sabato 3 ottobre 2015

QUANDO PREOCCUPARSI PER LA TOSSE - PRECISAZIONI SULLE INFEZIONI IN QUESTO PERIODO

QUANDO DEBBO PREOCCUPARMI PER LA TOSSE  DI MIO FIGLIO? - PRECISAZIONI SULLE INFEZIONI IN QUESTO PERIODO
Cari genitori
Su facebook gira un po' di preoccupazione per riferite epidemie e ricoveri per infezioni respiratorie. La situazione di questo periodo a me non non risulta  tragica e non si può parlare a mio modo di vedere di epidemie ma certo che, come avevo segnalato qualche giorno fa, con:
- Apertura asili e scuole
- Cambio di temperatura
ci sono tanti bambini con raffreddore, tosse, mal di gola,male alle orecchie e avevo inviato una "allerta" per i bambini piccoli che la gente ha la mania di "toccare" e di alitargli in faccia.
Sotto ai tre mesi se un bambino si ammala rischia il ricovero. E si ammala perché qualcuno gli ha "attaccato" qualcosa. Sotto a 1 anno è più a rischio di infezioni tipo bronchiolite. Ma non esiste periodo dell'anno senza qualche caso di bronchite, broncopolmonite.
QUANDO PREOCCUPARVI? Pochi elementi

  1. - Quando vostro figlio è "diverso" dal solito (più mogio o irritato notevolmente). tenete conto che chi conosce di più il bambino siete voi: un comportamento diverso deve destare allerta.
  2. - La febbre NON è da sola un motivo di preoccupazione. Ovvio che se ha la febbre è mogio ma aspettate l'effetto dell'antipiretico (solo Paracetamolo o ibuprofene, dopo i 6 mesi di vita) e se torna il solito( o quasi) cercate di non preoccuparvi
  3. - Un motivo di ricorso immediato al medico è la difficoltà respiratoria: una respirazione accelerata, con affanno come potete vedere in questo filmato. Potete valutare la frequenza respiratoria in base all'età:sotto a 1 anno fino a 30-40 atti respiratori al minuto, da 2 a 5 anni: 25-30, da 5 a 12 anni: 20 -25, oltre 12 anni: 15 - 20 (FONTE: SIMEUP). Ricordate che con la febbre aumenta sia la frequenza cardiaca che la frequenza respiratoria. Se un bambino ha la febbre quindi respira più frequentemente.
  4. Poi...chiedet al vostro pediatra anche in base al "rischio" del singolo bambino (prematuri, allergia, immunodeficienza ecc.).

Prossimo post parlerò di una malattia incurabile: IL RAFFREDDORE


Bambino con  evidente difficoltà respiratoria e che mette in funzione i muscoli"ausiliari" della respirazione. Vedete la frequenza elevata della respirazione (circa 80 al minuto contro i 30-40, al massimo, ritenuti normali).. Notate che non riesce quasi a parlare. la saturazione di ossigeno era 89-91. In questa situazioni l'invio al Pronto Soccorso è inevitabile

ATTENTI ...NON AL LUPO MA A CHI SI AVVICINA A  VOSTRO FIGLIO
RIPROPONGO QUESTO ARTICOLO IN QUANTO CI SONO TANTISSIMI BAMBINI, E ADULTI, CON RAFFREDDORE E TOSSE.  Ora aumenteranno con il cambio di temperatura di stamane. Molti hanno poco rispetto dei bambini piccoli che debbono uscire ma NON stare in luoghi chiusi e affollati e non hanno bisogno di alitate in faccia e di bacini sulle manine (se non dai genitori e dai nonni SE SANI!!).

Cari genitori
In questi giorni, con l’apertura di asili e scuole e cambio delle temperature, si iniziano a vedere tanti bambini, anche di pochi mesi di vita con infezioni delle vie respiratorie (raffreddore e tosse). Qulache ricovero anche se non siamo ancora in periodo critico di infezioni più importanti come la bronchiolite (cerca nel blog cosa è qui: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2013/12/tossee-se-non-respira_25.html). La bronchiolite è causata da virus respiratori, soprattutto VRS (Virus respiratorio sinciziale) e virus parainfluenzali per i quali NON ESISTE cura, l'unica è non prendere  il virus evitando contatti con soggetti affetti...magari bambini grandi o adulti che hanno poco o solo un raffreddore.
SE avete bambini nei primi mesi di vita non fateli stare in contatto con tante persone , e se in casa qualcuno ha raffreddore è utile mettessi la mascherina (e lavare accuratamente le mani). Al piccolino/a non interessa stare in braccio e essere sbaciucchiato da tanta gente. Tenetevelo in braccio voi e quando dorme...di là in camera lontano da ospiti e vicini.  E arieggiate la stanza e non fatelo sbaciucchiare da tutti.
ALTRA COSA USCITE, USCITE, USCITE. Fa male stare in locali chiusi con tanta gente e non andare all'aria aperta, ovviamente,  coprendosi adeguatamente. 
Nelle infezioni virali (rafreddore, tosse, catarro, bronchiolite), l'antibiotico NON SERVE A NULLA e NON si debbono dare prodotti per la tosse (mucolitici) sotto ai 2 – 3 anni. Unica cosa da fare lavaggi nasali, umidificazione ...e se peggiora. Cosa vuol dire peggiorare???: Innanzitutto umore diverso,  dorme male, non mangia e respira male con una frequenza aumentata (oltre 50-60 atti respiratori al minuto). 

Mi spiace dovervi agitare ma se lo sapete magari avete la forza di reagire a tutti coloro che vogliono il bebè in braccio o lo baciano trasmettendo, potenzialmente, virus.

venerdì 2 ottobre 2015

MASTURBAZIONE INFANTILE: POSSIBILE???

MASTURBAZIONE INFANTILE: Possibile che ?????
Ho una bimba di due anni e da un po’ di tempo ho visto che “ spingeva”  subito dopo la cacca e che diventava un fascio di nervi e sudava. Ad un certo punto mi hanno fatto notare che forse si procurava "piacere" e quindi mi sono documentata. Effettivamente stringe e rannicchia le gambine e si irrigidisce. Questo capita anche più volte al giorno e se ha iniziato a spingere difficilmente riesco a distrarla. La bambina non va al nido... ho letto che a volte lo fanno per auto consolazione, ma è sempre molto coccolata.... Non so come devo comportarmi perché questa cosa inizia a preoccuparmi... non so se devo distrarla o lasciarla fare. Non vorrei che diventasse un'abitudine e che questo possa avere dei risvolti negativi quando sarà grande... cosa devo fare????

Cara mamma
Il tema della masturbazione infantile, trattato anche nel libro “Come crescere mio figlio”,
nel bambino piccolo (da una età intorno all’anno ai primi anni di vita) è un fenomeno frequente e “naturale” che causa spesso notevole imbarazzo nei genitori. Nella naturale esplorazione del proprio corpo il bambino finisce per scoprire che alcuni parti “offrono” più piacere di altre. E poiché, per un bambino piccolo, una parte del corpo vale l’altra, non ci sono per lui motivi per non toccarsi e non regalarsi un po’ di piacere. Per questo può capitare che avvenga la masturbazione, anche a partire dal primo anno di vita. La masturbazione rappresenta spesso un atto consolatorio a cui ricorrere nei momenti di stanchezza, di solitudine o di noia. Il bambino che si masturba appare tutto preso, poco attento all’ambiente circostante e non dimostra alcun imbarazzo. Imbarazzo che si crea nei genitori di fronte ad un bambino che si consola e attua movimenti ritmici e a volte appare eccitato, accaldato e altro. Il senso del pudore si manifesta intorno ai tre/quattro anni. Proprio le reazioni degli adulti, possono, però, rappresentare l’aspetto veramente negativo della vicenda, in quanto certi atteggiamenti rischiano di sviluppare nel bambino delle reazioni negative nei confronti della sessualità. La masturbazione si può manifestare in entrambi i sessi. Parlatene in famiglia per evitare atteggiamenti colpevolizzanti. Cercate, se il fenomeno è in atto, di ignorare la cosa e soprattutto cercate di distrarre il bambino e di dedicare più tempo a leggere, giocare o altro. Se vedete che il bambino sta per iniziare questa distrazione, distraetelo proponendogli un gioco da fare insieme o fategli vedere altri giochi o altri oggetti che lo possano interessare.
È bene non assumere atteggiamenti punitivi o di sconcerto di fronte a questo.
In ogni modo, parlatene con il Vs. pediatra curante, soprattutto se la cosa diventasse molto frequente o Vi creasse particolari stati di ansia. Un Caro Saluto
Alberto Ferrando

Bambini campioni ma la vera vittoria è nella famiglia unita

MIO FIGLIO E’ UN CAMPIONE ma non vince se vince solo la gara. Ovvero benefici e rischi dello sport

Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
Nella cultura sportiva il traguardo, la vittoria ed il successo sono obiettivi da ricercare senza imbrogli, senza barare, senza essere scorretti e danneggiare l'avversario. E' una cultura che, nella profondità dei valori etici che promuove, apre la strada alla condivisione, al sostegno reciproco, alla solidarietà.
 Ogni persona lotta per raggiungere degli obiettivi insieme ad altre persone, insieme all'allenatore ed alla squadra ma anche insieme agli avversari!. Quanto più forte, energico e competitivo è l'antagonista, tanto più grande sarà un eventuale successo ed indimenticabile
una meta raggiunta con lealtà.
Nel lavoro con i bambini in età scolare e con gli adolescenti è facile costatare come i processi comunicativi e relazionali abbiano già prodotto caratteristiche di personalità evidenti riferibili al livello di autostima, di forza, di equilibrio interiore.
Sappiamo però che essi non hanno ultimato il loro processo di formazione e ciò li rende ancora permeabili ai messaggi di accettazione, di stima e di amore e vulnerabili a quelli di sfiducia e di conferma.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei.  
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione. La
vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.

DECALOGO PER  GENITORI CON FIGLI CHE PRATICANO SPORT

   Non imporre le tue aspirazioni a tuo figlio: ricorda che ogni bambino migliora e progredisce seguendo i suoi tempi, quindi non giudicare i progressi di tuo figlio confrontandolo con le prestazioni di altri atleti o con le tue aspettative.
   Sii di supporto a tuo figlio: c’è solo una domanda che devi porre a tuo figlio a fine allenamento o a fine gara: “Ti sei divertito?”; poiché se non si diverte non sarà motivato a partecipare.
   Non cercare di sostituirti all’allenatore: il tuo lavoro è quello di dare amore incondizionato e supporto. Dì a tuo figlio quanto sei fiero di lui e lascia la parte tecnica all’allenatore.
   Stima l’allenatore di tuo figlio: il legame fra l’allenatore e l’atleta è speciale e contribuisce al successo e al divertimento del tuo bambino, quindi non criticare l’allenatore in sua presenza, perché lo ferirà.
   Non criticare gli accompagnatori: se non sei interessato o non hai il tempo per aiutare lo staff come volontario, non criticare chi sta facendo tutto il possibile per dare una mano.
   Dì solo cose positive durante le gare: devi essere incoraggiante e non criticare mai tuo figlio o il suo allenatore, perché entrambi sanno se e quando hanno commesso errori.
   Riconosci e rispetta le paure di tuo figlio: la prima gara può essere una situazione molto stressante ed è normale che il tuo bambino sia spaventato. Non sgridarlo e non sminuire i suoi sentimenti, assicuralo che l’allenatore non lo avrebbe fatto partecipare, se non lo ritenesse in grado. Ricordati anche che la maggior parte delle sue paure sono quelle che tu gli trasmetti.
   Sii leale e di supporto alla squadra: non è saggio continuare a spostare il bambino da una squadra all’altra, ogni team ha i suoi problemi, anche quelli in cui crescono campioni.
   Tuo figlio non deve avere come unico obiettivo quello di vincere: i campioni sono quelli che hanno saputo concentrarsi sull’allenamento, più che sul risultato.
   Non aspettarti che tuo figlio diventi un atleta olimpico: pensa a quanti atleti che praticano lo sport di tuo figlio ci sono in Italia, e a quanti posti sono disponibili ogni 4 anni: le possibilità reali che tuo figlio diventi un atleta olimpico sono lo 0,00…%. Fare sport è molto più delle Olimpiadi, aiuta a crescere persone oneste e civili, proprio come tu vorresti tuo figlio, quindi sii contento anche solo del fatto che voglia cimentarsi nello sport.

Carta dei diritti dei giovani che praticano sport"
• Diritto a praticare lo sport e a sceglierlo liberamente.
• Diritto ad essere rispettati come persone e come atleti.
• Diritto a vivere una valida esperienza educativa.
• Diritto ad esprimere la propria personalità e le proprie doti e
caratteristiche.
• Diritto ad un ambiente che tutela la salute fisica, psicologica e sociale.
• Diritto a comprendere e a partecipare al progetto di formazione sportiva.
• Diritto ad avere relazioni interpersonali positive.
• Diritto a divertirsi.
• Diritto a crescere e a migliorare le proprie prestazioni.
• Diritto a competere, a vincere, a perdere.


mercoledì 30 settembre 2015

PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO: LE DATE

PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO:
Aperte le iscrizioni a Corsi di 5 ore di "Primo Soccorso Pediatrico" con certificazione".
Le date: 30 Ottobre, 13 e 27 Novembre. Massimo 12 iscrizioni a Corso che sarà tenuto dal sottoscritto coadiuvato da Istruttori Salvamento Academy. Il Corso è a pagamento. Dettagli qui sotto. Iscrizioni scrivendo alla mail salvamento@apel-pediatri.it


Primo soccorso pediatrico
Partecipando al corso di Primo soccorso pediatrico (Paediatric First Aid - PFA) si apprendono le tecniche di base del primo soccorso per gestire i problemi sanitari più comuni che si verificano durante l'età pediatrica e al supporto delle funzioni vitali  (Basic Life Support), per affrontare una situazione d'emergenza, secondo quanto previsto dalle raccomandazioni ILCOR, a un bambino o un lattante privo di respiro o di battito cardiaco in attesa dell'arrivo de lServizio Sanitario d'Emergenza.
Consigliato in particolare per: genitori, nonni, personale scolastico e delle mense, baby sitter, animatori, allenatori delle giovanili.
Durata del corso: 5 ore circa
slide PFA
Obiettivi:
  • elencare le procedure per un corretto allertamento del Servizio Sanitario d'Emergenza;
  • riconoscere i segni e i sintomi delle patologie pediatriche più frequenti;
  • fornire un'appropriata assistenza durante un'emergenza sanitaria ad una vittima in età pediatrica;
  • dimostrare l'abilità nel prestare il primo soccorso.
Argomenti trattati nella sessione teorica:
- Arresto cardiaco;
- Chiamata di emergenza;
- Manovre disostruzione da corpo estraneo;
- Basic Life Support
- Primo soccorso pediatrico:
  •  Difficoltà respiratoria
  • Febbre
  • Convulsioni
  • Disidratazione
  • Vomito
  • Diarrea
  • Dolore addominale
  • Reazioni allergiche
  • Epistassi (sanguinamento dal naso)
  • Ferite
  • Ustioni
  • Trauma cranico
  • Traumi osteo articolari
  • Lesionida organismi marini
  • Semi-annegamento e annegamento
  • Avvelenamento e intossicazione
  • Sincope (svenimento)
  • Altri tipi didolore:mald'orecchio- mal ditesta- maldi denti
Prove pratiche:- Rianimazione cardio-polmonare (RCP);
- Manovre di disostruzione da corpo estraneo;
- Utilizzo apparecchio aerosol;
- Somministrazione adrenalina con Fastjekt;
La certificazione valida 24 mesi che sarà rilasciata, superando gli obiettivi previsti dal programma del corso, attesta l'addestramento al primo soccorso pediatrico a supporto delle funzioni vitali.
kit PFA 2014
Composizione KIT didattico:
- Manuale "Primo soccorso pediatrico"
- Diploma Operatore PFA
- Brevetto PFA
- Poster RCP pediatrico
- Adesivo Salvamento Academy
- Penna a sfera
- Baby security

MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO IN UNICEF

MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO IN UNICEF
Oggi in UNICEF Genova presso il Mercato Orientale circa 40 entusiasti genitori e nonni hanno partecipato alla dimostrazione della Manovra antisoffocamento e alla presentazione del linro "Come crescere mio figlio". Ha introdotto Franco Cirio e dopo la mia illustrazione (di cui avremo a breve videoregistrazione) dimostrazioni pratiche su manichino con l'impagabile aiuto della Collega Brunella Ravera, pediatra,  e di Monica Musso, infermiera pediatrica. Grazie a Paola Santagata, Elide Olmo e Roberta Baldi per il contributo logistico e soprattutto agli entusiasti partecipanti.
Abbiamo stabilito con Franco Cirio di fare almeno una manifestazione al mese. Domani la data di Ottobre.
Per chi vuole approfondire Corsi certificati, a pagamento, di 5 ore, di:
- Primo Socorso Pediatrico : 3 ore di teoria su tutta la patologia di urgenza pediatrica e 2 ore di pratica su manovra antisoffocamento e rianimazione cardiopolmonare lattante e bambino più uso adrenalina, distanziatore ecc.
- BLSD: rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore con certificazione
In collaborazione con "For Heart" di la Spezia e "Preveniamo Insieme" (www.preveniamoinsieme.blogspot.it)









ATTENTI ...NON AL LUPO MA A CHI SI AVVICINA A VOSTRO FIGLIO

ATTENTI ...NON AL LUPO MA A CHI SI AVVICINA A  VOSTRO FIGLIO
RIPROPONGO QUESTO ARTICOLO IN QUANTO CI SONO TANTISSIMI BAMBINI, E ADULTI, CON RAFFREDDORE E TOSSE.  Ora aumenteranno con il cambio di temperatura di stamane. Molti hanno poco rispetto dei bambini piccoli che debbono uscire ma NON stare in luoghi chiusi e affollati e non hanno bisogno di alitate in faccia e di bacini sulle manine (se non dai genitori e dai nonni SE SANI!!).

Cari genitori
In questi giorni, con l’apertura di asili e scuole e cambio delle temperature, si iniziano a vedere tanti bambini, anche di pochi mesi di vita con infezioni delle vie respiratorie (raffreddore e tosse). Qulache ricovero anche se non siamo ancora in periodo critico di infezioni più importanti come la bronchiolite (cerca nel blog cosa è qui: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2013/12/tossee-se-non-respira_25.html). La bronchiolite è causata da virus respiratori, soprattutto VRS (Virus respiratorio sinciziale) e virus parainfluenzali per i quali NON ESISTE cura, l'unica è non prendere  il virus evitando contatti con soggetti affetti...magari bambini grandi o adulti che hanno poco o solo un raffreddore.
SE avete bambini nei primi mesi di vita non fateli stare in contatto con tante persone , e se in casa qualcuno ha raffreddore è utile mettessi la mascherina (e lavare accuratamente le mani). Al piccolino/a non interessa stare in braccio e essere sbaciucchiato da tanta gente. Tenetevelo in braccio voi e quando dorme...di là in camera lontano da ospiti e vicini.  E arieggiate la stanza e non fatelo sbaciucchiare da tutti.
ALTRA COSA USCITE, USCITE, USCITE. Fa male stare in locali chiusi con tanta gente e non andare all'aria aperta, ovviamente,  coprendosi adeguatamente. 
Nelle infezioni virali (rafreddore, tosse, catarro, bronchiolite), l'antibiotico NON SERVE A NULLA e NON si debbono dare prodotti per la tosse (mucolitici) sotto ai 2 – 3 anni. Unica cosa da fare lavaggi nasali, umidificazione ...e se peggiora. Cosa vuol dire peggiorare???: Innanzitutto umore diverso,  dorme male, non mangia e respira male con una frequenza aumentata (oltre 50-60 atti respiratori al minuto). 

Mi spiace dovervi agitare ma se lo sapete magari avete la forza di reagire a tutti coloro che vogliono il bebè in braccio o lo baciano trasmettendo, potenzialmente, virus.

martedì 29 settembre 2015

Hikikomori sapete cosa è?

SINDROME DI HIKIKOMORI
Qui sotto trovate cosa è la sindrome Hikikomori
Ma oltre alle forme manifeste quante forme leggere ne esistono? Due giorni fa la storia di questo ragazzo di Milano. Ma il problema chi è? Il ragazzo? la Famiglia? il contesto sociale?:
Stacca la spina alla playstation dopo 12 ore di gioco, il figlio si barrica in bagno
La mamma infuriata ha staccato la spina della console e lui, ragazzino di 13 anni si è vendicato chiudendosi in bagno a chiave, nel silenzio più assoluto. 
Dalla rabbia alla preoccupazione la donna non ha retto molto e ha chiamato aiuto. Ci sono voluti gli agenti di una volante a convincere il ragazzino a uscire. 
Hikikomori (dal giapponese "isolarsi", stare in disparte"), è un fenomeno che in Giappone si è ormai diffuso a macchia d'olio (circa 300.000  casi !!!!!!) e che rappresenta un problema sociale grave tanto quanto l'abuso di sostanze stupefacenti e disturbi del comportamento alimentare, una compulsionebasata sul piacere. Adolescenti che si richiudono entro le pareti della propria stanza e abbandonare ogni tipo di rapporto col mondo esterno. Unici strumenti utilizzati per trascorrere le giornate? Internet, fumetti e i videogiochi..
In  Italia si contano una cinquantina di casi dichiarati e presi in carico. Pochi casi per ora  presenti in Italia, di un fenomeno molto complesso e che rischia gradualmente di diffondersi, visto il numero eccessivo di ore che gli adolescenti italiani trascorrono davanti al computer. Attenzione però a non confondere la dipendenza da internet col fenomeno Hikikomori che presenta delle caratteristiche ben precise che la distinguono dall’abuso tecnologico. 
Il profilo degli hikikomori può essere definito quasi come un peculiare “stile di vita”, una sorta di "anoressia sociale". I giovani adolescenti, infatti, decidono deliberatamente di optare per una vita di reclusione che rifugge da tutti quegli stimoli e da tutti quei contesti sociali e relazionali che la vita quotidiana mette a disposizione. La realtà virtuale diventa il sostituto a 360° del mondo reale.
L’hikikomori vive unicamente online: trascorrere una vita sedentaria, dividendosi fra computer e fumetti, inverte il ritmo sonno-veglia, ordina il cibo online e lo consuma in isolamento e finisce con l’escludersi totalmente dalla vita affettiva familiare e sociale. Dopo essersi creato un’identità virtuale ben precisa e spesso ben lontana dalla propria vera personalità, inoltre, il giovane hikikomori, inizia a chattare e a crearsi una rete di amicizie online, selezionando e prestando attenzione a comunicare solo con altri hikikomori e gettando nella confusione più totale i genitori che, spesso, non sono in grado di gestire la reclusione del proprio figlio.
Esistono, comunque, delle differenze socio-culturali tra il fenomeno hikikomori giapponese e quello europeo, dal momento che mentre la cultura nipponica è connotata dalla presenza di regole eccessivamente rigide ed i giovani rifuggono proprio da queste, in Occidente è, invece l’assenza di un sistema coerente e sistematico di regole sotto diversi punti di vista (sociale, relazionale, lavorativo...) a creare nel ragazzo la percezione di sentirsi incapace, inadeguato, a non saper trovare un posto equilibrato nel sempre più confuso mondo reale e a spingerlo a rifugiarsi nel prevedibile e rassicurante mondo virtuale.
Allego il contributo dell’amico neuropsichiatra Masnata: “Negli ultimi 10 anni mi sono confrontato sempre di più con la patologia di ritiro casalingo di adolescenti, maschi e femmine, spesso in famiglie in cui il padre era assente, fisicamente per morte o divorzio, o praticamente, per comportamento. I contatti reali con amici e la frequenza della scuola erano sospesi. L’uso di Internet ed anche dei videogiochi era presente. Talora i ragazzi arrivano a picchiare la madre. Nel giornale in linea “Le Monde” ho trovato il 10.6.2012 l’articolo seguente che traduco e sintetizzo:

“Lo "hikikomori" si manifesta, più spesso in maschi, in assenza di schizofrenia o ritardo mentale, con un modo di vita centrato sul proprio domicilio,  nessun interesse o desiderio per la scuola o il lavoro da più di sei mesi. È frequente in Giappone dove 1,2% della popolazione ne soffre (264000 casi su 127 milioni di abitanti) secondo un rigoroso studio del prof. T Kato, Università di Kyushu, secondo il quale in futuro ci saranno 1 milione di casi della sindrome.  I primi segni appaiono a 12-13 anni e molti genitori  non consultano per vergogna o pregiudizio. Alan Teo, psichiatra dell’università del Michigan, ha pubblicato in marzo, nell'International Journal of  Social Psychiatry, un articolo sul primo caso di hikikomori osservato in USA

Certi di questi giovani hanno sintomi psichiatrici, che però di per sé non giustificherebbero la reclusione. Il fenomeno non è dovuto a tossicomania del Web o dei giochi video, che contribuirebbero solo a ridurre il bisogno di comunicazione con altri esseri umani concreti. Il prof. Kato nota l’importanza del mutamento di famiglia e società : famiglia attuale di tre o quattro persone, genitori che lavorano, pressione scolastica e rimproveri in caso di risultati scarsi. Ma non si tratta solo di cose giapponesi in quanto lo hikikomori è riscontrato in Spagna, Italia, Corea del Sud, perfino in Oman e da poco in Francia: 30 casi, dai 16 ai 30 anni,  in 15 mesi all’Hopital St Anne di Parigi. Spesso c’è ritardo a domandare aiuto, per vergogna o senso di colpa. Solo mezzo di aiuto: visite a casa di un terapeuta e presa in carico della famiglia. Ricovero per i casi più difficili. In caso di successo questi adolescenti ringraziano di averli fatti uscire dal circolo chiuso. Secondo lo psichiatra  Serge Tisseron lo hikikomori potrebbe essere in adolescenza un ritiro all’interno di sé che permetterebbe di gestire le emozioni, i conflitti, le preoccupazioni per il futuro, evitando di entrare in una patologia psichiatrica dichiarata.”  Ferruccio Masnata, psicoterapeuta, NPI.

Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

  Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto della SEU nei bambini Una malattia rara ma grave, quasi sempre evitabile. Cos...