sabato 16 agosto 2014

LETTURA AD ALTA VOCE AI BAMBINI

LEGGETE AI BAMBINI:
A GENOVA INFORMAZIONI NELLE BIBLIOTECHE COMUNALI A PARTIRE DALLA BIBLIOTECA DE AMICIS. Altre informazioni
www.natiperleggere.it
www.leggerepercescere.it
L’INIZIATIVA DI LEGGERE DEI LIBRI AI BAMBINI, fin dall’età di 6 mesi di vita era stata avviata  in Gran Bretagna e negli Usa.
I pediatri americani hanno verificato quanto beneficio possa esserci nella lettura a voce alta: lo chiamano "fattore protettivo" e anche "preventivo" là dove vi sono dei disagi.
In Italia, invece, l’iniziativa è partita diretta a tutti i bambini in quanto i potenziali benefici sono sui rapporti interfamiliari e  perché viene favorito il dialogo tra bambini ed adulti.
La lettura diventa uno strumento di comunicazione tra famiglia e bambino e diventa un momento di stare insieme, di condivisione,  di dialogo, di esperienza e di sentimenti. I pediatri possono avere un ruolo positivo nell’aiutare i bambini a crescere amando i libri e i genitori a trasmettere il piacere della lettura infatti già a cinque o sei mesi i bambini mostrano interesse verso le immagini dei libri illustrati e a quell’età i loro genitori sono particolarmente recettivi verso le informazioni fornite sullo sviluppo dei bambini.
Un altro beneficio è una migliore capacità del bambino di interpretare il testo letto, e quindi anche un miglior successo scolastico. Inoltre nelle famiglie che praticano questa attività si comprano anche più libri per gli adulti. Promuovere la lettura ad alta voce ai bambini, molto precocemente, è utile perché è documentato che questa prassi ha effetto sullo sviluppo cognitivo e sul consolidamento del rapporto con i genitori.
Leggere ai bambini piccoli, prima dei 5 anni, anche se non seguono la storia, aiuta piano piano a familiarizzare col libro in un modo piacevole, questo per il futuro, e nell'immediato sarà di giovamento al rapporto con i genitori.
Per ovviare alla dichiarata mancanza di tempo di molti genitori si può consigliare loro di dedicare alla lettura almeno il periodo che precede l’addormentamento del bambino, stabilendo così delle precise abitudini per facilitare il sonno. Durante la lettura i genitori possono rendersi conto dell’interesse, delle espressioni e dei comportamenti dei propri figli molto più che durante il gioco libero. La lettura ripetuta può, inoltre, prevedere percorsi di complessità crescente: dalla semplice definizione degli oggetti rappresentati nel libro, alla classica lettura-racconto, fino alla creazione di favole che il bambino può inventare partendo dai materiali presenti nelle pagine del libro
Per favorire questa iniziativa si è creata una rete con  istituzioni comunali dedicate ai bambini, nelle biblioteche per ragazzi, nelle biblioteche scolastiche, in quelle di quartiere, nelle amministrazioni comunali; l’iniziativa si è anche diffusa negli ospedali pediatrici.
Vantaggi della lettura ad alta voce
        crea l’abitudine all’ascolto
        aumenta i tempi di attenzione
        accresce il desiderio di imparare a leggere
        è un’esperienza molto piacevole per l’adulto e il bambino

Quando leggere con i vostri bambini
        potete riservare alla lettura un momento particolare della giornata – prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti, magari scegliendo dei momenti durante i quali siete entrambi più tranquilli
        se il bambino si agita o è inquieto non insistete
        approfittate dei momenti di attesa – durante un viaggio, dal medico, in coda presso un ufficio pubblico
        la lettura sarà di conforto al vostro bambino quando è malato

Come condividere i libri con i vostri bambini
        scegliete un luogo confortevole dove sedervi
        recitate o cantate le filastrocche del suo libro preferito
        cercate di eliminare le altre fonti di distrazione – televisione, radio, stereo
        tenete in mano il libro in modo che il vostro bambino possa vedere le pagine chiaramente
        fategli indicare le figure
        parlate delle figure e ripetete le parole di uso comune
        leggete con partecipazione, create le voci dei personaggi e usate la mimica per raccontare la storia
        variate il ritmo di lettura – più lento o più veloce
        fategli domande: cosa pensi che succederà adesso?
        lasciate che il bambino faccia le domande e cogliete l’occasione per parlare
        fate raccontare la storia dal vostro bambino
        lasciate scegliere i libri da leggere al vostro bambino
        rileggetegli i suoi libri preferiti anche se lo chiede spesso

E ricordate
        se voi amate la lettura il bambino lo sentirà e l’amerà anche lui
        mettete a disposizione del vostro bambino quanti più libri possibile, portandolo anche in biblioteca


CONSIGLI  GENERALI AI GENITORI PER LA SCELTA DELLA LETTURA AI BAMBINI IN BASE ALL’ETA’ E ALLE CARATTERISTICHE DEL BAMBINO:
Queste brevi indicazioni possono servire a seguire e comprendere lo sviluppo del bambino. I bambini seguono percorsi di sviluppo anche molto diversi e con tempi diversi: alcuni bambini iniziano a camminare e a dire le prime parole prima e altri dopo, alcuni possono iniziare a fare una cosa prima di un’altra e così via. Queste indicazioni sono tutt’altro che rigide e i tempi reali dei bambini possono variare rispetto a quelli indicati. Il  pediatra  potrà spiegare queste cose nel corso delle visite di controllo dei primi anni di vita e potrà chiarire eventuali dubbi.

Leggere ad alta voce
        crea l’abitudine all’ascolto
        aumenta i tempi di attenzione
        accresce il desiderio di imparare a leggere
        è un’esperienza molto piacevole per l’adulto e il bambino

Quando leggere con i vostri bambini
        potete riservare alla lettura un momento particolare della giornata – prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti, magari scegliendo dei momenti durante i quali siete entrambi più tranquilli
        se il bambino si agita o è inquieto non insistete
        approfittate dei momenti di attesa – durante un viaggio, dal medico, in coda presso un ufficio pubblico
        la lettura sarà di conforto al vostro bambino quando è malato

Come condividere i libri con i vostri bambini
        scegliete un luogo confortevole dove sedervi
        recitate o cantate le filastrocche del suo libro preferito
        cercate di eliminare le altre fonti di distrazione – televisione, radio, stereo
        tenete in mano il libro in modo che il vostro bambino possa vedere le pagine chiaramente
        fategli indicare le figure
        parlate delle figure e ripetete le parole di uso comune
        leggete con partecipazione, create le voci dei personaggi e usate la mimica per raccontare la storia
        variate il ritmo di lettura – più lento o più veloce
        fategli domande: cosa pensi che succederà adesso?
        lasciate che il bambino faccia le domande e cogliete l’occasione per parlare
        fate raccontare la storia dal vostro bambino
        lasciate scegliere i libri da leggere al vostro bambino
        rileggetegli i suoi libri preferiti anche se lo chiede spesso

E ricordate
        se voi amate la lettura il bambino lo sentirà e l’amerà anche lui
        mettete a disposizione del vostro bambino quanti più libri possibile, portandolo anche in biblioteca





A 6 mesi il bambino
        prende gli oggetti, li segue con lo sguardo se cadono
        inizia a gorgheggiare e ad emettere i primi suoni vocalici
        è attratto dalle foto e dalle figure del libro che cerca di prendere e di “mangiare”
        ama le routine (es. la lettura della storia prima della nanna)
Ai bambini piacciono le ninne nanne che accompagnano il suono della parola al movimento del corpo, al contatto fisico, alle sensazioni olfattive e visive, e, talvolta, anche gustative.

A 9 mesi il bambino
        sta seduto e si tiene eretto appoggiandosi
        afferra meglio gli oggetti, li ispeziona e li morde
        comincia a ripetere suoni sillabici (ba-ba)
        gioca a nascondino (cucù-sette)
I libri a questa età e fino a 12 mesi  devono essere possibilmente resistenti, atossici, con colori vivaci e oggetti familiari o figure di bambini.

A 12 mesi il bambino
        si muove a carponi e inizia i primi passi
        cerca gli oggetti nascosti
        inizia a dire le prime parole (ma-ma, pa-pa)
        tiene il libro, aiutato, e gira più pagine alla volta
I libri devono essere robusti e maneggevoli. Le figure preferite riguardano azioni familiari (mangiare, dormire, giocare) e piccoli animali, mentre i testi preferiti sono ad es. le filastrocche. Il contatto fisico con l’adulto è fondamentale.

A 15 mesi il bambino
        cammina piano con incertezza
        osserva le espressioni dei genitori per essere approvato nelle sue esplorazioni
        ripete e imita le espressioni (sorpresa, negazione)
        non ha la pazienza di stare seduto a lungo
Ai bambini piacciono il libri  con frasi brevi e facili, che il bambino possa imparare ad anticipare.


A 18 mesi il bambino
        cammina più sicuro
        costruisce una torre con tre o più elementi
        indica gli oggetti desiderati con l’indice
        ha un vocabolario di diverse parole
        imita il linguaggio calcando sull’intonazione
Ai bambini piacciono libri che parlano di  animali (con versi buffi e rumori), di bambini, delle cose di ogni giorno, con frasi brevi e semplici.

A 24 mesi il bambino
        corre, ma l’equilibrio è ancora precario
        indica le parti del corpo
        ha un vocabolario di alcune decine di parole e inizia a combinare due parole in ogni frase
        trascina i libri in giro per la casa e “legge” alle bambole
Ai bambini piacciono le storie che danno l’opportunità di identificarsi con i personaggi, che raccontano prove da superare, che fanno ridere. Quando si passeggia con il bambino gli si possono leggere anche le scritte, i cartelli e i segnali.

A 30 mesi il bambino
        sale e scende le scale autonomamente
        ha un vocabolario in rapida espansione
        ha intenti comunicativi e comprende molto di più di quanto è capace di esprimere
        inizia a rappresentarsi in un’attività che ha fatto o che farà
        si veste da solo
Ai bambini piacciono storie di bambini della loro età che narrano momenti di vita comune (andare a scuola o dal dottore), di amicizia, di fratelli o sorelle, ma anche libri fantastici, avventurosi. I testi devono essere semplici, o si possono semplificare, in modo da poter essere memorizzati, “letti” autonomamente, o in modo che il bambino possa concludere la frase iniziata dall’adulto. Le fiabe tradizionali (e in particolare quelle “del perché” - animali parlanti che spiegano le cose) aiutano anche a proiettare all’esterno le paure e le emozioni che il bambino ha dentro di sè. Al bambino piace scegliere la storia e gli piace anche farsela leggere molte volte.


giovedì 14 agosto 2014

Zanzare, Zanzara Tigre, zanzariere: consigli dell'esperto

Metto in evidenza i consigli di un esperto sul tema delle zanzare
Alberto Ferrando
Sono un Naturalista e mi occupo attivamente nel monitoraggio e nella gestione delle zanzare (specialmente, la Zanzara tigre) presso il Comune di Genova. Ho apprezzato molto il consiglio di dotare tutte lle finestre di ZANZARIERE. Apparentemente può sembrare un intervento costoso, ma alla lunga ripaga sia dal punto di vista economico (evitando di acquistare inutili e spesso nocivi repellenti) sia, soprattutto, della Salute.
Assieme alla Pubblica Amministrazione stiamo cercando di evitare l’utilizzo di trattamenti adulticidi, preferendo quelli anti-larvali a base di Bacillus thuringiensis.
L’intervento adulticida infatti, oltre ad uccidere solamente gli insetti posati sulle fronde degli alberi (compresi quelli “buoni” quali api, farfalle, ecc…), non risolve il problema all’origine. Le zanzare infatti compiono il ciclo di sviluppo uovo-larva-adulto SOLO ED ESCLUSIVAMENTE in acqua. Ho sottolineato il Solo perchè ne sento, spesso, di tutti i colori sull’argomento:-)
Ma veniamo a cosa possono fare i privati, specialmente in presenza di Bambini:
- Dotare dove possibile tutte le Finestre di Zanzariere.
- Eliminare Tutte le raccolte d’Acqua (sottovasi, recipienti, annaffiatoi, bidoni dell’acqua per l’orto (questi si possono dotare di rete a maglia fitta per evitare l’entrata-uscita delle zanzaze)
- Dove non si possono eliminare (ad es: tombini, caditoie) acquistare prodotti anti larvali a base di Bacillus thuringiensis. Questo permette, con un trattamento atossico, di non permettere la conclusione dello sviluppo della zanzara). Esistono altri prodotti a base di pyriproxyfen o diflubenzuron, ma non sono certamente esenti da problemi: si evita il contatto da parte dei bambini/animali domestici in quanto utilizzato dentro l’acqua, ma allo stesso tempo non sono immuni da tossicità per l’ambiente acquatico.
Ai bambini, personalmente, consiglierei prodotti ESCLUSIVAMENTE a base di Olii essenziali, meglio se di origine Biologica. Chiedo alle Mamme, in quanto Papà di due bimbi piccoli, di guardare SEMPRE gli ingredienti dei prodotti acquistati, senza farsi trarre in difetto da etichette, spesso ingannevoli, che mettono a caratteri cubitali le parole ECO e BIO!
Per approfondimenti consiglio, oltre ai già citati siti, anche questo fatto da un Gruppo di studiosi del CNR, assieme all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale:http://www.infozanzare.info/ dove ci sono degli interessanti spunti di riflessione sull’utilizzo di biocidi/insetticidi, sconsigliandone, il più delle volte, l’utilizzo.
Giorgio Chiaranz
Naturalista specializzato in Fauna Urbana

http://medico-bambini-genova.blogautore.repubblica.it/2014/08/14/zanzare-insetticidi-zanzariere-parere-di-un-esperto/

mercoledì 13 agosto 2014

ABUSO E MALTRATTAMENTO: IPERCURA "LA SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA"

ABUSO E MALTRATTAMENTO: IPERCURA "LA SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA" Testimonianza:libro biografico "Malata per forza" di Gregory
Leggiamo sui quotidiani, in questi giorni, di una mamma Torino, che somministrava, di nascosto,  dell'insulina al figlio ricoverato. Cosa è questa forma di maltrattamento che va sotto uno strano nome?  La sindrome di Münchausen per procura , MbP, (by proxy)*

Esistono varie forme di maltrattamento. La forma più frequente è la trascuratezza (neglect): il bambino trascurato, deprivato di attenzione, affetto, cure. Segue  l’abuso psichico e fisico e sessuale. Una forma più rara, almeo nelle manifestazioni estreme descritte, è il maltrattamento da “ipercura” e la manifestazione più nota e tipica è la  sindrome di Münchausen per procura, MbP, (by proxy).
L’ABUSO E IL MALTRATTAMENTO IN FAMIGLIA E’ UN FENOMENO CHE, SENZA UN INTERVENTO ESTERNO,  NON SI RISOLVE, SI CRONICIZZA E ANZI DIVENTA SEMPRE PIU’ GRAVE. SOLO UN INTERVENTO DALL’ESTERNO DELLA FAMIGLIA PUO’ BLOCCARE I MECCANISMI IN ATTO. E QUI SIAMO COINVOLTI UN PO’ TUTTI A DOVER PENARE SITUAZIONI CHE , SOLO AL PENSARLE FANNO STARE MALE. BISOGNA SUPERARE LA PAURA DI PENSARLE ED EVITARE DI NEGARE CHE IL PROBLEMA ESISTA O CHE SI POSSA RISOLVERE DA SOLO.
In forma leggera la sindrome è probabilmente più frequente di quanto si pensi ma siccome non causa evidenti problemi fisici è impossibile stabilire la frequenza. Alcune forme di “doctor shopping” di eccessiva medicalizzazione del bambino (tante medicine, tante consulenze, cambi di medico ecc.) possono rientrare in questo capitolo.  La frequenza delle forme più frequenti (soffocamento e somministrazione di farmaci) oscillerebbe da 1-3 casi su 100.000. La diagnosi non viene sospettata, in media, prima di 6 mesi e la mortalità è di circa il 10%
In questa sindrome l’abuso è fatto dalla madre su un figlio, questo distingue il maltrattamento fatto su se stessi (sindrome di Münchausen ). E’ una situazione  distruttiva, ove spesso i medici non riescono a comprendere subito la situazione, in alcuni casi diventano complici di una madre che appare, disponibile, preparata e cooperante.   
Cosa è
E’ un disturbo mentale che interessa prevalentemente le mamme e le spinge a simulare o addirittura ad arrecare direttamente un danno fisico al figlio/a per attirare l’attenzione su di sé.  La madre, preoccupandosi della salute del proprio figlio, gode così della stima e dell’affetto delle altre persone.
La diagnosi è difficile (bisogna conoscere questa malattia e avere il coraggio di pensarla)  in quanto si può presentare con vari e differenti sintomi , che risulteranno poi essere inventati o indotti.  Infatti l’dea che  il malessere del bambino sia procurato dalla madre risulta risulta difficile da pensare anche perché, in questa situazione le mamme appaiono gentili, sollecite, premurose, che hanno molto a cuore la salute dei figli.Vengono spesso definite “madri modello”

Secondo il DSM IV (  Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders:  manuale delle patologie psichiatriche) è un  disturbo fittizio per procura “la caratteristica essenziale è la produzione deliberata o simulazione di segni e sintomi fisici o psichici in un’altra persona che è affidata alle cure del soggetto. Tipicamente la vittima è un bambino piccolo e il responsabile è la madre del bambino. La motivazione di tale comportamento viene ritenuta essere il bisogno psicologico di assumere, per interposta persona, il ruolo di malato”

COME SI PRESENTA
Il modo di presentarsi è molto variabile.
Le situazioni riconoscibili sono tre:
1. Simulazione di segni e sintomi di malattie di varia natura (allergie, ematuria, problemi respiratori, sanguinamenti, vomito, affezioni gastrointestinali), riportati dal genitore-abusatore. Vengono sempre minuziosamente descritti, ma enza prove né testimoni. Compaiono solo con il genitore.
In alcuni casi i sintomi esistono, il bambino ha una malattia, ma i sintomi vengono esagerati. (diagnosi ancora più difficile da pensare e da fare)
2) Induzione di segni e sintomi di malattia: rappresenta la forma tipica di MbP:  il genitore  procura direttamente la malattia del bambino. 

Le modalità usate per generare i sintomi nel bambino-vittima possono essere innumerevoli e a volte anche molto crudeli. Molti sono i casi di avvelenamento condotti mediante sommi- nistrazione di sostanze farmaci e veleni: veleni  per animali, purganti, arsenico, insulina come nel caso apparto recentemente sulle cronache nazionali (le crisi ipoglicemiche sono tra le più frequenti manifestazioni indotte), ecc.
3)  maltrattamenti fisici. Sono descritti casi di punture di spillo, bruciature, traumi causati con oggetti contundenti e soffocamento.

LA STORIA DI KATHY BUSH COME ESEMPIO ECLATANTE DI INDUZIONE DI MALATTIA:
LA CRONACA DEGLI EVENTI E GLI INDIZI SOSPETTI
AVVELENATA DALLA MADRE: le iniettava materiale fecale nella fleboclisi
Una bambina di 9 anni è stata deliberatamente avvelenata per anni dalla madre che vo- leva attirare su di sé l’attenzione dei medici e dei mass media. Kathy Bush, madre della piccola, è stata arrestata e incriminata per gravi maltrattamenti ai minori dal Tribunale della Florida, dopo che aveva fatto ricoverare 200 volte la figlia Jennifer. Per anni ha iniettato materiale fecale alla figlia, indicendo al contempo una campagna per chiedere l’as- sistenza medica per le famiglie che ne sono prive.
Tale campagna ha portato Kathy Bush sulle prime pagine dei giornali e perfino a essere fotografata accanto a Hillary Clinton. Per la verità, gli infermieri che avevano avuto a che fare con Kathy Bush e la figlia Jennifer sostengono di aver sospettato per anni che quella bambina non avesse nulla di grave. Ma la madre, dice il Pubblico Ministero che l’ha fatta arrestare, era esperta di cose mediche, parlava da pari a pari con i dottori, finendo ogni volta per convincerli che la bambina era gravemente malata. Per anni a Jennifer sono state diagnosticate una serie di malattie: da una debolezza del sistema immunitario a malattie dell’intestino e dell’apparato urinario.
Jennifer era stata operata per ben 40 volte e le erano stati posizionati più volte cateteri venosi. Attraverso tali accessi, hanno testimoniato gli infermieri, la madre iniettava qualcosa di strano ogni volta che visitava la bambina. Se ne erano accorti perché dopo la visita della mamma, ogni volta, le condizioni di Jennifer peggioravano. Articoli sulla lotta eroica della madre e della bambina erano usciti su Usa-Today. Nel frattempo alla famiglia sono arrivate donazioni pubbliche e private con cui hanno fatto costruire una piscina da ventimila dollari, si sono comprati automobili e hanno fatto vacanze lussuose. Ma i vicini non credono ai risultati delle indagini. “Kathy è una madre meravigliosa” sostengono. “Jennifer non sarebbe viva se non si fosse data tanto da fare”.
Da Il Giornale, 18 aprile 1996
La storia in sintesi:
Ricoverata 200 volte, 40 interventi chirurgici, numerosi cateteri venosi
Per anni sono state diagnosticate una serie di malattie...
Marcata attenzione da parte dei media
La madre, Kathy Bush, aveva indetto una campagna per chiedere l’assistenza medica per le famiglie che ne sono prive. Gli infermieri sospettavano da anni che la bambina non avesse nulla di grave. La madre era esperta di medicina, parlava da pari a pari con i dottori, finendo ogni volta per convincerli che la bambina era gravemente malata
Ma i vicini non credono ai risultati delle indagini: “Kathy è una madre meravigliosa”
  
In alcuni casi  le malattie indotte e i modi di provocarle possono essere anche particolarmente cruenti e talora causare la morte del bambino. Pensarci in acso di morte improvvisa del lattante (SIDS).
Ricordando la possibilità di un Münchausen seriale, par ticolare attenzione va posta quindi ai casi in cui ricorrano in famiglia altri episodi di morte infantile sospetta o precedentemente identificati come SIDS (casi purtroppo descritti).
Oltre ai danni fisici (ricordiamo anche la mortalità del 10%) il bambino è una vittima psicologica. Questi bambini possono presentare,  anche dopo  anni, difficoltà di appren- dimento e di concentrazione, problemi comportamentali, assenza di relazioni sociali, problemi a livello emotivo, in-cubi notturni, sintomi propri del “disturbo post-traumatico da stress” e, nei casi più gravi, anche una patologia psichiatrica maggiore (depressione).
Nella adolescenza insorgono altri problemi e il bambino stesso può simulare la malattia per cercare, in una sorta di follia a due , di  di garantirsi cure e attenzioni da parte del genitori.
Nella maggioranza dei casi (fino al 98%) il genitore abusante è la mamma che è, come detto sopra ,  una donna abbastanza colta, con conoscenze mediche che possono provenire da studi nel campo, riviste, enciclopedie mediche, serie televisive di ambientazione ospedaliera. La mamma instaura un buon rapporto con il personale sanitario, si dimostra collaborante e ascolta con attenzione, ha un atteggiamento riconoscente ed è gratificata dalle attenzioni rivolte al figlio; appare, quindi, come una madre affettuosa e amorevole.
Si riscontra però frequentemente in queste mamme un disturbo di personalità e frequentemente, le madri abusanti risultano essere state a loro volta vittime di maltrattamento da parte dei genitori, oppure sono o sono state affette da sindrome di Münchausen (autoindotta).


E IL PAPA’???
In genere è una figura passiva e negligente. Il più delle volte si tratta di un padre assente o perché resta lontano da casa per lunghi periodi di tempo, o perché sembra non par tecipare/essere coinvolto nelle vicende familiari. Quando la donna viene scoperta e messa di fronte agli abusi perpetrati, il marito la sostiene e può persino rendersi complice dei suoi in- ganni, facilitando tacitamente il suo comportamento. A volte anche il papà è abusante.

 INDICAZIONI PER UN SOSPETTO:
• Un bambino che ha uno o più pro-blemi di salute insoliti, che non rispondono al trattamento o che appaiono anomali e diversi rispetto a casi analoghi (non ho mai visto una cosa di questo tipo).
• Segni e i sintomi che non si evidenziano mai in assenza del genitore (spesso l’ospedalizza- zione e il controllo attento si dimostrano indispensabili per poter stabilire questo rapporto casuale) o si ripresentano sempre in un contesto fisso (a casa, ad esempio...).
• Un genitore che sembra essere insolitamente calmo di fronte alle gravi difficoltà clinico-terapeutiche che spesso questi bambini pongono, o per contro che appare costantemente sfiduciato nei confronti del personale, richiedendo con frequente insistenza ulteriori pareri clinici (doctor shopping).
• Il genitore ritenuto sospetto può lavorare egli stesso nel campo sanitario o esprimere un chiaro interesse per tali tipologie di professioni; tipicamente si dimostra in confidenza con il personale e avanza suggerimenti e consigli in materia di valutazioni cliniche, diagnostiche e terapeutiche.
• Un genitore estremamente attento ai bisogni del bambino, che sembra necessitare di un’attenzione costante.
• Un genitore con i sintomi riferiti simili a quelli del bambino o con una storia di malattia di per sé insolita e di difficile spiegazione clinica.
• Ricorrenza familiare di episodi simili di malattia o eventi di morti
non spiegate.

• Un genitore che sembra avere un’esigenza insaziabile di essere gratificato o che tende a dichiarare apertamente le proprie attitudini e abilità.

*(da “Medico e Bambino” del maggio 2009: La sindrome di Münchausen by proxy Dal dire al fare attraverso i casi. ZEMIRA CANNIOTO1, FEDERICO MARCHETTI1, EVA DA DALT1, SANDRA BRUSA2, ALESSANDRO VENTURA1 1Clinica Pediatrica, IRCCS “Burlo Garofolo”, Università di Trieste 2Reparto di Pediatria, Ospedale S. Maria della Scaletta, Imola (Bologna))




martedì 12 agosto 2014

NASCITA DI UN BEBE': LEGGERE PER PREVENIRE PRIMA CHE LA COPPIA SCOPPIA. Segue Pannolini e papà

NASCITA DI UN BEBE': LEGGERE PER PREVENIRE PRIMA CHE LA COPPIA SCOPPIA. Segue Pannolini e papà
Cari genitori
Sono in vacanza, tempo brutto :-(. Ne approfitto per scrivere una parte di un libro di cui poi Vi spiegherò. Ieri sera stavo scrivendo i cambiamenti della coppia dopo la nascita di un bebè. Mando una bozza mi date una Vostra opinione o testimonianze o suggerimenti?
Intanto per ridere un po' a questo link una storia del cambio del pannolino (da NON PERDERE) http://ferrandoalberto.blogspot.it/2012/03/cambio-del-pannolino-e-papa-meditazioni.html e , sotto, un filmato sulla gestione del cambio del pannolino da parte dei papà......Chi ha un bambino piccolo che mangia solo latte non sa che "bomba odorifera" diventano con lo svezzamento.
Alberto Ferrando

DECALOGO DI SOPRAVVIVENZA
Arrivati a casa..e sempre



  • La mamma ha sempre ragione non la nonna, la vicina, il pediatra, l’infermiere, etc: vostro figlio e’ unico.
  • Mamma e papà debbono parlarsi e allearsi tra loro.
  • I nonni sono una grande risorsa. Soprattutto se esiste rispetto reciproco e regole chiare.
  • Amici, parenti, conoscenti e vicini: avvisate che nei primi periodi sarete voi a chiamarli.
  • Il neonato potrebbe voler mangiare ogni 2 ore nei primi periodi (anche oltre a 1 mese). Seguite i suoi ritmi e staccate il telefono. Suonerà regolarmente nel momento meno adatto.
  • Al neonato e ai lattanti non interessa essere baciati sulle manine e presi in braccio da estranei (o anche da conoscenti).  Più gente li tocca e maggiori sono le possibilità di ammalarsi. Non sono dei peluche da toccare e abbracciare.
  • Uscire tanto da casa, appena si può, appena si è in grado di farcela. Più si esce meglio starà il bebè e anche la mamma.
  • Farsi aiutare. Nei primi periodi la gestione della casa e della cucina e altro se è possibile darla “in appalto” a nonni, amici, marito, compagno.
  • Cercare di ritagliarsi degli spazi, anche brevi. All’inizio è difficile ma pian piano bisogna imporselo.
  • Dedicare tempo anche per la coppia: avere bisogno l’uno dell’altro fa bene del bambino. Le coccole sono un toccasana non solo per il bebè ma anche per mamma e papà.

RAPPORTI DI COPPIA:
 La nascita di un bambino modifica i rapporti della coppia. E’ un tema di cui si deve discutere perché la salute di un bambino dipende dalla salute della famiglia che, con la nascita del bebè, attraversa dei periodi bellissimi ma anche impegnativi e molto delicati.
Dopo la nascita dal bambino la donna potrebbe avere un po’ di tristezza, di malinconia, potrebbe piangere più facilmente, sentirsi  preoccupata per il cambiamento della vita e a volte con sentimenti contrastanti tra eccesso di amore e sentirsi inadeguata a dare qella protezione e affetto che il bebè richiede. A questo si aggiunge la carenza di sonno, in alcuni casi ambienti familiari impegnativi (troppo aiuto o nessun aiuto).
E’ fondamentale che la mamma abbia alleati e non sia lasciata sola, psicologicamente o affettivamente. Può avere aiuto dai nonni, soprattutto, in genere, dalla madre, ma l’aiuto principale può, e deve, venire dal marito o compagno che può aiutarla ad affrontare tutta una serie di problemi legati alla nascita del figlio.
Mamma e papà debbono conoscere queste cose prima della nascita del bambino e discuterne.
Da tempo le cure al lattante non sono più un "privilegio", come nel passato, esclusivo delle madri, ma coinvolgono sempre più il papà in tanti compiti quotidiani come: cambiare pannolini, allattare con il biberon, cullare il bambino, ecc.
La nascita del bebè può creare problemi anche al papà che potrebbe avvertire un senso di abbandono, di non essere più il centro dell’interesse della compagna/moglie che non è più solo “sua” (ovviamente nessuno appartiene ad un altro), anzi non ha più tempo, se il bambino è impegnativo, nenache per se stessa e deve  dedicarsi a tempo pieno  esclusivamente al bambino. Non solo: è fisiologico che ci sia una riduzione (se non assenza all’inizio) di desiderio sessuale (a volte succede il contrario: il papà vede la donna come mamma e ha inibizioni sessuali)
Se queste cose si sanno, che è un periodo “normale” si evita di preoccuparsi, di sentirsi trascurati. Superati, insieme, i primi periodi la mamma riacquisterà il ruolo precedente di donna e tutto tornerà come prima.
I passi fondamentali sono sapere che cambiamento avverrà, coinvolgere il padre nella vita del bambino e cercare di dedicare sempre uno spazio della giornata al rapporto stretto con il marito, oltre che a se stessa.
Facendo così il papà sarà pronto ad intervenire e aiutare in momenti di stress o affaticamento da parte della moglie/mamma.
Anche il papà ha un ruolo importante nella crescita, allevamento ed educazione e potrà, così facendo godere del contatto fisico e mentale e affettivo con il figlio, non solo nei momenti di relax ma anche nelle quotidianità giornaliere quali: bagnetto, cambio del pannolino, aiutare la mamma a dare da mangiare, accarezzarlo, cullarlo, giocare con lui, (e dopo il 6 mese leggere ad alta voce : vedi capitolo)
Il valore della coppia è, infatti,  fondamentale per l’educazione dei figli, non coinvolgere il papà o addirittura (capia!!)  estrometterlo lasciandolo solo nel ruolo di papà è un errore che rischia di distruggere la famiglia.

Testimonianza: lettera di un papà e risposta del pediatra (BOX)
CRISI DOPO LA NASCITA DEL BEBE': IL PAPA' COSA PUO' FARE?
 Egr. Dott. Ferrando, ho letto con interesse la lettera della sua assistita che ha problemi non dissimili da quelli che riscontro in mia moglie, ossia il sentirsi annullata dopo la nascita del piccolo, i continui consigli non richiesti, la paura di sbagliare, ecc.
Questo rafforza sempre piu' in me la convinzione che noi uomini non saremmo mai in grado di tanto sforzo.
A prescindere da cio', un aspetto che mi sembra un po' poco discusso e' l'aiuto che noi papa' possiamo dare alle nostre mogli.
Il problema e' che, molto spesso, tale aiuto non e' voluto, anzi e' proprio fastidioso.
Quante volte sento la frase: "Sono stravolta dalla stanchezza" seguita da un "lascia faccio io" quando si tenta di dare una mano con il/la figlio/a.
Dio non voglia, poi, che si proponga una serata alternativa a base di cena e cinema.
Sembra che lasciare i cuccioli ad "estranei" (tipicamente nonni) possa essere foriero di nuove stragi degli innocenti a cui il nostro piccolo non potrebbe mai scampare.
Le serate, pertanto, si concludono tristemente a degli orari da reparto geriatrico con noi due a dormire alle 21 in attesa della prossima poppata, ed un mondo all'esterno che continua.
Concludo: e' ben vero che la mamma ha sempre ragione, ma demandare un po' anche a papa'? Sicuramente non avra' sempre ragione, ma di certo neanche sempre torto.

Caro papà

Innanzitutto Le faccio i miei complimenti: lei e' un marito attento ha notato cose che molti uomini non vedono o non vogliono vedere o ignorano.  Ha saputo osservare il disagio che sta vivendo sua moglie e questo, mi creda, e' importantirssimo !!
Ci vuole  molta pazienza e anche saper aspettare e entrare piano piano nuovamente nella mente di sua moglie, non abbia fretta di uscire la sera a cena con la mogli, vada per gradi.  Le stia vicino. Provi con piccole cose a far sentire la sua presenza, il suo amore, il suo affetto, porti pazienza, faccia dei piccoli doni a sua moglie che potrebbe non gradirli un giorno, due ma vedra' che poi sapra' apprezzare. Partecipi, aiutandola con il bambino, facendosi insegnare da lei, lodi il suo lavoro.
Dicendo "LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE" (in alcuni articoli) intendo rafforzare l'"io" materno (fidarsi di se stessi, e delle proprie intuizioni, sentimenti e sensazioni) e spiegare alla mamma di ragionare con la Sua testa e di non stare a sentire tutto quello che altri, diversi e con altro carattere, altro ambiente familiare, altra famiglia cercano di suggerire. LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE  (eccezioni esistono ovunque) perché ogni bambino e ogni rapporto mamma bambino, mamma, bambino e papà e famiglia è diverso. 
Alla domanda su cosa può fare il papà rispondo TANTO. Tantissimo!!!!!. Il  bambino, VOSTRO FIGLIO; stara' bene e crescerà bene se i genitori come singole persone  e come coppia stanno bene. Vostro figlio ha bisogno di entrambi (e dei nonni su cui si apre un altro discorso e su cui potremo tornare).
Il papà è importante come appoggio, come aiuto, IL BAMBINO E' NATO DA UN ATTO DI AMORE TRA DUE PERSONE CHE SI SONO VOLUTE BENE (anche qui ci sono ovviamente eccezioni). E' stato desiderato come coronamento di una scelta di coppia. Nei primi colloqui con il pediatra CHE SAREBBE BENE AVERE PRIMA DELLA NASCITA DEL BEBE' di questo di deve parlare (o con L'ostetrica, l'infermiera pediatrica o altre figure professionali che fanno corsi prenascita).
Sia quando va tutto bene che quando insorgono dei problemi. In questo secondo caso è necessario parlare tra Voi e cercare di parlare con una figura di riferimento che può essere il pediatra, il medico curante o anche altre figure sanitarie quali ostetrica, infermiera, consultorio. Può succedere che la mamma in crisi non voglia aiuto, che il marito o la famiglia neghino o colpevolizzino. Come siamo bravi a cogliere i difetti e i problemi degli altri su cui siamo prodighi di consigli e soluzioni e quanto è difficile  rilevare i nostri e, soprattutto, prenderne atto e risolverli. Se va tutto bene? Avere cura di se stessi come singoli, come coppia. Esiste uno "svezzamento" psicologico che vuol dire ritagliarsi degli spazi per se stessi e come coppia perché un bambino sta bene se la mamma e la coppia stanno bene per cui, prima o poi si deve tornare a fare le cose che si facevano prima. La nascita di un figlio rappresenta talora una "prova da sforzo" per una coppia che si supera con comprensione, rispetto reciproco e talora con qualche aiuto CHE NON VUOL DIRE TEMPESTARE DI CONSIGLI


DECALOGO DI SOPRAVVIVENZA PER LA NEOMAMMA  E NEO PAPà, ANCHE MENO NEO (DA LEGGERE PRIMA , SE POSSIBILE, DELLA NASCITA)
Nasce una vita, nasce un bambino troviamo un modo di rendere la vita piacevole a tutti.
 La nascita di un bimbo senza il rispetto e la comprensione delle necessità ed esigenze altrui, può diventare, a lungo andare,   fonte di stress e di “prova da sforzo” della coppia. Comunque,  non si può generalizzare e ognuno deve trovare soluzioni confacenti nel proprio contesto familiare e non solo….I rapporti tra persone sono complessi e certi vincoli affettivi rappresentano un cordone ombelicale che dura tutta una vita.
Stesse regole servono anche per gli amici invadenti, per i saccenti, per i superesperti, per i cultori delle medicine orientali, alternative, magiche etc. etc.
Esistono altre persone che “a fin di bene” potrebbero danneggiare l’equilibrio psicofisico della coppia: alcuni tipi di vicini curiosi e pontificatori. Ovviamente non tutti sono così:per fortuna esistono persone eccezionali che sono disponibili, in caso di necessità, a dare aiuto e appoggio umano.
Purtroppo, è oramai consolidata la cultura che la mamma, in particolare al primo figlio, ha sempre delle colpe e mai dei meriti se il bambino non sta bene e, ad ogni constatazione di un qualche sintomo: “ha il raffreddore, piange ha le coliche” ! Viene  colpevolizzata con frasi del tipo: “perché sei uscita, o perché non lo fai uscire! Chissà cosa hai mangiato! Sicura che il tuo latte vada bene?.
Non bisogna scordare che alcune frasi dette in un momento delicato della vita  di una persona, dopo la gravidanza ed il parto,  sono estremamente dannose per una mamma.




Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...