mercoledì 16 giugno 2021

Bagno dopo mangiato e annegamento

Bambini annegati - si può fare il bagno dopo mangiato??
In Italia 400 persone all'anno muoio annegate. E tra queste molti bambini. A volte in pochissima acqua, anche pochi cm, a volte sotto agli occhi di adulti.
La preoccupazione che tutti, diciamo molti, hanno è quella del ipotetico, mai dimostrato e non esistente (salvo situazioni particolari che descrivo qui sotto) del bagno dopo mangiato.
Trovate qui sotto alcuni link sul tema ma intanto focalizziamo sull'annegamento.
Sul bagno dopo mangiato so che per quanto se ne parli tanti continueranno a comportarsi come prima (attesa di 2-3 ore). 
A costoro consigliere solo, a questo punto, che forse è meglio passare le vacanze in località "non balneabili".
Sapete che molti non sanno riconoscere se una persona sta annegando?
Innanzitutto è fondamentale sapere che chi sta annegando non grida per chiamare  aiuto o agita le braccia.
Le ragioni sono ovvie: il sistema respiratorio ha come funzione basilare quella di respirare, la parola è una funzione secondaria. 
Prima di poter gridare, bisogna riuscire a respirare. In secondo luogo, è impossibile per un individuo che stia annegando agitare le braccia per richiamare l’attenzione. 
Le braccia infatti reagiscono involontariamente e si pongono allargate sotto la superficie dell’acqua. Questo permette alla persona di rispuntare fuori dal filo dell’acqua per qualche secondo per cercare ossigeno prima di scomparire.
- Il bambino più piccolo, sotto ai 6 anni, quando immerso nell’acqua non riesce a sollevare bene la testa in quanto è  più pesante rispetto al corpo 
È per questo assume un galleggiamento in posizione prona con il volto  immerso.
- Il bambino di età superiore ai 6 anni tende invece ad avere un galleggiamento verticale e con le braccia allargate batte sull’acqua (potrebbe dare l’idea di giocare). 
Riconoscere l’annegamento è quindi cruciale: la metà dei bambini che annega ogni anno sono in prossimità dei genitori E circa nel 10% dei casi l’adulto li sta effettivamente guardando, spesso senza avere la minima idea di ciò che sta accadendo.Annegamento: come evitarlo, come riconoscerlo e cosa fare
Abbiamo già parlato di cibo e bagno: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2016/06/si-puo-fare-bagno-dopo-mangiato.html
ANNEGAMENTO
Gli annegamenti e i semi-annegamenti sono eventi molto gravi che spesso riguardano la
fascia di popolazione più giovane, con la più lunga attesa di vita, ed è ai primi posti tra le cause di morte per incidente dopo gli incidenti stradali, le cadute.
Nel mondo, i tassi più alti di annegamento riguardano i bambini di età compresa fra 1 e 4 anni, seguiti dai bambini di 5-9 anni di età.
La mancanza di sorveglianza da parte degli adulti è il principale fattore favorente gli incidenti di annegamento dei bambini.
Ricordate che sono descritti annegamenti nei bambini anche in piccole quantità di acqua (pozze, piscinette dei giardini, torrenti di acqua).
I fattori principali associati all’annegamento sono:
1. La presenza di una piscina privata in una casa dove ci sono bambini fra 1 a 4 anni.
2. Non aver imparato a nuotare dopo i 4-5 anni
3. La mancanza di barriere che impediscano ai bambini di accedere alla piscina
4. La mancanza di supervisione costante sui bambini
5. Per i ragazzi al di sopra dei 15 anni, invece, l’annegamento è più probabile in acque di fiume, mare o lago, a causa di comportamenti incauti (fare il bagno in condizioni climatiche avverse (coll’acqua agitata ec.), andare troppo al largo e stancarsi eccessivamente nuotando ecc.)
6. Il mancato uso di giubbotti di salvataggio sulle imbarcazioni 
7. L’uso di alcol. A questo proposito, i ragazzi italiani cominciano ad essere sempre più consumatori problematici di questa sostanza! 
8. La presenza di epilessia o disturbi neurologici analoghi.


 L’evento deve essere trattato come un qualsiasi caso di arresto cardiaco. Si deve chiamare il prima possibile il 118/112 e procedere secondo le indicazioni BLS (Basic Life Support):...continua qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=annegamento

BAGNO DOPO MANGIATO:
OVVIAMENTE SI DOVREBBE USARE IL BUON SENSO E NON USARE FORMULE ASSOLUTE: Se avete mangiato come un bufalo affamato non bastano neanche 3 ore (il tonno ad esempio richiede 360 minuti, 6 ore, ad essere digerito, così come alimenti grassi). Se la temperatura dell’acqua è fredda non ci si tuffa accaldati, (sindrome da idrocuzione).
-       “Ci sono degli accorgimenti che si possono prendere per prevenire”? "Non bisogna naturalmente abbuffarsi, quindi il primo suggerimento che posso dare è di evitare pranzi pantagruelici prima di fare degli sforzi, di qualsiasi tipo o attività fisica intensa così come una nuotata fatta in modo energico. Gli adulti, inoltre, non devono assumere sostanze alcoliche. 
-       La cosa più importante è che l'immersione in acqua sia graduale. Bisogna entrare lentamente in acqua  bagnandosi il viso con l’acqua nella quale ci si immerge, il torace, l’addome quando ancora l’acqua e’ bassa, in modo da poter tornare a riva immediatamente qualora si avvertisse un malessere; 
-       Bisogna evitare i tuffi da accaldati, non tanto per il rischio di congestione ma più per quello di sincope. 
-       Quali possono essere le conseguenze di un'immersione troppo rapida, che può avvenire anche a digiuno?"Ci può essere uno shock termico che può generare crisi vagali con conseguente svenimento in acqua".
RICORDO CHE L’ANNEGAMENTO è LA SECONDA CAUSA DI MORTE, IN ETA’ PEDIATRICA, DA INCIDENTI (DOPO GLI INCIDENTI DA TRAFFICO)  e appare molto limitativo preoccuparci per la digestione.
APPROFONDIMENTI:

Annegamento "verticale": bambini dopo i 6 anni e adulti

Annegamento orizzontale: bambini sotto ai 6 anni



lunedì 14 giugno 2021

Risposte a domande di genitori: FAVISMO (E NON PISELLISMO) E SINDROME DI HIKIKOMORI

Risposte a domande di genitori: FAVISMO (E NON PISELLISMO) E SINDROME DI HIKIKOMORI

Caro dottore

Mio figlio soffre di favismo e ha avuto delle reazioni dopo aver mangiato le fave. Alcuni mi continuano a dire di stare attenta anche ad altri alimenti e soprattutto ai pisellie a tanti farmaci.

Anche su un sito di un importante ospedale italiano vengono citati i piselli.

Mi aiuta dottore a chiarirmi le idee?

 

Cara mamma la mancanza di un enzima (G6PD: glucosio 6 fosfato deidrogenasi) è responsabile di una  malattia chiamata comunemente favismo poiché la manifestazione clinica principale  è rappresentata  da una  anemia acuta da distruzione di globuli rossi (crisi emolitica) causata da vari fattori. Tra questi il fattore più noto è rappresentato dalla ingestione di fave in quanto nei soggetti a cui manca un l’enzima (G6PD).

La crisi emolitica può essere scatenata da altri fattori oltre alla ingestione di fave come l’assunzione di alcuni farmaci con azione ossidante intracellulare e anche da infezioni. 

L’insorgenza e l’intensità della crisi emolitica dipende dalla dose dell’agente scatenante, pertanto non avviene obbligatoriamente dopo qualunque esposizione ad uno dei fattori elencati.

L’assenza di precedenti crisi emolitiche in un soggetto G6PD carente NON determina una riduzione del rischio, in quanto una crisi può insorgere successivamente, anche in età avanzata.

Per quanto riguarda l’assunzione di piselli mi permetta una battuta: si chiama favismo e non pisellismo!!! Il consiglio di non mangiare piselli, o altri alimenti di colore verde con i Kiwi è una delle tante inesattezze: i piselli nulla hanno a che fare con le fave.

SINTETICAMENTE IL RISCHIO SI HA SOLO CON LE FAVE come documentato da Centri qualificati (coma a Genova il Centro Regionale di riferimento diretto dal dott. Forni al Galliera)
In sintesi il favismo è una situazione in cui a causa della carenza di un enzima (G6PD : glucosio 6 fosfato deidrogenasi) l'assunzione di fave o determinati farmaci (non utilizzati o poco utilizzati in età pediatrica) può causare una anemia da rottura (emolisi) dei globuli rossi.

Ma questo NON AVVIENE per i piselli che alcuni tolgono dalla dieta nè con altri alimenti anche se sono di colore verde.

L’inalazione del polline delle fave in fiore non causa favismo, pertanto, non è basato su alcuna evidenza scientifica il divieto di coltivare fave nelle vicinanze di centri abitati o nei pressi del domicilio di soggetti carenti dell’enzima (come da documenti del Ministero della Salute https://www.iss.it/documents/20126/0/Rapporto+ISS+COVID-19+n.+14_2020+favismo.pdf/d14238ac-8151-e292-22ab-b1330a0da629?t=1587107252010  e della Regione basati su studi su ampie casistiche).

 

 

Caro dottore

La COVID – 19 ha creato tanti problemi a tutti. Come insegnante, oltre che come mamma, mi preoccupa  la mancanza della vita comunità, della scuola e osservo un aumento della astensione scolastica. Ho sentito parlare anche di un aumento dei casi della sindrome di Hikikomori. Quanto osservo corrisponde anche a voi pediatri?

 

Cara mamma e professoressa

Anche noi pediatri osserviamo un aumento di bambini che “si chiudono” in se stessi e in casa. A questi bambini viene a mancare la frequenza del gruppo dei pari e si può arrivare alla repulsione sociale fino ad arrivare al ritiro sociale e alla cosìdetta sindrome di  Hikikomori (da “hiku” o tirare indietro e “komoru” ritirarsi).

Descritta negli anni Ottanta questa sindrome è stata descritta dapprima in Giappone per poi diffondersi progressivamente fino ad arrivare in Europa, Italia compresa.

Il periodo più frequente di esordio  è   nella scuola secondaria di primo grado.  Il fenomeno  riguarda comunque i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%). Il numero delle ragazze isolate potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora.

 

Inizia, generalmente, con  il ritiro dalla scena scolastica, quindi, gradualmente  si osserva l’abbandono dei contatti sociali, fino a determinare l’autoreclusione nella propria stanza che diventa un bunker in cui rinchiudersi.

Gli “Hikikomori” in fase conclamata non hanno più alcun  tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.

Il governo giapponese ha identificato oltre 1 milione di casi, con una grandissima incidenza anche nella fascia del giovane adulto in quanto  sebbene l'hikikomori insorga principalmente durante l'adolescenza, tende a cronicizzarsi e può dunque durare potenzialmente tutta la vita.

In Italia non ci sono ancora dati ufficiali, ma riteniamo verosimile una stima di almeno 100 mila casi. Fonte (Hikikomori Italia).

Gli hikikomori sono ragazzi spesso intelligenti molto sensibili e inibiti socialmente. Possibili concause possono essere una assenza emotiva del padre ed un eccessivo attaccamento alla madre.

Uno dei primi segnali di allarme è rappresentato dal rifiuto della scuola la cui frequenza  viene vissuta in modo particolarmente negativo e spesso, dietro l'isolamento si nasconde una storia di bullismo;

La dipendenza da internet e da videogiochi indicata da taluni come una delle principali cause dietro all'esplosione del fenomeno rappresenta più una conseguenza dell'isolamento, non una causa.

E’ importante parlare con le ragazze e i ragazzi e con i genitori per informare, sensibilizzare per  prevenire il fenomeno. E se avviene affidarsi a specialisti evitando giudizi e commenti negativi. Importante, altresì, anche la possibilità, offerta da social ai ragazzi italiani ai genitori che hanno un figlio in questa condizione di potersi confrontare on line o anche in presenza con  gruppi di mutuo aiuto. (Vedi Hikikomori Italia). Se avete dubbi parlate con il vostro pediatra.

 



domenica 13 giugno 2021

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...