ridotto a cinque giorni dall’inizio della terapia.
Quali conseguenze può provocare la pertosse?
Può causare complicanze anche gravi, sovrainfezioni batteriche che possono provocare otiti, polmoniti e problemi neurologici. Nel caso in cui la pertosse colpisca bambini che non hanno ancora compiuto l’anno di età essa può avere conseguenze ancora più gravi. Per questa ragione raccomando di vaccinarecontro la pertosse gli adulti a contatto con il bambino e la mamma nel terzo trimestre di gravidanza tra la 28 e 37 settimana». 
Quando consiglia di vaccinare i bambini?
È essenziale che il vaccino sia effettuato alla mamma ancora prima della loro nascita, già durante la gravidanza della donna fra la ventottesima e la trentaseiesima settimana di gestazione. La protezione conferita dalla vaccinazione materna dipende soprattutto dal fatto che la donna vaccinata è protetta dall’infezione e non rischia di contrarla e di trasmetterla al bambino. Inoltre essere vaccinata contro la pertosse aumenta la quantità di anticorpi che la donna passa al bambino. Utile anche fare un richiamo del vaccino ai familiari in modo che gli adulti di casa non si ammalino di pertosse e non la attacchino al bambino».
E invece nel caso di un neonato, consiglia di vaccinarlo subito?
L’attuale calendario vaccinale prevede tre dosi di vaccino antipertosse. La prima dose può essere somministrata a partire dal terzo mese (cioè dal 61 giorno) di vita e sono necessarie tre dosi*: la seconda a distanza di due mesi e la terza entro l’anno di vita per conferire l’immunità, cioè la protezione.  Pertanto servono strategie preventive per proteggere i bambini nei primi mesi di vita, quando la malattia può dare complicazioni  e anche essere fatale. Per esempio sono utili i richiami vaccinali negli adolescenti e negli adulti e anche vaccinare chi sta a contatto con i bambini ancora troppo piccoli per essere protetti dalla malattia. Una dose di richiamo ai bambini è eseguita al sesto anno di vita e un’altra a quattordici anni. Per un’adeguata protezione, negli adulti è raccomandato un richiamo ogni dieci anni perché il vaccino perde efficacia con il tempo. Il vaccino va praticato anche a chi ha avuto la malattia in quanto l’immunità “naturale” non dura tutta la vita».
* Il vaccino antipertossico è somministrato insieme ad altri vaccini nel cosidetto vaccini esavalente: contro tetano, difterite, polio, epatite B, Hemophilus influenzae e , appunto, pertosse.
La pertosse si può prevenire?
La migliore prevenzione rimane il vaccino. Alcuni accorgimenti, però, possono aiutare a prevenire la malattia, come evitare di fare toccare o prendere in braccio il neonato o il bambino molto piccolo dagli adulti e anche cercare di non frequentare luoghi particolarmente affollati dove il contagio è più facile. Inoltre sono molto importanti le misure igieniche, a cominciare dal lavarsi bene le mani poiché questa abitudine riduce in modo drastico l’insorgenza delle malattie che, come la pertosse, si trasmettono per via aerea. È opportuno anche insegnare ai bambini come starnutire e come tossire per non contagiare gli altri».
Qual è il modo più corretto?
Bisogna evitare che il bambino malato metta la mano davanti alla bocca e poi tocchi gli oggetti che poi toccano gli altri bambini disseminando così i microbi. Per questo non deve starnutire o tossire nella mano ma in un fazzoletto monouso da buttare subito dopo l’uso, oppure nell’incavo del braccio così da non contagiare nessuno. Inoltre, per evitare di diffondere la malattia, è essenziale l’igiene: se chi ha il catarro poggia la mano su una superficie il suo virus persiste per settimane su quella superficie e questo aumenta le probabilità di fare ammalare gli altri.

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lunedì 18 marzo 2019

LA PERDITA DI UN FIGLIO DURANTE LA GRAVIDANZA

LA PERDITA DI UN FIGLIO DURANTE LA GRAVIDANZA
Caro dottore
Ho “perso”,  per un aborto spontaneo, un figlio  al 3 mese di gravidanza e, nonostante, abbia una bella famiglia e una bellissima bambina mi sento molto giù. Caro dottore succede spesso?

Questa è una frase che si sente  frequentemente nell’ambulatorio del pediatra di famiglia. Mamme che comunicano di aver avuto un aborto spontaneo o una morte prematura (aborto spontaneo: la morte avviene prima delle 28 settimane,  morte prematura del feto dalle 28 settimane fino alla nascita del feto) e che non hanno avuto alcuna assistenza o aiuto psicologico. 
Il tema è ancora, purtroppo, un argomento tabù collegato a pregiudizi e sentimenti di colpa. 
Un percentuale alta delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre. Il dolore di un aborto spontaneo è un dolore che la società (noi) tende a minimizzare, ignorare, banalizzare e molte donne ancora non ricevono cure appropriate e rispettose quando i loro bambini muoiono durante la gravidanza, o alla nascita.
 L'Organizzazione mondiale della sanità pubblica un'inchiesta sull'argomento, dal titolo "Why we need to talk about losing a baby", mettendo al centro le storie di donne di diversa provenienza geografica che hanno vissuto l'esperienza in prima persona.
L'aborto spontaneo è la causa più comune che porta alla perdita di un figlio durante la gravidanza. (tasso di aborti spontanei del 10-15% tra le donne che sapevano già di essere in cinte). Si stima che ogni anno si verifichino 2,6 milioni di morti premature del feto. 
Quando avviene le mamme debbono elaborare l'angoscia e il lutto e rischiano, se non hanno aiuto per l’elaborazione, di avere conseguenze negative per anni: la maggioranza delle donne riporta sentimenti di vergogna e di colpa, sentendosi, del tutto o in parte, responsabili per la perdita del bambino.
“Date al dolore la parola; il dolore che non parla, sussurra al cuore affranto e gli dice di spezzarsi”.
William Shakespeare, Macbeth: IV, 3
Molte donne tendono a sviluppare problemi di salute mentale che possono durare mesi o anni, anche se successivamente hanno portato a termine altre gravidanze dando alla luce bambini sani. 
I sensi di colpa variamo a seconda delle culture e in alcuni casi  la perdita di un bambino è un'esperienza carica di pregiudizi perché alcune persone credono che ci sia qualcosa che non va nella donna che ha un aborto spontaneo. 
E’ molto triste il fatto che non tutte le donne - e nemmeno i padri – ricevano attenzione, ascolto,  sensibilità e supporto, anche da parte di amici e famigliari,  in un momento così doloroso.
Nella maggior parte dei casi un aborto spontaneo avviene in assenza di patologie o di fattori di rischio anche se molte donne, anche nei paesi più sviluppati dove sono disponibili le migliori procedure sanitarie, non ricevono cure adeguate dopo aver perso un bambino. 
Ricordo comunque che affrontare la gravidanza in buone condizioni di salute evitando fattori di rischio quali dieta non equibrata, alcol, droghe, fumo e farmaci contribuisce a ridurre questa situazione oltre a ridurre i tanti possibili danni al feto e al bambino  (basso peso alla nascita, prematurità, sindrome feto alcolica e altro)
Cosa non fare?
Innazitutto evitare frasi comuni e dette di “non consolazione”, quali: Per fortuna eri incinta solo di tre mesi”, «Vedrai che ne avrai altri» o «tanto hai già un bimbo», pronunciate con le migliori intenzioni, che, anziché accogliere e riconoscere il dolore, possono dare alla donna  l’impressione di essere trattata con sufficienza , di non essere compresa, di essere sola. 
Cosa fare? Innanzi tutto evitare di far finta di niente. Se la mamma vuole ascoltare quanto la mamma vuole raccontare, se vuole raccontare, e accogliere il suo dolore senza dare pareri, cercare improbabili frasi di consolazione. Far sentire la propria vicinanza fisica ed emotiva e, se si vuol dire qualcosa, dire  qualcosa di semplice come “mi dispiace”.
Accogliere  il dolore degli altri non è facile, non si è preparati, non si sa cosa dire. Ma in casi come questi non è necessario trovare le parole, è sufficiente saper ascoltare. Una stretta di mano. Un cenno del capo. Una vicinanza emotiva, se si è in confidenza una abbraccio.
Quando una donna perde un bimbo, in qualunque epoca dell’attesa, deve affrontare un percorso, personale, che, con i suoi tempi e i suoi modi, la porterà a elaborare la perdita. Chi è vicino alla donna la può aiutare, standole vicino e ascoltandola e invitarla a parlare quando vuole con il suo medico, il pediatra o altra persona qualificata (psicologo, pedagogista).
Le emozioni ignorate, non elaborate,  o, peggio,  negate restano lì, in sospeso, a pesare sul cuore che non ha avuto modo di sfogarle e rielaborarle.
Dar voce al dolore, quando ci si sente pronte per farlo, permette di alleggerirne il carico. 

http://www.ilfarmacistaonline.it/studi-e-rapporti/articolo.php?articolo_id=71955

domenica 17 marzo 2019

Ha la tosse. Cosa può essere e cosa posso dare?? Fosse una broncopolmonite?

Ha la tosse. Cosa può essere e cosa posso dare?? Fosse una broncopolmonite?
Cari Genitori
L'influenza sta un pò riducendosi (vedi grafici) ma in età pediatrica colpisce ancora. Segnalate negli adulti tante info ioni delle basse vie respiratorie (broncopolmoniti) molto frequenti , in questo periodo anche nei bambini.
Nei bambino sotto l'anno di età tante bronchiolite causate da un particolare virus detto "respiratorio sinciziale" (vedete foto allegate)
Come sospettarla?
Innanzitutto dal comportamento diverso del Bambino che appare mogio e oltre alla tosse respira in modo affannato (frequenza respiratoria, in assenza di febbre, superiore a 50/60 atti al minuto: vedete video). Nel dubbio sentite il vostro pediatra e subito se il bambino è affannato e mogio e non gioca. Qui sotto uno "speciale" sulle cause di tosse
 ci sono tante tossi e tra queste anche bronchiti (e peggio), bronchioli, tossi allergiche ecc. Prima regola: COME STA DI UMORE IL BAMBINO? SECONDA COSA IMPORTANTE COME RESPIRA. POI..
Trovate nel mio libro: "Primo Soccorso Pediatrico".














La tosse può dipendere da tante cause. La tosse "allergica" è frequente e sul timore degli antistaminici altre mamme le hanno efficacemente risposto. A volte si usano dei criteri "ex adiuvantibus: proviamo a vedere se migliora con questa terapia". Rimedi naturali? Quintalate. Quello più efficace tra i naturali è la terapia della nonna "latte e miele" (fa più figo dire milk and honey). Aiuta anche bere tanto (acqua). Sui rimedi naturali attenti perché prodotti di erboristeria possono avere effetti collaterali.. Poi ci sono rimedi di moda (vedi lumaca) Rimedi efficaci in quanto in 1-2 settimane fanno passare la tosse invece de 7-14 giorni necessari non dando niente

ANDAMENTO INFLUENZA FINO AL 15 MARZO



Ecco qui qualche cosa da leggere
La tosse NEI primi anni di vita (laringite, laringospasmo ed epiglottite)
La tosse è un sintomo comune nei bambini, spesso associata ad un’infezione delle vie respiratorie. La tosse è un riflesso naturale e indispensabile per la difesa dell’organismo, che ha la funzione di drenare le vie respiratorie e, di per sé, non rappresenta una malattia ma un sintomo ed è importante identificarne la causa prima di instaurare una terapia.
La tosse è comune in presenza di infezioni respiratorie nel periodo della prima infanzia. È quindi spesso associata ai sintomi del raffreddore (rinofaringite), tra cui il naso che cola.
La tosse, però, può essere provocata anche da altre cause: rigurgito (reflusso gastro- esofageo), infiammazione dei bronchi (asma, allergie) o fattori ambientali (fumo) MAI FUMARE IN CASA QUANDO SI HA UN BAMBINO. Alcuni dicono “fumo sul terrazzo” bene, sappiate che portate in casa un po’ di residui di fumo ugualmente.

DISTINGUIAMO LA TOSSE IN BASE A TIPO, ETA’ DEL BAMBINO E TIPO DI PATOLOGIA
TIPO DI TOSSE:  distinguiamo:
- La tosse grassa (definita anche tosse produttiva) con secrezioni di muco. L’espettorato che viene espulso (mai prima dei 3-4 anni. Il bambino piccolo ingerisce il catarro) è rappresentato da muco e può essere più o meno consistente.
- La tosse secca (definita anche non produttiva) è dovuta ad una irritazione delle vie respiratorie. Spesso continua, fastidiosa, si accentua con la posizione distesa
- La tosse abbaiante o metallica tipica delle infiammazioni laringee, delle laringiti e del laringospasmo
- La tosse convulsa da pertosse o tossi dette “pertussoidi” caratterizzate da crisi di tosse che sembra far soffocare il bambino che sembra non riuscire più a respirare e quando riesce a inspirare fa un rumore che sembra quasi il raglio di un asino (tosse asinina)

L’ASSENZA DI TOSSE NON ESCLUDE LA PRESENZA DI INFEZIONI RESPIRATORIE. SONO SITUAZIONI ABBASTANZA RARE MA ALCUNE INFEZIONI POLMONARI O PLEURICHE POSSONO ESSERE PRESENTI SENZA TOSSE. IN TALI CASI SONO PRESENTI SINTOMI “IMPORTANTI” DOLORI TORACICI FORTI SOPRATTUTTO  A LIVLLO TORACICO ANTERIORE, DOLORI ADDOMINALI FORTI (SE INFIAMMAZIONE DELLE PARTI BASSE DEI POLMONI/PLEURE), COMPROMISSIONE DELO STATO GENERALE (Bambino mogio, sofferente, spesso con aumento della frequenza respiratoria o difficoltà respiratoria).

Ricordo inoltre che una bronchite o broncopolmonite può essere presente anche se alla visita non si riscontra nulla di patologico (fino a 1/3 dei casi). Il sospetto si pone comunque un base a “come sta” il bambino: PREOCCUPATEVI SE MOGIO, ANCHE SENZA FEBBRE, DIVERSO DAL SOLITO E SE PRESENTA AFFANNO O RESPIRO FREQUENTE.
Molto utile, se non indispensabile, la misurazione della saturazione di ossigeno che si ottiene con un apparecchietto, chiamato saturimetro, che fornisce, in pochi secondi, un  dato oggettivo della saturazione di ossigeno del sangue (vedete qui:http://www.selfpediatrico.it/saturimetro_cose.html ).  Il dispositivo ha prezzi ormai bassi per cui se un bambino soffre frequentemente di tosse può essere considerato l’acquisto (sui 50 euro). Anche se gli apparecchi “low cost” non hanno la stessa affidabilità di quelli professionali forniscono pur sempre un parametro di grande utilità. L’utilizzo del saturimetro va discusso con il proprio pediatra in quanto va “interpretato” nel contesto generale del bambino e non utilizzato come la misurazione della pressione delle gomme dell’auto J

ETA’ DEL BAMBINO:
Le cause possono essere molto banali o di varia gravità.
Fin dai primi mesi di vita un bambino può avere qualche colpo di tosse quando inizia, dopo i primi 1-2 mesi ad avere abbondante salivazione. Siccome è normale che i bambini sternutiscano l’arrivo della tosse mette , talora, in allarme i genitori che cercano rimedi di vario tipo.
Le cause più frequenti, ma non le uniche, di tosse “patologica” nel bambino sotto l’età di 1-2 anni sono:
-       Infezioni delle vie respiratorie
-       Laringiti e laringospasmo
-       Bronchiolite

INNAZITUTTO VI SEGNALO COSA NON FARE QUANDO UN BAMBINO HA LA TOSSE:
-       MAI, MAI DARE MUCOLITICI PER SCIROPPO O SUPPOSTE (grande tradizione italiana la suppostomania priva di qualsiasi valore). Per spiegazioni vedete qui:http://www.asl.ri.it/cittadino/farmacovigilanza/files/note-importanti/Mucolitici-FAQ-30.11.2010.pdf
-       Non fumare in casa, anche al di fuori della camera dove il bambino dorme.
-       Non usate prodotti tipo il vecchio “Vicks Vaporoub” o cataplasmi
-       Non fate fumenti all’antica: l’umido aiuta ma c’è il rischio di ustioni
-       NON TENETE IL BAMBINO CHIUSO IN CASA: FATELO USCIRE  (se il tempo lo consente). Si chiama “ariaterapia”
VI SEGNALO COSA  FARE PER TUTTI I TIPI DI TOSSE:
-       Se la tosse è associata ad una ostruzione nasale, bisogna procedere al lavaggio del naso con soluzione fisiologica o altre soluzioni saline (oppure utilizzando un aspiratore nasale se necessario), più volte al giorno (soprattutto prima di mangiare e prima di andare a letto).
-       Per dormire, mettete il bambino nel letto sulla parte della schiena e sollevare leggermente il materasso dalla parte della testa (ad esempio fate scorrere un piccolo cuscino sotto il materasso);
-       Far bere il bambino frequentemente;
-       INSISTO: Non fumare in casa, anche al di fuori della camera dove il bambino dorme.
-       Tenere fresca la stanza del bambino (ad una temperatura di 19-20 °C) e assicurare
una adeguata umidificazione dell’aria;
Inoltre, è importante ricordare di adottare misure preventive, come ad esempio lavarsi le mani prima di occuparsi di un bambino e garantire un adeguato ricambio d’aria della camera.

LARINGITE, LARINGOSPASMO, EPIGLOTTITE
LARINGITE:
Inizia con tosse stizzosa, può essere presente una infiammazione della gola, raucedine, qualche volta un po' di febbre e talora è presente un abbassamento della voce.
I sintomi possono durare anche due settimane e possono essere causati soprattutto da un pregresso raffreddore o influenza ma soprattutto da un'infezione virale delle alte vie respiratorie.
Nella maggior parte dei casi la laringite ha una sua risoluzione spontanea nell'arco di 15 giorni durante i quali possono persistere voce rauca, tosse stizzosa, difficoltà a deglutire. Tutti sintomi che possono essere alleviati con alcuni accorgimenti.
La terapia è quella sopra descritta più aerosol che prescriverà il pediatra:
- bere molti liquidi perchè idratano la mucosa della gola e danno sollievo anche dalla tosse
- non fumare e non far respirare fumo passivo
- umidificare adeguatamente gli ambienti domestici per favorire la fluidificazione del muco
- fare lavaggi nasali per liberare le narici e migliorare la respirazione, oltre che per ammorbidire le mucose
- fare l'aerosol o inalazioni di vapore perchè l'aria calda e umida può calmare l'infiammazione e dare sollievo
I farmaci utili per il trattamento della laringite possono essere il paracetamolo per abbassare la febbre e dare sollievo dal dolore, eventuali antibiotici da somministrare solo dietro prescrizione esplicita del pediatra che avrà fatto una diagnosi di infiammazione di origine batterica.
In alcuni casi è necessario dare del cortisone per bocca oltre che per aerosol

Alcuni rimedi "della nonna" possono essere efficaci, ad esempio il miele sciolto nel latte caldo può alleviare il fastidio causato dal bruciore alla gola e sedare la tosse, soprattutto di notte  ma solo dopo l’anno di età

LARINGOPASMO:
Il laringospasmo è un disturbo che si presenta piuttosto frequentemente nei bambini, soprattutto SOTTO AI 3 ANNI (ma alcuni bambini lo presentano anche ad età superiori).
 Si presenta quasi sempre di notte, durante il sonno, tra mezzanotte e le 3-4 del mattino. Il bambino si sveglia all’improvviso e ha grosse difficoltà a respirare, è agitato, ha la tosse insistente o respira molto rumorosamente con difficoltà alla inspirazione (quando entra l’aria) i movimenti del torace appaiono molto evidenti. La crisi può durare pochi minuti o anche ore e generalmente passa da sola. Spaventa molto sia l bambino che i genitori

Conoscere la possibilità del laringospasmo è imprtante in quanto aiuta a cercare di  mantenere la calma e cercare di calmare il bambino, preoccupato della difficoltà a respirare. Il modo più efficace per aiutarlo è fargli respirare aria umida: è consigliabile, quindi, usare unumidificatore (senza alcuna sostanza) o un vaporizzatore oppure chiudendosi con il bambino in bagno e aprendo tutti i rubinetti dell’acqua calda in modo da creare un effetto sauna: il piccolo dovrebbe essere avvolto dalla nuvola di vapore.
In alcuni casi  è indicato l’aerosol con cortisone e adrenalina. S dopo un aintensa umidificazione non migliora è da valutare se andare al Pronto Soccorso. Indicazioni in tal senso sono:
- Cianosi ( labbra, mani o piedi di un colorito diverso dal solito e tendono al bluastro)
- Se la difficoltà respiratoria perdura dopo ore
- Se il bambino non riesce a respirare stando sdraiato
- Se non riesce a ingoiare o a bere e ha una salivazione abbondante
- Se non riesce a dormire, piange molto ed è estremamente agitato

EPIGLOTTITE:
L'epiglottite è un'infezione batterica GRAVE a decorso rapido dell'epiglottide e dei tessuti circostanti, che può portare a improvvisa ostruzione respiratoria . I sintomi comprendono intenso mal di gola, DOLOE INTENSO ALLA DEGLUTIZIONE  tanto che il bambino non riesce nenache a deglutire la saliva che esce dalla bocca (scialorrea), febbre elevata, stridore alla inspirazione e stato generale molto compromesso.
                        Il bambino presenta segni di tossicità (scarso o assente contatto visivo, incapacità di riconoscere i genitori, cianosi, irritabilità, impossibilità di essere consolato o distratto) ed è febbricitante e ansioso. Il bambino per respirare sta a sedere in posizione eretta, piegato in avanti, con il collo iperesteso e la mandibola proiettata in avanti e la bocca aperta, nel tentativo di migliorare gli scambi aerei.  In presenza di questa situazione SI IMPONE IL RICOVERO
NON SI DEVE NEANCHE CERCARE DI GUARDARE IN GOLA  in quanto  si  può scatenare un'ostruzione respiratoria completa nei bambini.
L'epiglottite in passato è stata soprattutto una malattia dell'infanzia, generalmente causata da Haemophilus influenzae di tipo B. Oggi, grazie alla diffusa vaccinazione, è stata quasi completamente eradicata nei bambini (si verificano più casi negli adulti). Altri germi possono causarla tra cui il pneumococco (anche qui disponiamo di un vaccino). Per fortuna è una patologia rara ma che va sospettata in quanto il ricoveroprecoce è fondamentale.

Nanna: quante ore? Quando deve uscire? Risposte a domande dei genitori

Nanna: quante ore? Quando deve uscire? Risposte a domande dei genitori
Qui risposte di oggi sul Secolo XIX della Liguria
Approfondimenti per uscire (ARIATERAPIA) qui e qui
Approfondimenti per la nanna qui


Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...