giovedì 13 novembre 2014

FUMO PASSIVO E CANCRO Fumo di prima, secona e terza mano

Cari genitori
Fumare fa male a Voi e ai Vostri figli.Non solo: vedendovi fumare molti a loro volta, per imitarvi, fumeranno. IL FUMO FA MALE SIA DIRETTAMENTE CHE COME FUMO PASSIVO CHE COME FUMO DETTO "DI TERZA MANO"
COSAè? E' il residuo che rimane su pareti, mobili e altri oggetti della casa E SUI VESTITI. Il fumo di terza mano è dannoso almeno quanto quello di prima mano.
E' quello che rimane come residuo nell’ambiente anche dopo diverso tempo e che diviene ogni giorno più tossico per chi soggiorna in un locale in cui è presente.
Chiunque vive in casa con un fumatore può incappare in grossi pericoli per la salute. Le stanze in cui si fuma, infatti, trattengono sostanze cancerogene fortemente rischiose per il benessere di chi ci vive.
Secondo i dati acquisiti, i bambini che hanno almeno un genitore che fuma in casa restano assenti da scuola per almeno il 40 per cento in più, rispetto ai figli dei non fumatori.
E SE VOSTRO FIGLIO TOSSISCE LA CAUSA O UN FATTORE AGGRAVANTE PIO' ESSERE IL FUMO. A nulla servono poi sciroppino.
(I risultati dello studio sono stati pubblicati su PLoS One).
Smettere di fumare è difficile e faticoso e lo so per esperienza in quanto anche io ho peccato. Sono un ex fumatore. Una volta si fumava dappertutto, anche al cinema, ricordate?
Ora si SA che il fumo fa male per chi fuma per chi respira il fumo anche se non fuma ma anche per i residui di fumo che ci si porta addosso. Iniziate a pensarci. E per i giovani?? Prima o poi si arriva a capire che non siamo degli "highlander" o superna o superiamo e ci si ritrova con il nostro fisico con danni da cui non  si torna indietro. 
Qui sotto alcuni dati:
SANITA. 8 su 10 ignorano che fumo passivo provoca cancro

Respirare sigarette causa 90% del totale decessi tumore polmone
(DIRE - Notiziario Sanità) Roma, 12 nov. - Tra i cittadini c'è un'ignoranza diffusa che preoccupa: 8 italiani su 10 non sanno che il fumo passivo provoca il cancro del polmone. Così il 71% fuma regolarmente in luoghi chiusi, mentre per il 43% smettere con le sigarette non riduce il rischio di sviluppare la malattia. Non solo: il 49% dichiara di fumare in presenza di bambini e solo il 45% cambierebbe il suo stile di vita per prevenire la neoplasia. Sono alcuni dei dati emersi dal sondaggio condotto dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) su oltre 3mila cittadini. L'indagine fa parte della campagna nazionale di sensibilizzazione sul tumore del polmone (promossa dall'AIOM) che è partita da Torino e prevede un tour nazionale in 8 Regioni. L'iniziativa ha il patrocinio della fondazione 'Insieme contro il Cancro' e dell'associazione dei pazienti 'Walce' (Women Against Lung Cancer in Europe).

"Il tumore del polmone si caratterizza per un forte stigma sociale- dice Silvia Novello, presidente della Walce-. Il 59% degli intervistati ritiene che chi è colpito dalla malattia, soprattutto se si tratta di un tabagista, sia 'colpevole' della sua condizione. Ricordiamo che respirare sigarette, proprie e altrui, determina il 90% del totale dei decessi per tumore del polmone. E il fumo passivo è un importante fattore di rischio, che aumenta fino al 30% le probabilità di sviluppare la malattia. Ma, come risulta dal sondaggio, troppi ignorano le regole fondamentali della prevenzione".

L'AIOM ha realizzato anche un'indagine fra i propri soci ed è prevista la diffusione in tutti i centri di oncologia della penisola di due opuscoli informativi: uno sui danni del fumo passivo (e attivo), l'altro su come affrontare al meglio questa neoplasia destinato ai pazienti e ai familiari. Il bisogno di informazione è molto alto: l'89% degli intervistati vorrebbe ricevere maggiori notizie sulla malattia e per il 72% servono più campagne di prevenzione. Il fumo passivo rappresenta il principale fattore inquinante degli ambienti chiusi e provoca nel mondo oltre 600mila morti l'anno.




mercoledì 12 novembre 2014

L'angolo di Filippo: Recensione del fim THE JUDGE

THE JUDGE
“Quanti sbagli un padre e un figlio sono disposti a perdonarsi nell’arco di una vita?”
Questa domanda rappresenta il tema, il fulcro attorno a cui ruota il film The Judge. Hank Palmer è un grande, ma spregiudicato, avvocato di successo, difensore di criminali e gente corrotta. L’improvvisa morte della madre lo riporta nella sua piccola città d’origine nell’Indiana. Qui è costretto a scontrarsi con il suo passato e soprattutto con il padre Joseph, stimato ed onesto giudice, con cui tuttavia ha sempre avuto un rapporto conflittuale sin dall’adolescenza. Ma proprio quando Hank si trova in procinto di partire dalla cittadina, il padre viene arrestato con l’accusa di aver investito volontariamente un teppistello, che lui stesso aveva condannato 20 anni prima. Tutti ritengono colpevole l’integerrimo giudice, ma Hank rimane l’unico pronto a credere nella sua innocenza e a difenderlo in un lungo processo: un processo che si trasformerà in un’occasione per recuperare il rapporto tra padre e figlio, concedendo ad entrambi la possibilità di riparare agli errori commessi in passato.
The Judge, scelto come pellicola d’apertura al Toronto International Film Festival, è un sapiente mix di umorismo e drammaticità, è un confronto familiare tra la spregiudicatezza ed esuberanza del figlio (Robert Downey jr.) e l’onestà ed austerità del padre (Robert Duvall). Il “duello” tra i due si trasforma in quello che è uno scontro tra due generazioni e due stili di recitazione, che non potrebbero essere più distanti di così, rendendo molto realisticamente il confronto tra i due attori. Il film comincia come la più classica commedia hollywoodiana per poi andare a sfociare in un legal thriller drammatico a sfondo familiare, che riesce quasi a commuovere nel finale. Il duo Downey jr.-Duvall funziona bene, anche se la sceneggiatura di Nick Schenk sembra scritta apposta su misura per Downey jr.(infatti è piena di battute e discorsi che mettono in risalto l’esuberanza che contraddistingue il giovane attore statunitense). Tuttavia, al contrario di quanto si possa pensare, quest’ultimo ci regala un’interpretazione diversa rispetto a quella del film Iron Man o Sherlock Holmes. Robert Duvall, invece, non si smentisce nemmeno questa volta, interpretando un giudice e un padre di famiglia severo e onesto, che sino in fondo nega i suoi errori (solo io vedo in questo il pensiero puritano?), per poi riconoscerli alla fine e riallacciare i rapporti con il figlio. Inoltre il cast è impreziosito da figure di spicco del cinema mondiale, quali il vincitore del premio Oscar Billy Bob Thornton, la candidata al premio Oscar Vera Farmiga e, per concludere, Vincent D’Onofrio (l’indimenticabile “palla di lardo” di Full Metal Jacket). Il regista Dobkin, nel realizzare il film, è stato anche affiancato da un team di alto livello, tra cui si mettono in risalto il direttore della fotografia Janusz Kaminski, vincitore dell’Oscar per il film “Salvate il soldato Ryan”, e il compositore della colonna sonora Thomas Newman, che è stato ben 12 volte candidato al premio tanto ambito. Tuttavia film, per certi aspetti, tende un po’ a banalizzare. Tale forma di banalizzazione si può riscontrare ad esempio nella figura del secondo fratello di Hank, che è autistico, e quindi ritorna il tema della compassione che è stato visto e stravisto. Un altro tema che si può individuare facilmente nella pellicola è quello della seconda occasione, tipica del sogno americano, che padre e figlio finiscono per concedersi l’un l’altro. Anche la relazione problematica tra il protagonista ribelle e la sua famiglia è già stata vista in molti film ed è nota ai più.
A parte tutto ciò penso che The Judge sia un film da vedere, per scoprire da soli quali siano i suoi pregi e i suoi difetti. A voi la scelta e un eventuale commento! Voto: 3/5
FILIPPO DAGNINO 


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