sabato 2 luglio 2016

Come fare l'aerosol se il bambino non ne vuole sapere

COME FARE AEROSOL SE IL BAMBINO NON COLLABORA:
Soprattutto nell’età fa 8-9 mesi a 2-3 anni fare l’aerosol per alcuni bambini sembra di fare una tortura. Piangono e urlano appena vedono la macchinetta, si spaventano per il rumore. Alcuni genitori lo fanno solo mentre dorme…ma serve veramente a poco fare un aerosol mentre il bambino dorme e poi se si deve fare la terapia per un’asma o una bronchiolite è necessario farne vari al giorno.

Non esiste una soluzione universale valida per tutti i bambini Su questo tema è difficile offrire suggerimenti universalmente validi.
Importante è non cedere ai capricci rinunciando alle terapie: con il gioco, con le buone o “con le cattive” se il pediatra ha suggerito l’aerosol questo va fatto!!!

Alcuni suggerimenti che possono essere utilizzati associati
1)    Usarlo come gioco: lo fa un pochino papà, poi la mamma e poi il bambino
2)    Inventate un gioco: state pilotando una aereo o una astronave: una mascherina al bambino e una a voi e  il “ponte di comando”  (accendere o spegnere la macchinetta) lo gestite a turno voi con il bambino: decollo, rifornmento, battaglia spaziale ecc
3)    “Tecnica della distrazione” da utilizzare nei bambini che si spaventano o urlano al solo rumore della macchinetta. Troviamo un gioco che piaccia al bambino e poi lo facciamo di nuovo appena prende in mano la mascherina o accende l’aerosol. Appena piange o non fa l’aerosol il gioco he gli piace finisce
4)    Aerosol alla bambola o all’orsetto
5)    Aerosol con favoletta e/o canzoncina
6)    Aerosol davanti allo specchio
7)    Aerosol con morso alla maschera (si consente al bambino di tenere il boccaglio o la maschera in bocca)
8)    Aerosol con cartone animato/palmare/cellulare
9)    Se tutto questo e altro che avrete inventato fallisse resta la: Tecnica “ti spezzo in due”: non date alternative e tenendo il bambino in braccio fissando le sue gambe tra le vostre, e bloccandogli le braccia con una delle vostre, con l’altra mano gli fate  aerosol. (a volte è necessario il “raddoppio di marcatura”).
Si rischiano telefonate al centro per abuso e maltrattamento ma alcuni bambini dopo uno due cicli si rassegnano e si adeguano a farlo soprattutto se si mettono in atto meccanismi gratificanti: “sei stato bravo”, hai vinto…una storia, una favola Evitate giocattoli o beni materiali…ne hanno quasi tutti già troppi: Regalategli la vostra presenza.


MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO: POSTER E VIDEO

In Emilia Romagna i vaccini obbligatori diventano obbligatori...Siamo proprio un paese strano

In Emilia Romagna i vaccini obbligatori diventano obbligatori...http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/07/01/news/vaccini_obbligatori_per_chi_va_all_asilo_in_emilia_romagna-143200031/
Siamo proprio un paese strano
 In Emilia Romagna obbligatori i vaccini obbligatori (L ), ma non subito ma tra 1 anno. E i non obbligatori??? Alla fantasia di tutti!!!: I vaccini obbligatori sono 4 (quattro) :tetano, difterite, polio, epatite B e difterite. I vaccini raccomandati12 (dodici) : pertosse, hemophilus influenzae, rotavirus, pneumococco, mningococco C, meningococco B, varicella,  Morbillo, parotite e rosolia, influenza, papillomavirus)
Dobbiamo promuovere i vaccini…MA CON L’INFORMAZIONE E L’ALLEANZA E NON CON L’OBBLIGO. O, se si segue la strada dell’obbligo si cerchi di farlo coordinati a livello nazionale spiegando prima le motivazioni.
Come pediatra che promuove l’informazione e la diffusione delle vaccinazioni NON SONO D’ACCORDO CHE Per frequentare  la scuola i vaccini “obbligatori” debbano diventare  “obbligatori”!!! (già questo è un paradosso…se sono obbligatori….). Anche perché la maggior parte dei vaccini non sono obbligatori.
Oppure se si decide per l’obbligi che la scelta avvenga a livello nazionale ma anche per le atre malattie (abbiamo avuto vari morti da meningiti prevenibili con i vaccini, ricoveri da prtosse, varicella, morbillo ecc.)
Perché direte??
Perché si era scelta la strada della informazione (che non è stata fatta adeguatamente se non in  qualche provincia o Regione, come il Veneto mi sembra) delle famiglie.
I vaccini dovevano (e debbono per me) rappresentare una scelta consapevole ma…informazione non è stata fatta a alle famiglie in modo organizzato. Informazione e formazione non è stata fatta ad operatori sanitari, ogni ASL ha operato in autonomia con scelte diverse anche tra ASL vicine. Questo ha alimentato e aumentato dubbi, timori e paure. In alcune sedi vaccinali anzi sembra che facessero a gara a disincentivare le vaccinazioni, a partire da appuntamenti a mesi..

Ritengo che un percorso vaccinale efficiente ed efficace è possibile  non obbligando i genitori alla vaccinazione dei propri figli  ma attraverso una corretta informazione e comunicazione basata sul rapporto di fiducia tra cittadini e operatori del sistema sanitario che restituisca al sistema vaccinale il consenso necessario per uno stato di salute omogeneo a tutti gli abitanti del nostro Paese.

Dal 1991 nessun vaccino è stato messo come obbligatorio ma, da allora, la vaccinazione è stata vista come un DIRITTO e non un DOVERE che la famiglia esercita CONSAPEVOLMENTE dopo una informazione completa da parte degli operatori sanitari.

Ripeto che nulla è stato fatto da Istituzioni (MINISTERO, REGIONI, ASL E ORDINI PROFESSIONALI) per promuovere questa cultura né è stato fatto qualcosa per arginare la diffusione di informazioni in palese contrasto con l’evidenza scientifica e che stanno contribuendo al calo delle vaccinazioni e ai conseguenti rischi di salute per tutti.

Ma facciamo un attimo il punto sulla situazione. Riassumendo in Italia esistono due tipi di vaccini: obbligatori e raccomandati.
I primi sono la vaccinazione antidifterica,  antipoliomielitica, antitetanica,  antiepatite virale B. Nel secondo gruppo rientrano invece tutti gli altri: pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella,  infezioni da Haemophilus Influenza b (Hib), meningococco C, meningococco B, Altri tipi di meningococco, pneumococco, rotavirus, influenza e papillomavirus. Va detto però che i vaccini non obbligatori, ad eccezione dei nuovi  (quelli contro la meningite da meningococco), rientrano nei Lea (i livelli essenziali di assistenza).

Non tutte le Regioni li offrono gratuitamente perché ogni Regione può adottare una politica diversa, con un effetto a macchia di leopardo che comporta una Sanità diversa da Regione a Regione, in palese contrasto col dettato della nostra Costituzione.
Infatti, non è accettabile che non possa esistere un Servizio vaccinale unico, nazionale, affinchè ad ogni bambino, e in particolare ai più svantaggiati dal punto di vista sociale, va garantita la possibilità di avere lo stesso tipo di accesso alle cure e alla prevenzione primaria.
Questa disomogeneità è sicuramente anche una delle cause della disaffezione e del trend di riduzione delle coperture vaccinali cui stiamo forse troppo passivamente assistendo da alcuni anni.
Questo puzzle provoca disorientamento e in alcuni casi contraddittorietà di comportamenti sia del personale sanitario sia nella popolazione che ha sempre meno certezze sui vaccini necessari.
Non è accettabile che il calendario vaccinale oggi in uso, per esempio, a Palermo sia diverso da quello di Milano. Abbiamo bisogno di un sistema vaccinale realmente nazionale, basato sui principi di appropriatezza e di priorità e che sia facilmente accessibile e in grado di effettuare e diffondere rapidamente valutazioni dei rischi epidemiologici e dei benefici ottenibili con le vaccinazioni.
Un sistema in grado di riferire rapidamente sulle coperture effettive e sul peso reale delle reazioni avverse attribuibili ai vaccini, così che gli anti-vaccinatori non possano impunemente amplificare la paura della gente.
Ritengo che un percorso vaccinale efficiente ed efficace è possibile  non obbligando i genitori alla vaccinazione dei propri figli  ma attraverso una corretta informazione e comunicazione basata sul rapporto di fiducia tra cittadini e operatori del sistema sanitario che restituisca al sistema vaccinale il consenso necessario per uno stato di salute omogeneo a tutti gli abitanti del nostro Paese.
Negli anni la differenza tra vaccinazioni raccomandate e obbligatorie, non prevedibile dagli allora legislatori dell’obbligo vaccinale, ha portato problemi crescenti man mano che la lista delle vaccinazioni non obbligatorie è andata crescendo. Donato Greco di Epicentro ne cita solo alcune:
    la percezione della popolazione e degli operatori sanitarie che le obbligatorie fossero quelle buone, mentre le raccomandate fossero di serie B
    la scarsa attenzione degli operatori e delle aziende sanitarie verso le vaccinazioni: un rituale obbligato e automatico che non richiedeva alcun impegno di comunicazione medico-genitori, né azioni di modernizzazione del processo (anagrafi vaccinali, registri, follow up, registri degli effetti collaterali, verifiche di efficacia e qualità ecc). Si tratta di aspetti emersi con le vaccinazioni raccomandate
    la depressione della ricerca e della comunicazione sui vaccini: una nicchia protetta di mercato fisso a basso rendimento, e quindi a scarso investimento
    la deresponsabilizzazione della dirigenza sanitaria verso le vaccinazioni raccomandate: siamo arrivati, in anni recenti, a numerosi casi di direttori generali di Asl che, furiosamente impegnati nei pareggi di bilancio, hanno lesinato i pochi denari necessari alle vaccinazioni raccomandate, limitandosi a quelle obbligatorie. la deresponsabilizzazione del medico: perché devo assumermi una sia pur piccola responsabilità di contenzioso per eventuali effetti collaterali, prescrivendo un vaccino che non è obbligatorio?...
    il sostegno ai movimenti antivaccinali che proprio sull’obbligo vaccinale fanno proseliti
    la deresponsabilizzazione dell’individuo verso la prevenzione, vista non come un necessario impegno personale, ma delegata all’autorità, in stile populisticamente comodo ma non efficace.

Un altro punto a favore del calo vaccinale è forse anche da imputare al numero dei vaccini obbligatori somministrati. Il Codacons già a suo tempo aveva denunciato a diverse Procure della Repubblica la pratica seguita dal SSN  di iniettare ai bambini un vaccino esavalente, nonostante la legge riconosca solo 4 vaccini obbligatori. Nello specifico –il D.M. 7 aprile 1999 riconosce come obbligatori  l’antidifterite, l’antitetanica, l’antipoliomelite e l’antiepatite virale B. Tuttavia nelle Asl, viene fornito ed iniettato ai piccoli un vaccino esavalente che contiene anche due vaccini facoltativi ossia pertosse ed infezioni da Haemophilus influenzale di tipo b. T. Questa modalità deve essere necessariamente  chiarita ai genitori  che si sono confusi dal bombardamento di notizie attraverso i social network.

In ultimo bisogna anche tenere conto che in tutto il mondo occidentale esiste il diritto alla prevenzione vaccinale ma non l’obbligo di legge alla vaccinazione. I risultati sono soddisfacenti con programmi di offerta attiva da parte dei servizi sanitari che prendono in carico il bimbo nuovo arrivato.
 Oggi il concetto di “obbligatorietà” confligge con il concetto di “promozione” della salute che è alla base di qualsiasi efficace azione preventiva: la promozione, evidentemente, coniuga la responsabilità dell’individuo con quella della comunità che, con le sue istituzioni, garantisce l’esigibilità del diritto universale alla salute, e quindi il sacrosanto diritto al bambino di non ammalare di una malattia per la quale esiste un vaccino efficace e sicuro.





giovedì 30 giugno 2016

MEGLIO UNA DIETA VEGANA O UNA DIETA ALLA “BELINDICANE"? (modo di dire genovese che vuol dire fatto male)

MEGLIO UNA DIETA VEGANA O  UNA DIETA ALLA “BELINDICANE”? (modo di dire genovese che vuol dire fatto male)
Il recente caso della bambina, figlia di genitori vegani, ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova per una gravissima carenza di vitamina B12, ha fatto notizia e innescato polemiche inutili e basate soprattutto su “non conoscenza” e sul “preconcetto” e sul poco rispetto associato, spesso, ad autoritarismo:
1)    “non conoscenza”  dei genitori che dietro alla spinta del ritorno alla natura praticano una dieta “fai da te” e  squilibrata e dannosa per mancanza di alcuni nutrienti.
2)    “non conoscenza”  di tanti, anche operatori sanitari, che si lanciano in filippiche contro i vegani contribuendo a creare due fazioni una contro l’altra armata
3)    “non conoscenza” (e soprattutto non voler vedere) come mangiano male molti bambini che, secondo i genitori, mangiano normalmente e iniziano con sacchettini di cibo preconfezionato, esagerano in bevande edulcorate e praticano una  alimentazione squilibrata priva di frutta e verdura. E di questo esiste una ampia casistica: l’epidemia di obesità che si sta creando ridurrà probabilmente nei prossimi anni l’età media di vita e soprattutto gli anni di vita sana. Pensate che tra gli alimenti più frequentemente in causa nel soffocamento dei bambini c’è l’”hot dog”!!!! Ma vi sembra un cibo genuino per bambini??
4)    Preconcetto e rispetto: una scelta va rispettata e solo dal confronto e dal colloquio si può ottenere, valutando e sottoponendo a critica non solo quello che fanno gli altri ma anche i nostri comportamenti, un miglioramento per tutti. In questo caso informare delle carenze di alcuni nutrienti nella dieta vegana e dall’altra del danno di una alimentazione ipercalorica e sbilanciata nel rapporto tra proteine, zuccheri e grassi.
Arrivando a quanto è accaduto dobbiamo evitare che accada nuovamente e mi paiono molto limitati i punti di vista degli intransigenti (frequenti tra gli operatori sanitari) che vorrebbero che gli altri facessero quello che dicono loro (loro che magari poi non mangiano correttamente e hanno stili di vita da evitare: vedi fumo ed eccesso di alcol).
Estremismo: Brutta cosa essere estremisti e “tranchant” anche perché si corre il rischio che i genitori non comunichino al pediatra, per il timore di giudizi, di critiche. Possiamo non condividere certe scelte, ma non è dalla contrapposizione che si aiutano le persone che fanno una scelta per migliorare la salute. E basta veramente poco per evitare danni. Forse, anzi sicuramente, è più facile integrare una dieta vegana che ricominciare a far mangiare adeguatamente un bambino abituato a mangiare il suo cibo “spazzatura”.
Trovate utili informazioni sul sito www.uppa.it, www.vegolosi.it.
Cosa fare? Dialogare senza preconcetti. Parlare di più di alimentazione e, anche se sono già stato criticato per questo, trovare il modo di informare il pediatra della adozione di una dieta vegana: per questo motivo finora a Genova abbiamo proposto di accettare nella mensa del Comune diete vegane su presentazione di certificazione medica. Il Ministero ha detto di no alla certificazione..sostituiamola con la conoscenza. Singolare il fatto che a noi pediatri chiedono certifiati, inutili, per tutto e poi si fa battaglia per una certificazione “conoscitiva” fatta non per criticare o discriminare ma essere sicuri che il pediatra è informato e può attuare quelle minime correzioni per evitare problemi, come è avvenuto. Ma anche di questo possiamo discutere in un clima di collaborazione e condivisione e “aperto” senza preconcetti.

Comunque anche io, come tutti, ho dovuto aggiornarmi e la dieta vegana si basa sulla dieta mediterranea prima  del boom economico delle abitudini alimentari, quando il latte e la carne a disposizione erano molto limitati.
IL PROBLEMA è una “corretta educazione alimentare”
ALCUNI CONCETTI SULLA DIETA VEGANA:
-       Una dieta vegana consiste nell'evitare di mangiare qualunque tipo di alimento di origine animale. Niente  carne,  formaggi, uova, latte  (come invece fanno i vegetariani).
-       L’alimentazione è fatta da  cereali, ortaggi, legumi, soia
-       I bambini rischiano carenze, soprattutto,  di vitamina B12, ferro e calcio
-       L'alimentazione vegetariana e anche quella vegana sono ritenute, dall'Accademia Americana di Nutrizione e dall'Accademia Americana di Pediatria, sicure se ben pianificate, in tutte le fasi della vita dell'uomo: gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, età adulta.
-       a volte i genitori vegani sono abbandonati al proprio destino e questo spiega "Il fai da te” e i danni conseguenti.
Intervista a TG 1 e TG 2



mercoledì 29 giugno 2016

TERZO CASO D RICOVERO PER DIETA VEGANA FATTA SENZA CONTROLLI E SUPPLEMENTAZIONI

DANNI DA DIETE INAPPROPRIATE E MALFATTE (DIETA VEGANA):
Cari genitori. Ora ovviamente qualche polemica uscirà ma l'appello che faccio è di controllare cosa mangiano i bambini INDIPENDENTEMENTE DALLA DIETA CHE FANNO. Una dieta vegani fatta in modo scriteriato può dare danni ma ANCHE una dieta non vegani può avere carenze o causare danni. L'eccesso di zuccheri ha creato una epidemia di obesità e un aumento di diabete, stessa cosa dicasi per eccesso di proteine nei primi anni di vita. Carenze di vitamine si osservano per diete "aumenta" e tutti gli alimenti preconfezionati, l'eccesso di succhi di frutta ad esempio crea problemi. Questa è una notizia i oggi:

lunedì 27 giugno 2016

In alcune trasmissioni televisive appaiono dei filmati ove sono protagonisti i bambini. LETERA AL GARANTE PER L'INFANZIA







Genova 22 giugno 2016
Oggetto: Filmati con bambini alla TV
Lettera aperta al Garante Nazionale dei Diritti dell’Infanzia e della Adolescenza

Gent. Dott. Albano Filomena
Le invio, in qualità di Presidente della Associazione Pediatri Liguri (APEL, www.apel.pediatri.org) e di coordinatore dell’ Osservatorio dei Docenti Garanti dei diritti dei bambini, ragazzi e adolescenti, Unicef della Liguria, questa lettera dopo aver ricevuto segnalazioni da tanti genitori
In alcune trasmissioni televisive appaiono dei filmati ove sono protagonisti i bambini. Un esempio Paperissima.
La visione dei bambini suscita sempre emozioni nei telespettatori ma, in alcuni casi, appare inaccettabile trasmettere dei filmati ove i genitori mettono a repentaglio la salute dei loro figli (p.es. un bambino in braccio ad adulto che guida , e il bambino si addormenta o altri filmati ove chi filma ha due chance: 1 ) smettere di filmare ed evitare che il bambino si frantumi contro un muro, 2) Filmare l'incidente e inviare il filmato a Paperissima o metterlo su YouTube).

Oltre ad essere un esempio negativo per altri genitori e diseducativo per i bambini, in alcune situazioni, si potrebbe entare nel campo dell’Abuso e Maltrattamento e alcune famiglie avrebbero più bisogno di aiuto alla genitorialità che di gratificazioni diffondendo filmati di questo tipo.
Un Cordiale Saluto
(Il Presidente Alberto Ferrando)
Prof. a contratto in Pediatria del territorio
Cellulare 3388687583
Presidente Ass. pediatri Liguri (APEL)
Consigliere Soc. Italiana di Pediatria se. ligure (SIP)
aferrand@fastwebnet.it - alberto.ferrando1@gmail.com www.ferrandoalberto.eu
Ferrandoalberto.blogspot.com www.facebook.com/alberto.ferrando.33 www.apel-pediatri.org
APEL (ASSOCIAZIONE PEDIATRI LIGURI) c/o Corso A. Gastaldi 1 Genova www.apel-pediatri.org- tel 0103776324 – direttivo@apel-pediatri.org Cod. Fisc 95055320105 – P.IVA 03765430107


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Latte crudo e formaggi non pastorizzati: il rischio nascosto di una malattia grave (SEU )nei bambini

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