venerdì 7 settembre 2018

CONSIGLI PER INIZIO DELLA SCUOLA

CONSIGLI PER INIZIO DELLA SCUOLA
(da un'intervista di Roberta Pasero del settimanale Dipiù al sottoscritto)
Per milioni di famiglie italiane settembre segna l’inizio di un nuovo anno scolastico. Non sempre è facile riprendere, ma per i bambini che cominciano la scuola materna o le elementari è ancora più impegnativo affrontare questo appuntamento carico di emozioni perché segna il primo distacco dalla famiglia. Molti bambini si adattano velocemente, molti altri vivono i primi giorni di scuola come un trauma perché temono di non essere in grado di imparare a leggere e a scrivere oppure perché non si adattano alle nuove regole. E ciò può avere ripercussioni negative sulla loro salute. Per questo è importante che arrivino preparati al primo giorno di scuola». 
Il primo giorno di scuola è sempre un trauma per un bambino? 
«No, se il bambino ha già frequentato la scuola materna in genere ha meno problemi di ambientamento perché molte volte ritrova amichetti che ha già conosciuto all’asilo e dunque il cambiamento diventa meno difficile da affrontare». 
Quindi è sempre meglio mandare il bambino all’asilo nido o alla scuola materna per abituarlo gradualmente alla scuola?
«Sì. L’asilo è un momento di socialità infantile indispensabile nella nostra società. Una volta si giocava per strada, oggi moltissimi bambini trascorrono tutto il tempo con i nonni che sono sicuramente figure indispensabili per la loro crescita. Tuttavia i bambini a due o tre anni sono esuberanti, hanno voglia di conoscere e hanno bisogno di stare con i loro coetanei. Ma la scuola materna è anche importantissima perché rappresenta generalmente il primo distacco dalla famiglia. Il distacco è necessario per la crescita del bambino e per fargli sviluppare la capacità di reagire agli eventi e alle avversità della vita. Per questo consiglio di preparare bene il bambino alla scuola, psicologicamente e fisicamente».
Come suggerisce di farlo a un genitore?
«Nelle settimane precedenti consiglio a mamma e papà di sottolineargli gli aspetti positivi, stimolando la sua curiosità e dirgli, per esempio: “Diventi grande, vedrai quante cose belle imparerai”, evitando, al contrario, di spaventarlo con frasi tipo: “È finito il divertimento. Finalmente ci sarà qualcuno che ti metterà in riga, così la smetterai di fare sempre quello che vuoi”. Così facendo il bambino attribuirà subito alla scuola un ruolo punitivo». 
Come suggerisce di preparare fisicamente i bambini al primo giorno di scuola?
«Raccomando di abituarli gradualmente ai nuovi ritmi, dopo le vacanze, per evitare che, dopo pochi giorni di scuola, e dunque di risvegli mattutini precoci, i bambini diventino nervosi, agitati, intrattabili. In questi casi a nulla servono minacce, vitamine, ricostituenti perché saranno sempre stanchi. Inoltre è importante anche che i genitori facciano la prima colazione assieme ai bambini. Invece molti genitori vanno orgogliosi di riuscire a preparare se stessi e i propri figli e a uscire di casa in una decina di minuti. Non hanno capito che rubare mezz’ora al lavoro per condividere il rito della colazione e per accompagnarli a scuola, meglio se a piedi, fa sentire i bambini più sicuri e meno preoccupati per la nuova avventura scolastica».
Quali sintomi possono manifestare i bambini che affrontano male l’inizio della scuola?
«Ormai, purtroppo, quasi la metà dei bambini in età pediatrica ha attacchi di ansia e di panico e disturbi psicosomatici. L’ansia molte volte si manifesta con mal di testa, mal di pancia e fatica ad addormentarsi. Negli ultimi anni sono tristemente aumentate i disturbi di tipo psicologico come i sintomi della depressione, che compare anche sotto i sette anni, dell’anoressia nervosa, presenti anche sotto i nove anni, e dell’uso di alcol, droghe e fumo, nell’età preadolescenziale».
Che cosa consiglia di fare quando il bambino comincia a manifestare i primi sintomi di malessere?
«Raccomando ai genitori di parlarne con il pediatra prima alla presenza del bambino, poi senza di lui. I genitori a volte colpevolizzano se stessi, altre volte, invece, negano l’esistenza del problema oppure dicono: “Mio figlio non ha niente, ci sta solo prendendo in giro”. È un comportamento sbagliato. I genitori spesso non si accorgono nemmeno che i loro bambini sono ansiosi perché non ricevono le attenzioni che dovrebbero avere oppure perché sono sottoposti a stress eccessivi già all’asilo, obbligati a correre da un’attività ludica all’altra per fare contenti mamma e papà, oppure perché sono già vittime di bullismo. La cura dipende dalla causa che ha scatenato i sintomi». 
Con l’inizio della scuola cominciano anche i compiti a casa. Come suggerisce di evitare che diventino motivo di stress per tutta la famiglia? 
«La prima regola è non sostituirsi mai ai figli e fare i compiti al posto loro. I bambini devono farli da soli e i genitori hanno il ruolo di dare un aiuto soltanto quando serve e poi di verificarli. È importante organizzare lo spazio e il tempo per lo studio, per esempio nella loro cameretta o in un angolo della casa tranquillo, senza il televisore acceso, e a un orario fisso, mai dopo cena. I genitori non devo mettere fretta. Anzi i bambini vanno stimolati facendo collegamenti tra le varie materie e la realtà che li circonda e interrogarli per verificare che abbiano davvero capito il significato di quello che stanno studiando».  
Consiglia di iscriverli anche alla mensa scolastica?
«Sì, è un altro distacco che serve alla loro crescita e a educarli al gusto. Peccato che molte volte i genitori chiedano ai pediatri certificazioni per evitare che il bambino mangi un determinato cibo come la frutta, il pesce o la verdura “perché non gli piace”. I genitori dovrebbero richiedere menù speciali soltanto quando esistono malattie infantili, quando, per esempio, il bambino soffre di allergie, di diabete, di celiachia, di obesità, oppure per motivazioni culturali o religiose».
Molti genitori sono convinti che bisogna dare subito al bambino un telefonino perché in caso di necessità o di nostalgia possa chiamare i genitori o i nonni. Lei che cosa pensa al riguardo?
«Il telefonino non andrebbe dato ai figli fino ai tredici o quattordici anni. E nemmeno bisognerebbe lasciarli giocare con il proprio cellulare sin dalla tenera età come invece, purtroppo, accade sempre più spesso. Il genitore deve investire sulla relazione con il figlio e non delegare l’educazione alle tecnologie digitali».
Quale consiglio può dare ai genitori che stanno per affrontare l’inizio della scuola?
«Consiglio di donare ai figli la loro presenza. Questa presenza dev’essere attiva, non passiva. Ai genitori e anche ai nonni che li sostituiscono consiglio di riscoprire il dono della presenza umana e l’importanza del parlare insieme per raccogliere le confidenze dei piccoli e anche le loro paure e le loro ansie e per potere intervenire così al più presto possibile».
Roberta Pasero


VERO
Il primo giorno di scuola è più facile da affrontare per i bambini che hanno frequentato l’asilo. In genere hanno meno problemi di ambientamento i bambini che sono stati all’asilo nido e alla scuola materna perché si sono già abituati al distacco dalla famiglia e a socializzare con bambini e insegnanti. Inoltre molte volte ritrovano a scuola degli amichetti che hanno già conosciuto all’asilo e il cambiamento per loro diventa meno difficile da affrontare.

FALSO
Per farli abituare gradualmente alla scuola è bene non iscriverli subito alla mensa scolastica. È un altro distacco che serve alla loro crescita e a educarli al gusto e anche a socializzare con gli altri bambini. L’importante è che i genitori non si rivolgano subito ai pediatri per chiedere certificati medici in modo da evitare che il bambino mangi un determinato cibo, in genere frutta, pesce o verdura, soltanto “perché non gli piace” e a casa non lo mangia. I genitori dovrebbero richiedere menù speciali quando esistono malattie, quando, per esempio, il bambino soffre di allergie, di diabete, di celiachia, di obesità, oppure per motivazioni culturali o religiose.

VERO
I genitori non devono fare i compiti al posto dei figli. I bambini devono farli da soli e la mamma, il papà oppure i nonni hanno il ruolo di dare un aiuto soltanto quando i bambini hanno bisogno di capire meglio qualche concetto oppure quando vogliono verificarli. È importante organizzare lo spazio e il tempo per lo studio dei bambini che cominciano la scuola, per esempio nella loro camera o in una stanza della casa dove non ci sia il televisore acceso.

FALSO
Per preparare il bambino alla scuola bisogna dirgli chiaramente che è finito il tempo dei giochi. È controproducente spaventare il bambino dicendogli: “Diventi grande, vedrai quante cose belle imparerai” oppure: “Finalmente ci sarà qualcuno che ti metterà in riga, così la smetterai di fare sempre quello che vuoi”. Così facendo il bambino attribuirà subito alla scuola un ruolo punitivo. 

VERO
È essenziale coinvolgere il bambino nella scelta del materiale scolastico. La scuola elementare rappresenta il primo passo che lo allontana dall’infanzia. Per questo è importante che viva con consapevolezza l’inizio della scuola a cominciare dalla scelta di astuccio, quaderni e cartella. Il bambino deve essere consigliato da una persona della famiglia ma deve essere lui a scegliere le forme e i colori degli accessori scolastici.

FALSO
Se il bambino non si trova bene in classe, bisogna fargli cambiare subito scuola. Questa scelta, se non è dettata da motivi pratici legati alla vita familiare, per esempio un trasloco, va sempre ponderata con attenzione, parlandone con gli insegnanti e anche con il pediatra. Per il bambino può essere un piccolo trauma lasciare i suoi amichetti, se non c’è una reale motivazione, se non la normale difficoltà di adattarsi a regole, orari e compiti. In ogni caso è importante che i genitori non parlino mai male degli insegnanti e presentino la nuova scuola come qualcosa di positivo dicendo al bambino che si troverà meglio e che si farà nuovi amici in modo da non creargli maggiore ansia. 

VERO
Molti bambini quando cominciano la scuola hanno attacchi di panico. Quasi la metà dei bambini in età pediatrica ha attacchi di ansia e di panico e disturbi psicosomatici. Ciò molte volte si manifesta con mal di testa, mal di pancia e fatica ad addormentarsi. Negli ultimi anni sono anche aumentati i sintomi della depressione, che compare anche sotto i sette anni, dell’anoressia nervosa, presenti persino sotto i nove anni, e dell’uso di alcol, droghe e fumo, nell’età preadolescenziale. Per questo è raccomandabile che i genitori dedichino del tempo ai loro figli per osservare i loro eventuali cambiamenti e per poterne parlare con il pediatra.

FALSO
Per vincere il timore di andare a scuola è meglio prepararsi e uscire di casa il più in fretta possibile. È molto importante che i genitori facciano colazione insieme con i bambini per prepararli alla giornata. E lo è anche accompagnarli a scuola, meglio se a piedi: tutto questo li rende più sicuri e meno preoccupati per la scuola.




mercoledì 5 settembre 2018

VACCINI E LA COMUNICAZIONE: PESO ED IMPORTANZA DEI SOCIAL

VACCINI E LA COMUNICAZIONE: PESO ED IMPORTANZA DEI SOCIAL
Il tema della comunicazione è stato, in questi ultimi decenni, poco considerato, se non trascurato, nella formazione degli operatori sanitari. Pur essendo la comunicazione la base per instaurare una relazione con la persona assistita e il mezzo per stabilire un rapporto di fiducia. 
La preparazione dei sanitari è tuttora prevalentemente incentrata sulle tecniche e sulle metodiche diagnostiche e sulla cultura della malattia: medicina centrata sulla malattia più che sulla persona.
Il passaggio della medicina da un rapporto paternalistico alla autonomia, e autodeterminazione, della persona ha determinato, inoltre, nuovi e differenti modelli comunicativi la cui base è rappresentata dall’ascolto attivo. 
Non solo, la maggiore disponibilità̀ di informazione, attraverso internet e i social, associata ad una maggior consapevolezza accentua l’autonomia del paziente, che rivendica con forza il proprio diritto di scelta, come nel campo delle vaccinazioni, all’interno della relazione di cura, che dovrebbe essere duale e simmetrica.
I professionisti della sanità, (ma non solo loro: anche il mondo della scuola) in questi anni hanno “subito” la crescita di internet, e dei social, ignorandoli e con atteggiamenti spesso di sufficienza e fastidio. 
Al contrario molti cittadini, associazioni, e, ahimè, anche alcuni operatori sanitari, hanno capito da subito l’importanza di questi mezzi di comunicazione di massa utilizzandoli e diffondendo notizie spesso non corrispondenti alla realtà, se non falsi, con messaggi che hanno contribuito a creare un atteggiamento ostile e negativo dei confronti della medicina ufficiale puntando sulla diffusione di timori o paure e disseminando notizie negative (se non catastrofiche). Nel campo dei vaccini hanno creato e alimentato paure che hanno contribuito a determinare un calo delle coperture.
Una analisi critica non deve essere tale solo per cosa hanno fatto “altri” ma anche nei confronti del “nostro” operato (o non operato) come sanitari. 
Negli anni 2000 la frase più frequentemente utilizzata da professionisti “punti di riferimento” nel campo dei vaccini era “non ti curar di loro ma passa e va” e così mentre si diffondevano interventi  a laici (non operatori sanitari) pubblici e sul web con posizioni critiche ai vaccini la medicina ufficiale affrontava il tema dei vaccini esclusivamente  tra operatori sanitari (prevalentemente tra igienisti e pediatri) in ambiti congressuali spesso sponsorizzati da case farmaceutiche produttrici di vaccini.  
Nulla/scarsa attenzione è stata dedicata nei decenni scorsi alla informazione delle persone e l’atteggiamento di molti professionisti è rimasto improntato ad atteggiamenti di paternalismo e di superiorità ignorando i principi emergenti e attuali della autonomia del cittadino e del diritto alla autodeterminazione mal sopportata e trattata con atteggiamenti di critica, di superiorità e di giudizio. 
Nell’ultimo decennio si sta osservando una presa di coscienza da parte dei sanitari dell’importanza della comunicazione anche virtuale  ma tuttora i siti  con posizioni critiche o ostili ai vaccini prevalgono, nelle ricerche sui motori di ricerca, ai siti ufficiali spesso poco indicizzati. La presa di coscienza, in questi ultimi anni, ha creato reazioni, finalmente, da parte dei professionisti con toni diversi: chi cerca di informare e chi ha atteggiamenti direttivi e giudicanti.
La recente legge sull’obbligo (DL Lorenzin) ha accentuato la situazione creando due fronti ostili e contrapposti: da una parte la medicina ufficiale e dall’altra i no o freevax. Ad alcuni  può apparire una guerra tra la scienza e l’ignoranza ma alcuni possono interpretarla in una ottica, molto alla moda, “complottista”: l’establishment contro i principi di libertà, autonomia e autodeterminazione del cittadino. Establishemnt in combutta con le multinazionali del farmaco.
La scesa in campo della politica ha accentuato la conflittualità e la diffusione di notizie inesatte se non false (ad esempio 10 vaccini sono troppi) e alimentato la confusione dei cittadini.
Forse abbiamo perso di vista, discutendo sui media, su Internet e sul virtuale che la persona, sana o ammalata, che vuole consigli o richiede diagnosi e terapia cerca spesso di informarsi su Internet e  sui social ma ha sempre bisogno, e oggi ancora di più di una volta di una “persona” umana, e non solo del virtuale, con cui comunicare, avere informazioni corrette (che confronterà con quanto ottenuto in rete) e stabilire una relazione che se porta all’instaurarsi del rapporto di fiducia potrà rappresentare per la persona assistita quello che la stella polare rappresentava per il navigante: il punto di riferimento. 
Il bisogno di ricevere informazioni “viso a viso” dai sanitari potrebbe apparire minore, meno importante rispetto a pochi decenni fa ma l’esperienza quotidiana a contatto con le famiglie dice   che le cose non stanno così. Lo si nota nella pratica clinica, lo ritroviamo nei reclami che giungono agli URP, nelle segnalazioni agli ordini professionali e anche nelle segnalazioni alla procura, lo sentiamo ancora dire dai pazienti e dai sanitari: “la comunicazione sanitario-paziente è importante!”. E’ la base per una corretta medicina a partire dalla anamnesi alla compliance diagnostica e terapeutica al fare/non fare vaccini.
Altri fattori da considerare oltre a rivalutare e valorizzare la comunicazione di persona:
-      Utilizzare come singoli professionisti e associazioni scientifiche Internet per informare correttamente le persone con dati sicuri e documentati e con evidenza scientifica
-      Investire in informazione e formazione dei sanitari non solo su temi “tecnico-scirntifici” ma anche nel campo della comunicazione sia di persona che “virtuale” (siti, blog, social network)
-      Investire in “media education” sui ragazzi nelle scuole e sui genitori
-      Presa chiara di posizione delle Istituzioni su affermazioni anti o poco scientifiche (a partire dagli Ordini ai Comuni, Regioni e Stato) diffuse  da laici e soprattutto se diffuse da sanitari

-      Evitare nella formazione dei sanitari e nelle informazioni ai cittadini situazioni a rischio di “conflitto di interessi” (pur se legali e non illecite) favorendo eventi “indipendenti” e sponsorizzati da Istituzioni


Favismo: SOLO LE FAVE. Documenti scientifici

Favismo: SOLO LE FAVE. Documenti scientifici

Cari Genitori
Giro il parere qualificato del dott. Gian Luca Forni referente del "Centro della Microcitemia, Anemie Congenite e Dismetabolismo del Ferro" della Liguria.
A questo link il mio post precedente: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2018/09/favismo-e-non-pisellismo.html
Caro Alberto
al fine di sgombrare il campo dalle fake che si trovano sul web, ma non solo, la "Società Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie" SITE ha costituto un gruppo di studio che ha preparato una "Opinione d'Esperti"
dal Titolo l' "Enzimopenia G6PD" che puoi scaricare da: 
una sintesi del lavoro è scaricabile sotto forma di app  dal nome "FavismMedAlert".
Con questo documento, che è frutto di una rigorosa analisi scientifica, diamo una indicazione univoca ai colleghi ed ai "pazienti"
ed invitiamo ad evitare la diffusione di informazione che rasentano la stregoneria.
Grazie Alberto per aver sollevato questo problema che alcune volte crea problemi a persone che non ne hanno!
a presto
Gian Luca Forni

Gian Luca Forni  MD
Head "Centro della Microcitemia, Anemie Congenite e Dismetabolismo del Ferro"
European Reference Networks for rare diseases ERN-EuroBloodNet  
Ospedale Galliera
Via Volta 6 16128 Genova Italy
Tel.      +39 0105634560
Tel. secr.+39 0105634557
Tel. fax  +39 01057481056
e.mail gianluca.forni@galliera.it




martedì 4 settembre 2018

FAVISMO (E NON PISELLISMO)

FAVISMO (E NON PISELLISMO)

Scusate la battuta ma sul favismo, situazione frequente in alcune Regioni d'Italia, si sentono tante inesattezze tra cui dominano due:
- Non mangiare i piselli  CHE NULLA HANNO A CHE FARE CON IL FAVISMO
- Non camminare nei campi di fave. Tempo fa una famiglia a Recco aveva chiesto di togliere tutte le fave!!!!
SINTETICAMENTE IL RISCHIO SI HA SOLO CON LE FAVE come documentato da Centri qualificati (qui sotto il documento del Galliera)
Su questo tema era stata fatta una delibera dalla Regione che incollo qui con la spiegazione del perché.

Ricordo che il favismo è una situazione in cui a causa della carenza di un enzima (G6PD : glucosio 6 fosfato deidrogenasi) l'assunzione di fave o determinati farmaci (non utilizzati o poco utilizzati in età pediatrica) può causare una anemia da rottura (emolisi) dei globuli rossi.Ma questo NON AVVIENE per i piselli che alcuni tolgono dalla dieta nè a passare da un campo di fave.

Un Caro Saluto

Alberto Ferrando




Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...