sabato 9 febbraio 2019

ATTENTI AL DRINK SPIKING: sostanze aggiunte nelle bibite di nascosto

ATTENTI AL DRINK SPIKING: sostanze aggiunte nelle bibite di nascosto
Cosa è:
aggiunta di alcol in eccesso o sostanze nella bevanda di una persona senza che questa lo sappia per ridurre la capacità di di una persona di accettare o rifutare contatti fisici o di natura sessuale. 
Purtroppo le droghe definite "da stupro" sono una realtà, pericolosa, che si sta diffondendo rapidamente. 
Le sostanze hanno effetti sul sistema nervoso e hanno la proprietà di inibire la volontà di chi le assume in quanto hanno azioni sedative ed ipnotiche e possono provocare amnesia di quanto avvenuto.
Sono anche facilmente somministrabili in quanto prive di gusto.
Quali sostanze:
ECSTASY LIQUIDO, GHB e simili: si presentano in forma liquida , o come polvere bianca. Agisce come un rilassante muscolare e provoca amnesia a breve termine quando assunto con l’alcool. Causa euforia, riduce le inibizioni e poi genera sonnolenza. Gli effetti iniziano da 10 minuti ad un’ora dopo l'assunzione e possono durare fino a sette ore o così. KETAMINA: polvere bianca che può provocare uno stato catatonico e un’amnesia a breve termine. Gli effetti non durano a lungo, ma fino a quando non terminano, si ha una perdita di sensazioni nel corpo attraverso la paralisi dei muscoli. Possono avere una durata da mezz’ora e fino a diverse ore, i cui effetti secondari possono essere avvertiti, per alcune ore, anche dopo il termine dell’effetto principale.
Altri farmaci utilizzati sono le benzodiazepine come il flunitrazepam (Rohypnol). 
Alcuni classificano anche l'alcol tra le droghe da stupro in quanto una sua assunzione eccessiva, se pur iniziata consapevolmente, può far perdere inibizioni e alterare lo stato di coscienza. La violenza sessuale non è l'unico rischio di queste sostanze. L'assunzione insieme agli alcolici aumenta i loro effetti ed i conseguenti pericoli come la depressione respiratoria fino anche ad arrivare al coma e alla morte. Possono avvenire anche disturbi allergici.
Come prevenire e come comportarsi?
Conoscere l'esistenza del fenomeno è la prima mossa. Bisogna parlarne ai figli , anche se giovanissimi, preadolescenti, visto che anche in giovanissimi è diffuso, e si sta diffondendo sempre di più, l'utilizzo di tali droghe. 
Consigli pratici:
  1. Non accettare bevande aperte, specie in luoghi sconosciuti
  2. Uscire con amici "fidati"
  3. Non accettare bevande da sconosciuti o da persone di cui non si ha estrema fiducia
  4. Non perdere di vista il proprio bicchiere ( qualcuno potrebbe metterci dentro qualche sostanza o aggiungere altro alcol): tenerlo in mano e non vuotarlo mai del tutto. Qualcuno potrebbe riempirlo di altro alcol.
  5. Se qualcuno sta male o ha comportamento strano, rivolgersi ad un adulto o al 112!!
  6. Tenere il bicchiere o la bottiglia della persona che è stata male; potrebbe essere utile alla Polizia




mercoledì 6 febbraio 2019

INFANT MASSAGE:CONSIGLIATO A TUTTI I NEONATI

INFANT MASSAGE:CONSIGLIATO A TUTTI I NEONATI
Cosa è l’“Infant Massage”?
L’Infant Massage, tradotto ufficialmente in italiano “Massaggio del Bambino”(MB), è una modalità di massaggio introdotta in Italia dall’Associazione Italiana Massaggio Infantile (A.I.M.I. - http://www.aimionline.it). L’infant massage è utile per tutti i bambini, e anche per i genitori; non è un intervento per curare la patologia, ma è utile per promuovere la salute fisica e psico-relazionale del lattante e del sistema bambino-famiglia. Ricordiamo che il pediatra di famiglia si occupa, oltre allo sviluppo del bambino e alla prevenzione e terapia e riabilitazione di situazioni patologiche, anche della valutazione e del rafforzamento delle relazioni familiari.

Soprattutto in alcuni momenti in cui il comportamento del bambino pone problemi e di conseguenza i genitori si sentono disorientati nei loro compiti educativi e di accudimento. Il MB si mira globalmente alla promozione del benessere fisico, psichico e relazionale del bambino massaggiato, del genitore massaggiatore e della loro relazione interattiva. Si dice infatti che “massaggiare il tuo bambino” è una un occasione per rilassarci un po’ pian piano , aiuta a sentirsi più sicuri a conoscerlo meglio, è una esperienza da condividere”. Proprio per l’età neonatale in cui si inizia, il MB vuole sostenere e facilitare il processo di attaccamento, cioè lo sviluppo della relazione unica e dinamica fra madre/padre e bambino, che viene ad instaurarsi attraverso l’avvicinamento ed il dialogo armonico.

Propone pertanto la comunicazione multi-sensoriale, non-verbale: il linguaggio corporeo, gestuale e della mimica ed il contatto fisico, tattile e visivo. La comunicazione visiva si esprime tramite il desiderio e bisogno della neo-madre di stare a guardare a lungo il neonato e di controllarne ogni parte del corpo - il contare le dita delle mani e dei piedi! - e gli immediati tentativi del neonato di mettere a fuoco il viso umano. La comunicazione tattile si manifesta con il piacere reciproco del contatto fisico, il continuo toccare e carezzare da parte della madre, la coccolabilità e la consolabilità del bambino in contatto con il corpo dell’adulto.

In sintesi, il massaggio crea l’opportunità di promuovere ed intensificare momenti di scambio e di relazione attraverso il tatto! Ricordiamo che la sensibilità tattile è la più sviluppata nel bambino piccolo e quella attraverso la quale egli stabilisce la prima relazione con il mondo esterno (nella foto il piccolo Pietro Mariana conosce per la prima volta i suoi genitori al Galliera). Il MB può essere utile nell’affrontare le difficoltà in caso di problemi psicofisici frequenti della prima infanzia quali il pianto, la stipsi, le coliche addominali, il meteorismo. Aiuta il bambino a rilassarsi e a superare gli stress provenienti dalle nuove situazioni e a sviluppare e regolare la funzione respiratoria, circolatoria e gastrointestinale.
Concludiamo con l’affermazione di Frédérick Leboyer: “essere toccato e accarezzato, essere massaggiato, è cibo per il bambino, cibo necessario come i minerali e le proteine”.

Per informazioni: www.aimionline.it .


Incontri con le famiglie: 7 e 8 febbraio

Incontri con le famiglie: 7 e 8 febbraio
Cari genitori
Domani sarò in diretta TV su TeleNord canale dalle 15 alle 15,45. Canale 13.
Venerdì alle 18 a Certosa sul tema inquinamento e bambini (vedi locandina).
Buona giornata


martedì 5 febbraio 2019

ATTENZIONE ATTENZIONE!!!! EPIDEMIA DI NONSCARLATTINA E DI TAMPONITE

ATTENZIONE ATTENZIONE!!!! EPIDEMIA DI NONSCARLATTINA E DI TAMPONITE:
Si avete letto bene abbiamo una epidemia di NON scarlattina. Per la grave malattia tamponite leggete in fondo all'articolo. 
In questi giorni più telefonate di genitori allarmati perché girano voci di bambini che STANDO bene (senza febbre, mal di gola o altro) hanno fatto il tampone faringeo , autoprescritto (in laboratorio, in farmacia) e sono risultati positivi per lo streptococco pyogenes (o streptococco beta emolitico di gruppo A) che alberga normalmente nel 5-15% (e oltre) dei bambini che sono dei portatori sani e come tali non contagiano nessuno.
Faccio un altro esempio: il 10% delle persone ha in gola il menigococco ma NON ha la memingite.
Streptococco in gola si trova:
1) Nei portatori sani e NON va trattato con antibiotico (né va cercato con tampone se non in situazioni molto particolari)
2) Nel 30% dei mal di gola (si fa tampone per decidere, nei casi dubbi, se fare o meno antibiotico).
3) In alcuni casi lo streptococco produce delle tossine che determinano le macchie (esantema) tipico della scarlattina.
Quindi si consiglia di
a) evitare di fare esami come il tampone se non dopo aver ragionato con il pediatra in base alla presenza di disturbi del bambino e/o della situazione epidemiologica locale e a eventuali fattori di rischio del bambino
b) NON si fa tampone faringeo dopo terapia antibiotica (che va fatta per 10 giorni per lo streptococco
c) Sentire sempre il proprio pediatra.
d) NON fare esami (neanche se offerti gratis o quasi) se non dopo aver ragionato prima sulle possibilità di falsi positivi (esame alterato e persona non malata) e falsi negativi (esame normale e persona ammalata) che accadono per ogni esame.
Cosa è la tamponite?
https://ferrandoalberto.blogspot.com/2017/03/nuova-epidemia-di-tamponiteecco-cosa-e.html



domenica 3 febbraio 2019

Pidocchi: cosa posso fare per prevenire??

PIDOCCHI: cosa posso fare per prevenire??
Qui sotto tutto, o quasi, sul pidocchi. Cosa fare per prevenire? Esiste un modo per controllare la pediculosi? 
Numerosi studi hanno dimostrato che la misura più efficace per il controllo della pediculosi consiste nell’educazione dei genitori al riconoscimento della pediculosi. L’identificazione precoce dei casi da parte dei genitori, mediante il controllo settimanale della testa dei propri figli, anche se asintomatici, rappresenta l’unica corretta misura di prevenzione.
 (in fondo risposte a vostre domande tratto da una mia intervista per un settimanale. Trovate miei precedenti articoli qui https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=pidocchi )
Negli ultimi anni sono aumentati i casi di pidocchi nella popolazione infantile.
Non abbiamo precisi dati epidemiologici  in quanto dal 1992 non c’è più l’obbligo della notifica (e anche quando c’era  non tutti i casi venivano denunciati) comunque negli anni precedenti il 1992 si era osservato un lento ma costante aumento dell’incidenza.
Studi in altri paesi effettuati negli ultimi anni hanno rivelato percentuali addirittura del 49% in occasione di una epidemia a Bordeaux, del 20% a Gerulasemme, del 25% a Bristol, mentre in fase di endemia in Nigeria era solo del 3,7%. In Australia la pediculosi è risultata terza come frequenza, negli asili nido e nelle scuole materna, subito dopo la diarrea e la congiuntivite. 

Sono colpiti soprattutto i bambini che vivono in comunità (nidi, asili e scuole) a essere colpiti per primi. Dal bambino il pidocchio si può diffondere nelle famiglie. 
L’infestazione (si parla di infezione solo nelle malattie infettive per i parassiti, come il pidocchio, di infestazione) predilige l’età tra i 5 e gli 11 anni, ma nessuna età è risparmiata, il sesso femminile, i capelli folti, più che lunghi (quindi non serve a niente tagliare a zero i capelli come una volta veniva fatto),  e puliti. Molti pensano subito al binomio pidocchio-sporcizia, invece questi “cari” animaletti adorano i capelli puliti e profumati. Dobbiamo subito dire a tutti che al giorno d’oggi, "prendere i pidocchi" non rappresenta un segnale di scarsa igiene personale e familiare, nè tanto meno di sporcizia e di povertà (anche se  fra gli adulti sembrano più colpiti quelli con scarsa igiene personale). 
 Il pidocchio colpisce tutti, ricchi e poveri, sporchi e puliti, global e no-global, maggioranza e minoranza, è un raro esempio di eguaglianza sociale.
Ancora oggi viene però identificato con scarsa igiene personale e povertà per cui molte famiglie cercano di nascondere la situazione a tutti, mentre altre fanno “crociate” contro le famiglie meno abbienti o più isolate della scuola. 
E’ importante, quando avvengono dei casi di pediculosi, applicare norme  comuni di comportamento al fine di evitare la diffusione  nella comunità e nelle famiglie e di evitare le altrimenti frequenti reinfestazioni.
Qualsiasi terapia diretta al singolo bambino e famiglia è pressoché sicuramente destinata all’insuccesso se non si forniscono chiare indicazioni a tutte le famiglie.
Innanzitutto la trasmissione avviene per contatto diretto con i capelli infestati e con i pettini, con le spazzole, attraverso i cappelli o altri effetti personali (pensate a tutte le sciarpe e cappotti messi insieme in accappatoi comuni). Ricordate comunque che il pidocchio non salta e non vola!!
Vediamo di conoscere un po’ di più questo animale di (non desiderata) compagnia:
Il pidocchio vive da 1 a 2 mesi  e si nutre esclusivamente di sangue umano  per cui deve soggiornare vicino ai capelli anche perché “sta bene” con una temperatura di 35-37 gradi C. Lontano dal corpo umano sopravvive per un tempo massimo di 10 giorni (RICORDARE), in media 2-3 giorni. 
Le femmine depositano le uova (da 4 a 6 al dì per un totale di 250-300 per femmina)  che vengono fissate alla radice dei capelli a pochi millimetri dalla pelle. Se si riscontrano lendini (uova) oltre i 7 mm possiamo essere certi che è un guscio vuoto o che la lendine è morta (il “pidocchino”, detto ninfa, esce dall’uovo  dopo circa 10 giorni e la crescita del capello è in media di 0,4 cm al dì). 
Anche i famosi CDC (Center for Disease Control) di Atlanta, USA, hanno stabilito che la diagnosi può essere fatta quando la maggior parte delle uova sono a meno di 6,5 mm dal cuoio capelluto (http://www.cdc.gov/ncidod/dpd/parasites/lice/default.htm).  Addirittura per alcuni  la  diagnosi si può porre solo quando si riesca a trovare un pidocchio vivo, che si muove. 
Il primo sintomo è rappresentato dal prurito, variabile molto da persona a persona inizialmente alla nuca e dietro alle orecchie. Al prurito segue il trattamento con conseguenti “lesioni da trattamento” cioè ferite che possono complicarsi con infezioni che causano dolore e aumento dei linfonodi del cuoio capelluto e della nuca. 
L’ispezione, con una forte sorgente luminosa, consente di visualizzare le lendini alla radice dei capelli e, solo più raramente, il pidocchio vivo. Le lendini sono piccoli elementi del diametro di 0,3 per 0,8 mm, di forma ovoidale, di colore biancastro-giallastro, attaccate un capello. Il pidocchio ha una forma allungata, un colorito bianco-grigiastro, è lungo da 1 a 4  mm e rimane fisso ai capelli. 
       Comunque la semplice ispezione dei capelli spesso non consente di porre la diagnosi, perché i ¾ dei casi possono non essere riconosciute (R.J. Roberts, Head lice, New  England Journal of Medicin, del 2002). La diagnosi è più sicura se si utlizza un pettine con i denti molto vicini e fitti  (la vecchia pettinessa), La pettinessa va usata dopo aver pettinato i capelli con un pettine o spazzola normale. Il risultato è migliore se i capelli sono bagnati. La pettinessa  va inserita alla base del capello e fatta scorrere con decisione fino alla punta. Si esamina frequentemente il pettine per vedere se si è “catturato” il pidocchio. 
Quando in una famiglia si fa diagnosi di pediculosi della testa, vanno esaminati accuratamente tutti i componenti. Temperature superiori a 53,5° C, mantenute per 5 minuti sono letali  per uova e pidocchi. Spazzole e pettini possono essere lavati con un pediculocida o in acqua calda. Anche il lavaggio a secco è efficace. Per oggetti non usati da oltre qualche giorno non è necessario procedere ad alcun provvedimento: nel dubbio è sufficiente conservare oggetti, cappeli e vestiti per 10 giorni, in un sacco di plastica. 
Ai bambini deve essere permesso di tornare a scuola o in comunità il mattino dopo il primo trattamento, poichè il rischio di trasmissione è rapidamente ridotto dal trattamento. 
E' da rivedere la politica di riammettere a scuola o in comunità solo i bambini che siano completamente senza uova, che, come abbiamo visto possono essere vuote o morte dopo il trattamento.

LINEE GUIDA GENERALI PER LA CURA DEI PIDOCCHI
Vanno trattate solo persone con diagnosi di una infestazione attiva. NON VANNO USATE LE TERAPIE COME PREVENZIONE. 
Tutti i membri della famiglia e gli altri stretti contatti dovrebbero essere controllati. Trattare tutti gli infestati nello stesso momento. 
Alcuni farmaci pediculicidi (che uccidono i pidocchi) hanno un effetto ovicida (che elimina le uova). Per i farmaci pediculicidi che sono solo debolmente o non ovicida, è consigliabile sempre il ritrattamento  a distanza di 7-9 giorni. 
Durante il trattamento dei pidocchi, possono essere applicate le misure supplementari: Lavare cappelli, sciarpe, federe, vestiti ecc. utilizzati dalla persona infestata nel periodo di 2 giorni prima di iniziare il trattamento in lavatrice e asciugati con l’acqua calda e cicli di aria calda perché i pidocchi e le uova sono uccisi da esposizione per 5 minuti a temperature superiori a 53.5 ° C. 
Gli indumenti che non possono essere riciclati possono essere lavati a secco o sigillati in una busta di plastica per due settimane. 

COME FARE IL TRATTAMENTO
Seguire le istruzioni contenute nella scatola. In particolare fare attenzione alle istruzioni per quanto tempo il farmaco dovrebbe essere lasciato sui capelli e come dovrebbe essere lavato.

Se alcuni pidocchi si trovano ancora vivi dopo 8-12 ore dal trattamento, ma si muovono più lentamente, NON RITRATTARE. Il farmaco può richiedere più tempo per uccidere tutti i pidocchi. Se i pidocchi sembrano attivi come prima, la medicina potrebbe essere inefficace. Valutare un nuovo trattamento con un farmaco diverso.
Il pettine a denti fini per rimuovere le uova spesso si trovano nelle confezioni del farmaco: usare il pettine per rimuovere le lendini e i pidocchi del fusto del capello.
Dopo ogni trattamento, il controllo dei capelli e la pettinatura con un pettine fine ogni 2-3 giorni riducono la possibilità di auto-reinfestazione. 
Continuare a controllare fino a 2-3 settimane dopo il trattamento per essere sicuro che tutti i pidocchi e lendini siano stati eleiminati. 

DA RICORDARE: i pidocchi non sopravvivono a lungo se cadono dal capo di una persona e non possono nutrirsi. Non c’è bisogno di praticare disinfestazione della casa. 
I pidocchi sopravvivono meno di 1-2 giorni al di fuori del corpo umano e non possono nutrirsi; le lendini non possono schiudersi e di solito muoiono entro una settimana se non vengono mantenute alla stessa temperatura trovato vicino al cuoio capelluto umano.

FARMACI PER LA PEDICULOSI DEL CAPO: rivolgersi al proprio pediatra e non usare i prodotti per prevenzione in quanto i farmaci usati per trattare i pidocchi sono insetticidi e possono essere pericolosi se ne si abusa.
Tutti i farmaci devono essere tenuti fuori dalla portata degli occhi. Se si contaminano gli occhi, devono essere immediatamente lavati.
Non trattare una persona infestata più di 2-3 volte con lo stesso farmaco se non sembra che questo funzioni. Il fallimento può essere dovuto a un uso errato, o ad una resistenza del pidocchio. 

Negli ultimi anni sono aumentati i casi di pidocchi nella popolazione infantile. Sono soprattutto i bambini dai cinque agli undici anni che vivono in comunità, negli asili nido, nelle scuole materne o nelle scuole elementari a essere colpiti per primi. Poi, dai bambini, i pidocchi si diffondono rapidamente nelle famiglie, creando vere e proprie infestazioni, che noi medici chiamiamo pediculosi e che spaventano molto i genitori».
Sono le parole del dottor Alberto Ferrando, medico pediatra di Genova, presidente dell’Associazione pediatri liguri e docente di Pediatria ambulatoriale all’Università degli Studi di Genova.
Dottore, innanzitutto che cosa sono i pidocchi?
«Sono minuscoli parassiti di colore bianco grigiastro che possono vivere sul cuoio capelluto per un paio di mesi e che si nutrono esclusivamente di sangue ottenuto pungendo proprio il cuoio capelluto. Misurano pochi millimetri e depongono le uova attaccandole al fusto dei capelli perché trovano una temperatura ideale per la loro sopravvivenza, che è di 35 o 37 gradi». 
Perché colpiscono maggiormente i bambini?
«Perché fino a una certa età i bambini stanno sempre a contatto tra loro, giocano a contatto, anche con la testa, a casa, all’aperto oppure a scuola e questo rende molto facile la trasmissione dei pidocchi da bambino a bambino».
I pidocchi quali sintomi provocano?
«Causano un intenso prurito sulla testa, localizzato inizialmente dietro la nuca e dietro l’attaccatura delle orecchie e alle tempier. A forza di grattare possono poi comparire microlesioni». 
Come avviene il contagio dei pidocchi?
«I pidocchi non saltano e non volano, come molte persone credono, da una testa all’altra. Il contagio avviene attraverso il contatto “tra teste” o attraverso indumenti indossati dal bambino che già li ha, o altri oggetti come pettini o spazzole. Basti pensare che le lendini, cioè le uova dei pidocchi, possono passare, per esempio, da un berrettino a un altro o a una sciarpa appesi uno accanto all’altro nei corridoi delle aule scolastiche».
È vero che i pidocchi sono il segnale di sporcizia personale o degli ambienti che il bambino contagiato frequenta?
«No, è un luogo comune da sfatare. I pidocchi non sono indice di povertà o di sporcizia personale o familiare. Anzi i pidocchi adorano il pulito: per questo possono venire a tutti i bambini, anche a chi si lava i capelli tutti i giorni, perché, come ho detto, fino a una certa età i bambini sono sempre appiccicati, giocano tra loro a distanza molto ravvicinata. Molti genitori, invece, sono convinti che la colpa della pediculosi sia la presenza in Italia di persone che arrivano da lontano portando ogni genere di malattia. Non è assolutamente il caso dei pidocchi».
Allora perché sono aumentati i casi di pidocchi?
«Sono così frequenti perché sono state fatte tante terapie scellerate sulle teste dei bambini al punto che i pidocchi sono diventati resistenti alle sostanze chimiche contenute negli insetticidi che troppo frequentemente sono utilizzati inutilmente a scopo preventivo.  Si tratta, fra l’altro, in alcuni casi, di sostanze tossiche per tutta umanità poiché sono inquinanti persistenti che rimangono nell’ambiente per decenni». 
Quindi che cosa consiglia di fare a un genitore quando si accorge che il proprio figlio ha i pidocchi?
«Prima di tutto gli suggerisco di ispezionare la testa del bambino sotto una forte sorgente luminosa, osservando attentamente il cuoio capelluto, soprattutto la zona delle tempie e quella dietro le orecchie. Se nota delle crosticine significa che il bambino ha una dermatite allergica, ma se visualizza i pidocchi e le loro uova gli raccomando di toglierli al più presto».
Come consiglia di eliminare i pidocchi in modo efficace e definitivo?
«Consiglio di lavare i capelli del bambino con uno shampoo neutro e poi munirsi di un apposito pettinino antipidocchi a denti finissimi, che va intriso di aceto, non perché l’aceto uccida i pidocchi ma perché aiuta a staccare le lendini dai capelli. I capelli vanno passati con questo pettine ciocca per ciocca, in modo da togliere le uova. Non sempre è facile riconoscerle perché possono essere confuse con la forfora. Per capire la differenza basta tentare di eliminarle dai capelli scuotendoli delicatamente: la forfora cade mentre l’uovo di pidocchio resta saldamente incollato al fusto e va tolto con il pettinino». 
Contro i pidocchi suggerisce di usare anche prodotti specifici?
«La terapia più efficace e non dannosa è proprio la rimozione manuale. È certamente meno faticoso utilizzare prodotti che comunque vanno sempre scelti consultando il medico pediatra. Troppo spesso e con troppa leggerezza si utilizzano prodotti chimici insetticidi che, però, non possono (tassativamente togliere) essere utilizzati nei bambini di età inferiore ai due anni e che comunque potrebbero avere effetti tossici. Meglio utilizzare prodotti privi di effetti collaterali che “soffocano” i pidocchi a base di una sostanza chiamata dimeticone che non svolge un’azione chimica ma fisica: forma una sorta di pellicola attorno al pidocchio immobilizzandolo e provocandone appunto il soffocamento. Si tratta di una sostanza non tossica, priva di agenti chimici, che non è assorbita dalla pelle. (e che è attiva anche sulle uova dei pidocchi togliere). Si applica sui capelli asciutti coprendoli dalla radice fino alla punta con una durata del trattamento che varia in base al prodotto». 
I pidocchi possono trasmettere malattie infettive?
«No. Sono molto fastidiosi ma non sono portatori di malattie e quindi non sono pericolosi per la salute. In alcuni casi si possono verificare infezioni come conseguenza delle microferite procurate grattandosi». 
Quando il bambino può tornare a scuola dopo avere avuto i pidocchi?
«Dopo che i pidocchi sono stati rimossi può fare rientro a scuola e, in genere, questo accade dopo uno o due giorni. La legge italiana prevede che possa tornare in classe presentando un certificato medico del pediatra in cui si attesti che il bambino è stato sottoposto a idonea  terapia».
Che cosa consiglia ai familiari di un bambino che ha i pidocchi per evitare il contagio?
«Ogni componente della famiglia va esaminato attentamente. Inoltre spazzole, pettini e altri oggetti che possono essere entrati a contatto con la testa del bambino vanno mantenuti per venti minuti nell’acqua calda superiore ai 60 gradi poiché a questa temperatura uova e pidocchi muoiono. Gli indumenti non utilizzati da qualche giorno si possono lavare a temperatura a 60 gradi o chiudere per quattordici giorni in un sacchetto affinché, se il pidocchio esce dall’uovo e non trova il sangue di cui si nutre, muore e gli indumenti si possono riutilizzare».
Come suggerisce di fare per evitare ai bambini di prendere i pidocchi o evitare che essi si ripresentino?
«L’unica prevenzione è controllare periodicamente la loro testa. Se i bambini non hanno i pidocchi è inutile utilizzare farmaci preventivamente innanzitutto perché non esistono studi scientifici che ne dimostrino l’utilità e poi perché tutti i medicinali possono avere effetti collaterali benché minimi e possono scatenare reazioni allergiche che diventano ancora più serie se il trattamento è ripetuto in modo continuativo oppure ravvicinato nel tempo».


Informazioni sulla scarlattina in risposta a domanda di genitore

Informazioni sulla scarlattina in risposta a domanda di genitore.
Sintesi: non esiste un vaccino. In pochi giorni (24 ore secondo studi scientifici) non si è più contagiosi. La prima prevenzione per tutte le malattie? Misure igieniche (vedi immagine): lavare le mani e coprire la bocca quando si starnutisce o tossisce con un fazzoletto o nell'incavo del braccio.


















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