sabato 10 gennaio 2026

🏷️ L’epoca delle etichette (autismo, dislessia, ADHD ecc,): quando una diagnosi rischia di diventare un destino

🏷️ L’epoca delle etichette (autismo, dislessia, ADHD ecc,): quando una diagnosi rischia di diventare un destino

Sempre più spesso genitori mi dicono:
👉 “Dottore, mio figlio è stato etichettato come…”DSA. ADHD. Autismo.
Parole che nascono per aiutare ❤️, ma che a volte finiscono per definire tutto il bambino.

Su questo tema ha lanciato un allarme forte il neuropsichiatra Michele Zappella, nel libro Bambini con l'etichetta.
Zappella parla di una nuova emarginazione, più sottile: non l’esclusione esplicita, ma una “diversità” dichiarata troppo presto e spesso cristallizzata.


🔤 Cosa significano davvero queste sigle?

Facciamo chiarezza (le sigle non sono neutre):

🧠 DSA – Disturbi Specifici dell’Apprendimento
(dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia): difficoltà specifiche in lettura/scrittura/calcolo, con intelligenza nella norma.

 ADHD – Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
difficoltà persistenti di attenzione, impulsività e/o iperattività che interferiscono con la vita quotidiana.

🌈 Disturbi dello Spettro Autistico (ASD)
condizioni molto eterogenee, con difficoltà nella comunicazione e nelle relazioni sociali, ma profili diversi tra loro.

👉 Le diagnosi esistono e sono importanti quando corrette.
Il problema nasce quando la diagnosi diventa un’etichetta rigida.


😔 Quando la difficoltà diventa identità

Zappella ci invita a fermarci e osservare meglio 👀.
Perché oggi accade spesso che:

  • 📖 ritardi di lettura diventino subito dislessia
  • 🗣️ difficoltà di linguaggiodepressioni infantili o mutismo selettivo vengano confuse con autismo
  • 😶 timidezze transitorie o fragilità emotive diventino diagnosi permanenti

E le domande sono inevitabili:
 Com’è possibile che condizioni spesso considerate genetiche aumentino così rapidamente?
 E se, in alcuni casi, la diagnosi fosse errata, frettolosa o “di comodo”?

Il rischio 💔: il bambino smette di essere visto per ciò che è e viene letto solo attraverso la sigla.


🧪 Lo studio di Rosenhan: perché le etichette contano così tanto

Questa dinamica non è nuova.
Già nel 1973 lo psicologo David Rosenhan pubblicò su Science lo studio On Being Sane in Insane Placesfece entrare volontariamente alcune persone sane in ospedali psichiatrici, chiedendo loro di riferire un solo sintomo (sentire voci).
Una volta ricoverate, smisero di simulare e si comportarono normalmente, ma continuarono a essere considerate malate.
Lo studio mostrò che quando viene assegnata un’etichetta diagnostica, diventa molto difficile metterla in discussione, perché ogni comportamento viene interpretato alla luce di quella diagnosi.

Il messaggio chiave 🧩una volta assegnata un’etichetta, tutto ciò che una persona fa viene interpretato attraverso quella lente.

Il comportamento reale passa in secondo piano. (si chiama “Profezia che si autoavvera””
Conta il contesto. Conta la diagnosi. Conta la storia già scritta.

È una lezione attualissima anche oggi: a scuola, negli ambulatori, nei servizi per l’infanzia.


❤️ Diagnosi sì. Etichette no.

Mettere in guardia dall’abuso delle etichette non significa negare i disturbi
né lasciare soli bambini e famiglie.

Significa ricordare che:
✔️ la diagnosi è uno strumento, non un’identità
✔️ lo sviluppo è dinamico, non immutabile
✔️ servono tempo, osservazione, ascolto
✔️ una sigla non racconta una persona

Come ci ricorda Zappella, il “fascino” dell’etichetta rassicura gli adulti.
Ma il nostro compito è proteggere i bambini dalle semplificazioni che rischiano di accompagnarli per tutta la vita .


 In poche parole

✔️ Diagnosi quando servono
 Etichette come destino
✔️ Bambini visti come persone, non come sigle


📚 Bibliografia (link cliccabili)

Scientifica

Divulgativa / clinica

  • Michele ZappellaBambini con l’etichetta
    👉 https://www.edizioniets.com/scheda.asp?n=9788846752039
  • Susannah CahalanThe Great Pretender (rilettura critica dello studio di Rosenhan)
    👉 https://www.penguinrandomhouse.com/books/566677/the-great-pretender-by-susannah-cahalan/

  • #BambiniNonEtichette #OltreLeSigle #OgniBambinoÈUnico #DiagnosiNonDestini
    #CrescereInsieme #DSA #ADHD #Autismo #Neurodiversità

    #SviluppoInfantile

 

🔴 SOFFOCAMENTO A TAVOLA: ANALISI DI UNA TRAGEDIA CHE CI DEVE INSEGNARE QUALCOSA

🔴 SOFFOCAMENTO A TAVOLA: ANALISI DI UNA TRAGEDIA CHE CI DEVE INSEGNARE QUALCOSA

Segnalo questo triste caso di cronaca arrivato dagli Stati Uniti 🇺🇸 (Florida), non per fare allarmismo, ma perché rappresenta purtroppo una "tempesta perfetta": una successione di eventi ed errori che vediamo accadere troppo spesso anche da noi.

Un papà di 42 anni è morto soffocato da un boccone di carne al ristorante. Al di là della vicenda legale, analizziamo i tre punti critici di questa storia dal punto di vista medico e del soccorso:

 L'EFFICACIA DELLA MANOVRA  I presenti hanno tentato la Manovra di Heimlich, ma senza successo. Viene scritto spesso che è una manovra "facile da imparare". È vero, ma ci viene da chiedersi: chi ha tentato di aiutare questo papà era davvero in grado di eseguirla con la forza e la tecnica adeguata? La manovra è salvavita, ma andrebbe spiegata e provata bene in un corso adeguato. Sapere teoricamente cosa fare è diverso dal saperlo fare sotto stress e con efficacia.

 IL TEMPO E L'ALLERTA ⏱️📞 Dagli atti emerge che i soccorsi non sono stati allertati immediatamente (si parla di minuti persi per chiamare la sicurezza interna invece del numero di emergenza). Questo è un errore fatale. La prima cosa da fare, mentre si agisce o si fa agire qualcuno, è allertare i servizi di emergenza (112/118). Ogni secondo perso riduce le possibilità di sopravvivenza.

 IL DANNO CEREBRALE È IRREVERSIBILE 🧠💔 Spesso si pensa che basti "far ripartire il cuore". In alcuni casi, quando i soccorsi avanzati arrivano tardi, riescono a rianimare il cuore, ma il danno subito dal cervello dopo minuti di assenza di ossigeno (anossia) è ormai devastante. Questo porta, come in questo tragico caso, alla morte il giorno successivo o a uno stato di coma irreversibile permanente. Il tempo è cervello.


👉 COSA POSSIAMO FARE? La consapevolezza è l'unica arma che abbiamo. Recentemente ho pubblicato sui miei canali alcuni filmati dimostrativi sulla Manovra Antisoffocamento (nel lattante 👶, nel bambino 🧒e nell'adulto 👨) che possono rappresentare un primo passo per la conoscenza del problema.

Vi invito a guardarli e condividerli: non sostituiscono un corso pratico in presenza, ma servono a non farsi trovare impreparati.

Un pensiero alla famiglia della vittima. 🙏

#ManovreSalvavita #Heimlich #Prevenzione #SicurezzaATavola #PrimoSoccorso #Pediatra #Formazione #Salute #Emergenza

Notizia qui: https://www.brevenews.com/2026/01/09/pezzo-di-bistecca-di-traverso-al-ristorante-42enne-muore-soffocato-al-ristorante-e-i-parenti-fanno-causa-al-locale/



domenica 4 gennaio 2026

📱 Social network e minori: una riflessione da pediatra per le famiglie

📱 Social network e minori: una riflessione da pediatra per le famiglie

La  Danimarca 🇩🇰  ha stabilito di vietare l’accesso ai social network ai ragazzi sotto i 15 anni; l’Australia 🇦🇺 ha fissato il limite a 16. È una notizia che fa discutere e divide.
Come pediatra che incontra ogni giorno bambini, ragazzi e genitori, vorrei però andare oltre la notizia e condividere con voi una riflessione calma, concreta e centrata sulla salute dei nostri figli 
❤️.

😟 “Ce l’hanno tutti”

È probabilmente la frase che più spesso sento riferire dai genitori.
La paura che un figlio resti escluso, che si senta diverso o isolato, è reale e comprensibile. Dire “no” non è mai facile e spesso fa sentire in colpa.

📜 È però importante ricordare che la legge italiana è chiara:

  • sotto i 14 anni l’accesso ai social richiede il consenso dei genitori;
  • molte piattaforme fissano comunque il limite minimo a 13 anni.

Nella pratica, a volte siamo proprio noi adulti a “forzare la mano”, cambiando la data di nascita. Lo si fa per stanchezza, per quieto vivere, per evitare discussioni. Ma non è una scelta neutra.

💪 Il valore educativo di un “non ancora”

Dire “non ora” non significa essere rigidi o cattivi.
Significa esercitare il proprio ruolo di genitore con responsabilità e visione.

Quando anticipiamo l’ingresso sui social:

  • 🚫 insegniamo che le regole si possono aggirare se danno fastidio;
  • ⚠️ esponiamo i bambini a contenuti e dinamiche pensati per età più grandi.

Gli algoritmi non conoscono la maturità reale dei nostri figli: si basano sull’età dichiarata. E questo fa la differenza.

🧠 Non è solo tecnologia, è salute

Negli ultimi anni osserviamo un aumento di:

  • 😰 ansia,
  • 😴 disturbi del sonno,
  • 😔 difficoltà dell’umore,
  • 🪞 problemi legati all’immagine corporea,

anche in età sempre più precoci.
I social non sono il male assoluto, ma sono strumenti potenti che richiedono maturità e capacità di autoregolazione.

Il cervello dei bambini ha bisogno soprattutto di:

  • 👀 relazioni vere,
  • 🏃 movimento,
  • 🎲 gioco libero,
  • 💭 noia creativa,
  • 🤝 esperienze concrete.

🤝 La paura dell’esclusione si affronta insieme

La paura che un bambino resti “fuori dal gruppo” è legittima.
Ma la risposta non deve essere individuale.

Parlate con gli altri genitori della classe 🏫: spesso scoprirete che molti hanno le stesse perplessità. Quando più famiglie dicono insieme “non ancora”, l’esclusione si riduce e i bambini restano un gruppo, non singole eccezioni.

🌟 Cosa fare 

  •  Non avere fretta: ogni mese senza social è tempo di crescita protetta.
  • 🚷 Evitare scorciatoie: non aprire profili mentendo sull’età.
  • 💬 Spiegare il perché: i bambini capiscono più di quanto pensiamo.
  • 🧭 Darsi il permesso di essere genitori: proteggere oggi è educare al futuro.

❤️ Un messaggio finale

Non siete soli. Le difficoltà che vivete sono condivise da moltissime famiglie.
Dire “no” al momento giusto non è egoismo, ma amore responsabile.

È dire: “Ti vedo, ti conosco e rispetto i tuoi tempi di crescita.”
Se avete dubbi o desiderate confrontarvi, parliamone insieme 
🤍.
Crescere i figli è la sfida più bella: affrontarla insieme è già un grande passo.

#social #socialminori #ferrandoalberto #nosocial



 

💔 Il dolore di Crans Montana: un abbraccio a chi soffre, una riflessione per tutti noi

💔 Il dolore di Crans Montana: un abbraccio a chi soffre, una riflessione per tutti noi (segue considerazione tra noi pediatri)

In queste ore di dolore immenso, prima di ogni parola, prima di ogni pensiero, voglio stringere idealmente in un abbraccio tutti i genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti e gli amici di chi non c'è più e di chi sta soffrendo. 🕯️

Non esistono parole che possano lenire un dolore così grande. Non esistono frasi che possano restituire ciò che è stato strappato via. C'è solo il silenzio rispettoso, la vicinanza umana, la condivisione di un peso che nessuno dovrebbe mai portare. 🤍

💬 Un appello al cuore, prima che alla mente

In questi giorni però ho letto parole che feriscono. Giudizi sommari, diti puntati, sentenze pronunciate con la facilità di chi guarda da lontano. Parole che colpiscono chi è già a terra, chi sta vivendo l'incubo più grande che un genitore possa attraversare.

Vi prego: fermiamoci. 🙏

Questi ragazzi erano figli, fratelli, amici. Avevano sogni, paure, speranze. Avevano una vita davanti. E i loro cari stanno vivendo un dolore che non possiamo nemmeno immaginare. 😢

Chiedersi "cosa facevano lì" o "come si divertivano" non serve. Anzi, fa solo male. Aggiunge sofferenza a sofferenza.

E penso anche ai ragazzi sopravvissuti, che oltre al trauma devastante di quanto hanno vissuto, devono ora affrontare il peso di sentirsi quasi colpevoli. No, non possiamo permettere che questo accada. ❤️‍🩹

🧠 Oltre il giudizio: capire per non ripetere

Se davvero vogliamo dare un senso a questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre il giudizio facile.

A sedici anni il cervello non è quello di un adulto. Non è questione di intelligenza o responsabilità: è biologia. La corteccia prefrontale, che valuta rischi e conseguenze, matura completamente solo dopo i vent'anni. Il sistema emotivo invece è già iperattivo. Davanti a un'emergenza, un adolescente reagisce con l'istinto, non con la razionalità che vorremmo. 🧩

Ma se la natura ci dice questo, qual era il nostro compito come società?

Prepararli. 🛡️

E qui, dobbiamo ammetterlo con umiltà e dolore: abbiamo fallito.

⚠️ Il fallimento della società educante

Viviamo in una società che:

  • Tollera, se non incoraggia, comportamenti a rischio (alcol, fumo, eccessi di ogni tipo) 🍺
  • Spinge al consumo, all'apparire, al godimento immediato 📱
  • Ha fatto del denaro il valore supremo, dimenticando il rispetto, la cura, la responsabilità collettiva 💰
  • È velocissima a giudicare, ma lentissima a educare ⚖️

Dove erano le prove di evacuazione serie nelle scuole? Dove era l'educazione alle emergenze fin dalla scuola materna? Dove erano i corsi di primo soccorso, la manovra antisoffocamento, il massaggio cardiaco insegnati a tutti? 🚨

Se non alleniamo i nostri ragazzi a reagire, se non creiamo in loro automatismi di sicurezza, se non diamo loro strumenti concreti per affrontare il pericolo, come possiamo poi stupirci quando nel caos prevale l'istinto disordinato?

La colpa non è dei ragazzi. È di noi adulti che non li abbiamo preparati. 👨‍👩‍👧‍👦

🌱 Un impegno per il futuro: amore, non giudizio

Davanti a questa tragedia, possiamo scegliere due strade:

La strada del giudizio 👎, che non serve a nulla se non a ferire chi già soffre.

Oppure la strada dell'amore e della responsabilità 💚, che ci chiede di:

  1. Stare accanto a chi soffre con empatia vera, senza cercare spiegazioni o colpe 🤗
  2. Ripensare la nostra società, mettendo al centro le persone, non il profitto 🌍
  3. Educare davvero, insegnando ai nostri ragazzi non solo nozioni, ma anche come prendersi cura di sé e degli altri 📚
  4. Pretendere sicurezza, in ogni luogo dove i nostri figli vivono e si divertono ✅
  5. Costruire una comunità educante che accompagna, forma, protegge - non una che punta il dito 🤝

Prima di scrivere un commento sui social, prima di esprimere un giudizio, pensiamo a quelle mamme e a quei papà che stanno leggendo. Pensiamo a quanto possono ferire le nostre parole. 💭

Il silenzio rispettoso è più dignitoso di mille sentenze inutili. 🤫

E se vogliamo davvero onorare la memoria di questi ragazzi, facciamolo non con le parole, ma con i fatti: costruendo una società più umana, più attenta, più educante. 🏗️

Una società dove il denaro non comanda tutto.
Una società dove i ragazzi sono accompagnati, non giudicati.
Una società dove la sicurezza viene prima del profitto.
Una società dove l'amore vince sulla fretta di dare colpe. 💕

Ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici: siamo con voi. Nel silenzio, nel rispetto, nell'abbraccio. Sempre. 🫂


Che il dolore di oggi ci insegni ad essere migliori domani. Per loro. Per tutti i nostri ragazzi. ✨

💔 Il dolore di Crans Montana: un abbraccio a chi soffre, una riflessione per tutti noi

In queste ore di dolore immenso, prima di ogni parola, prima di ogni pensiero, voglio stringere idealmente in un abbraccio tutti i genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti e gli amici di chi non c'è più e di chi sta soffrendo. 🕯️

Non esistono parole che possano lenire un dolore così grande. 

Non esistono frasi che possano restituire ciò che è stato strappato via. 

C'è solo, o dovrebbe esserci perché si sentono tanti discorsi in libertà, il silenzio rispettoso, la vicinanza umana, la condivisione di un peso che nessuno dovrebbe mai portare. 🤍

💬 Un appello al cuore, prima che alla mente

In questi giorni però ho letto parole che feriscono. 

Giudizi sommari, diti puntati, sentenze pronunciate con la facilità di chi guarda da lontano. 

Parole che colpiscono chi è già a terra, chi sta vivendo l'incubo più grande che un genitore possa attraversare.

Vi prego: fermiamoci. 🙏

Questi ragazzi erano figli, fratelli, amici. Avevano sogni, paure, speranze. 

Avevano una vita davanti. 

E i loro cari stanno vivendo un dolore che non possiamo nemmeno immaginare. 😢

Chiedersi "cosa facevano lì" o "come si divertivano" non serve. 

Anzi, fa solo male. 

Aggiunge sofferenza a sofferenza.

E penso anche ai ragazzi sopravvissuti, che oltre al trauma devastante di quanto hanno vissuto, devono ora affrontare il peso di sentirsi quasi colpevoli. 

Non possiamo permettere che questo accada. ❤️‍🩹

🧠 Oltre il giudizio: capire per non ripetere

Se davvero vogliamo dare un senso a questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre il giudizio facile.

A sedici anni il cervello non è quello di un adulto. Non è questione di intelligenza o responsabilità: è biologia. 

La corteccia prefrontale, che valuta rischi e conseguenze, matura completamente solo dopo i vent'anni. Il sistema emotivo invece è già iperattivo. Davanti a un'emergenza, un adolescente reagisce con l'istinto, non con la razionalità che vorremmo. 🧩

Ma se la natura ci dice questo, qual era il nostro compito come società?

Prepararli. 🛡️

E qui, dobbiamo ammetterlo con umiltà e dolore: abbiamo fallito.

⚠️ Il fallimento della società educante

Viviamo in una società che:

  • Tollera, se non incoraggia, comportamenti a rischio (alcol, fumo, eccessi di ogni tipo) 🍺
  • Spinge al consumo, all'apparire, al godimento immediato 📱
  • Ha fatto del denaro il valore supremo, dimenticando il rispetto, la cura, la responsabilità collettiva 💰
  • Si “drogano” i bambini fin dai primi anni con lo smartphone (dipendenza identica a quella delle droghe e poi li si piazzano sui social 
  • Una società velocissima a giudicare, ma lentissima a educare ⚖️

Mi e Vi chiedo:

Dove erano le prove di evacuazione serie nelle scuole?

Dove era l'educazione alle emergenze fin dalla scuola materna? 

Dove erano i corsi di primo soccorso, la manovra antisoffocamento, il massaggio cardiaco insegnati a tutti? 🚨

Se non alleniamo i nostri ragazzi a reagire, se non creiamo in loro automatismi di sicurezza, se non diamo loro strumenti concreti per affrontare il pericolo, come possiamo poi stupirci quando nel caos prevale l'istinto disordinato?

🌱 Un impegno per il futuro: amore, non giudizio

Davanti a questa tragedia, possiamo scegliere due strade:

La strada del giudizio 👎, che non serve a nulla se non a ferire chi già soffre.

Oppure la strada dell'amore e della responsabilità 💚, che ci chiede di:

  1. Stare accanto a chi soffre con empatia vera, senza cercare spiegazioni o colpe 🤗
  2. Ripensare la nostra società, mettendo al centro le persone, non il profitto 🌍
  3. Educare davvero, insegnando ai nostri ragazzi non solo nozioni, ma anche come prendersi cura di sé e degli altri 📚
  4. Pretendere sicurezza, in ogni luogo dove i nostri figli vivono e si divertono 
  5. Costruire una comunità educante che accompagna, forma, protegge - non una che punta il dito 🤝

Prima di scrivere un commento sui social, prima di esprimere un giudizio, pensiamo a quelle mamme e a quei papà che stanno leggendo. 

Pensiamo a quanto possono ferire le nostre parole. 💭

Il silenzio rispettoso è più dignitoso di mille sentenze inutili. 🤫

E se vogliamo davvero onorare la memoria di questi ragazzi, facciamolo non con le parole, ma con i fatti: costruendo una società più umana, più attenta, più educante. 🏗️

Una società dove il denaro non comanda tutto.
Una società dove i ragazzi sono accompagnati, non giudicati.
Una società dove la sicurezza viene prima del profitto.
Una società dove l'amore vince sulla fretta di dare colpe. 
💕

Ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici: siamo con voi. Nel silenzio, nel rispetto, nell'abbraccio. Sempre. 🫂


Che il dolore di oggi ci insegni ad essere migliori domani. Per loro. Per tutti i nostri ragazzi. 

 Considerazione finale:

 Una riflessione da pediatra: ripartiamo dai progetti dimenticati.

Come pediatra, sento oggi più che mai il peso di un'occasione mancata che si ripete da anni.Nel corso del tempo, insieme a colleghi e associazioni, abbiamo provato a portare avanti nelle scuole progetti di preparazione al primo soccorso. Ci sono state anche lodevoli iniziative realizzate in collaborazione con il Ministero dell'Università e della Ricerca, progetti pensati con cura, strutturati per dare ai ragazzi competenze salvavita concrete. Ma questi progetti, purtroppo, sono durati poco. Si sono interrotti per vari motivi - burocrazia, mancanza di fondi continuativi, cambi di priorità istituzionali 

-certamente non per mancanza di disponibilità da parte nostra. Noi eravamo e siamo pronti. Sempre. 

Oggi, davanti a questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di  ripresentare questi progetti con forza rinnovata. Non possiamo permettere che vengano nuovamente accantonati. L'educazione alle emergenze, il primo soccorso, la cultura della sicurezza devono diventare parte integrante e obbligatoria del percorso scolastico di ogni bambino e ragazzo. Non servono belle parole nei giorni del dolore. Servono fatti concreti, continuità, impegno reale. Come medici, come educatori, come cittadini: siamo pronti a riprovarci. Ma questa volta chiediamo che le istituzioni ci stiano accanto fino in fondo, senza interruzioni, senza alibi. 



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