Libri per i nostri bimbi (per leggere i commenti vedi i post "libri per i bimbi"):

  • "Cara nonna, la tua Susi" C.Nöstlinger (ed. Piemme Junior) - commentato il 7 luglio 2011
  • "Cara Susi, caro Paul" C.Nöstlinger (ed. Battello a vapore, serie azzurra) - commentato l'8 giugno 2011
  • "Dove si nascondono i bambini?" E.Nava - commentato il 18 febbraio 2011
  • "Il compleanno di Giulio Coniglio" N.Costa - commentato il 18 febbraio 2011
  • "Il fantastico viaggio del Signor Acqua" A.Traini - commentato il 18 febbraio 2011
  • "Il lunedì scomparso" S.Roncaglia - commentato il 18 febbraio 2011
  • "Primo libro delle Barzellette e Indovinelli" JoyBook - commentati il 3 marzo 2011
  • "Tante coccole" F.Degl'Innocenti - commentato il 16 febbraio 2011

sabato 4 giugno 2016

Abuso: come aiutare nostro figlio a prevenire e noi a capire

Abuso: come aiutare nostro figlio a prevenire e noi a capire
LIBRO “Le Parole non dette” – Alberto Pellai. Recensione di Chiara Evelli
Cari genitori
Oltre a consigliarvi il mio libro cosa di cui mi scuso ma tante mamme mi hanno sgridato dper acerlo pubblicato….così tardi..sarebbe stato utile molto prima J, ogni tanto vi segnalo utili letture. Oggi Vi consiglio un libro che mi sto apprestando a leggere anche io che è stato recensito da CHIARA EVELLI. E’ un libro che come genitori (e pediatri, insegnanti, educatori) dobbiamo trovare il tempo di leggere e  poi…ci sono schede per i bambini da 5 a 8 anni….
Il libro è nato da un progetto decennale condotto Alberto Pellai insieme a educatori, ricercatori, pedagogisti e insegnanti di tutta Italia, "Le parole non dette" è la risposta reale alla costante richiesta di risorse per aiutare i bambini a prevenire l'abuso sessuale. La situazione della vittimizzazione sessuale nei confronti dell'infanzia si è complicata negli anni, soprattutto in seguito all'enorme esplorazione che i minori fanno della rete web, dei social network e grazie alle piattaforme digitali e virtuali, ma questo curriculum preventivo rimane assolutamente moderno e attuale e di straordinaria importanza in particolar modo per i nativi digitali. L'opera si compone di tre parti: la prima descrive le basi teoriche e gli obiettivi del progetto, la definizione, l'epidemiologia, le conseguenze dell'abuso sessuale all'infanzia, le caratteristiche del pedofilo; la seconda si occupa della prevenzione in famiglia, fornendo una valida guida ai genitori con suggerimenti pratici per l'utilizzo delle schede a colori rivolte direttamente ai bambini dai 5 agli 8 anni; la terza presenta un percorso educativo in 5 incontri da effettuare a scuola con bambini del secondo ciclo della primaria.
“Le Parole non dette” – Alberto Pellai Pellai. Recensione di Chiara Evelli
Pellai, dopo un lungo progetto condotto insieme a educatori, ricercatori, pedagogisti e insegnanti di tutta Italia, ha deciso di scrivere questo libro, in cui parla dell'importantissimo problema dell' ABUSO SESSUALE nei confronti dei bambini.
Molti adulti durante la loro infanzia, hanno subito molestie e si sono tenuti dentro questo segreto per vari motivi.
Un tempo la prevenzione si poteva riassumere con le frase : "Non accettare  caramelle da uno sconosciuto", in queste poche parole erano racchiuse mille raccomandazioni riguardo alla prevenzione delle tossicodipendenze, del tabagismo e dell'abuso sessuale.
(Nota di Ferrando: il maltrattamento è quasi sempre perpetrato da un “conosciuto” spesso molto vicino alla famiglia, se non della famiglia)
Siamo noi adulti, educatori e genitori, che dobbiamo aiutare i nostri figli a prevenire questi comportamenti e a parlare con loro in maniera tranquilla e serena, senza dimostrarci ritrosi nell'affrontare certi argomenti, in modo da permettere di fare uscire quelle "parole mai dette".

Il bambino che subisce un abuso non riesce a dare un senso a ciò che gli è successo. Vorrei riportare le parole dell'autore : "sospeso tra la paura,il disorientamento e talvolta il piacere provato, si affida alla forza del segreto e, così facendo, spesso implicitamente, autorizza la ripetizione dell'abuso sessuale che si cronicizza e  intrappola sempre più la vittima e il suo carnefice all'interno del gioco che ha le caratteristiche del circolo vizioso".
(L’abuso e il maltrattamento nn si esauriscono da soli: serve un intervento dall’esterno: “nota di Ferrando”).
Solitamente il molestatore, poi,  non è uno sconosciuto, ma è una persona di famiglia, un caro amico, un parente stretto che si è conquistato la fiducia del bambino, ricoprendolo di mille attenzioni ed instaurando con lui un rapporto speciale.
Spesso il bambino/vittima si trova in una posizione di soggezione psicologica, determinata anche dalla differenza di età.
Da sottolineare come l'abuso non sia determinato solo ed  esclusivamente dalle azioni sul bambino , ma anche da comportamenti come l'esibizionismo, mostrare materiali, scene o situazioni sessualmente espliciti.

Molte volte si creano degli aspetti ambivalenti causati dalle premure che l'adulto abusante rivolge alla sua vittima, ricoprendolo di attenzioni e di regali, facendolo sentire "speciale".
Questo meccanismo fa sì che il bambino da una parte vorrebbe che questo tipo di rapporto malato terminasse, dall'altra vorrebbe che non finisse per paura di perdere questi "vantaggi".
Il molestatore assume un atteggiamento di negazione, sostenendo convinto che ciò che fa è un modo per dimostrare il suo affetto alla vittima e anche quando non può negare di fronte ai fatti , riesce a pronunciare frasi del genere :"In realtà al bambino non è successo
niente", oppure " Non è stata poi una cosa seria".
Purtroppo le conseguenze di un abuso sono molteplici e dipendono da molti
fattori; ne cito solo alcuni:
   - L'ETA' DELLA VITTIMA: più elevata è l'età della vittima e più serie possono essere le conseguenza derivanti dall'abuso.
   - L'ETA' DELL'ABUSANTE: più ampia è la differenza d'età tra vittima e abusante,  quindi più anziano è l'abusante, maggiori saranno   le conseguenze dell'abuso subito.
   - IL SESSO DELL'ABUSANTE: i bambini vittime di uomini sperimentano conseguenze più gravi.
   - RICORSO ALLA FORZA FISICA DURANTE L'ABUSO.

   - DURATA DELL'ABUSO: più l'abuso interessa un lungo periodo della vita della vittima, più gravi saranno le conseguenze.
   - RELAZIONE ESISTENTE TRA VITTIMA E ABUSANTE: più vicino e conosciuto
     è l'aggressore e più gravi saranno le conseguenze per la vittima.

  Le conseguenze di questi comportamenti sono molteplici :
   - Bassi livelli di autostima.
   - Difficoltà emotive.
   - Incubi e disturbi del sonno.
   - Ostilità,rabbia repressa,depressione.
   - Disinteresse delle normali attività, oltre a problemi scolastici.
   - Disturbi dell'attenzione, della memoria, della concentrazione, ansia di piacere sempre agli altri, comportamenti aggressivi  e regressivi.

Purtroppo viviamo in una società che favorisce il fenomeno della pedofilia. Basti pensare agli uomini occidentali  che si recano nei Paesi più poveri del Centro/Sud America e nell'Estremo Oriente per avere rapporti con bambine a pagamento, favorendo il "turismo sessuale".
Pellai cita anche i media, che sfruttano per campagne pubblicitarie, delle bambine in posizioni  già "erotiche", e Internet, che permette a dei ragazzini immaturi di accedere a delle immagini pornografiche troppo forti per loro e di entrare in contatto con persone sconosciute e pericolose.
Segnali di sospetto abuso:
A scuola, soprattutto, manifestano dei  comportamenti sessuali che lasciano perplessi gli insegnanti.
Fenomeni come precoci esplorazioni del proprio corpo e altrui,  avvengono molto spesso in contesti al di fuori dell'ambiente famigliare, in presenza di coetanei.
Pellai elenca alcuni comportamenti che rientrano nella normalità e quelli, invece, che possono destare preoccupazione.
Riporto ciò che ha elencato l'autore e che a mio avviso è di estrema importanza!

- COMPORTAMENTI NORMALI/EVOLUTIVAMENTE APPROPRIATI
   . Conversazioni relative ai genitali o alla riproduzione con i propri pari o persone vicine per età.
   . "Fammi vedere il tuo che io ti mostro il mio ", riferito agli organi genitali coni propri pari.
   . Giocare al dottore.
   . Masturbazione occasionale.
   . Imitazione di comportamenti seduttivi, quali baciarsi o corteggiarsi.

 - COMPORTAMENTI CHE NECESSITANO DI UNA RISPOSTA DELL'ADULTO
   . Mostrare preoccupazione rispetto a temi di natura sessuale ( specialmente legati alle violenze sessuali.)
   . Cercare di vedere i genitali degli altri, per esempio abbassando i pantaloni o alzando la gonna di qualcun altro.
   . Promuovere o tenere conversazioni sessualmente espliciti all'interno del proprio gruppo di pari.
   . Fare scherzi o proferire insulti a sfondo sessuale rivolti ad altre persone.
   . Evidenza di eccessiva precocità nelle conoscenze sessuali rivolti ad altre persone.
   . Evidenziare manifestazioni isolate di esibizionismo dei genitali, interesse in materiale pornografico o "strusciamento" e  “palpeggiamento" diretto ad altri soggetti.

   . Simulare azioni a sfondo sessuale ( ma non l'atto sessuale) con
     amici o con bambole e oggetti.

 - COMPORTAMENTI CHE RICHIEDONO UN INTERVENTO CORRETTIVO DA PARTE
   DELL'ADULTO.
   . Promuovere o tenere conversazioni sessualmente esplicite con persone di età significativamente diversa.
   . Toccare i genitali di altre persone senza alcun permesso o autorizzazione.
   . Insultare o umiliare gli altri o se stessi attraverso temi legati alla sessualità.
   . Minacciare o impaurire ricorrendo alla forza.
   . Fare proposte o minacce sessualmente esplicite, anche attraverso messaggi scritti.
   . Frequenti episodi di esibizionismo dei genitali, interesse in materiale pornografico o " strusciamento" e "palpeggiamento" diretto ad altri soggetti.
   . Presentare masturbazione compulsiva o interrompere altre azioni per masturbarsi.
   . Simulare l'atto sessuale con amici o con bambole e oggetti, tenendosi
     addosso i vestiti.

 - COMPORTAMENTI PROBLEMATICI CHE RICHIEDONO UN INTERVENTO IMMEDIATO
   DELL'ADULTO.
   . Penetrazione orale, vaginale, anale di bambole ( è necessario preoccuparsi dei comportamenti agiti sulle bambole, perchè, nel gioco, il bambino "agisce" molti dei suoi vissuti profondi e inconsci).
   . Penetrazione orale, vaginale, anale di altri bambini o di animali.
   . Obbligare altri compagni ad esibire i propri genitali.
   . Simulare l'atto sessuale con gli amici dopo essersi tolti i vestiti.
   . Evidenza di qualsiasi lesione o sanguinamento dai genitali senza alcuna chiara spiegazione della stessa.

Molto interessanti sono le schede che si trovano in fondo a questo libro, attraverso le quali i genitori possono, giocando e comunicando con i propri figli, aiutarli a prevenire e a difendersi da eventuali abusi.
Queste schede potranno diventare un libro divertente , dal titolo "Niente segreti con me", che il bambino si è costruito con l'aiuto di mamma e papà e che potrà rivederlo come e quando vuole.
La compilazione di questo libricino, aiuta il bambino a conoscere come è fatto il suo corpo, le regole della famiglia, ad imparare il proprio nome, cognome, l'indirizzo ed il numero telefonico della propria abitazione, il numero delle persone "speciali" che può chiamare in caso abbia bisogno di aiuto, cosa fare se è da solo in casa e suona il campanello, la conoscenza delle persone con cui si può confidare a casa, a scuola ,l'importanza di confidare i segreti che lo fanno stare male e soprattutto insegna a dire "NO" , "STOP" o a gridare aiuto, nel  caso in
cui il bambino si trovasse in pericolo.


 Senza dubbio è un libro dai contenuti forti ed affronta problematiche poco piacevoli, ma ogni genitore dovrebbe essere pronto ad affrontare situazioni che mettono a rischio la serenità del proprio bambino.


giovedì 2 giugno 2016

Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza

Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza
Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unita

Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei. 
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione.
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.

DECALOGO PER  GENITORI CON FIGLI CHE PRATICANO SPORT

   Non imporre le tue aspirazioni a tuo figlio: ricorda che ogni bambino migliora e progredisce seguendo i suoi tempi, quindi non giudicare i progressi di tuo figlio confrontandolo con le prestazioni di altri atleti o con le tue aspettative.

   Sii di supporto a tuo figlio: c’è solo una domanda che devi porre a tuo figlio a fine allenamento o a fine gara: “Ti sei divertito?”; poiché se non si diverte non sarà motivato a partecipare.

   Non cercare di sostituirti all’allenatore: il tuo lavoro è quello di dare amore incondizionato e supporto. Dì a tuo figlio quanto sei fiero di lui e lascia la parte tecnica all’allenatore.

   Stima l’allenatore di tuo figlio: il legame fra l’allenatore e l’atleta è speciale e contribuisce al successo e al divertimento del tuo bambino, quindi non criticare l’allenatore in sua presenza, perché lo ferirà.

   Non criticare gli accompagnatori: se non sei interessato o non hai il tempo per aiutare lo staff come volontario, non criticare chi sta facendo tutto il possibile per dare una mano.

   Dì solo cose positive durante le gare: devi essere incoraggiante e non criticare mai tuo figlio o il suo allenatore, perché entrambi sanno se e quando hanno commesso errori.

   Riconosci e rispetta le paure di tuo figlio: la prima gara può essere una situazione molto stressante ed è normale che il tuo bambino sia spaventato. Non sgridarlo e non sminuire i suoi sentimenti, assicuralo che l’allenatore non lo avrebbe fatto partecipare, se non lo ritenesse in grado. Ricordati anche che la maggior parte delle sue paure sono quelle che tu gli trasmetti.

   Sii leale e di supporto alla squadra: non è saggio continuare a spostare il bambino da una squadra all’altra, ogni team ha i suoi problemi, anche quelli in cui crescono campioni.

   Tuo figlio non deve avere come unico obiettivo quello di vincere: i campioni sono quelli che hanno saputo concentrarsi sull’allenamento, più che sul risultato.

   Non aspettarti che tuo figlio diventi un atleta olimpico: pensa a quanti atleti che praticano lo sport di tuo figlio ci sono in Italia, e a quanti posti sono disponibili ogni 4 anni: le possibilità reali che tuo figlio diventi un atleta olimpico sono lo 0,00…%. Fare sport è molto più delle Olimpiadi, aiuta a crescere persone oneste e civili, proprio come tu vorresti tuo figlio, quindi sii contento anche solo del fatto che voglia cimentarsi nello sport.

Carta dei diritti dei giovani che praticano sport"

• Diritto a praticare lo sport e a sceglierlo liberamente.

• Diritto ad essere rispettati come persone e come atleti.

• Diritto a vivere una valida esperienza educativa.

• Diritto ad esprimere la propria personalità e le proprie doti e

caratteristiche.

• Diritto ad un ambiente che tutela la salute fisica, psicologica e sociale.

• Diritto a comprendere e a partecipare al progetto di formazione sportiva.

• Diritto ad avere relazioni interpersonali positive.

• Diritto a divertirsi.

• Diritto a crescere e a migliorare le proprie prestazioni.


• Diritto a competere, a vincere, a perdere.

martedì 31 maggio 2016

PROMUOVIAMO I VACCINI…MA CON L’INFORMAZIONE E L’ALLEANZA E NON CON L’OBBLIGO: LA poszione dell'ACP

PROMUOVIAMO I VACCINI…MA CON L’INFORMAZIONE E L’ALLEANZA E NON CON L’OBBLIGO: la posizione dell'ACP
CONCORDO PIENAMENTE CON QUESTO ARTICOLO DE “Il Sole 24 Ore” da parte dell’ACP (Asoociazione culturale Pediatri) http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/lavoro-e-professione/2016-05-31/divieto-scuola-i-non-vaccinati-perplessita-pediatri-ci-rimettono-solo-bambini-161308.php?uuid=ADndmIT  . Qui sotto alcune riflessioni
Come pediatra che promuove l’informazione e la diffusione delle vaccinazioni NON SONO D’ACCORDO CHE Per frequentare  la scuola i vaccini “obbligatori” debbano diventare  “obbligatori”!!! (già questo è un paradosso…se sono obbligatori….)
Ritengo che un percorso vaccinale efficiente ed efficace è possibile  non obbligando i genitori alla vaccinazione dei propri figli  ma attraverso una corretta informazione e comunicazione basata sul rapporto di fiducia tra cittadini e operatori del sistema sanitario che restituisca al sistema vaccinale il consenso necessario per uno stato di salute omogeneo a tutti gli abitanti del nostro Paese.

A seguito del  calo vaccinale che si sta registrando nel nostro Paese, gli  assessori alla Sanità delle Regioni, avrebbero infatti proposto di inserire nel nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale una norma che impedisce l’accesso alle scuole ai bambini che non sono in regola con le vaccinazioni obbligatorie.
Dal 1991 nessun vaccino è stato messo come obbligatorio ma, da allora, la vaccinazione è stata vista come un DIRITTO e non un DOVERE che la famiglia esercita CONSAPEVOLMENTE dopo una informazione completa da parte degli operatori sanitari.
Vero è che nulla è stato fatto da Istituzioni (MINISTERO, REGIONI, ASL E ORDINI PROFESSIONALI) per promuovere questa cultura né è stato fatto qualcosa per arginare la diffusione di informazioni in palese contrasto con l’evidenza scientifica e che stanno contribuendo al calo delle vaccinazioni e ai conseguenti rischi di salute per tutti.
Ma facciamo un attimo il punto sulla situazione.
In Italia esistono due tipi di vaccini: obbligatori e raccomandati.
I primi sono la vaccinazione antidifterica,  antipoliomielitica, antitetanica,  antiepatite virale B. Nel secondo gruppo rientrano invece tutti gli altri: pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella,  infezioni da Haemophilus Influenza b (Hib), meningococco C, meningococco B, Altri tipi di meningococco, pneumococco, rotavirus, influenza e papillomavirus. Va detto però che i vaccini non obbligatori, ad eccezione dei nuovi  (quelli contro la meningite da meningococco), rientrano nei Lea (i livelli essenziali di assistenza).
Non tutte le Regioni li offrono gratuitamente perché ogni Regione può adottare una politica diversa, con un effetto a macchia di leopardo che comporta una Sanità diversa da Regione a Regione, in palese contrasto col dettato della nostra Costituzione.
Infatti, non è accettabile che non possa esistere un Servizio vaccinale unico, nazionale, affinchè ad ogni bambino, e in particolare ai più svantaggiati dal punto di vista sociale, va garantita la possibilità di avere lo stesso tipo di accesso alle cure e alla prevenzione primaria.
Questa disomogeneità è sicuramente anche una delle cause della disaffezione e del trend di riduzione delle coperture vaccinali cui stiamo forse troppo passivamente assistendo da alcuni anni.
Questo puzzle provoca disorientamento e in alcuni casi contraddittorietà di comportamenti sia del personale sanitario sia nella popolazione che ha sempre meno certezze sui vaccini necessari.
Non è accettabile che il calendario vaccinale oggi in uso, per esempio, a Palermo sia diverso da quello di Milano. Abbiamo bisogno di un sistema vaccinale realmente nazionale, basato sui principi di appropriatezza e di priorità e che sia facilmente accessibile e in grado di effettuare e diffondere rapidamente valutazioni dei rischi epidemiologici e dei benefici ottenibili con le vaccinazioni.
Un sistema in grado di riferire rapidamente sulle coperture effettive e sul peso reale delle reazioni avverse attribuibili ai vaccini, così che gli anti-vaccinatori non possano impunemente amplificare la paura della gente.
Negli anni la differenza tra vaccinazioni raccomandate e obbligatorie, non prevedibile dagli allora legislatori dell’obbligo vaccinale, ha portato problemi crescenti man mano che la lista delle vaccinazioni non obbligatorie è andata crescendo. Donato Greco di Epicentro ne cita solo alcune:

    la percezione della popolazione e degli operatori sanitarie che le obbligatorie fossero quelle buone, mentre le raccomandate fossero di serie B

    la scarsa attenzione degli operatori e delle aziende sanitarie verso le vaccinazioni: un rituale obbligato e automatico che non richiedeva alcun impegno di comunicazione medico-genitori, né azioni di modernizzazione del processo (anagrafi vaccinali, registri, follow up, registri degli effetti collaterali, verifiche di efficacia e qualità ecc). Si tratta di aspetti emersi con le vaccinazioni raccomandate
    la depressione della ricerca e della comunicazione sui vaccini: una nicchia protetta di mercato fisso a basso rendimento, e quindi a scarso investimento
    la deresponsabilizzazione della dirigenza sanitaria verso le vaccinazioni raccomandate: siamo arrivati, in anni recenti, a numerosi casi di direttori generali di Asl che, furiosamente impegnati nei pareggi di bilancio, hanno lesinato i pochi denari necessari alle vaccinazioni raccomandate, limitandosi a quelle obbligatorie. la deresponsabilizzazione del medico: perché devo assumermi una sia pur piccola responsabilità di contenzioso per eventuali effetti collaterali, prescrivendo un vaccino che non è obbligatorio?...
    il sostegno ai movimenti antivaccinali che proprio sull’obbligo vaccinale fanno proseliti
    la deresponsabilizzazione dell’individuo verso la prevenzione, vista non come un necessario impegno personale, ma delegata all’autorità, in stile populisticamente comodo ma non efficace.

Un altro punto a favore del calo vaccinale è forse anche da imputare al numero dei vaccini obbligatori somministrati. Il Codacons già a suo tempo aveva denunciato a diverse Procure della Repubblica la pratica seguita dal SSN  di iniettare ai bambini un vaccino esavalente, nonostante la legge riconosca solo 4 vaccini obbligatori. Nello specifico –il D.M. 7 aprile 1999 riconosce come obbligatori  l’antidifterite, l’antitetanica, l’antipoliomelite e l’antiepatite virale B. Tuttavia nelle Asl, viene fornito ed iniettato ai piccoli un vaccino esavalente che contiene anche due vaccini facoltativi ossia pertosse ed infezioni da Haemophilus influenzale di tipo b. T. Questa modalità deve essere necessariamente  chiarita ai genitori  che si sono confusi dal bombardamento di notizie attraverso i social network.
In ultimo bisogna anche tenere conto che in tutto il mondo occidentale esiste il diritto alla prevenzione vaccinale ma non l’obbligo di legge alla vaccinazione. I risultati sono soddisfacenti con programmi di offerta attiva da parte dei servizi sanitari che prendono in carico il bimbo nuovo arrivato: diversamente l’obbligo vaccinale persiste nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, con risultati certamente inferiori ai nostri, quando non disastrosi (vedi, per esempio, le recenti epidemie di difterite).
 Oggi il concetto di “obbligatorietà” confligge con il concetto di “promozione” della salute che è alla base di qualsiasi efficace azione preventiva: la promozione, evidentemente, coniuga la responsabilità dell’individuo con quella della comunità che, con le sue istituzioni, garantisce l’esigibilità del diritto universale alla salute, e quindi il sacrosanto diritto al bambino di non ammalare di una malattia per la quale esiste un vaccino efficace e sicuro.





Regali che piacciono al pediatra: i ringraziamenti dei genitori

Regali che piacciono al pediatra: i ringraziamenti dei genitori
Riordinando nel mio disordine ho trovato le foto di un regalo graditissimo (tuttora appeso in studio)  di tanti anni fa di una famiglia. Con una poesia che dedico a tutti i genitori, e in particolare, alle mamme. Regalo che ha per me un valore immenso: quello della affettività.. come vivremmo meglio con più affetto, comprensione e rispetto. Regalo fatto con il cuore e regalo che riempie il cuore di chi lo riceve perché sentito, cercato e personalizzato. . Grazie mamma di Davide.
Alberto Ferrando


domenica 29 maggio 2016

SuperBatteri resistenti agli antibiotici: che fare e quando dare l'antibiotico?

SuperBatteri resistenti agli antibiotici: che fare e quando dare l'antibiotico?
Segnalato recentemente un germe resistente a tutti gli antibiotici http://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/16_maggio_27/super-batterio-resiste-tutti-antibiotici-colpita-donna-usa-3e7ef77e-23f3-11e6-b229-67fb25338505.shtml
Cosa già descritta anni fa e che deve imporre un uso molto attento di questi farmaci che, in alcuni casi, vengono usati eccessivamente

Quando si devono usare gli antibiotici
Dalla scoperta degli antibiotici la mortalità per alcune malattie, come la polmonite e la meningite, e la gravità per altre, come la scarlattina, si è modificata radicalmente.
Da quando disponiamo di questa meravigliosa categoria di farmaci abbiamo però, purtroppo, assistito ad un loro abuso. Alcuni li somministrerebbero subito per qualsiasi infezione forse perché pensano che l’antibiotico possa prevenire e curare tutto. Così non è in quanto le infezioni possono essere causate, principalmente, da due grandi categorie di agenti infettanti: i virus ed i batteri.
Gli antibiotici funzionano contro i batteri ma non hanno alcuna utilità contro i virus. Esempi di malattie virali sono l’influenza, le malattie dei bambini (morbillo, rosolia, varicella, quinta e sesta malattia) eccetto la scarlattina, che è causata da un battere, per cui, in un bambino con normali difese immunologiche, non ha alcun senso somministrare un antibiotico in corso di malattie virali. L’antibiotico non va dato di “routine” come “copertura antibiotica” in corso di malattie virali; tale uso non ha nessuna base scientifica, nel soggetto normale, e può esporre solo a complicazioni da farmaci.
Un fattore determinante per la guarigione è la risposta del nostro organismo, infatti nelle persone con riduzione del sistema immunitario non si riescono a sconfiggere le infezioni neanche con forti antibiotici somministrati per via endovenosa.
Recentemente è stato dimostrato che anche infezioni che una volta venivano sempre trattate con antibiotici (bronchiti, otiti) possono guarire senza di questi proprio a riprova dell’importanza della risposta dell’organismo. Anche altre infezioni batteriche come le salmonellosi che danno diarrea (non le salmonelle del tifo o del paratifo) guariscono, nel bambino con sistema immunitario a posto senza antibiotico che addirittura può favorire lo stato di portatore.

E' vero che non bisogna abusare degli antibiotici? Perché?
Il problema causato dall’uso eccessivo degli antibiotici è la “resistenza batterica”: i germi sviluppano una resistenza agli antibiotici somministrati, per cui si rischia che in occasione di una infezione più grave l’antibiotico dato troppo e , a volte, inutilmente non funzioni.
La scelta dell’antibiotico deve sempre essere fatta dal pediatra in base al tipo di infezione, all’età del bambino, ai fattori di rischio di quel determinato bambino. In alcuni casi è necessario fare alcuni esami che il pediatra potrà eseguire nel proprio ambulatorio (tampone faringeo, esame urine e altri) che aiuterà a decidere se dare o meno una terapia antibiotica.

E’ vero che l’antibiotico “butta giù”? Fa perdere l’appetito?

Sono concetti da sfatare come quello che  che con il caldo è meglio non darli o quello che ancora alcuni segnalano che non si possono mangiare le uova in contemporanea alla somministrazione dell’antibiotico. L’ antibiotico, a meno che non determini reazioni secondarie o delle allergie, non butta affatto giù ma la sensazione di stanchezza e la mancanza di appetito sono, in genere, imputabili alla infezione che con l’antibiotico si vuole debellare.

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...